Esercitazioni militari con #droni e sottomarini in #Salento
Antonio Mazzeo racconta di un'enorme operazione di esercitazioni militare della
#Nato che interessa il Salento e il mar #Adriatico di cui ha parlato anche in un
articolo su Pagine Esteri.
Nell'audio viene anche approfondito come la militarizzazione sia portata avanti
sempre più attraverso e per gli interessi dei grandi produttori di armi così
come dimostra il vertice NATO di Ankara che sembra una grande fiera.
https://www.ondarossa.info/newsredazione/2026/07/esercitazioni-militari-droni-e
Tag - adriatico
#Salento e #Adriatico centro della sperimentazione di droni navali e sottomarini
#NATO #lecce
di Antonio Mazzeo
Le acque del sud della Puglia ospiteranno fino al 10 luglio le attività della
prima fase della Task Force X – Central
Mediterranean.https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2026/07/salento-e-adriatico-centro-della.html
#Salento e #Adriatico centro della sperimentazione di #droni navali e
sottomarini #NATO
Le acque del sud della #Puglia ospiteranno fino al 10 luglio le attività della
prima fase della Task Force X – Central Mediterranean.
Il sud della Puglia e le acque limitrofe ospitano dal 22 giugno scorso le
attività della prima fase della Task Force X – Central Mediterranean (TFX
CentMed), che proseguiranno fino al 10
luglio.https://osservatorionomilscuola.com/2026/07/02/salento-adriatico-centro-sperimentazione-droni-navali-sottomarini-nato/
Salento e Adriatico centro della sperimentazione di droni navali e sottomarini NATO
LE ACQUE DEL SUD DELLA PUGLIA OSPITERANNO FINO AL 10 LUGLIO LE ATTIVITÀ DELLA
PRIMA FASE DELLA TASK FORCE X – CENTRAL MEDITERRANEAN.
Il sud della Puglia e le acque limitrofe ospitano dal 22 giugno scorso le
attività della prima fase della Task Force X – Central Mediterranean (TFX
CentMed), che proseguiranno fino al 10 luglio.
L’esercitazione militare, promossa dal NATO Allied Command Transformation (ACT),
il Comando alleato alla guida dei programmi di sviluppo strategico e tecnologico
dell’Alleanza Atlantica con quartier generale a Norfolk (Virginia) e dallo Stato
Maggiore della Difesa italiano, viene descritta come uno “dei test operativi più
avanzati” della NATO, per “testare, integrare e adottare nuove tecnologie e
capacità”.
In occasione della TFX CentMed saranno sperimentate «per la prima volta e in
modo simultaneo, capacità nei cinque domini – terrestre, marittimo, aereo, cyber
e spaziale – con l’ulteriore integrazione di dati provenienti dall’ambiente
underwater e dallo spettro elettromagnetico».
All’esercitazione in terra salentina partecipano unità militari di Italia,
Croazia, Lettonia, Slovenia e Stati Uniti d’America. «L’obiettivo – spiega lo
Stato Maggiore della Difesa – è la validazione di un sistema di sistemi capace
di integrare, interconnettere e rendere interoperabili piattaforme, sensori,
sistemi pilotati e non pilotati».
Più di un centinaio di droni aerei, terrestri, navali e sottomarini impiegati
nei war games, più alcuni aerei radar e velivoli di intelligence, riconoscimento
e sorveglianza in dotazione alle forze armate dei paesi partecipanti.
Come sempre più accade in occasione di esercitazioni militari nazionali e
internazionali, a Task Force X – Central Mediterranean è prevista la presenza di
non meglio specificate «realtà industriali del settore della difesa nell’ambito
delle attività di sperimentazione operativa», in vista di collaborazioni future
e “potenziali sinergie” a livello nazionale e in ambito NATO.
«Task Force X conferma il ruolo dell’Italia come attore di riferimento nella
trasformazione e nell’innovazione dell’Alleanza», enfatizza lo Stato Maggiore
della Difesa. «L’esercitazione rappresenta una risposta strategica e innovativa
alle sfide emergenti, contribuendo al rafforzamento della difesa multidominio e
della deterrenza sul Fianco Sud della NATO, area sempre più centrale per la
sicurezza alleata. TFX CentMed promuove il processo di integrazione,
complementarietà, ridondanza e resilienza della NATO, rafforzandone l’efficacia
operativa».
È tuttavia il NATO Allied Command Transformation (ACT) a spiegare le ragioni per
cui è stato deciso di svolgere l’esercitazione in territorio e nelle acque
pugliesi. «Il Mediterraneo centrale è strategicamente importante perché incrocia
l’Europa, il Nord Africa e il Medio Oriente, dove le vulnerabilità delle
infrastrutture critiche e le sfide alla sicurezza sempre più complesse
richiedono una consapevolezza costante e un coordinamento effettivo», riporta
l’ufficio stampa del comando NATO di stanza in Virginia. «Task Force X Central
Mediterranean dimostrerà come le forze tradizionali e i sistemi senza pilota
possono operare insieme all’interno di una singola cornice operativa (…) Per la
prima volta, noi stiamo sperimentando il modello Task Force X nel Fianco Sud
della NATO, con la guida dell’Italia e il contributo degli Alleati. Ciò è come
la NATO apprende e si adatta: testando tecnologie emergenti in condizioni
operative realistiche, integrando sistemi con equipaggi e senza pilota,
trasformando ciò in capacità che l’Alleanza può adottare e scalare rapidamente».
Buona parte delle esercitazioni in ambito terrestre e navale si tengono presso
il poligono di Torre Veneri (comune di Lecce), compreso fra le località di
Frigole Mare, San Cataldo e la strada provinciale 133 “Litoranea Salentina” e
nello specchio di mare antistante l’area addestrativa. Si tratta di un’area di
impareggiabile bellezza ambientale e paesaggistica utilizzata periodicamente per
esercitazioni a fuoco e test di mezzi di guerra, sotto la giurisdizione della
Scuola di Cavalleria dell’Esercito italiano, con sede a Lecce.
Antonio Mazzeo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
Pubblicato su www.pagineesteri.it.
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#wargames #Salento e #Adriatico centro della sperimentazione di #droni navali e
sottomarini #NATO
Le acque del sud della #Puglia ospiteranno fino al 10 luglio le attività della
prima fase della Task Force X – Central Mediterranean.
di Antonio Mazzeo Pagine Esteri –
Il sud della Puglia e le acque limitrofe ospitano dal 22 giugno scorso le
attività della prima fase della Task Force X – Central Mediterranean (TFX
CentMed), che proseguiranno fino al 10
luglio.https://pagineesteri.it/2026/07/01/europa/salento-e-adriatico-centro-della-sperimentazione-di-droni-navali-e-sottomarini-nato/
«Male» Adriatico: rigassificatori, opacità e democrazia sospesa
di Valentina Fabbri (*) Il festival INTO THE BLUE 2026 apre una crepa nel
racconto della “transizione energetica”. Con un video. E domenica 14 giugno a
Rimini appuntamento sui diritti della natura. In un pomeriggio affacciato
sull’Adriatico, tra il porto e le spiagge romagnole — dove nidificano specie
protette come il fratino e le tartarughe marine — si discute di
Male Adriatico: rigassificatori, opacità e democrazia sospesa
Il festival INTO THE BLUE 2026 apre una crepa nel racconto della “transizione
energetica”
In un pomeriggio affacciato sull’Adriatico, tra il porto e le spiagge romagnole
— dove nidificano specie protette come il fratino e le tartarughe marine — si
discute di cloro, gas liquefatto e decisioni prese altrove. Non è solo un
confronto tecnico: è il tentativo di ricostruire una catena di responsabilità
che, secondo ricercatori, giornalisti e attivisti, si interrompe proprio dove
dovrebbe farsi più trasparente. L’incontro “Male Adriatico. Onde di cloro, dal
tubo alla carcassa”, ospitato il 7 giugno al Club Nautico di Rimini nell’ambito
del festival INTO THE BLUE 2026, mette al centro una domanda: com’è stato
possibile avviare il rigassificatore di Ravenna senza una Valutazione di Impatto
Ambientale completa, invocando l’emergenza energetica?
La tesi che emerge è netta: la cosiddetta transizione energetica si muove in una
zona grigia in cui interessi industriali e responsabilità pubbliche si
sovrappongono. In questo spazio operano due aziende — Eni e Snam — entrambe
partecipate pubbliche ma di fatto autonome nelle scelte operative.
La “convenienza” del mare
Il nodo tecnico riguarda il funzionamento del rigassificatore. Il “ciclo aperto”
utilizza acqua marina per riscaldare il gas liquefatto, evitando di bruciare
combustibile. Il risparmio — circa 40 milioni l’anno — poggia su una variabile
instabile: la temperatura del mare. Negli stessi tre anni di ciclo aperto, a
Riccione si registrano picchi di tartarughe con DTS e aumento di schiume: tre
volte su tre, ricorda Sauro Pari (Fondazione Cetacea ETS). Non è ancora una
prova di correlazione, ma abbastanza per chiedersi: siamo sicuri che sia solo
una coincidenza?
Un beneficio economico privato che si costruisce sull’esternalizzazione dei
costi ambientali: clorazione delle acque, alterazioni degli ecosistemi,
sottoprodotti potenzialmente tossici.
In questo contesto, le compensazioni ambientali ed economiche rischiano di
silenziare il dissenso, è qui che nasce quello che molti relatori definiscono un
vero e proprio ricatto: o accetti l’infrastruttura, oppure rinunci a lavoro e
opportunità promesse per il territorio.
Anche la metodologia dei monitoraggi solleva criticità: effettuati quando
l’impianto opera sotto capacità, producono dati che tendono a sottostimare gli
impatti e vengono poi utilizzati per giustificare l’espansione.
Opacità e controllo
Sul piano istituzionale emerge una frattura democratica. Sauro Pari denuncia la
secretazione dei risultati delle analisi delle acque: “Non abbiamo potuto vedere
nessun dato”. Allo stesso tempo, in parole di Antonio Lazzari, esperto di
valutazioni ambientali, vi è un eccesso di documentazione tecnica con una forma
di “overload informativo” che svuota la trasparenza di significato, di decine di
migliaia di documenti tecnici: una mole tale da rendere impraticabile un
controllo effettivo.
A questo si aggiunge un limite strutturale: ispezioni e verifiche ambientali
sono in larga parte programmate e basate anche su dati forniti dagli stessi
gestori. Un meccanismo prevedibile che rischia di ridurre tutto a una mera
formalità, dentro un circuito locale chiuso. Quando viene meno un’indipendenza
sostanziale, si svuota anche la funzione pubblica.
Da qui le proposte emerse: introdurre forme di controllo peer
review indipendenti, affidate a organismi scientifici esterni a rotazione, per
rompere l’autoreferenzialità dei monitoraggi e restituire verificabilità ai
dati. E, come ha ricordato Lazzari, sul piano politico la proposta di RECA (Rete
Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna) di riconoscere l’energia come
bene comune, per sottrarre le scelte strategiche a una gestione opaca in mano al
mondo finanziario e speculativo, e riportarle sotto responsabilità collettiva.
In Italia, criteri e priorità dei monitoraggi sono definiti da ISPRA e attuati
dalle ARPA, dentro un sistema formalmente regolato ma che seleziona cosa rendere
visibile e cosa lasciare nell’ombra. È in questa discrezionalità che si incrina
la funzione pubblica del controllo e si apre una frattura tra responsabilità
dichiarate e presenza reale delle istituzioni, frattura che si prolunga anche a
livello europeo, dove le deroghe convivono con una trasparenza carente.
Stato presente, Stato assente
È in questo cortocircuito che si colloca l’intervento di Elena Gerebizza di
Re:Common: “Lo Stato è dentro e lo Stato è fuori, eppure lo Stato non c’è”.
Antonio Lazzari lo traduce in una domanda brutale: se è l’amministratore
delegato di Eni a sedere ai tavoli internazionali del gas accanto ai Presidenti
del Consiglio, anche nei paesi più autoritari, chi è davvero al comando?
Circa il 30% di Eni e Snam è sotto controllo statale: lo Stato è insieme
regolatore e azionista. Una sovrapposizione che indebolisce il controllo
pubblico e solleva un nodo essenziale: chi gestisce davvero risorse pubbliche, e
a vantaggio di chi? Ne deriva una frammentazione dei progetti, valutati per
parti e non nel loro impatto complessivo, spesso approvati in urgenza con
evidenti criticità giuridiche.
Questo schema si riflette nella promozione di tecnologie “green” come il CCS,
imposte dall’alto come soluzioni climatiche senza un dibattito pubblico e senza
un riscontro consolidato su larga scala: la retorica della transizione precede
la verifica empirica.
È in questo scarto tra beneficio economico e costo ambientale che si incrina
l’impianto della cosiddetta transizione energetica. Non è secondario che tutto
converga su Ravenna, già hub storico del fossile e oggi candidata a diventare
uno dei principali poli europei per lo stoccaggio della CO₂ (progetto Agnes),
con l’ambizione di attrarre flussi anche dall’estero. Una concentrazione che
solleva interrogativi evidenti: più che ridurre il rischio, lo stiamo
intensificando nel nostro stesso territorio.
Il MASE qualifica queste infrastrutture come “monopoli naturali”, categoria
storicamente riservata a beni essenziali come l’acqua. La transizione assume
così i tratti di un dispositivo economico più che ambientale: si accentua la
distanza tra chi cura realmente l’ambiente e chi, sotto etichetta green, ne trae
vantaggio speculativo. A questo si aggiunge un elemento ricorrente denunciato da
vari relatori: la difficoltà, quando non l’impossibilità, di accesso agli atti a
livello regionale, nazionale ed europeo. Più che decarbonizzazione, emerge un
riconfigurazione del profitto e dell’autoritarismo in chiave green.
Alcune di queste infrastrutture vengono classificate come strategiche per la
sicurezza energetica nazionale. Questo comporta regimi autorizzativi accelerati
e, in alcuni casi, misure di sicurezza rafforzate attorno ai siti, un
inquadramento che può limitare trasparenza e partecipazione pubblica.
Nel territorio, oggi e domani, restano rischi concreti: infrastrutture ad alta
pressione che attraversano aree abitate (a rischio esplosione), ecosistemi
fragili sottoposti a stress chimico e termico, fenomeni visibili come l’aumento
di schiume marine con ricadute anche sul turismo. Le valutazioni parlano di
“rischio minimo”, ma non esplicitano gli scenari in caso di incidente.
Il quadro che emerge è quello di una governance in cui benefici e responsabilità
non coincidono: i vantaggi economici sono immediati e concentrati in mani
private (per i primi 20 anni); i rischi e i costi ambientali e sociali sono
diffusi, pubblici e “permanenti”. Una asimmetria che sposta il peso sulle
comunità locali e le generazioni future.
Co-esistenze: un invito alla vigilanza
È in questo contesto che il festival INTO THE BLUE 2026 assume un significato
che va oltre la dimensione culturale. Il tema di questa edizione,
“Co-esistenze”, propone una riflessione sul rapporto tra esseri umani e ambiente
marino, con particolare attenzione alla biodiversità e alla salvaguardia
dell’ecosistema adriatico.
L’incontro sui rigassificatori ha mostrato quanto questo equilibrio sia oggi
compromesso. Il prossimo appuntamento, domenica 14 giugno al mattino, sarà
dedicato ai diritti della natura: una prospettiva che propone di riconoscere
agli ecosistemi uno statuto giuridico, superando l’idea che siano semplici
risorse. Una risposta attiva emerge anche dalla “Carovana Diritti e Rovesci”
promossa da RECA e AMAS-ER, che si conclude con il Convegno di Bologna del 13
giugno, in cui si mettono al centro vari temi: l’energia come bene comune, gli
strumenti di partecipazione civica e il punto sulle quattro leggi regionali di
iniziativa popolare (riguardanti acqua, energia, ambiente e rifiuti).
Partecipare a questi incontri significa esercitare una forma di vigilanza
civile. In un tempo in cui aumentano vulnus giuridici e autoritarismo, con
decisioni sempre più accelerate a scapito della trasparenza, la partecipazione
cittadina e la conoscenza condivisa sono gli strumenti più efficaci per
riequilibrare il rapporto tra interesse collettivo e interessi economici
privati, speculativi e finanziari. L’Emilia-Romagna e l’Adriatico, da Ravenna a
Riccione, con le proprie fragilità e ricchezze, si configurano oggi come il
laboratorio di questa tensione. E forse anche il luogo da cui può partire una
nuova consapevolezza civile
Approfondimenti:
* Guarda il video della diretta dell’intera conferenza sul canale di Rete No
RIGASS No GNL
* Scarica il pdf con il programma completo del Festival Into the Blue – Sea
Life Fest 2026 di Fondazione Cetacea ETS
* Scopri il programma del Convegno conclusivo della Carovana “Diritti e
Rovesci” di RECA Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia Romagna e
AMAS-ER
Redazione Romagna
La “rivoluzione dei fenicotteri” albanese contro il resort di Kushner
Le mobilitazioni che stanno avvenendo in Albania sono tra le maggiori che si
vedono da decenni. E cosa ancora più significativa, sono sbarcate anche in
Italia. Ha un effetto internazionale la “Flamingo Revolution” (la “Rivoluzione
dei fenicotteri”), che ha visto scendere in piazza migliaia di persone per
rivendicare il fatto […]
L'articolo La “rivoluzione dei fenicotteri” albanese contro il resort di Kushner
su Contropiano.
Non perdiamo di vista i container israeliani fermati al porto di Ravenna
L’osservatorio Weapons Watch avvisa che container “fermati” a Ravenna sono
probabilmente in movimento sulle strade italiane, per raggiungere un porto e
riprendere la strada per Israele. Sono sotto osservazione: (nel Tirreno) Genova,
La Spezia, Livorno, Salerno; (nell’Adriatico) Trieste, Venezia-Marghera,
Ancona, Bari. I container sono identificati dalle sigle TLNU2151714 (Trident) e
JXJU3227698 […]
L'articolo Non perdiamo di vista i container israeliani fermati al porto di
Ravenna su Contropiano.