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Rapporto EURISPES: il 63,2% dei cittadini dice “N0” al servizio militare e 7 su 10 “No” a più spese militari
Quasi la metà dei cittadini prevede per i prossimi 12 mesi un peggioramento della situazione economica del Paese anche se la condizione economica dei cittadini resta stabile rispetto allo scorso anno. Più di sei cittadini su dieci arrivano a fine mese con difficoltà e circa un terzo (33,1%) deve usare i propri risparmi. A mettere particolarmente in difficoltà le famiglie è l’affitto (45,6%). E’ quanto rileva il 38° Rapporto Italia di Eurispes. Alle difficoltà delle famiglie nel pagare l’affitto, seguono quelle relative alle utenze (28,7%), al mutuo (27,2%) e alle spese mediche (25,5%). L’indagine sui consumi elaborata dall’Eurispes fa emergere un giudizio negativo sull’andamento dei prezzi nel corso dell’anno passato con un’indicazione di aumento nell’82% dei casi. I cittadini ritengono che l’aumento dei prezzi si sia attestato oltre l’8% (38,9%), ma sono anche molti a riferire un aumento tra il 3% e l’8% (35,7%). Le categorie dove i rincari sono stati più pesanti sono: generi alimentari (93,3%), carburanti (91,2%), pasti fuori casa (83,4%) e viaggi e vacanze (82,2%), ma anche trasporti (75,4%), vestiario e calzature (72,4%), cura della persona (70,9%), spese per la salute come ticket-medicine (68,8%), tecnologia (61,7%), arrendamento e servizi per la casa (61,4%), cinema/spettacoli e attività culturali (61,1%), affitto (60%). Quote più contenute riguardano invece l’acquisto della casa (56,8%), la palestra e lo sport (56,3%) e le spese telefoniche (49,9%). Per far fronte alle difficoltà si rinviano anche acquisti considerati necessari (60,2%), si tagliano le uscite fuori casa (54%) e i viaggi (52%). Aiuto in casa, ripetizioni, giardinaggio, ecc. si pagano in nero nel 38% dei casi. Aumenta anche il numero di chi rinuncia ai controlli medici periodici e cure odontoiatriche e metà degli italiani rateizzano gli acquisti attraverso le piattaforme digitali a tasso zero. Il Rapporto Eurispes 2026 evidenzia come il potere d’acquisto del ceto medio italiano sia sceso del 7,5% circa dal 2021 (Ocse, 2025, mentre i beni essenziali (utenze, cibo, medicine) siano aumentati oltre il tasso d’inflazione. Nel contempo, il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene il 59,9% dell’intera ricchezza nazionale, mentre la metà più povera ne detiene appena il 7,4%. Nel 2024 la ricchezza dei 71 miliardari italiani è cresciuta di 61,1 miliardi di euro (+166 milioni al giorno), raggiungendo 272,5 miliardi complessivi. Circa il 43% della popolazione italiana non versa però l’Irpef: su 42,6 milioni di dichiaranti, 9 milioni (il 21%) presentano un’imposta netta pari a zero. Il 76,87% del gettito Irpef grava su soli 11,6 milioni di contribuenti. Colpisce il dato del Rapporto relativo alla possibilità di ripristinare il servizio militare di leva per i giovani, che vede contraria la larga maggioranza dei cittadini (63,2%, contro il 36,8% dei favorevoli). A distanza di due anni, l’ipotesi di ripristinare il servizio militare di leva per i giovani, che vedeva concorde la metà dei cittadini, raccoglie ora il favore di un più contenuto 36,8%. Anche l’incremento della spesa militare per garantire una più adeguata dotazione (armamenti) per la difesa del Paese, che vedeva favorevoli nel 2024 oltre 4 intervistati su 10, perde consensi e ora sono scesi a 3 su 10 (meno 10,5 punti percentuali). Per quanto riguarda i temi etici, il Rapporto registra per il 2026 una quota del 70,2% di italiani favorevoli all’eutanasia (erano il 66,7% nel 2024), mentre per l’eutanasia in caso di demenza senile avanzata, se indicato dal soggetto interessato nelle proprie disposizioni anticipate, il valore dei consensi arriva al 67,1% (65,7% nel 2025). Il testamento biologico (nel nostro ordinamento del 2018) trova favorevoli 8 cittadini su 10 (80,2%) e il suicidio assistito raccoglie il 54,3% dei consensi nel 2026 (nel 2019 si dichiarava favorevole soltanto il 39,4%). La tutela giuridica delle coppie di fatto indipendentemente dal sesso è accolta favorevolmente dagli italiani (69,6%), come pure il matrimonio tra persone dello stesso sesso (66%, un dato non difforme dal 2025), mentre quasi 6 italiani su 10 sono d’accordo sul riconoscimento dei figli di coppie dello stesso sesso (56,9%, in leggera diminuzione rispetto allo scorso anno: 58,1%). Poco più di un italiano su due si dice, inoltre, favorevole rispetto alla possibilità di adottare figli per le coppie dello stesso sesso (55,2%) e per i single (55,8%). Si tratta di un tema che nel tempo sta trovando maggiori spazi di accettazione. Il riconoscimento delle identità di genere che non si rispecchiano nel femminile o nel maschile raccoglie il consenso di poco meno della metà degli italiani (49,2%, erano il 51,1% nel 2025). Relativamente all’Intelligenza Artificiale, secondo gli italiani l’AI è utile (62,7%), ma necessita di una regolamentazione (62,5%); se da un lato ci semplificherà la vita (51,1%), non è detto che distruggerà la creatività (48,4% favorevoli contro 51,6% contrari). Il timore di pentirsi della sua creazione (41,1%) e quello legato al lavoro – ci ruberà il lavoro (39,6%) – restano sotto la soglia della metà delle indicazioni, mentre l’idea di un progresso diffuso in tutti i settori si ferma al 37%. Le valutazioni sull’impatto che l’AI avrà sul proprio settore professionale, indicano un impatto contenuto nel 40,8% dei casi e, invece, un’influenza significativa nel 38,1% dei casi. Il Rapporto Italia 2026 ruota attorno a 6 capitoli, ciascuno dei quali offre una lettura dicotomica della realtà esaminata, e si struttura attraverso 6 saggi e 60 schede fenomenologiche. Vengono affrontati, quindi, attraverso una lettura duale della realtà, temi che l’Eurispes ritiene rappresentativi della attualità politica, economica e sociale del nostro Paese. Le dicotomie tematiche individuate per il Rapporto Italia 2026 sono: Opes/Inopiae, Democrazia/Autoritarismo, Pace/Guerra, Omologazione/Identità, Distopia/Utopia, Presente/Futuro. Qui la sintesi del Rapporto: https://eurispes.eu/wp-content/uploads/2026/05/sintesi-rapporto-italia-2026-copia.pdf. Giovanni Caprio
May 30, 2026
Pressenza
15 maggio 1897: i “figli della Luna” tra scienza e pregiudizio
di Bruno Lai 15 maggio 1897: nasce a Berlino il “Wissenschaftlich-humanitäres Komitee”, WhK, o “Comitato Scientifico Umanitario”, il primo nucleo del movimento di liberazione omosessuale. Per capire il clima in cui sorge il “Wissenschaftlich-humanitäres Komitee”, o WhK, a fine Ottocento, dobbiamo guardare alla Germania del Secondo Reich, l’Impero Tedesco. La situazione delle persone omosessuali è determinata da un mix paradossale
Osservatorio Femminicidi Lesbicidi Transcidi (FLT)
presentazione dell’osservatorio e del TDOR (Transgender Day of Remembrance). Con una sitografia e filmografia. Chi siamo L’osservatorio L’Osservatorio Femminicidi Lesbicidi Transcidi (FLT) in Italia di Non Una Di Meno (NUDM) monitora gli eventi, riportati dai media, che possono essere qualificati come femminicidi, lesbicidi e transcidi. Eventi cioè in cui l’uccisione di una persona avviene per motivi riconducibili a relazioni di
Otto giovani su dieci a disagio nel proprio corpo
Otto giovani su 10 criticano il proprio corpo, più del 50% modifica il modo di vestirsi per paura dei giudizi, quasi 6 adolescenti su 10 subiscono provocazioni e prese in giro legate a peso, altezza, colore della pelle, capelli o altro. È quanto rivela l’indagine Affettività e stereotipi di genere. Come gli adolescenti vivono relazioni, genere e identità”condotta da Webboh Lab per ActionAid e realizzata attraverso i fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, che racconta le nuove generazioni, i loro bisogni urgenti e le criticità che affrontano quotidianamente fuori e dentro la scuola. Sono 14.700 gli adolescenti tra i 14 e i 19 anni che hanno partecipato alla ricerca, divisi tra il 51% maschi, il 43% femmine e il 6% di identità fluide, non binarie o alternative, tutti uniti da una forte domanda di ascolto da parte degli adulti. La pressione estetica esercitata dai social media ha un impatto fortissimo sulla vita di ragazze e ragazzi: oltre 7 su 10 riconoscono come i corpi perfetti o ritoccati proposti online siano irreali, ma nonostante questo sempre 7 su 10 vogliono cambiare il proprio aspetto per apparire all’altezza di questi standard di bellezza irraggiungibili. Le ragazze, più dei ragazzi, sono bersaglio di aspettative rigide. All’80% degli adolescenti viene detto costantemente quali sono le cose giuste da fare “per essere maschi e femmine”. Ancora 7 su 10 non sanno a chi rivolgersi per dubbi su sesso e relazioni. Troppo spesso il porno diventa l’unica “scuola” per loro. Dalla ricerca emerge come oltre il 71% del campione abbia assistito a situazioni di derisione, di discriminazione di una persona per come si veste, si esprime o si muove, perché considerata “troppo femminile” o “troppo maschile”. Allo stesso tempo tra i più giovani c’è crescente consapevolezza critica verso i modelli di genere rigidi e giudicanti che gli vengono imposti anche online: le frasi “Alcuni/e influencer danno messaggi sbagliati su come deve essere una ragazza o un ragazzo” e “Molte canzoni e video musicali fanno sembrare normale che il ragazzo comandi” hanno forte consenso tra la maggioranza dei giovani interrogati. Aspettative digitali e giudizio sociale si intrecciano e rivelano come sia complesso lo spettro dell’esclusione e della violenza. Sono 5 i profili degli e delle adolescenti italiane che scaturiscono dall’analisi di 17 caratteristiche che riguardano stereotipi di genere, pressione sociale, emozioni, media e cultura. Un quadro variegato tra oppositori/sostenitori del cambiamento, ma anche di figure ambigue. I due gruppi più numerosi sono gli Adolescenti anti-stereotipi e i Vigili Culturali, che rappresentano insieme il 46% del campione: una generazione pronta ad accogliere la parità di genere in modo attivo, critico, empatico. “Questi giovani, si legge nel Report, rifiutano con chiarezza la violenza, la disuguaglianza morale e le imposizioni culturali e mostrano consapevolezza dei modelli tossici trasmessi da media e tradizione.” Un gruppo ampio, ma silenzioso invece – i Tradizionalisti Inconsapevoli che rappresentano il 21% del campione – aderisce a ruoli predefiniti in modo apparentemente innocuo, ma riproduce a livello personale gli stereotipi di genere della società patriarcale, sui ruoli definiti nelle relazioni tra uomo e donna. I Giustificazionisti, che rappresentano il 16% del campione, esprimono il lato più problematico, giustificando la violenza come forma d’amore, colpevolizzando le vittime, a riprova di quanto il sessismo interiorizzato sia ancora presente anche tra i più giovani. Infine, il cluster più ambiguo – i Progressisti Distorti che si attestano al 17% – dimostra quanto la cultura digitale possa generare confusione, producendo ragazzi e ragazze che rifiutano gli stereotipi più visibili (differenze nei doveri familiari e di cura, doppio standard e divisione tra maschi forti e ragazze emotive), ma legittimano quelli più gravi: credenze pericolose legate al controllo, alla violenza e al giudizio. Ma gli adolescenti di cosa vorrebbero parlare nei percorsi educativi sulla sessualità? “Al primo posto, si sottolinea nella ricerca, ci sono il consenso e il piacere (32,2%); al secondo una guida su come costruire relazioni positive (25,3%); al terzo posto un percorso su orientamenti sessuali e identità di genere (16,5%); al quarto la richiesta di informazioni su malattie sessualmente trasmissibili (9,8%) e per ultimo una riflessione sugli aspetti biologici della sessualità (5,4%)”. Ma da chi vorrebbero ricevere informazioni i nostri giovani? Per quasi la metà di ragazze e ragazzi sono gli esperti sul tema (educatori, psicologi, medici…) a dover entrare nelle scuole per fare formazione (48,2%), affiancati da persone che hanno vissuto esperienze personali su questi temi (42,2%). I docenti, col 28,5% delle risposte, sono davanti alla famiglia, che resta al 25,6% di chi ha risposto. Coetanei formati (21%) e influencer affidabili (19,6%) sono al fondo della classifica. “Dalle risposte, si legge nella ricerca promossa da ActionAid, emerge con forza la necessità di affrontare a scuola sessualità, affettività e relazioni anche come prevenzione della violenza (punteggio medio 8,25). Oltre la metà dei partecipanti al sondaggio dichiara di non sapere a chi rivolgersi nel caso di dubbi sul sesso, pur riconoscendo l’utilità dei consultori. È il porno a dare risposte per mancanza di alternative sicure. Circa 7 su 10 riconoscono che il porno influenza negativamente l’immaginario su relazioni e consenso, evidenziando la necessità di un’educazione come strumento di consapevolezza, non di censura”. Qui il Report realizzato da Webboh Lab per ActionAid:  https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/actionaid.it/uploads/2025/09/Affettivita_e_stereotipi_di_genere.pdf Giovanni Caprio
September 20, 2025
Pressenza