Salute e inquinamento atmosferico nelle città: anche nel 2025 l’emergenza non si è arrestata
I dati definitivi del progetto nazionale “CAMBIAMO ARIA. Salute e inquinamento
atmosferico nelle città italiane”, promosso da ISDE Italia in collaborazione con
l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities
Campaign, confermano un quadro ancora fortemente critico per la qualità
dell’aria nelle aree urbane del Paese.
Il progetto ha analizzato in modo sistematico i dati ufficiali delle reti
regionali di monitoraggio delle ARPA/APPA, confrontando le concentrazioni degli
inquinanti con i limiti normativi attuali, anche con quelli fissati dalla
Direttiva europea n. 2881/2024, che entreranno in vigore dal gennaio 2030 e con
i valori raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, con l’obiettivo
di fornire uno strumento di conoscenza e di pressione civica a tutela della
salute collettiva. Sono stati rilevati mensilmente nei siti delle ARPA/APPA
competenti per territorio e, quando i dati non erano presenti online,
richiedendoli alle medesime Agenzia, che hanno assicurato fattivamente la loro
collaborazione, i dati relativi a 57 stazioni di monitoraggio (di traffico e di
fondo) in 27 città italiane (Torino, Genova, Milano, Bergamo, Brescia, Venezia,
Padova, Vicenza, Verona, Trento, Trieste, Bologna, Modena, Parma, Firenze,
Prato, Terni, Ancona, Roma, Pescara, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Catania,
Messina, Palermo, Cagliari).
L’analisi complessiva dei dati mostra che neppure la normativa attuale è
rispettata in tutte le città: 1 città supera i valori massimi per la media annua
di PM10, 7 per il numero dei giorni di superamento del limite giornaliero; 4
città superano il limite annuale per il biossido di azoto. Considerando i limiti
previsti dalla nuova Direttiva UE, per quanto riguarda la media annuale, 21 li
superano per il PM10, 25 per il PM2,5 e 24 per il biossido di azoto. Per quanto
riguarda i limiti giornalieri, tra le 27 città monitorate 16 li superano per il
PM10, 19 per il PM2,5, 11 per il biossido di azoto e 17 per l’ozono. Solo tre
città (Trieste, Bari e Reggio Calabria) non registrano più di 18 superamenti dei
limiti giornalieri stabiliti dalla Direttiva UE per uno di questi quattro
inquinanti.
L’Istituto Superiore di Sanità definisce il PM10 come frazione toracica in
quanto, passando per il naso, è in grado di raggiungere la gola e la trachea
(localizzate nel primo tratto dell’apparato respiratorio), mentre il PM2,5 è
chiamato anche frazione respirabile, in quanto queste particelle più piccole
possono invece arrivare in profondità nei polmoni e passare nel circolo
sanguigno. Le particelle fini (PM2,5) sono particolarmente dannose perché
possono penetrare la barriera emato-encefalica. L’esposizione a sostanze
inquinanti, come il PM2,5, può alterare le connessioni tra i neuroni,
influenzando l’attenzione e altre funzioni cognitive. L’inquinamento può
rallentare lo sviluppo cerebrale e portare a ritardi cognitivi a lungo termine.
Il particolato è originato da varie fonti di inquinamento (impianti di
riscaldamento, attività industriali, attività agricole, traffico, ecc.. Nel 2025
il PM10 continua a rappresentare un problema strutturale: Palermo, Napoli e
Milano superano i limiti attuali, il capoluogo etneo per la media annua e i
primi tre anche per il numero di superamenti del limite giornaliero; 21 città
(41 stazioni) superano i limiti previsti dalla nuova Direttiva europea per la
media annua, e 16 (32 stazioni) i limiti giornalieri; 54 stazioni di
monitoraggio su 58 rilevate superano i valori raccomandati dalle Linee guida
2021 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in 26 città.
Per quanto riguarda il PM2,5, l’inquinante più pericoloso per la salute,
nessuna città supera il limite annuale massimo previsto dalla vigente normativa,
che non prevede un limite giornaliero massimo. In 25 città (33 stazioni su 41)
le medie annue superano i limiti fissati dalla Direttiva europea 2881/2024; 19
città (28 stazioni) superano il numero massimo di giorni consentiti dalla
normativa europea per i limiti giornalieri, situazioni particolarmente critiche
si registrano a Milano, Torino e Padova con più di 100 giorni di superamento;
tutte le città monitorate presentano medie annuali superiori ai valori
raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità; nessuna stazione
rispetta i valori guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per i limiti
giornalieri.
Anche nel 2025 il biossido di azoto, inquinante fortemente correlato al traffico
veicolare, continua a incidere in modo rilevante sulla qualità dell’aria: le
medie annuali previste dalla normativa vigente sono superate in 4 città (Napoli,
Palermo, Genova e Catania); 24 città superano il limite previsto dalla
normativa europea per la media annuale e 11 città superano il numero massimo di
giorni per i limiti giornalieri. In alcune realtà urbane i giorni di superamento
risultano estremamente elevati: Napoli (197), Palermo (173), Genova (100),
Messina (82), Torino (78), Milano (60), contro i 18 giorni massimi previsti
dalla normativa europea i valori giornalieri raccomandati dall’Organizzazione
Mondiale della Sanità risultano superati in pressoché tutte le stazioni
monitorate. Per quanto riguarda questo inquinante valori elevati sono stati
rilevati anche in molte città del Sud, dove evidentemente pesano i problemi
relativi alla mobilità. Un contributo significativo, nelle città portuali è dato
anche dal trasporto navale.
“I dati del 2025 confermano senza ambiguità che l’inquinamento atmosferico nelle
città italiane è un’emergenza sanitaria strutturale, dichiara Roberto Romizi,
presidente di ISDE Italia. Non siamo di fronte a episodi occasionali, ma a
un’esposizione cronica che incide ogni giorno sulla salute dei cittadini, in
particolare di bambini, anziani e persone fragili. Rimandare ancora l’adozione
di politiche efficaci significa accettare un carico evitabile di malattie e di
morti premature”.
Qui il dossier completo:
https://www.isdenews.it/wp-content/uploads/2026/01/CAMBIAMO-ARIA-dossier-rev3-15gen.pdf.
Giovanni Caprio