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Repressione, caccia agli antagonisti e protezione delle Olimpiadi: le priorità dei media
Le segnalazioni che riceviamo quotidianamente all’Osservatorio contro la militarizzazione elle scuole e delle università riguardano la presenza, sotto varie forme, della cultura della guerra da introiettare nelle creature piccole e giovani. Si opera mediante forme invasive, violente (mostrare l’uso di mitragliette, far salire una bimba recalcitrante su un carrarmato, educare i corpi alla lotta nelle palestre, inscenare sparatorie per strada con bambini della scuola di infanzia), e soft, come le skills che educano alla cooperazione sotto le vesti dell’obbedienza, da apprendere mediante  conferenze e corsi informativi, ad esempio, intorno al bullismo, nelle versioni tradizionale e cyber, impartiti da poliziotti e carabinieri. Come abbiamo scritto più volte, queste pratiche sono tutt’uno con le politiche securitarie, con la repressione decretizia che le alimenta, le sostiene, le nutre. La repressione però cammina troppo lenta se non è largamente appoggiata, diffusa, dai media, dalla carta stampata, dai blog, dai programmi televisivi, dai servizi su youtube. Mario Giordano conduttore della trasmissione Fuori dal coro è un protagonista di questo gruppo di compiaciuti servitori del Ministri Guido Crosetto e Matteo Piantedosi, che operano in un combinato congiunto di decreti, proposte di legge, ordinanze prefettizia. (https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/fuoridalcoro/attacco-alle-olimpiadi-chi-ferma-i-terroristi-dei-centri-sociali_F314086901020C01) Il servizio, andato in onda l’8 febbraio, dedicato alla violenza esercitata dai ragazzi dei centri sociali, a Roma, a Torino, a Milano, è emblematico. I violenti sono annidati in covi come l’Ex 51, Askatasuna, Ex Snia, SPINTime e da luoghi simili partono le incursioni contro le Olimpiadi, come è successo nella città meneghina. La giornalista che si infiltra fra i rivoltosi è sicuramente parte della servitù volontaria esercita da giovani freelance, cronisti precari e malpagati che farebbero l’impossibile per firmare un servizio, magari anche convinti della bontà di quel che dicono e scrivono. A Torino, come abbiamo scritto anche noi, lo stato di assedio, durato ore, in un intero quartiere, le scuole chiuse, le persone impedite a muoversi da casa, è servito per snidare alcuni occupanti di Askatasuna, che il Sindaco di Torino aveva dato in gestione con un contratto al centro, per poi – preso dal panico per la propria carriera – revocarlo. A Roma, nell’ Ex SNIA, da anni famiglie della zona  e gruppi ambientalisti si occupano di difendere un lago artificiale diventato, dopo anni di degrado, un insediamento naturalistico importante, in una città  soffocata dal  traffico, dallo smog, dal consumo del suolo.  Al palazzetto occupato da SPINTime si è svolto circa tre anni fa il nostro primo convegno come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, con centinaia di persone ad ascoltare accademici, giornalisti illustri, militanti. L’ex51 di Roma, situato nelle case già proprietà dell’Edilizia Residenziale Pubblica, è stato regolarmente dato in gestione da circa  30 anni a chi nel quartiere vuole riunirsi, discutere, organizzare corsi per cittadini non italiani, a cui fornire anche sostegno legale per le pratiche legate ai permessi di soggiorno. Dove sta il delitto? Semplice, accumunate le azioni  degli antagonisti dalla violazione dell’ordine costituitosi in forme sempre più anticostituzionali, il ragionamento cha anima il servizio di Giordano è che  non bisogna interferire con la macchina messa in modo dalle Olimpiadi, il giro di affari che le circonda, la giostra degli appalti che fanno gola alle organizzazioni mafiose che, lasciato il Sud, cercano, come ci indicavano amaramente Giovanni Falcone e Borsellino e Paolo Borsellino, il flusso dei soldi pubblici e privati. A vedere i servizi e le immagini pubblicate in blog e riviste di pericolosi sinistrorsi (noi, FanpageScanner, la rivista Altreconomia, ecc) è difficile dar ancora ragione a Pier Paolo Pasolini (personalmente non mi ha mai convinto) sui poliziotti figli di proletari e gli studenti delfini della classe media e di quella colta. In una cosa il ragionamento di Pasolini resta – ahimè – valido: oggi, mentre il lavoro manca o è di merda (Bullshit Jobs), è facile che a farsi orientare verso un lavoro in divisa – di qualsiasi arma- siano i giovani del nostro Sud.  Ultima annotazione su Roma. La mia zona, dove è ubicato l’ex51, è stata decretata Zona Rossa dal Prefetto e, come sappiamo, il provvedimento prevede controlli continui dei documenti ai passanti, soprattutto se dai tratti somatici non proprio WASP, presenza di gazzelle agli ingressi della metropolitana. A molti noi, che ci abitiamo, è proprio la sicurezza che ci viene a mancare per lasciare il posto a un diffuso senso di paura. E c’è altro ancora: sabato prossimo, in uno dei padiglioni dell’Ex Ospedale Psichiatrico Santa Maria della Pietà – zona Primavalle/Monte Mario, il Comitato Per il NO al referendum sulle carriere della magistratura e sul disfacimento del suo organo di tutela e disciplina, aveva chiesto e ottenuto uno spazio per la campagna referendaria, con la presenza della Giudice Silvia Albano e del costituzionalista Gaetano Azzariti. Marcia indietro del Direttore della ASL Roma 1, a cui appartengono i locali (beh, diciamo, per conto dei cittadini, pubblici dunque!) che ha negato oggi l’autorizzazione. Tutto si sposta frettolosamente verso un Centro Anziani di zona. CERCHIAMO DI NON AMMUTOLIRE, LA TENUTA DELLA DEMOCRAZIA SI FA OGNI GIORNO PIÙ DEBOLE E CON ESSA DIVENTA DIFFICILE LA STESSA VITA ASSOCIATA. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
New York, “Proteggiamo i nostri vicini dall’ICE”
Da poco ha smesso di nevicare; è il momento più bello in città quando la coltre è ancora immacolata e noi pedoni procediamo seguendo uno le orme dell’altro. Così avvolti nel gelido candore attraversiamo il parchetto del quartiere per raggiungere l’entrata della metropolitana, dove staziona una donnina imbacuccata e sorridente. Offre una busta di plastica trasparente che contiene un pieghevole informativo e un fischietto e a tutti dice “Proteggiamo i nostri vicini dall’ICE”. Il suono è lo stesso, ice, ma non si riferisce a pericolosi lastroni di ghiaccio, bensì a qualcosa di ben più letale: l’Immigration and Custom Enforcement, la famigerata agenzia deputata al controllo dell’immigrazione che dall’avvento di Trump al governo sta traumatizzando le città americane. Il volantino è un vero e proprio mini-manuale di istruzioni. Dice come riconoscere un agente dell’ICE e come comportarsi. La cosa più importante è essere pronti a raccogliere informazioni. Quanti sono. Che cosa fanno. Dove e in che direzione si muovono. Come sono vestiti.  Se indossano il passamontagna e il giubbotto anti proiettile. Orario dell’avvistamento. Che equipaggiamento portano (armi, manette, bastoni, ecc). Se si è in sicurezza, cioè se loro non ti vedono, fare foto e video. Infine inoltrare i dati raccolti al network del quartiere (di cui è dato il numero in hotline). La sezione dedicata al fischietto è commovente e meriterebbe un posto al museo dadaista (se esistesse). Illustra due codici. Codice Numero 1: bwee! bwee! bwee! Soffiare a ripetizione significa: l’ICE è stato avvistato in zona, state allerta. Codice Numero 2: bweeeeeeeeeeeeeeeeeeee !!! Emettere un suono forte e continuativo significa l’ICE sta effettuando un arresto – massima allerta e pronti ad attivare il servizio legale, di cui ovviamente il manuale fornisce il numero. Come me anche gli altri passanti ritirano entusiasti il kit anti ICE. Mi chiedo se avremo mai l’occasione e la freddezza di usarlo. Non lo so. Non nascondo che mi piacerebbe assistere alla scena di un gruppo di cittadini che armati di fischietti riescono a gabbare gli energumeni dell’ICE e proteggere i loro vicini di casa, di negozio, di strada. Perché queste sono le vittime di ICE: il signore gentile che ti saluta mentre spazza la strada dalle foglie, la signora che pulisce le scale del condominio e ti fa la cortesia di raccogliere il tuo pacco mentre sei in vacanza, la ragazza che serve ai tavoli della tua trattoria preferita, il ragazzo che ti shakera alla perfezione la margarita al cocktail bar dell’angolo, il garzone che ti porta la spesa a casa, la mamma del nuovo amichetto di tuo figlio e così via; uomini, donne, famiglie uguali e mischiate a milioni di altre, che da un anno a questa parte vivono nel terrore di essere scoperte come migranti irregolari. So bene che la propaganda anti-immigrazione italiana e non solo racconta che gli Stati Uniti a causa del lassismo dei democratici (che sono sì lassi e infingardi, ma per altro) sono stati invasi da milioni di immigrati, ovviamente brutti, sporchi e cattivi e che il governo Trump finalmente fa quello che anche da noi si dovrebbe fare, ossia rimandarli a casa loro. Peccato che ciò non corrisponda al vero e che questa sia casa loro. La maggior parte dei braccati dall’ICE vive stabilmente negli Stati Uniti da molti anni, anche trenta o quaranta, lavora, produce reddito, paga le tasse, affitta case, guida una macchina, possiede conti in banca e manda i figli (americani) a scuola. Capite dunque che cosa significa la frase della signora “Proteggiamo i nostri vicini”? Forse qualche lettore si starà chiedendo perché queste persone non si regolarizzano. In Italia tanti da irregolari trovano un lavoro con contratto e iniziano un faticoso percorso di regolarizzazione che nel tempo, se è loro desiderio investire il proprio futuro nel Belpaese, li porterà alla naturalizzazione. Negli Stati Uniti non è così. Forse sarà un retaggio puritano, ma se hai commesso l’errore di far scadere il visto d’ingresso non puoi riscattarti; devi andartene dal Paese. Per la verità c’è un modo legale per iniziare da capo il percorso di immigrazione: arruolarsi! O tu clandestino o tuo figlio/a, appena raggiunta la maggiore età, potete scegliere la via dell’esercito e andare a morire per una patria che non vi voleva. Non credo che avrò mai la soddisfazione di assistere alla messa in fuga degli agenti dell’ICE sul campo e so che alla tv come sui giornalacci continueranno a giustificare la caccia al clandestino come giusta e necessaria, ma so anche che c’è un umanità nuova e sveglia, che avanza e aumenta di giorno in giorno, che silenziosamente si organizza per resistere, per aiutarsi l’un l’altro, per sostenere i propri membri più deboli e in difficoltà. So anche che il fenomeno dei quartieri contro l’ICE non è un’eccezione di Brooklyn e di New York City perché è stato eletto Mamdani, dato che si sta diffondendo a macchia d’olio nelle principali città del Paese. Nel sud della California, tartassata dall’ICE e pure dalla Guarda Nazionale, gruppi di cittadini hanno preso l’abitudine di appostarsi di fronte a grandi magazzini, come Office Depot, Target ecc, così se l’ICE viene avvistata c’è tempo di avvisare i lavoratori dentro il negozio. L’emergenza sveglia l’essere umano; l’emergenza fa nascere la comunità, la ricompatta. Non importa se non avremo mai l’occasione di usare il fischietto e probabilmente continueremo a essere impotenti davanti alle scorribande dell’ICE. Ma sappiamo che non lo saremo per sempre e possedere quel fischietto, tenerlo nella borsetta o in tasca, rappresenta la possibilità di riscatto di un intero gruppo sociale, anzi di più, della comunità umana che fa onore al nome che porta e rifiuta la barbarie, che si ribella a chi vuole farci tornare indietro, in una società rozza e brutale.           Marina Serina
December 16, 2025
Pressenza