Cisint e l’arte di far star male la gente
ANNA MARIA CISINT, EURODEPUTATA (LEGA), È STATA SINDACA DI MONFALCONE, CITTÀ CHE
OSPITA UN’ECCELLENZA DEL MADE IN ITALY, LE OFFICINE DI FINCANTIERI, INTONO A CUI
LAVORANO TANTI MIGRANTI, PER LO PIÙ BENGALESI, IN 400 DITTE, DIVERSE DELLE QUALI
NOTE PER PRECARIATO, RICATTI, CAPORALATO. LA SIGNORA CISINT HA DEDICATO LA SUA
VITA A FAR STARE MALE ALCUNE PERSONE. I BENGALESI DOPO LAVORO HANNO PIACERE DI
SEDERSI IN PIAZZA E CHIACCHIERARE CON GLI AMICI? LA SINDACA HA FATTO TOGLIERE LE
PANCHINE. LE DONNE VOGLIONO FARSI UN BAGNO A MARE NEI LORO COSTUMONI UN PO’
BUFFI? ECCO CHE LA SINDACA VIETA DI ENTRARE IN ACQUA VESTITE. SE NE STESSERO A
CASA, ALLORA… SOLO CHE LA SIGNORA CISINT HA PENSATO BENE DI FAR ALZARE LA SOGLIA
DI REDDITO MINIMO PER AVERE UNA CASA POPOLARE, IN MODO DA ESCLUDERE GLI
IMMIGRATI. I MUSULMANI HANNO DUE CENTRI CULTURALI, DOVE SI PERMETTONO ANCHE DI
PREGARE? ECCO CHE CISINT VIETA LA STESSA PREGHIERA PERCHÉ NON SAREBBE PREVISTA
NELLA DESTINAZIONE D’USO. NEI GIORNI SCORSI, CISINT HA DENUNCIATO COME SIA IN
CORSO IN ITALIA E IN EUROPA UN VERO GOLPE CONTRO LO STATO DI DIRITTO,
MOSTRANDONE LE PROVE…
Foto di mohammad samir su Unsplash
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La signora Anna Maria Cisint è eurodeputata, e già sindaca di Monfalcone
(Gorizia). Una città che ospita un’eccellenza del Made in Italy, anzi un player
mondiale, le officine di Fincantieri. Made in Italy non solo si dice in una
lingua che non è l’italiano, ma si fa con braccia non italiane. Infatti, il
segreto di tanto success ce lo rivela Gianni Barbacetto. La Fincantieri ha
tagliato del 75% la manodopera diretta, creando una rete di subappalti che ha
ridotto il costo del lavoro del 50 per cento. 1.600 lavoratori nei cantieri sono
dipendenti Fincantieri, “Gli altri – spiega il segretario provinciale della Cgil
Thomas Casotto – lavorano per 400 ditte che spesso applicano condizioni di
lavoro semilegali o del tutto illegali: precariato, minacce, ricatti,
caporalato; e paga ‘globale’ (che cioè mette insieme e forfetizza ferie,
straordinari, malattia, tredicesima, tfr, permessi, infortuni: di fatto
azzerandoli). È successo anche che il ‘padrone’ consegni una busta paga di 1.500
euro e poi pretenda di andare con il dipendente al bancomat, facendosi
restituire 500 euro in contanti”. Non sorprenda quindi che nei cantieri lavorino
operai di 67 paesi diversi, tra cui spiccano 7.076 bengalesi. Che faticano e
rischiano la vita, ma non votano e non saprebbero come spiegarsi a un avvocato.
Ora, il partito (Lega) di Anna Maria Cisint si trova al governo, e recentemente,
proprio quel governo ha autorizzato l’ingresso di 500mila lavoratori
extracomunitari per il triennio 2026-28. Circa metà per per “lavoro subordinato
non stagionale e autonomo” e metà per “lavoro stagionale nei settori agricolo e
turistico” (come funzioni in pratica è un’altra storia). Il governo sostenuto da
Anna Maria Cisint li definisce: “manodopera indispensabile al sistema economico
e produttivo nazionale e altrimenti non reperibile”. Questo in un paese con 2
milioni e 452 mila disoccupati e 13 milioni e 246mila inoccupati in età
lavorativa.
Senza bengalesi, niente global leadership di Monfalcone. Ora, la storia ci
insegna che quando sei in un paese lontano a fare una vita di cacca, i piccoli
rituali ti salvano – gli irlandesi a New York che si trovavano a cantare le loro
canzoni, o i “terroni italici” con la festa del Patrono.
E la signora Cisint ha dedicato la sua vita a far stare male la gente che fatica
in fondo anche per lei. I bengalesi dopo lavoro hanno piacere di sedersi in
piazza e chiacchierare con gli amici? La sindaca ha fatto togliere le panchine.
Le donne vogliono farsi un bagno a mare nei loro costumoni un po’ buffi? Ecco
che la sindaca vieta di entrare in acqua vestite. Se ne stessero a casa, allora…
solo che la signora Cisint ha pensato bene di far alzare la soglia di reddito
minimo per avere una casa popolare, in modo da escludere gli immigrati. I
musulmani hanno due centri culturali, dove si permettono anche di pregare? Ecco
che Cisint vieta la stessa preghiera perché non sarebbe prevista nella
destinazione d’uso.
Uscita da Monfalcone, i suoi orizzonti vessatori si allargano. A Mestre c’è un
giardino pubblico, dove i “musulmani” (non è dato sapere di quale etnia) sono
soliti pregare. Evidentemente non hanno i soldi per affittare un locale per
farsi una moschea. E posso immaginarmi perché: Mestre fa parte del comune di
Venezia, che come overtourism è messo peggio di Firenze. A Firenze, l’intera
industria degli Airbnb non si reggerebbe senza i peruviani che lavorando in nero
corrono in bici a cambiare le lenzuola e buttare i rifiuti. Ma siccome gli
appartamenti sono presi appunto da Airbnb, i peruviani non hanno dove dormire
loro stessi. Una mattina, i musulmani che vanno a pregare trovano l’angolo del
giardino in cui di solito pregano occupato da due ragazze in bikini che dicono
che vogliono prendere il sole. Come sia andata, non lo sapremo mai, ma pare che
l’imam abbia chiesto loro di lasciare il posto il tempo di dire la preghiera.
Sono tredici anni che partecipo all’autogestione di un giardino pubblico, e
conosco benissimo la situazione: arrivano i ragazzi della scuola media che
vogliono fare la partita nel campetto, e si lamentano che è occupato dai bambini
piccoli; arrivano quelli che ci vogliono fare yoga, e si lamentano perché gli
arrivano le pallonate in testa; e se ci sono quelli che fanno pugilato, non ci
possono stare anche quelli che fanno yoga. Sono cose che si negoziano.
Ma la notizia arriva a Cisint che dall’alto del suo smartphone sull’aereo per
Bruxelles dice la sua, sul fatto che in un angolino di un giardino, la
“manodopera indispensabile al sistema economico e produttivo nazionale” faccia
una cosa sua:
“Questo è quello che sta accadendo in tutta Europa e in Italia. La conquista, il
governo e la sostituzione sono i loro obiettivi: un vero e proprio golpe contro
lo Stato di diritto”.
È affascinante la chiosa dell’articolo che ne parla, non si capisce se sia della
giornalista o dell’eurodeputata: “Permettere che le consuetudini religiose di
una comunità arrivino a limitare le libertà individuali altrui significa
abdicare al principio di legalità e alla difesa dei valori occidentali. In gioco
c’è ben più di un parco pubblico”. Questa è stata la tesi centrale del laicismo
più odioso. Come quelli che vorrebbero vietare la processione in onore della
Santa Patrona perché ostacola il traffico. Qui potete aderire, ad esempio, alla
campagna dell’UAAR – Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti – per
vietare che il suono delle campane limiti la libertà di dormire del cittadino
laico, solo perché lo richiedono le consuetudini religiose di una comunità. Ma
non ci risulta che l’UAAR abbia ancora cercato di vietare agli scout cattolici
di dire una preghiera nella loro sede, perché non previsto dalla destinazione
d’uso (non ci risulta, ma non suggeriteglielo!). Non a caso, un intervento di
Cisint si intitola, “La minaccia di Allah“: che è il nome che anche i cristiani
arabi usano per chiamare Dio.
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* Miguel Martínez è nato a Città del Messico, è cresciuto in giro per l’Europa e
soprattutto in Italia, ed è laureato in lingue orientali (arabo e persiano). Di
mestiere fa il traduttore e trascorre molto tempo in un giardino comunitario
autogestito del borgo San Frediano Oltrarno di Firenze. Questo il suo prezioso
blog, dove questo articolo è apparso con il titolo Non c’è più Laicità!
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