Grecia. Assolti a Lesvos 24 volontari impegnati nel soccorso in mare
Dopo sette anni di limbo legale, il 15 gennaio 2025 la Corte di appello di Lesbo
(Grecia) ha finalmente assolto i 24 operatori umanitari legati
all’organizzazione Emergency Response Centre International (ERCI), ponendo fine
ad un procedimento che li vedeva accusati di favoreggiamento all’immigrazione
irregolare, riciclaggio di denaro e associazione a delinquere.
Notizie
GRECIA. A LESBO, IL SEARCH AND RESCUE SOTTO PROCESSO
La minaccia per 24 operatori umanitari: 20 anni di prigione
Ludovica Mancini
19 Dicembre 2025
In caso di condanna, avrebbero rischiato pene detentive fino a venti anni per la
loro attività di salvataggio di vite umane svolte nell’ambito delle operazioni
di ricerca e soccorso (SAR).
Al termine dell’udienza, durata ben più di undici ore e contrassegnata da
frequenti e prolungate pause, il pubblico ministero ha riconosciuto
l’inconsistenza delle imputazioni e ha richiesto l’assoluzione degli imputati. I
giudici hanno quindi pronunciato la loro sentenza: sollevati da ogni accusa.
IL CASO ERCI IN BREVE
Chi: 24 operatrici e operatori umanitari (ERCI)
Dove: Lesbo, Grecia
Quando: fatti dal 2018 – assoluzione 15 gennaio 2025
Accuse: favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, riciclaggio, associazione
a delinquere
Esito: assoluzione piena in appello
La decisione ha chiarito in modo inequivocabile che il procedimento non
rappresentava altro se non una ‘perversa distorsione dell’attività umanitaria di
salvataggio di vite umane’ e una vera e propria azione punitiva nei confronti
delle operazioni di soccorso in mare, rendendo l’assoluzione l’unico esito
possibile di un processo che, come sottolinea l’organizzazione Human Rights
Watch, non sarebbe mai dovuto cominciare 1.
A partire dagli arresti del 2018 e dalla conseguente custodia cautelare,
protrattasi per ben più di 100 giorni nei confronti di alcuni degli operatori
umanitari coinvolti, il caso è stato caratterizzato da una lunga serie di gravi
irregolarità procedurali.
Tra queste: la mancata traduzione di atti fondamentali in una lingua
comprensibile agli imputati, l’assenza di interpreti durante le udienze, capi
d’imputazione vaghi, privi di una chiara attribuzione di responsabilità
individuali, errori cronologici nelle accuse, nonché anni di rinvii reiterati.
Solo dopo sette anni gli imputati hanno potuto finalmente prendere la parola in
aula e rispondere alle accuse infondate. Questo momento ha messo in luce non
soltanto le profonde ripercussioni personali di un simile limbo giuridico, ma
anche le sue conseguenze sistemiche: la sospensione delle operazioni di ricerca
e soccorso nel Mar Egeo, dove, nel solo 2025, hanno perso la vita 280 persone.
È quasi paradossale immaginare che, in un mondo giusto, le organizzazioni non
governative (ONG) impegnate nelle operazioni di soccorso non dovrebbero nemmeno
esistere.
Tuttavia, poiché la realtà continua a smentire tale aspirazione, occorre
ribadire come il dovere di salvare vite in mare grava primariamente sugli Stati
in quanto obbligo positivo discendente dal diritto internazionale, come sancito,
inter alia, dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS),
dalla Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo (SAR)
e dalla Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare
(SOLAS).
Inoltre, a livello europeo, l’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti
dell’uomo tutela il diritto alla vita, anche in mare, imponendo obblighi
positivi agli Stati membri, come ribadito dalla Corte europea dei diritti
dell’uomo nella sentenza Safi e altri c. Grecia 2.
PH: Ludovica Mancini
Il diritto dell’Unione europea promuove inoltre il coordinamento e lo scambio di
informazioni nelle operazioni SAR, anche con navi di proprietà privata
(Raccomandazione (UE) 2020/1365 della Commissione europea).
Invece di ricorrere a forme di accanimento giudiziario finalizzate a ostacolare
gli atti di solidarietà, gli Stati dovrebbero adempiere ai propri obblighi,
astenendosi sia dalla prassi illegale, crescente e sistematica, dei pushbacks,
in violazione del principio di non-refoulement, sia dalla repressione dei
difensori dei diritti umani.
«Sono quasi morta in mare: è per questo che sono qui, per aiutare le persone.
Non accetto di essere definita una trafficante», ha testimoniato Sara Mardini 3.
Del resto, sin dall’inizio, le prove a sostegno di tali accuse erano del tutto
inesistenti.
Questa strumentalizzazione dell’apparato giudiziario si inscrive in un più ampio
disegno politico perseguito dal Ministero greco della Migrazione e dell’Asilo
sotto la guida di Thanos Plevris, caratterizzato da un ricorso sempre più
marcato a strumenti giuridici per limitare i diritti fondamentali delle persone
in movimento e per criminalizzare la solidarietà.
Se la Legge n. 5226/2025, adottata nel settembre 2025, ha istituzionalizzato,
tra l’altro, la criminalizzazione del soggiorno irregolare, un disegno di legge
attualmente all’esame del Parlamento si spinge oltre, proponendo: 1) un
inasprimento delle pene per il favoreggiamento dell’ingresso o del soggiorno
irregolare, con aggravanti specifiche per i membri delle ONG e una pena minima
di dieci anni di reclusione; e 2) la facoltà per il Ministero di cancellare
un’ONG dal registro ufficiale qualora uno dei suoi membri sia sottoposto a
procedimento penale, anche in assenza di condanna definitiva, consentendo di
fatto la sospensione o lo scioglimento delle attività dell’organizzazione.
Approfondimenti
IN GRECIA VIENE PREVISTO IL CARCERE PER I RICHIEDENTI ASILO IN RIGETTO
Analisi della nuova legge che penalizza e criminalizza l'ingresso e il soggiorno
nel Paese
Giulia Stella Ingallina
22 Ottobre 2025
«Questa assoluzione deve costituire un precedente», ha sottolineato Séan Binder
4 dopo la sentenza.
«Prestare assistenza umanitaria in mare è un obbligo, non un reato; utilizzare
WhatsApp è normale, non una prova di criminalità; acquistare lavatrici per un
campo profughi non trasforma una persona in un riciclatore di denaro» 5.
Il verdetto nel caso ERCI rappresenta dunque un segnale chiaro e inequivocabile:
la solidarietà e l’azione umanitaria non possono – e non devono – essere
trattate come condotte criminali.
1. Humanitarians Cleared of Bogus Charges in Greece – Human Rights Watch (15
gennaio 2026) ↩︎
2. Corte europea dei diritti dell’uomo (prima sezione), (2022). Safi e Altri c.
Greece, ricorso no. 5418/15 ↩︎
3. Nata a Damasco, Sara Mardini è una rifugiata siriana arrivata in Europa nel
2015 dopo aver attraversato il Mar Egeo insieme alla sorella Yusra. Durante
la traversata, le due si gettarono in acqua per spingere a nuoto
l’imbarcazione in avaria, salvando le persone a bordo.
Dopo il suo arrivo in Europa, Sara è tornata a Lesvos come volontaria per
prestare assistenza nelle operazioni di ricerca e soccorso. Nel 2018 è stata
arrestata e accusata di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare per la
sua attività. Dopo sette anni di procedimento penale, è stata assolta da
tutte le accuse ↩︎
4. Grecia: Seán Binder assolto da tutte le accuse, Amnesty International (15
gennaio 2026); Front Line Defenders – case page ↩︎
5. Helena Smith, (2025). Rights groups hail acquittal after seven years of aid
workers prosecuted during Greece refugee Crisis –The Guardian (gennaio 2026)
↩︎