Riprendersi la città, un campo alla volta
UN CAMPO DA CALCIO PUÒ ESSERE MOLTO PIÙ DI UN CAMPO DA CALCIO. PUÒ DIVENTARE UN
LUOGO IN CUI UNA COMUNITÀ SI RICONOSCE, IN CUI RAGAZZE E RAGAZZI IMPARANO A
STARE INSIEME, IN CUI LO SPAZIO PUBBLICO TORNA A ESSERE DAVVERO PUBBLICO. IL
TORNEO DELLE STRADE ORGANIZZATO A ROMA IN QUESTI GIORNI , NASCE ANCHE DA QUESTA
CONVINZIONE: CHE RECUPERARE UN GIARDINO, UNA PIAZZA, UN PEZZO DI CITTÀ
SIGNIFICHI RICOSTRUIRE RELAZIONI, EDUCAZIONE, PARTECIPAZIONE. E CHE LO SPORT,
QUANDO TORNA IN MEZZO ALLE PERSONE, POSSA DIVENTARE UNO STRUMENTO POTENTE PER
IMMAGINARE CITTÀ PIÙ APERTE, INCLUSIVE E VIVE
La sesta edizione del torneo delle strade è iniziata lo scorso sabato nel parco
di Carlo Felice. Proprio su quel pezzetto di terra dove sei anni fa abbiamo
immaginato potesse avere senso proporlo a questo territorio.
Pezzetto di terra poi diventato anche famoso visto che dopo la rimozione di un
bellissimo paio di porte da parte dell’amministrazione, in molti ci avevano
contattato inviperiti, increduli di fronte al fatto che un’operazione così
apprezzata potesse essere stata ostacolata e oggi, a mesi di distanza, una
soluzione ancora non si intravede. Anzi, diciamo che, avendo rifiutato la
sovrintendenza la nostra richiesta di rimetterle, chissà quando e se mai lì
potranno veramente tornare.
Comunque si va avanti e l’iniziativa di carattere sportivo-culturale che
Esquilino FC organizza nel rione e in particolare nei giardini di Piazza
Vittorio e in quelli di Carlo Felice è iniziata.
Alle partite, aperte, inclusive, rivolte a tutti e tutte, con l’unica accortezza
di dividere per fasce d’età i partecipanti, organizzate nel tentativo di
dimostrarci che si può giocare a calcio senza eccessi, divertendosi, senza
scadere nella competizione più sfrenata, abbiamo da sempre provato ad
accompagnare una offerta culturale, ricca, variegata, convinti del fatto che un
buon atleta, sia tale solo se è anche un buon cittadino, un cittadino
riflessivo, onesto, capace di scegliere tra comportamenti tossici e
comportamenti virtuosi.
E questo si può fare solo se le agenzie educative, come una scuola calcio, nel
nostro caso, presenti in un territorio, accompagnano la scuola in questo
difficile percorso di formazione della coscienza civica dei ragazzi in cui essa
non può essere lasciata sola perché, semplicemente, da sola non ce la fa.
Quest’anno per esempio proprio a fronte di un clima sociale che sul fronte della
relazione con gli stranieri, con gli immigrati, con chi è venuto in Italia da un
altro paese, si è fatto irrespirabile come forse non era mai stato, neanche in
quegli anni di acuti rigurgiti razzisti, nei lontani Novanta, con episodi di
manichini neri appesi negli stadi, aggressioni neo-naziste nelle città, si è
reso necessario tornare a insistere sull’importanza di valori e ideali che
alcuni di noi forse superficialmente consideravano acquisiti.
Se invece nel dibattito pubblico, non in una ristretta cerchia di esaltati,
pazzi infervorati, si è cominciato veramente a parlare di “remigrazione”,
dobbiamo allora intensificare gli sforzi.
Non solo, ma anche per questo, ospiteremo all’interno delle nostre giornate di
approfondimento Alaa Faraj: un giovane ragazzo quando coltivava il sogno di
venire a fare il calciatore in Italia e lasciare la sua Libia oltre dieci anni
fa.
Come racconta nel suo bellissimo libro autobiografico purtroppo le cose non sono
andate come sperava e finito in una situazione più grande di lui, accusato
ingiustamente di essere uno scafista e un trafficante di esseri umani, ha dovuto
scontare 10 anni di prigione prima che il Presidente della Repubblica Sergio
Mattarella decidesse di concedergli la grazia perché almeno l’incubo finisse.
Alaa Faraj non sarà mai un calciatore, quel sogno gli è stato strappato via
dalla violenza di una giustizia ingiusta che lo ha condannato per un reato che
non aveva commesso, ma almeno Alaa, grazie a questa misura straordinaria, ha
riacquistato la libertà.
Si è sposato e ora può provare nel nostro paese a rifarsi una vita magari
allenando, magari scrivendo di calcio, o magari no. Lo incontreremo nel posto
dove crediamo avesse più senso incontrarlo: su un campo da calcio per
condividere con lui una nostra seduta di allenamento.
Sarà una seduta aperta, chiunque volesse unirsi, è benvenuto, è benvenuta, che
giochi al calcio, che ami il calcio, oppure no, ma semplicemente ami l’amore, la
vita, i sorrisi che il calcio se interpretato correttamente può restituire.
Sarà un pomeriggio diverso e siamo sicuri bello, unico. Chi ha voglia di
approfondire la storia di Alaa può ricorrere al web, si trovano molte
informazioni, tra cui il bellissimo podcast Timbuctù di Marino Sinibaldi , in
cui attraverso la lettura delle pagine del libro, si viene a conoscenza di una
vicenda assurda, si matura la consapevolezza che sia probabile ce ne siano
moltissime di cui non sapremo mai nulla.
Il torneo delle strade proseguirà poi lungo tutto il mese di ottobre. Saranno
nostri ospiti Christian Raimo con il suo spettacolo su Maradona , ma anche Luca
Pisapia con il suo bellissimo libro sul calcio e il potere che dietro al calcio
lo corrompe e ne sfrutta la passione.
Abbiamo poi un piccolo sogno, cinematografico, di cui vi parleremo più avanti.
Se riuscissimo a realizzarlo sarebbe veramente bello. Un mese di partite, un
mese di incontri, un mese di lotta e di tanta caparbia insistenza nel dire che
le nostre città devono cambiare e che ci dobbiamo riprendere gli spazi che ci
sono stati tolti.
Che lo sport, ma non solo quello va riportato dove deve stare, in mezzo alla
gente.
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