Forlì: la lotta dei cittadini contro l’impianto di accumulo elettrochimico
A Forlì i cittadini sono in mobilitazione contro il maxi impianto di accumulo
elettrochimico (BESS) che potrebbe sorgere in località Malmissole. La struttura
immagazzina l’energia elettrica in batterie ricaricabili, per una potenza
massima di 100 MW, salvo poi rilasciarla all’occorrenza. I cittadini — riuniti
nel Comitato di Poggio, Malmissole e Durazzanine — chiedono all’amministrazione
comunale di abbandonare il progetto, avanzando una serie di criticità, a partire
dai rischi geologici. I 3,5 ettari interessati dall’impianto rientrerebbero
infatti in un’area di potenziale allagamento. A nemmeno due chilometri di
distanza è già in programma la realizzazione di un altro impianto BESS, vicino
alla stazione elettrica gestita da Terna, che vorrebbe farne il punto di arrivo
della Dorsale Adriatica, un’infrastruttura energetica lunga 600km, da Foggia a
Forlì.
Quello che la RNE19 Srl ha in mente per Forlì, in località Malmissole, è un
nuovo impianto di accumulo elettrochimico (BESS), in un’area di 3 ettari e mezzo
dove realizzare 18 isole BESS, composte ciascuna da una stazione di ricarica e
da 8 container di accumulo, da posizionare su basi di cemento armato. L’impianto
BESS immagazzina infatti l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili,
rilasciandola quando la rete ne ha necessità. Per il momento, il progetto da 100
MW è fermo alla carta. L’Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e
l’energia dell’Emilia-Romagna (ARPAE) deve ancora esprimersi nel merito. Il
Comitato di Poggio, Malmissole e Durazzanine ha deciso di giocare in anticipo,
sollecitando l’ente tramite il deposito di un «Atto Unico di Opposizione Tecnica
e Legale», trasmesso anche al Comune di Forlì e alle varie istituzioni coinvolte
nella Conferenza dei Servizi.
All’interno del documento, elaborato con il supporto di tecnici, vengono
elencate le presunte criticità del progetto targato RNE19: dall’impatto
ambientale ai rischi geologici. Quella scelta dal proponente — denuncia il
comitato — è un’area a rischio idraulico e sismico. Dito puntato anche contro le
prescrizioni anti-incendio previste dal progetto e ritenute insufficienti dai
cittadini, perché prive di qualsiasi calcolo sullo sfogo della sovrapressione in
caso di esplosione. Le critiche alla documentazione tecnica riguardano anche la
classificazione, come rifiuti non pericolosi, dei container di accumulo esausti.
Un capitolo a parte è dedicato alla questione urbanistica, a partire dai dubbi
relativi alla viabilità. Il perimetro del progetto si inserisce in un’area di
campagna, tra terreni agricoli e case coloniche, offrendo ai mezzi pesanti delle
vie di collegamento inadeguate. Per mitigare l’impatto visivo delle barriere
previste lungo il perimetro (alte cinque metri ed estese per quasi un
chilometro), RNE19 ha previsto la piantumazione di alberi a ridosso della
recinzione. Ma è una soluzione che non convince gli abitanti, i quali temono un
crollo del valore immobiliare. A maggior ragione se si considera la presenza di
esternalità negative già in essere, come il termovalorizzatore nella zona
industriale di Coriano. A nemmeno due chilometri di distanza è stata già
programmata un’altra struttura BESS, nei pressi della stazione elettrica gestita
da Terna, che vorrebbe farne il capolinea della Dorsale Adriatica. Si tratta di
un elettrodotto che dovrebbe trasportare energia da Foggia a Forlì, coprendo una
distanza di circa 600km.
Il Comitato di Poggio, Malmissole e Durazzanine si è detto pronto a impugnare
eventuali autorizzazioni rilasciate dagli enti locali davanti al TAR, dando il
via alla battaglia legale per il territorio.
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