Macroaggregazioni dell’arenile: quale spiaggia vogliamo per il futuro?
Il nuovo Piano dell’Arenile di Rimini apre alla possibilità di realizzare
macroaggregazioni che possono interessare tratti di spiaggia di 200-250 metri,
concentrando al loro interno diverse funzioni: pubblici esercizi, chiringuito,
attività sportive e, in determinate condizioni, anche piscine.
Non siamo contrari alla riqualificazione degli stabilimenti balneari e non
pensiamo che tutela ambientale e turismo debbano essere messi in
contrapposizione.
Ma proprio perché stiamo parlando del futuro dell’arenile riminese, crediamo sia
necessario porre alcune domande.
La stessa ValSAT del Piano dell’Arenile riconosce che le trasformazioni e
l’aumento delle funzioni possono produrre effetti sul traffico, sulle emissioni,
sul rumore e sui consumi idrici.
Per questo non ci sembra sufficiente limitarsi a sostenere che le
macroaggregazioni possono migliorare la qualità degli stabilimenti o ridurre una
parte delle superfici impermeabili.
Qual è il bilancio ambientale complessivo di una macroaggregazione?
Quanto aumenta la pressione sull’arenile?
Quanti nuovi utenti e quali nuove funzioni vengono concentrate in 200 o 250
metri?
Quali saranno i consumi idrici ed energetici?
Quale sarà l’impatto sulla mobilità e sulla sosta?
Quanto spazio verrà realmente destinato a verde, permeabilità e
rinaturalizzazione?
E soprattutto: quanto della maggiore pressione turistica viene effettivamente
compensato da interventi ambientali misurabili?
Per noi la questione non è soltanto urbanistica. È una questione di modello di
sviluppo.
Siamo abituati a considerare la spiaggia soprattutto come uno spazio destinato
alla produzione di servizi turistici. Ma i cambiamenti climatici ci impongono di
guardarla anche come una vera e propria infrastruttura climatica: uno spazio
capace di contribuire alla resilienza della città, alla permeabilità, alla
biodiversità, alla mitigazione del calore e alla qualità della vita.
Per questo chiediamo che, prima di procedere con le singole macroaggregazioni,
siano resi pubblici e facilmente comprensibili i dati relativi al loro bilancio
ambientale, confrontando situazione attuale e situazione prevista.
Non basta sapere quanto cemento viene tolto.
Dobbiamo sapere che cosa viene messo al suo posto.
Perché “meno cemento” non è automaticamente sinonimo di rinaturazione.
Rimini ha l’occasione di scegliere se il futuro della sua spiaggia sarà
semplicemente quello di concentrare e qualificare ulteriormente l’offerta
turistica, oppure se saprà utilizzare la trasformazione dell’arenile per
costruire una città più resiliente ai cambiamenti climatici.
La spiaggia del futuro non può essere progettata soltanto in funzione del
turismo. Deve essere progettata anche in funzione del clima, della natura e
della qualità della vita dei cittadini.
Rimini Ecosocialista
Redazione Romagna