Un abuser seriale nel mondo del teatro
Walter Le Moli è un abuser seriale. Le Moli, regista e direttore artistico della
Fondazione Teatro Due di Parma, dovrà risarcire i danni psicofisici a due
lavoratrici per accertate molestie e violenze sessuali (condannata anche la
fondazione).
Una compagna di Campo Innocente ce ne parla in relazione alla sentenza del 20
settembre 2025, in seguito all'inchiesta di Ampleta e Differenza Donna.
Il comunicato:
L’alta formazione dell’abuso:
WALTER LE MOLI È UN ABUSER SERIALE
La sentenza del 20 settembre 2025 del Tribunale del lavoro di Parma è storica:
per la prima volta definisce la molestia come discriminazione sul luogo di
lavoro. Arriva a conclusione del percorso di denuncia di due attrici, seguito da
Amleta e Differenza Donna e condanna il regista e direttore Walter Le Moli a
risarcire i danni psicofisici a due lavoratrici in formazione per accertate
molestie e violenze sessuali.
Condanna anche la Fondazione Teatrale di Teatro Due perché pur a conoscenza dei
fatti non ha agito in alcun modo per impedirli: è un passaggio importante perchè
conferma che la violenza maschile e patriarcale è sistemica e diffusa, non è
un’eccezione ma un “ambiente”.
Walter Le Moli è un abuser e molestatore seriale. Tutte lo sapevamo. Le molte
che hanno subito aggressioni e molestie hanno fatto in modo che le altre
sapessero, che stessero attente. Tutto l’ambiente teatrale sapeva. Chi era in
posizione di potere, per età o per ruolo, invece non ha fatto nulla per
impedirlo. Per proteggerci e tutelarci. Decine di giovani attrici e di
studentesse, nelle scuole, nelle produzioni e in università, sono state esposte
a questo sistema di predazione violento, per anni.
Ci siamo protette da sole (come e se abbiamo potuto).
Walter Le Moli è il Weinstein italiano: tutte lo abbiamo pensato quando è uscito
il caso Me Too. Abbiamo pensato che era arrivato il momento. Provini notturni in
vestaglia, a casa o in teatro / vediamo a cosa sei disposta / vediamo se sei
abbastanza brava da spogliarti un po’ di più / andiamo prima a cena? / sei
disposta a spingerti oltre e toccare il sacro fuoco dell’arte? / sei disposta a
tutto pur di avere questo ruolo?
Walter Le Moli ha concentrato su di sè molti ruoli di potere e simultaneamente:
tra i fondatori del Teatro Due di Parma e suo direttore artistico dal 1980 al
1998, teatro finanziato con risorse pubbliche; poi direttore del Teatro Stabile
di Torino, finanziato pubblicamente, dal 2002 al 2007; ideatore con Luca Ronconi
del “Progetto Domani” in occasione delle Olimpiadi Invernali a Torino 2005/2006
(7,5 milioni di euro da finanziamenti pubblici).
In questi contesti ha anche diretto diversi spettacoli come regista, finanziati
con soldi pubblici; ha fondato e diretto dal 2001 al 2016 la Magistrale in
Scienze e Tecniche del Teatro presso IUAV di Venezia, un’università pubblica.
Poi consigliere per la Biennale, presidente dell’Istituto per il dramma antico
(INDA), componente del Consiglio Nazionale dello Spettacolo. È stato l’eminenza
grigia dell’era Veltroni-Melandri.
Decenni di aggressioni, abusi di potere, manipolazioni e umiliazioni su
studentesse e attrici. È qualcosa che conosciamo bene: il ricatto del Grande
Maestro, dei Patriarchi che dispensano arte e opportunità mentre allungano le
mani e ti toccano il culo in nome della libertà dell’arte.
Questa sentenza è storica perchè prima non sarebbe stata possibile: arriva dopo
anni di movimenti transfemministi Non Una Di Meno, dal lavoro politico di
collettivi e associazioni che hanno lottato contro sessismo e discriminazioni
anche nel mondo dell’arte. Non torniamo indietro alla cultura del
tutti-sanno-tutto e nessuno-parla, di mobbing, sessismo, violenza e insulti nei
teatri e dalle sale prove.
Questa sentenza è stata emessa dal Tribunale di Parma. Ma L’ABBIAMO SCRITTA
TUTTE NOI NELLE PIAZZE. CON I NOSTRI CORPI.
Siamo a fianco dellx studentx in sciopero al Teatro Due in questi giorni, a chi
ha subito violenza, a chi ha denunciato, a chi ha accompagnato il processo. Una
lotta fatta dalle attrici per le attrici come pratica di solidarietà attiva. NO.
Sui nostri corpi non si negozia.
Il Campo Innocente