La Corte Suprema israeliana in questi giorni delibererà in merito alla
legittimità dell’ordinanza governativa che impone a 37 ong – tra cui Action Aid,
Care, Caritas, Consiglio Norvegese per i Rifugiati, Medici Senza Frontiere e
Oxfam – di interrompere gli interventi umanitari da loro svolti nella Striscia
di Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.
Il 30 dicembre scorso queste ong erano state informate che, entro 60 giorni
dall’avviso, per rinnovare le autorizzazioni a loro rilasciate erano obbligate a
fornire alle autorità israeliane gli elenchi del proprio personale palestinese.
Di queste ong ‘bersagliate’ dal bando del governo israeliano 17 si sono
appellate alla magistratra israeliana perorando la sospensione dell’ingiunzione:
“Un ricorso congiunto senza precedenti e che arriva dopo diversi tentativi di
mediazione andati a vuoto, oltre che decine di appelli da tutto il mondo per
chiedere che venga garantito l’aiuto umanitario a una popolazione devastata da
bombardamenti e fame – spiega Alberto Sofia su Il Fatto Quotidiano (ANBAMED) –
Tutto mentre a Gaza più della metà della popolazione continua a vivere in campi
senza acqua potabile e servizi di base, mentre il sistema sanitario è totalmente
distrutto e mancano medicinali e attrezzature mediche. In questo contesto gli
aiuti entrano con il contagocce e il lavoro degli operatori resta essenziale per
portare acqua e assistenza medica”.
Ieri, 26 febbraio, in oltre 50 città italiane di fronte ad altrettanti ospedali
sono stati svolti dei flash-mob in solidarietà con le ong colpite
dall’ingiunzione (alcune foto nella rassegna in calce) e contemporaneamente
veniva ‘lanciata’ la petizione rivolta ai governanti e alla società civile da
numerose persone, in particolare operatrici e operatori della sanità, e
associazioni che operano per la pace, in difesa dei diritti umani e del diritto
internazionale.
Tutti possono aderire all’appello, il cui testo è riportato qui di seguito,
compilando il modulo online e confermando la sottoscrizione all’email che ne
richiede la conferma.
> NO LISTE, NO BERSAGLI. STIAMO CON LE ONG, STIAMO CON GAZA
>
> Noi operatrici e operatori della sanità e associazioni che operano per la
> pace, in difesa dei diritti umani e del diritto internazionale esprimiamo la
> nostra solidarietà a Medici Senza Frontiere, a Oxfam e a chi delle 37 ONG a
> cui Israele ha negato il permesso di operare a Gaza rifiuterà di consegnare
> alle autorità israeliane le liste del proprio personale palestinese,
> ritenendola una richiesta incompatibile con i principi umanitari e con il
> dovere di protezione dei lavoratori e delle comunità assistite. Questa
> decisione coraggiosa non è un atto di sfida: è un imperativo etico e legale.
>
> Nel marzo 2025, le autorità israeliane hanno annunciato che le ONG operanti a
> Gaza avrebbero dovuto fornire nomi e informazioni sul proprio personale. Il 30
> dicembre è stato poi comunicato che le registrazioni preliminari di 37 ONG
> umanitarie erano scadute e che le organizzazioni avrebbero dovuto cessare le
> attività entro 60 giorni oppure trasmettere tali dati, senza chiare garanzie
> sulla sicurezza degli operatori.
>
> Questa richiesta di delazione mira a costringere le ONG a partecipare alla
> politica coloniale di sorveglianza e controllo dei gazawi, un sistema
> utilizzabile per arrestare, torturare o uccidere operatori sanitari, come
> dimostrato dai dati degli ultimi due anni. Allo stesso tempo, la misura
> contribuisce a screditare le ONG agli occhi dell’opinione pubblica nazionale e
> internazionale, ponendole in una situazione di scelta comunque sbagliata.
>
> I dati parlano con drammatica chiarezza. Nel 2022 a Gaza erano presenti 16.259
> operatori sanitari, di cui il 18,2% impiegato presso organizzazioni non
> governative. Dal 7 ottobre 2023, circa 1.700 di questi professionisti sono
> stati uccisi — il 10,4% dell’intera forza lavoro sanitaria — con un’età media
> all’uccisione di 38,8 anni e una perdita stimata di 68.089 anni di vita.
>
> Tra i sanitari uccisi, 15 appartenevano allo staff di Medici Senza
> Frontiere. Parallelamente, 656 operatori sanitari sono emigrati al di fuori di
> Gaza, mentre oltre 360 sono stati illegalmente detenuti dalle forze
> israeliane.
>
> La violenza contro il personale sanitario non si limita a Gaza. Anche in
> Cisgiordania si è assistito a un drammatico incremento degli attacchi contro
> le strutture e il personale sanitario da parte delle forze israeliane. Secondo
> i dati consolidati di Insecurity Insight sugli attacchi alla sanità nel
> territorio palestinese occupato tra il 7 ottobre 2023 e settembre 2025, sono
> stati registrati 778 episodi in Cisgiordania e Gerusalemme Est, con 12
> operatori sanitari uccisi e 161 arrestati.
>
> In questo contesto, consegnare i nomi dei colleghi palestinesi significherebbe
> trasformarli in potenziali bersagli, esporli ad un ulteriore rischio di
> arresto o uccisione e violare il nostro dovere legale ed etico di proteggerli,
> oltre a tradire i principi fondamentali dell’azione umanitaria. Allo stesso
> tempo, impedire alle ONG l’ingresso a Gaza significa privare centinaia di
> migliaia di gazawi da cure essenziali e violare nuovamente il diritto
> internazionale.
>
> L’accesso umanitario non è opzionale, né condizionale o politico: è un obbligo
> legale sancito dal diritto internazionale umanitario.
>
> Dal 7 ottobre 2023 Israele ha parzialmente o completamente bloccato l’ingresso
> degli aiuti umanitari a Gaza, aggravando una crisi umanitaria e sanitaria
> senza precedenti. Gli ospedali operano senza i materiali più elementari:
> garze, antibiotici, anestetici, soluzioni fisiologiche, materiale chirurgico.
> Physicians for Human Rights ha documentato come perfino i bisturi siano stati
> classificati come materiale “dual use” e bloccati all’ingresso.
>
> Anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, Israele non ha rispettato
> gli accordi sull’ingresso degli aiuti: secondo Al Jazeera, al 9 dicembre
> 2025 il cessate il fuoco era stato violato almeno 738 volte, con 377
> palestinesi uccisi e solo il 38% dei camion concordati effettivamente
> autorizzati a raggiungere le proprie destinazioni.
>
> Il 29 gennaio 2026, le Forze di Difesa Israeliane hanno riconosciuto come
> accurate le cifre del Ministero della Salute di Gaza: oltre 71.000 palestinesi
> uccisi da Ottobre 2023. Per più di due anni, questi dati sono stati
> sistematicamente screditati come “propaganda di Hamas” da funzionari
> israeliani, canali mediatici Occidentali e persino dal Congresso degli Stati
> Uniti.
>
> Il Congresso Americano ha addirittura vietato per legge ai dipartimenti
> governativi di citare le statistiche del Ministero della Salute di Gaza,
> contribuendo attivamente alla delegittimazione di una fonte che, storicamente,
> si è dimostrata affidabile.
>
> Israele stesso ha confermato ciò che organizzazioni internazionali
> indipendenti e articoli apparsi su prestigiose riviste scientifiche
> sostenevano da tempo: questi numeri sono reali. Anzi, sono conservativi non
> includendo le migliaia di persone ancora sepolte sotto le macerie né i morti
> per fame, infezioni e malattie prevenibili. Studi pubblicati su The Lancet
> stimavano, già a luglio 2024, che il bilancio reale potesse superare i 100.000
> morti.
>
> A Gaza si è assistito al più grave crollo dell’aspettativa di vita mai
> registrato, passando da 75,5 a soli 40,5 anni da ottobre 2023 a settembre
> 2024. Con i civili che rappresentano oltre l’80% delle vittime e circa 20.000
> bambini uccisi, a Gaza si registrano le più alte percentuali di uccisioni di
> civili e di bambini mai documentati in un singolo contesto di violenza
> organizzata contro una popolazione.
>
> Non sono solo le prove empiriche e di salute pubblica a corroborare il
> verdetto di genocidio, ma anche le posizioni ufficiali di IAGS, Commissione
> d’inchiesta ONU, Amnesty International, Human Rights Watch, B’Tselem e
> relatori speciali ONU, tutti concordi nel riconoscere che a Gaza è in corso un
> genocidio.
>
> Chiediamo pertanto ai nostri governi e alla società civile di:
>
> ● esprimere un forte sostegno e solidarietà alle ONG che proteggono il loro
> personale rifiutando di consegnare liste che potrebbero trasformarsi in
> elenchi di bersagli;
>
> ● esigere che Israele rispetti il diritto internazionale e garantisca il
> proseguimento delle attività delle ONG sul territorio;
>
> ● garantire l’ingresso degli aiuti umanitari come stabilito dagli accordi.
>
> Le Convenzioni di Ginevra non sono suggerimenti. La protezione del personale
> medico non è negoziabile.
>
> Quando a un’organizzazione umanitaria viene imposto di scegliere tra
> consegnare i nomi dei propri colleghi a una forza che ne ha già uccisi 1.700,
> arrestati illegalmente e torturati oltre 360 in poco più di due anni, oppure
> cessare le operazioni, è la scelta stessa a rivelare la natura del regime che
> la impone.
>
> Stiamo con MSF e Oxfam. Stiamo con le ONG. Stiamo con Gaza.
>
> Il silenzio è complicità. L’azione è dovere.
Per informazioni: digiunogaza@gmail.com
Redazione Italia
Tag - digiuno per Gaza
10 dicembre: testimonianze e flash-mob in tutta Italia
In occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani le reti di
operatrici e operatori della sanità #DigiunoGaza e Sanitari per Gaza lanciano la
mobilitazione nazionale per chiedere la liberazione degli oltre 90 sanitari
palestinesi detenuti illegalmente nelle carceri israeliane.
Le iniziative verranno svolte mercoledì 10 dicembre tra le ore 10 e 19 davanti a
e all’interno di ospedali e strutture sanitarie di tutta Italia.
LA SANITÀ NON SI IMPRIGIONA
I sanitari palestinesi ancora detenuti nelle prigioni israeliane sono circa 94,
lo scorso ottobre Israele ne ha liberati 55 in seguito all’accordo di cessate il
fuoco.
La loro età media è 38 anni, 80 provengono da Gaza e il resto dalla Cisgiordania
e sono 17 medici, 30 infermieri, 14 paramedici, 15 dirigenti e impiegati
amministrativi, 2 farmacisti e 1 tecnico sanitario.
Nell’ultimo report di Healthcare Workers Watch sono riportati i loro nomi e
informazioni su di loro e sulla loro detenzione.
Ricordiamo che il personale sanitario palestinese ha pagato un costo altissimo
nel genocidio compiuto dall’esercito israeliano: sono oltre 1.700 i sanitari
palestinesi uccisi in questi due anni (qui l’elenco). La più grande strage di
personale sanitario mai registrata in questo secolo.
Chiediamo al personale sanitario di tutta Italia di mobilitarsi mercoledì 10
dicembre per manifestare la propria solidarietà ai colleghi palestinesi
illegalmente imprigionati e chiedere al governo, alle istituzioni sanitarie e
scientifiche italiane che si attivino al più presto per ottenere da Israele
la liberazione immediata dei sanitari palestinesi illegalmente imprigionati dal
governo israeliano.
Tra loro il pediatra Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan
nella Striscia di Gaza, arrestato nel dicembre 2024 dall’esercito israeliano,
ancora detenuto senza nessuna accusa formale e sottoposto a “condizioni estreme
di fame, tortura e isolamento”, come tutti i sanitari palestinesi incarcerati.
Ecco le azioni previste per mercoledì 10 dicembre a cui sono invitati a
partecipare tutti gli operatori e le operatrici del sistema sanitario, e non
solo:
* indossare su camici e divise i cartellini con i nomi e le foto dei sanitari
palestinesi detenuti (scarica i cartellini, stampali a colori e
distribuiscili tra colleghe e colleghi) e continuiamo ad indossarli fino a
che non saranno liberati;
* all’interno o all’esterno degli ospedali esporre i poster per tutta la
giornata;
* postare foto e video sui social-media, sempre con la ‘parola chiave’
#LiberiTutti;
* tra le 10 e le 19 organizzare flash mob davanti a ospedali e strutture
sanitarie di tutta Italia con i poster (scarica i poster e stampali a colori)
e con cartelli che chiedono il rilascio dei sanitari palestinesi detenuti;
* scattare foto del flash mob e pubblicarle sui social-media con la ‘parola
chiave’ #LiberiTutti;
* partecipare alla maratona online “Una giornata di lavoro e solidarietà per
Gaza” che si svolgerà dalle ore 17 sul canale Youtube @digiunogaza con
collegamenti dagli ospedali di tutta Italia e durante la quale verrà lanciata
la raccolta fondi a sostegno dell’ospedale Emergency di Al-Qarara, nella
striscia di Gaza.
Sono già 31 gli ospedali che parteciperanno alla mobilitazione: Toscana,
Piemonte, Emilia Romagna e Lazio le regioni con il numero più alto di ospedali
coinvolti, ospedali in Lombardia, Campania, Liguria, Umbria, Puglia,
Trentino-Alto Adige e altri potrebbero aggiungersi nei prossimi giorni.
In alcuni la mobilitazione si estenderà per tutta o parte della giornata e
vedrà, oltre ai flash mob, altre iniziative.
Ad esempio, a Trento, oltre a due flash mob alle 13 e alle 17, è prevista
all’interno dell’ospedale S. Chiara una mostra sui sanitari palestinesi detenuti
e la doppia proiezione del film Gaza: doctors under attack alle ore 17.30 e alle
19.30 presso l’Auditorium dell’ospedale.
Promossa da personale sanitario delle reti #DigiunoGaza e Sanitari per Gaza la
giornata “La sanità non si imprigiona” è aperta alla partecipazione di
cittadine, cittadini, associazioni e movimenti.
Chiunque voglia organizzare presso il proprio ospedale un flash mob o altre
iniziative per i sanitari palestinesi detenuti trova indicazioni e materiali
utili a questo link (è importante comunicare sede e orario scrivendo
a digiunogaza@gmail.com).
Redazione Italia
Finta tregua e occupazione reale
Bombardamenti e demolizioni di case in tutta la Striscia. Israele prosegue il
suo piano per la deportazione strisciante e graduale, rendendo il territorio
inabitabile. Ieri sono state compiute 27 violazioni del cessate-il-fuoco. 24
civili uccisi e 87 feriti, portando il numero delle persone assassinate dalla
data di firma della finta tregua a 342.
Le truppe israeliane proseguono le demolizioni sistematiche e ricorrenti di case
ancora in piedi, anche se diroccate da precedenti bombardamenti. L’obiettivo è
di rendere la Striscia inabitabile. È un’altra forma di aggressione militare e
una violazione della finta tregua. Le demolizioni hanno interessato zone ad
ovest della linea gialla, costringendo migliaia di famiglie ad un ennesimo
sfollamento.
La popolazione è costretta a vivere ammassata in condizioni estreme, in zone
senza servizi, senza acqua e con migliaia di tonnellate di detriti attorno.
L’arrivo dell’inverno inasprisce le condizioni di vita, in assenza di case o
tende. “Il divieto all’ingresso di macchinari per movimento terra è una politica
programmata per la deportazione”, ha affermato un ufficiale della protezione
civile.
In Cisgiordania intanto gli occupanti israeliani hanno confiscato ieri 1042
donum nella valle del Giordano, per la costruzione di strade di collegamento
segregazioniste, per soli ebrei, tra le colonie ebraiche illegali. Un duplice
danno per la popolazione nativa: toglie terre agricole ai villaggi palestinesi e
rende molto più difficile il movimento alla popolazione assediata.
Non si contano le invasioni militari nelle città e villaggi palestinesi. Un
ragazzo ferito gravemente a el-Ram, a nord di Gerusalemme. La città maggiormente
presa di mira ieri è stata Nablus, con l’ingresso nel centro commerciale
cittadino di carri armati e mezzi cingolati di trasporto truppe. Una
dimostrazione di forza punitiva ed inutile, che mirava soltanto alla distruzione
del manto stradale.
22 novembre “Giornata nazionale di digiuno x Gaza”
Si è svolto ieri, sabato 22 novembre, il digiuno per Gaza nella forma di un
impegno nazionale. Più di trenta associazioni hanno aderito e si sono mobilitate
con iniziativa pubbliche in solidarietà con la popolazione di Gaza e con il
diritto del popolo palestinese alla libertà ed autodeterminazione. Molti media e
social ne hanno parlato.
Il digiuno a staffetta prosegue fino alla conclusione vera dell’aggressione
militare. Per non voltare la faccia dall’altra parte. Per far sentire ai bambini
palestinesi che siamo al loro fianco. “Oltre il digiuno, Gaza nel cuore”. Si
propone di devolvere il costo di un pasto a favore di una raccolta fondi per la
Palestina. Il link: https://gofund.me/4c0d34e2c
Nel pomeriggio, dalle 17:00 alle 20:30 si è tenuto un incontro online, con la
partecipazione di tre esponenti palestinesi: da Ramallah, Magida Al-Masri, del
Consiglio Centrale palestinese, esponente del Hirak Shaabi (Mobilitazione
popolare) che aveva indetto lo scorso settembre lo sciopero della fame mondiale
in occasione dell’assemblea generale ONU dedicata alla Palestina. Al Masri è
vice segretaria generale dell’FDLP.
Un altro intervento apprezzato è stato quello di Asmaa Khaked Al-Hasanat,
direttrice di Al-Najdah (soccorso sociale). Il libraio di Gerusalemme, Ahmad
Muna, ha quindi descritto la discriminazione che subisce la cultura palestinese
per mano del regime israeliano che occupa la città. Devastazione nella libreria,
sequestro di libri, arresti con accuse assurde e poi dover pagare per il
rilascio, malgrado non ci fossero né imputazioni né condanne.
È stato deciso di dedicare la giornata alla figura del Mandela palestinese,
Marwan Barghouti, da 23 anni in carcere in Israele.
Incontro per la Giornata Nazionale del Digiuno per Gaza – YouTube
Libertà per Marwan Barghouti
Il giorno 24 si terrà la seconda riunione organizzativa per avviare la campagna
italiana in favore della liberazione dei prigionieri politici palestinesi e in
particolare mettere fine alle torture e ai maltrattamenti. Al centro di tale
campagna vi è l’obiettivo di salvare il Mandela palestinese, Marwan Barghouti,
da 23 anni in carcere. Di seguito l’Appello:
Campagna internazionale per la liberazione dei prigionieri politici palestinesi
– Anbamed
Libia
Blogger assassinata a Tripoli. Un crimine contro una donna moderna e
indipendente in pieno giorno, nella capitale Tripoli. Khansaa Al-Mujahid, 34
anni, è blogger molto apprezzata. Non per il suo impegno politico o sociale è
stata uccisa, ma molto probabilmente per il fatto di essere la moglie di un
politico di Zawia, Muadh al-Manfukh.
La donna è stata inseguita mentre era nella sua auto da diverse altre macchine
guidate da uomini armati; poi, quando è scesa per tentare la fuga a piedi, è
stata raggiunta e crivellata di pallottole.
La zona dove è stata assassinata ricade sotto il controllo di una milizia
guidata dal fratello del ministro dell’interno.
Blogger libica assassinata a Tripoli – Anbamed
ANBAMED
22 novembre: ‘Giornata nazionale di digiuno per Gaza’
L’iniziativa inaugura la settimana di mobilitazioni culminante il 29 novembre,
48ª Giornata Mondiale di solidarietà con la Palestina, promulgata dall’ONU nel
1977 con la Risoluzione 32/40B.
Tra i promotori spicca ANBAMED, che ha lanciato l’idea dello Sciopero della fame
a staffetta contro il genocidio praticato da sei mesi e tre giorni dai primi
gruppi e altri che si sono via via aggregati (elenco aggiornato).
Oggi, rammentando che dopo Stati Uniti e Germania, l’Italia è il terzo paese
esportatore di armi in Israele (rapporto ONU) ed è ancora aperta la raccolta
firme di Oxfam-Italia per l’appello CHIEDI AL GOVERNO ITALIANO DI NON ESSERE
COMPLICE che, ricordando il pronunciamento della Commissione d’inchiesta
dell’ONU del 16 settembre 2025 in cui è confermato che nella Striscia di Gaza è
stato effettuato un genocidio e che la Convenzione sul Genocidio del 1948
richiede agli Stati firmatari di impiegare ogni misura appropriata per prevenire
e reprimere gli atti di genocidio, invoca “L’invio di ogni tipologia di
armamenti a Israele viola il diritto internazionale umanitario e deve cessare
immediatamente”, ANBAMED informa che…
Risoluzione per Gaza proposta dagli USA – La versione finale della bozza è stata
approvata dal Consiglio di sicurezza dell’ONU con 13 voti a favore e 2 astenuti,
cioè senza l’approvazione di Russia e Cina. Tenendo in considerazione la fragile
situazione a Gaza, con l’astensione la Cina ha voluto evitare il veto al testo
che autorizza la formazione di un Board of Peace, un organo di
“governance transitoria”, fino al 31 dicembre 2027 presieduto da Trump.
L’ambasciatore cinese Fu Cong ha motivato la decisione dichiarando che è un
testo “carente sotto molti aspetti” e che negli accordi postbellici in esso
delineati non è esplicitamente ribadito un fermo impegno per la soluzione dei
due Stati e non viene garantito un ruolo centrale all’Autorità Nazionale
Palestinese e all’ONU stessa.
Giornalisti: 3 dispersi a Gaza e 26 imprigionati in Israele – Il Centro
palestinese per la protezione dei giornalisti ha invitato le Nazioni Unite, la
Federazione internazionale dei giornalisti e le commissioni internazionali di
inchiesta ad adottare misure urgenti, per scoprire la sorte dei tre giornalisti
palestinesi arrestati da Israele nella Striscia di Gaza, la cui sorte resta
sconosciuta da oltre due anni. Israele continua a detenere 26 giornalisti
palestinesi, tra cui i tre giornalisti (Nidal Suhail Al-Wahidi, Haitham Jamal
Abdel Wahed e Ahmed Essam Al-Agha) che sono stati fatti sparire forzatamente dal
momento del loro arresto, avvenuto il 7 ottobre 2023, senza consentire alle loro
famiglie o ai loro avvocati di conoscere il luogo della loro detenzione e le
condizioni nelle quali vivono, nei campi di concentramento del deserto del
Negev.
Cisgiordania: attaccato al-Jab’a, un piccolo villaggio a sud-ovest di Betlemme –
L’attacco si è verificato lunedì sera. I coloni ebrei israeliani hanno
incendiato case e automobili. L’incursione ad al-Jab’a rientra in una crescente
ondata di violenza, intensificata in autunno in concomitanza al raccolto delle
olive. L’Ufficio Umanitario delle Nazioni Unite ha riferito che ottobre ha
registrato il numero più alto di attacchi da parte di coloni israeliani da
quando è iniziato il monitoraggio, con oltre 260 incidenti che hanno causato
feriti e danni materiali. Questo dato si aggiunge ai 2.660 attacchi documentati
quest’anno fino alla fine di settembre. Da gennaio ad oggi nel 2025 in
Cisgiordania sono stati uccisi 690 palestinesi.
GAZA
Risultati degli esami di maturità – Nei giorni scorsi sono stati pubblicati gli
esiti. Tra i diplomati è risultata promossa con un voto eccellente (96,7 / 100)
la 18enne Dhuha Nazmi Abu Dalal, del campo profughi Nuseirat. Ma lei non lo
saprà mai: poco dopo l’annuncio del cessate il fuoco è stata assassinata insieme
a 18 persone della sua famiglia, tra cui sua madre e i suoi 6 fratelli.
Traffico di esseri umani – In questi giorni il Sud Africa ha aperto un’indagine
sul caso che ha coinvolto 153 gazawi che, ingannati con mezzi subdoli
dall’agenzia Al-Majd, condotta da un cittadino israeliano-estone legato a
un’unità delle IDF specializzata nel trasferimento di palestinesi da Gaza, sono
stati trasferiti da Israele a Nairobi e poi nello stato sudafricano.
Situazione umanitaria – L’esercito israeliano vieta l’ingresso di cibo,
medicinali, tende e coperte. Anche i macchinari per movimento terra, necessari
per far fronte alle alluvioni nei campi di sfollati, sono stati bloccati ai
valichi. A Gaza, la situazione umanitaria resta sempre preoccupante dopo le
forti piogge di venerdì. Lo ha ricordato il portavoce dell’ONU, Stephane
Dujarric. “Si stima – ha detto – che oltre 13 mila famiglie siano state colpite
dalle inondazioni”. Dalla firma dell’accordo a Sharm Sheikh, sono state rimosse
100 mila tonnellate di detriti. Tuttavia, “quasi 58 milioni di tonnellate di
macerie restano sparse per tutta la Striscia di Gaza”. Uno dei pericoli maggiori
è la presenza di bombe inesplose e di trappole esplosive nascoste appositamente
dall’esercito israeliano, in scatole di cibo e giocattoli. Sono 59 le persone
uccise da simili esplosioni, per lo più bambini dilaniati mentre giocavano.
Alla Giornata nazionale di digiuno per Gaza indetta il 22 novembre, dedicata al
‘Mandela palestinese’ Marwan Barghouti, detenuto in carcere in Israele da 23
anni, e che propone di devolvere il costo di un pasto per contribuire a una
raccolta fondi per la Palestina, hanno già aderito numerose associazioni e
possono aggregarsi collettivi, coordinamenti e gruppi che vi parteciperanno.
GIORNATA NAZIONALE DI DIGIUNO PER GAZA
A Gaza non c’è pace e non è rispettato dall’esercito israeliano neanche il
fragile cessate-il-fuoco. Non solo, ma la popolazione palestinese soffre la fame
e, adesso, anche il freddo. Israele ha vietato l’ingresso nella Striscia dei
camion con coperte e tende.
Quella palestinese non è soltanto una questione umanitaria, ma politica. È
necessario un impegno di tutti e tutte per l’affermazione e l’applicazione del
diritto e la legalità internazionale. Con il nostro digiuno individuale e
collettivo vogliamo aprire un varco per il disarmo, il dialogo e la ricerca di
spazi comuni, contro ogni prevaricazione, odio, discriminazione o sopraffazione.
Per tali motivi, gli organizzatori hanno inteso dedicare la giornata del 22
novembre alla figura del Mandela palestinese, Marwan Barghouti, da 23 anni in
carcere in Israele.
In tale appuntamento del 22 novembre ci sarà nel pomeriggio, dalle 17:00 alle
20:00, un incontro online, aperto a tutti e tutte, con la partecipazione di
esponenti palestinesi della società civile di Ramallah, Gaza e Gerusalemme est
(Con traduzione consecutiva).
Si propone ai digiunatori di devolvere il valore di un pasto alla campagna di
raccolta fondi a favore di realtà della società civile palestinese, che operano
nei settori dell’assistenza sanitaria, contro la fame e povertà e per la difesa
nonviolenta delle terre dei contadini palestinesi. È una misura volontaria, ma
raccomandabile, per dare concretezza al nostro agire solidale. Seguirà un
comunicato specifico, con tutti i dettagli
Le organizzazioni e i comitati territoriali firmatari che convocano la giornata
nazionale di digiuno in solidarietà con la popolazione di Gaza e per
l’affermazione dei diritti nazionali del popolo di Palestina si impegnano di
proseguire, nei giorni e mesi futuri, le mobilitazioni con tutti i metodi di
lotta nonviolenta, dal digiuno, al boicottaggio, fino alla realizzazione di una
pace giusta e duratura per tutti i popoli della regione.
Invitiamo tutte le realtà impegnate sul tema della Pace, della solidarietà
internazionale e per l’educazione alla non violenza di aderire, scrivendo
a: anbamedaps@gmaail.com (anche per ottenere il link all’incontro online)
L’incontro online sarà trasmesso in diretta su You Tube.
ANBAMED
La partecipazione dal basso, protagonista della Storia
A chi ci rimprovera di manifestare soltanto per Gaza ed i palestinesi quando nel
mondo sono in atto decine di altre guerre altrettanto sanguinose, rispondiamo
che a Gaza non c’è nessuna guerra, bensì il massacro sistematico da parte
dell’esercito di uno Stato “democratico” nei confronti di una popolazione inerme
di uomini, donne e bambini. E proprio il fatto che si tratti di uno Stato
“democratico” deve farci interrogare sul ruolo delle democrazie moderne e se, in
questo presunto scontro di civiltà, noi siamo realmente i buoni e gli altri sono
sempre i cattivi.
Sono parole forti, ma non provengono dalla bocca di uno dei tanti attivisti
della Global Sumud Flotilla o partecipanti delle cento manifestazioni che si
sono svolte in questi giorni in altrettante piazze d’Italia: a pronunciarle è un
sacerdote al termine di una celebrazione domenicale in una chiesa di Palermo
davanti a decine di fedeli che già ben conoscono come la pensa il loro parroco
sul genocidio perpetrato da Israele. Lo scorso Natale, davanti alla
rappresentazione in chiesa ha fatto esporre la bandiera palestinese, un segno
tangibile di solidarietà che oggi molti presbiteri condividono nella pratica
quotidiana del loro agire.
Dopo gli scioperi proclamati dalla Cgil il 19 settembre scorso e dalle
organizzazioni sindacali di base il 22 settembre successivo con cortei
partecipatissimi in più di ottanta città italiane, è apparso chiaro a tutti come
su un tema così importante e delicato non sono le organizzazioni politiche
tradizionali a detenere quella capacità di mobilitazione delle masse che tanto
aveva caratterizzato le lotte politiche degli anni ‘60 e ‘70, bensì risulta
molto più forte la mobilitazione dal basso spinta dai movimenti sociali che
riescono, cosa oggi non più scontata, a portare nelle piazze centinaia di
migliaia di persone e ad alimentare una presa di coscienza collettiva che in
questi ultimi due anni ha radicalmente trasformato il sentire comune sul dramma
del popolo palestinese.
Per restare nell’ambito della chiesa cattolica, due sacerdoti da sempre
impegnati sul fronte dei diritti civili e sociali, Cosimo Scordato e Franco
Romano, hanno recentemente evidenziato, dalle colonne del Giornale di Sicilia,
che al crescente disimpegno di una sempre maggiore fascia di popolazione dalla
politica istituzionale, espressa anche con il massiccio astensionismo, fa da
contrappeso la nascita di movimenti per la salvaguardia del pianeta
dall’emergenza climatica, per il risveglio di una coscienza democratica e, non
ultime, iniziative come quella della Global Sumud Flotilla finalizzata a portare
gli aiuti umanitari a Gaza ad una popolazione ridotta allo stremo.
Per Scordato e Romano, queste iniziative producono due importanti risultati:
stimolare le rappresentanze politiche, sociali e sindacali a un ripensamento
radicale della loro azione, che è diventata sempre più distante dalle esigenze
della vita quotidiana e dalle istanze etiche continuamente emergenti, e la
riscoperta del gusto della partecipazione diretta, laddove i cittadini, non
sentendosi rappresentati si riappropriano dell’azione pubblica per realizzare i
loro desiderata senza tante mediazioni.
Si tratta di analisi e sollecitazioni che provengono da uomini della chiesa
cattolica la quale, dopo la grande stagione dell’apertura al mondo da parte di
Francesco, sul piano istituzionale sembra sia tornata ad una gestione più
prudente delle questioni scottanti che affliggono la nostra società, pur
rimanendo l’unica grande istituzione capace di aggregare le persone e di
mobilitare le coscienze nonostante le forti contraddizioni al suo interno.
Così come, a livello politico, c’è ancora una figura che prova a
controbilanciare l’inerzia del governo che si accompagna alla palese ostilità
nei confronti degli attivisti che con coraggio portano avanti la loro azione
dimostrativa. Il Presidente della Repubblica ha riconosciuto il valore
dell’iniziativa della Flotilla un attimo dopo che la Meloni l’aveva bollata come
irresponsabile e finalizzata esclusivamente a contrastare il suo governo (come
se si trattasse di una iniziativa solo italiana). Certo, da Mattarella è assai
improbabile aspettarsi una presa di posizione radicale nei confronti dello Stato
di Israele, il quale fa carta straccia dei basilari principi del diritto
internazionale, e infatti le critiche avanzate da sinistra all’invito del Capo
dello Stato a rinunciare a raggiungere le coste di Gaza sono pienamente
legittime; tuttavia, non si può negare che il riconoscimento dell’azione
condotta dagli attivisti imponga una inversione di rotta agli organi dello Stato
rispetto ai comportamenti fino ad ora messi in atto.
Comunque si concluda l’iniziativa della Flotilla, essa ha segnato un ulteriore
importantissimo passo a favore di una mobilitazione globale contro le politiche
di sterminio fin qui perpetrate: l’augurio è che possa tornare a prevalere la
ragione, ma dopo lo show di Netanyahu all’ONU quest’ipotesi risulta quanto mai
remota.
Per questo la mobilitazione continua ed uno dei prossimi appuntamenti è fissato
per il 2 ottobre alle ore 21 con l’iniziativa 100 ospedali per Gaza con flash
mob davanti agli ospedali di tutta Italia per il popolo palestinese e per i 1677
operatori sanitari uccisi nella striscia. I promotori invitano tutti a portare
torce elettriche, lampade e lumini per illuminare simbolicamente la notte di
Gaza. La lista degli ospedali ed il modulo di adesione si trovano su
www.digiunogaza.it: a Palermo l’appuntamento, a cui sono stati invitati tutti i
cittadini, è sempre alle 21 di fronte all’ospedale Civico, al Policlinico,
all’Ospedale dei Bambini e a Villa Sofia.
Enzo Abbinanti
Digiuno per Gaza a Careggi Firenze : le foto
Una foltissima partecipazione questa mattina a davanti all’ingresso
dell’ospedale di Careggi dei lavoratori ospedalieri al presidio per il digiuno
per Gaza. Da mezzogiorno alle due è stato un susseguirsi di nuovi scatti per le
foto con la scritta “Io digiuno per Gaza” di coloro che fra un turno ed un
altro e nelle pause hanno voluto partecipare al presidio.
Evento promosso da I sanitari per Gaza di Firenze , BDS italia , Digiuno per
Gaza con la adesione di molte associazioni ed anche di numerosi cittadini.
Anche nel resto della regione e in tutta italia con azioni spontanee davanti
agli ospedali si sono radunati gli attivisti che con questo atto non violento
hanno mostrato la necessità di fermare il genocidio Israeliano a Gaza.
ph Cesare Dagliana
Digiuno per Gaza Careggi ph Cesare Dagliana Digiuno per Gaza Careggi Digiuno per
Gaza Careggi ph Cesare Dagliana Digiuno per Gaza Careggi Digiuno per Gaza
Careggi Digiuno per Gaza Careggi Digiuno per Gaza Careggi Digiuno per Gaza
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Careggi
Redazione Toscana