La guerra non è mai la soluzione
Il recente attacco del 28 febbraio condotto da Stati Uniti e Israele contro
l’Iran non è un atto isolato, né un incidente della storia. È l’ennesima
manifestazione ben pianificata di una logica imperiale che traveste
l’aggressione da difesa, la supremazia da sicurezza, la guerra da necessità
morale, l’imperialismo capitalista da democrazia. Lo sappiamo, ogni potenza,
quando colpisce, invoca la prevenzione; ogni bomba viene ben avvolta da un
linguaggio tecnico, chirurgico, inevitabile e perfino da parole di pace.
Ma sappiamo già chi pagherà ilprezzo di tale violenza, le vittime restano sempre
le stesse: bambine, lavoratori, poveri, giovani mandati a morire, famiglie che
perdono casa e futuro, i popoli oppressi. E sappiamo anche che il disordine che
seguirà a questa aggressione favorirà nuove guerre e ulteriori fanatismi.
I regimi possono essere contrastati e abbattuti solo dai propri popoli ed è
sicuro che anche i movimenti popolari che hanno contrastato in questi anni il
regime iraniano saranno travolti dall’arroganza imperialista americana. Che sia
chiaro, non esistono guerre umanitarie, né bombardamenti liberatori. Le guerre
sono scelte politiche non fattori naturali. Esiste una struttura globale di
dominio che si alimenta della paura, del nazionalismo e della sottomissione
volontaria. I governi parlano di minacce esistenziali, ma l’unica minaccia
permanente per i popoli è proprio il continuo e storico intreccio creato dagli
Stati, tra potere militare, interessi economici, mafie e propaganda mediatica.
La vera sicurezza nasce dalla giustizia sociale, dalla cooperazione tra i
popoli, dalla fine del saccheggio economico che alimenta i conflitti. La vera
prevenzione è smantellare le strutture Statali che producono guerra: basi
militari, complessi industriali bellici, alleanze fondate
sulla minaccia permanente e tutte le leggi statali repressive che colpiscono
ogni forma di dissenso.
Alle guerre bisogna rispondere con la diserzione. Disertare significa oggi,
anzitutto, disertare la propaganda, rifiutare l’odio etnico e religioso,
rifiutare la retorica della guerra inevitabile, rifiutare la paura della libertà
vera. Significa sostenere l’obiezione di coscienza, proteggere chi si oppone
agli imperialismi, costruire reti di solidarietà internazionali dal basso.
Significa opporsi alla militarizzazione delle nostre società e dei nostri
territori da Birgi fino al MUOS e a Sigonella; difendere spazi di autonomia,
mutualismo, organizzazione diretta.
Critichiamo senza ambiguità ogni forma di imperialismo, da qualunque bandiera e
Stato provenga. Denunciamo l’ipocrisia di chi parla di diritto internazionale
mentre lo calpesta. E ricordiamo che nessun popolo è nostro nemico.
Se c’è una fiamma da accendere, è quella della solidarietà tra oppressi.
Se c’è una diserzione da attuare, è quella dall’obbedienza cieca.
Se c’è una rivoluzione da preparare, è quella che rende impossibile la guerra
perché rende impossibile il dominio sulle nostre vite.
Che le coscienze si sveglino. Che la paura diventi rabbia. Che il potere sappia
di non poter contare più sulla nostra passività e sulla nostra paura di essere
libere/i.
Contro ogni Stato. Contro ogni regime.
Contro la Guerra imperialista, Diserzione, Solidarietà Internazionale.
Solo una società di liberi e uguali spazzerà ogni imperialismo.
fas.corrispondenza@inventati.org
Redazione Sicilia