La schedatura dei docenti, l’antifascismo e il tarlo della scuola del ’68
Ha fatto, e giustamente, scalpore l’iniziativa di Azione studentesca di
Pordenone che ha proposto una schedatura (nelle loro intenzioni su base
nazionale, cosa che pare stia avvenendo considerato il clamore generato)
dei/delle docenti di sinistra; in pratica si invitano gli studenti e le
studentesse a segnalare i docenti di sinistra che fanno propaganda e a indicare
qualche esempio particolarmente eclatante.
Siamo riusciti a visionare direttamente il questionario, accedendo dal QRcode
del volantino diffuso dalla stessa organizzazione (clicca qui per il volantino e
il QRcode) e, tuttavia, anche quanto apparso sui quotidiani nazionali è
sufficiente per inquadrare questa iniziativa di uno dei bracci giovanili di
Fratelli d’Italia, il partito che è al governo del nostro Paese. La stessa
organizzazione che ritiene che durante le lezioni di educazione civica non si
debba parlare di Antifascismo, come risulta dalla locandina allegata in basso.
La questione dei “docenti di sinistra” da attenzionare non è cosa solo degli
ultimi mesi; già Salvini alcuni anni fa aveva tuonato contro i/le docenti e i
libri scolastici di sinistra e negli ultimi mesi direttamente il Ministro
dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara è intervenuto a più riprese, con
atti anche molto gravi come quello delle ispezioni sul caso di Francesca
Albanese.
Si tratta di attacchi pesanti alla libertà di insegnamento e al pluralismo che
la stessa Costituzione (memore della fascistizzazione della scuola anche
attraverso il “Testo unico di Stato”) assegna alla scuola pubblica italiana.
Le destre, in tutte le sue articolazioni, dal ministro giù giù fino alle sue
organizzazioni giovanili, hanno dichiarato da tempo guerra a quelli che chiamano
i “cattivi maestri” che avrebbero indebolito l’autorevolezza e la disciplina
della scuola. Si tratta di un attacco che fa il paio con quello agli organi
collegiali democratici che guidano (o dovrebbero guidare) la scuola, è lo stesso
attacco che porta a fare della scuola insieme formazione del capitale umano e
bacino di reclutamento anche ideologico verso la militarizzazione della società.
L’intento, esplicito ed esplicitato, è farla finita con la scuola uscita dalla
grande stagione del ’68, una stagione che ha democraticizzato la scuola e ha
cercato di assegnarle pienamente il ruolo stabilito dalla Costituzione.
Quella che è sotto attacco complessivo (e non da oggi) è la scuola come luogo di
formazione del sapere critico, la scuola concepita come formazione di cittadini
consapevoli perché sì, lo confessiamo, nelle scuole si continua a parlare di
accoglienza e si lavora per decostruire la paura del diverso e il razzismo.
Nelle scuole si parla di pace tra i popoli e non di patrie e di interessi
nazionali da difendere con le armi; a scuola si parla delle guerre in corso e
persino delle responsabilità delle multinazionali nel disastro climatico; nelle
scuole, mentre la Lega e altre forze politiche cercano il consenso urlando
contro le moschee e la loro costruzione, si continua a parlare di dialogo tra le
diverse culture e le diverse religioni.
E informiamo il ministro e Azione studentesca che per raggiungere il loro scopo
dovrebbero modificare in profondità tutte le antologie scolastiche, che sono
invece tutte impostate su un taglio di vera educazione alla cittadinanza;
dovrebbero poi intervenire ancora più pesantemente di quanto fatto fino ad oggi
sui libri di storia, magari edulcorando il ventennio (come già hanno
pesantemente semplificato e distorto altri passaggi storici).
E questo ovviamente non lo possono fare. Che fanno allora? Usano l’arma
dell’intimidazione e della schedatura. Dopo le ispezioni di Valditara molti e
molte più docenti italiani/e avranno timore di affrontare la questione del
genocidio a Gaza e lo stesso può dirsi della schedatura di Azione studentesca,
che spingerà i/le docenti più timorosi/e ad astenersi dall’affrontare temi di
attualità, così necessari invece per fornire agli studenti e alle studentesse
strumenti di comprensione del mondo.
Siccome da neofascisti di governo non possono operare in profondità sulla
censura, da fascisti intimidiscono per attivare l’autocensura, molto più
sostenibile politicamente e però altrettanto pericolosa.
Ma, ci dispiace per lorsignori, il ’68 ha operato in profondità e molti/e sono
i/le docenti che hanno ben chiara la loro funzione educativa e sociale del loro
lavoro; questi/e docenti non si faranno intimidire perché sanno, avendo studiato
nella scuola democratica che il ’68 ha contribuito a realizzare, che uno dei
pilastri della nostra democrazia è proprio l’art. 33 della Costituzione che ci
assegna piena libertà di insegnamento e che è stato scritto proprio per
proteggere i docenti italiani dai tentativi di fascistizzazione della scuola.
Siamo completamente protetti, anche legalmente, dall’art. 33 e lo difenderemo,
continuando serenamente a svolgere nelle classi il nostro libero lavoro nella
libera scuola pubblica italiana, anche per mezzo degli Appunti Resistenti per la
libertà d’insegnamento pubblicati dall’Osservatorio contro la militarizzazione
delle scuole e delle università.
Serena Tusini, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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