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DI TRALICCI E ORO NERO
> Da Brughiere, 17.04.2026 «Risulta chiaro il concetto che ha determinato la nuova dislocazione dei reparti: ricerca del nemico per batterlo nei suoi punti più delicati» (Diario storico del Comando divisione Garibaldi Carnia, 1945) E così, solo ora abbiamo potuto sapere che a fine marzo l’abbattimento di un solo traliccio in Italia avrebbe bloccato per alcuni giorni il rifornimento di petrolio nell’Europa centrale. L’oro nero infatti, una volta arrivato nel porto di Trieste, viene immesso nell’Oleodotto Transalpino (TAL) il quale pare soddisfi nientemeno che il 40% del fabbisogno petrolifero della Germania, il 90% di quello dell’Austria e oltre il 50% di quello della Repubblica Ceca. Ma tutto quel petrolio greggio non scorre sottoterra lungo migliaia di chilometri per grazia ricevuta, per sola forza d’inerzia. Avendo bisogno d’essere pompato, necessita di energia, tanta energia, proveniente da strutture installate un po’ dappertutto sulla terra. Il traliccio abbattuto, ad esempio, che porta il numero 416 ed è stato posizionato da Terna, è situato a Terzo, un paese piccolino di trecento abitanti sulla strada fra Tolmezzo e Paluzza. Incredibilmente, la notizia del sabotaggio è stata data soltanto dalla stampa tedesca, mentre qui in Italia veniva smentita dal Gruppo TAL (che gestisce l’oleodotto), il quale l’ha definita «notizia destituita di fondamento», preferendo definire l’accaduto «un rallentamento tecnico delle attività»: versione tuttavia smentita a sua volta dalla stessa Terna, la quale viceversa attribuisce a mani «ignote» il danneggiamento della propria linea elettrica. E in effetti le immagini diffuse sono inequivocabili, mostrando alcuni montanti del traliccio tranciati di netto. Quanto ai responsabili dell’azione, avvenuta proprio in un periodo in cui il petrolio scarseggia in tutto il mondo a seguito della guerra scatenata da Stati Uniti d’America ed Israele contro l’Iran, le indagini sono ancora in corso. C’è chi ci vede lo zampino di qualche 007 straniero più o meno deviato, e chi la mano di qualche ribelle nostrano più o meno anarchico. Due ipotesi entrambe comprensibili. La prima, perché il modo migliore per dissuadere il dilagare di cattivi esempi è quello di attribuirli a trame di Stato e giochi di potere. La seconda, perché ad evocarla è il luogo stesso in cui è avvenuto il sabotaggio. Perché la Carnia è terra di resistenza e di anarchia. È qui, in mezzo a queste montagne, che si è formata la prima brigata partigiana d’Italia, è qui che fu creata la prima Zona libera dal nazifascismo (esperienza che durò due mesi, nell’estate del 1944, prima di venir repressa nel sangue), è qui che gli anarchici erano talmente radicati da dare vita a interi paesi. Laddove le forze d’occupazione presidiavano strade e villaggi, i partigiani si muovevano nei boschi, appoggiandosi a malghe e stavoli. Non sarebbe in fondo tanto strano se oggi gli eredi di Aso ripercorressero quegli stessi sentieri di montagna per andare alla ricerca del nemico e batterlo nei suoi punti più delicati.
[Bourges, Francia]: Attacchi incendiari coordinati contro la rete elettrica del distretto militare
> Da Attaque, 07.04.26 Aggiornamento dell’8 aprile: è uscita la rivendicazione (a seguire, estratti degli articoli della stampa di regime) DI FRONTE ALLE GUERRE TRA STATI: INSUBORDINAZIONE E SABOTAGGIO! da Indymedia Lille, 08.04.26 Nella notte tra il 6 e il 7 aprile, abbiamo sabotato la rete elettrica che alimenta la “roccaforte della difesa terrestre nazionale” di Bourges e dintorni, dove scuole militari, la Direzione Generale dell’Armamento Tecnico Terrestre e centri di formazione tecnica convivono con il “primo polo di concentrazione di industriali della difesa in Europa”: l’azienda produttrice di missili MBDA, quella produttrice di cannoni KNDS (Nexter), i fornitori di equipaggiamenti Roxel, Michelin, Mécachrome, Auxitrol, Weston, ASB Aerospatiale e le loro decine di subappaltatori. Le guerre sono l’atto di nascita degli Stati, i loro arsenali e i loro eserciti sono la loro carta d’identità e il loro biglietto da visita. Per gli Stati, la corsa al potere militare è una questione di sopravvivenza, in cui attacco e difesa si confondono, e dove sono sempre le popolazioni a pagarne il prezzo. Le armi non vengono prodotte per le parate del 14 luglio, ma per essere vendute e utilizzate. Questo paese di merda è comunque il secondo esportatore mondiale di tecnologie di morte che fornisce a una sessantina di Stati. Questa militarizzazione genera ovunque obbedienza, conquiste, massacri, stupri, reclusioni e distruzioni. Guerra e Pace sono le false alternative di una strategia di continuità di tutti i poteri: asservire e appropriarsi di tutto ciò che possono ridurre a risorse. Questa cruda realtà viene quotidianamente velata da una propaganda tanto sottile quanto grossolana. Ogni campo manipola gli stessi fili: “l’altro è una minaccia”, “l’altro è un mostro”, “i nostri valori e la nostra causa sono gli unici giusti”, “stiamo solo rispondendo a un’aggressione”. Noi siamo tra coloro che vogliono smantellare i miti che legano gli oppressi ai loro oppressori. Dal fronte alle retrovie, lo sforzo bellico si basa sulla nostra adesione e sulla nostra mobilitazione di massa, proprio come in questo complesso militare-industriale. Qui e altrove, ognuno, attivamente o passivamente, ha la propria parte di responsabilità nel fatto che questa macchina da guerra continui a funzionare. Eppure, lontani dalle gerarchie virili e dal loro fetore disciplinare, cosa ci impedisce di lanciarci, un bel mattino, in una lotta di logoramento contro tutte le guerre e le loro cause, le dominazioni? Opporsi ai fautori di guerra è sempre possibile e assolutamente necessario, quindi disertiamo tutti i ranghi e avanziamo! -------------------------------------------------------------------------------- Estratto da Ici (ex France Bleu) / martedì 7 aprile 2026 […] Un’azione coordinata che, a quanto pare, mirava all’industria della difesa, molto presente a Bourges. Tre siti sono stati colpiti da questi incendi intorno alle 4 del mattino. Si tratta di una stazione di trasformazione a La Chapelle Saint-Ursin, a poche centinaia di metri dal produttore di munizioni KNDS, di un trasformatore a Saint-Florent sur Cher, non lontano da Subdray, dove ha sede il costruttore di missili MBDA, e di un traliccio a Bourges, vicino all’altro stabilimento MBDA. È lì che è stata scoperta la scritta “Azioni contro la guerra”. […] -------------------------------------------------------------------------------- Estratto da France Info, martedì 7 aprile 2026 «Fatti coordinati e di particolare gravità». Rimane l’incomprensione [mah? Più chiaro di così… NdAtt.] nel dipartimento del Cher, questo martedì 7 aprile, dopo la scoperta di danni molto ingenti alle infrastrutture elettriche. Durante la notte, diversi incendi hanno colpito le infrastrutture a Bourges, La Chapelle-Saint-Ursin e Saint-Florent-sur-Cher, come riferito dalla prefettura in un comunicato. A La Chapelle-Saint-Ursin è stata incendiata una sottostazione dell’alta tensione, un sito strategico poiché alimenta le fabbriche dell’industria degli armamenti situate nelle vicinanze. Secondo una fonte della polizia citata dall’AFP, su uno dei siti vandalizzati è stato ritrovato uno striscione con la scritta “Azioni contro la guerra”. […] -------------------------------------------------------------------------------- L’éveil de la Haute-Loire, martedì 7 aprile 2026 Martedì 7 aprile 2026, diversi incendi dolosi hanno colpito impianti elettrici a Bourges, in Chemin de Villeneuve, e a La Chapelle-Saint-Ursin, in Avenue de l’Europe. Secondo le nostre informazioni, si tratterebbe di trasformatori elettrici. Diversi testimoni hanno riferito di aver notato «archi elettrici» intorno alle 4 di martedì mattina. È stata rinvenuta una scritta: “Azioni contro la guerra”. Da notare che gli stabilimenti delle aziende produttrici di missili KNDS (ex Nexter Munitions) e MBDA si trovano nelle vicinanze. Secondo quanto comunicato martedì mattina dalla prefettura del Cher, il costo dei danni ammonterebbe a diversi milioni di euro. La durata prevista dei lavori di ripristino «potrebbe essere di diversi mesi». […] Si stima che 3.000 abitazioni hanno subito interruzioni di corrente in diversi comuni, in particolare a Bourges, Trouy, Marmagne e La Chapelle-Saint-Ursin. Enedis ha ripristinato provvisoriamente l’alimentazione. […]
Un’azione di sabotaggio danneggia una azienda che lavora per Israele nella Repubblica Ceca
Con una rivendicazione sul web, il gruppo che si definisce “Earthquake Faction” ha rivendicato una azione di sabotaggio dello stabilimento della LPP Holding a Pardubice, a 80 km da Praga nella Repubblica Ceca, una azienda che collabora con la fabbrica di armamenti israeliana Elbit Systems. “Hanno collaborato con Elbit Systems […] L'articolo Un’azione di sabotaggio danneggia una azienda che lavora per Israele nella Repubblica Ceca su Contropiano.
March 24, 2026
Contropiano
MEGA PROGETTO “TRANSIZIONE ENERGETICA”: INDIVIDUARE I PUNTI DEBOLI
> Da Antisistema, numero 2, primavera 2024 +++ Sabotaggio: diversi fori praticati nel gasdotto LNG appena completato a Brunsbüttel +++ Camion bruciato nella miniera di Welzow +++ In fiamme un cementificio a Berlino, i dipendenti sono temporaneamente esonerati dal lavoro+++ Decine di persone sabotano la cava di ghiaia a Langen vicino a Francoforte +++ Un incendio vicino a Monaco distrugge una cava di ghiaia insieme a un hangar, un edificio adiacente e diversi nastri trasportatori +++ Sembra che gli atti di sabotaggio nella lotta contro la distruzione della natura si stiano diffondendo. Per lo meno, sempre più ambienti discutono apertamente se le vecchie forme di protesta non abbiano ormai fatto il loro tempo, dato che sono chiaramente inefficaci e portano solo a processi e sanzioni. In un numero sempre maggiore di dibattiti si percepisce un tono di urgenza e chi si stupisce se, data l’impossibilità di cambiare il corso catastrofico degli eventi, sempre più persone ricorrono a mezzi più coerenti? Mentre la stragrande maggioranza dei gruppi ambientalisti e climatici sta lavorando per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e quindi fare pressione sui politici, con mezzi legali o illegali, la gravità della situazione attuale ha portato molti a considerare un’altra opzione: il sabotaggio, l’idea di interrompere il corso degli eventi e causare destabilizzazioni. È chiaro e ovvio chi sia responsabile della continua distruzione del pianeta, chi ne tragga profitto e chi renda la vita sempre più impossibile a tutti gli esseri viventi su questo pianeta: in primo luogo l’industria dei combustibili fossili, le compagnie petrolifere e plastiche, le aziende militari, i produttori farmaceutici e di fertilizzanti, le industrie chimiche, del cemento e dell’acciaio e gli operatori minerari. Responsabilità chiare, ostilità chiare. Vogliamo fare appello a questi attori, influenzare la loro coscienza, richiamare simbolicamente l’attenzione sul loro ruolo? Oppure sabotare la loro attività per porre fine alle loro azioni? Queste sono domande fondamentali che devono essere poste e affrontate nelle lotte, perché da un lato sono il punto di partenza per decidere come vogliamo agire (quantitativamente o qualitativamente?) e dall’altro indicano come vogliamo affrontare le forze autoritarie in generale (cooperare con chi detiene il potere e il suo apparato, compresi polizia e stampa, o affrontarli su tutti i livelli?). Concentrandosi sull’idea di portare la proposta di sabotaggio nei movimenti sociali contro la distruzione della natura, lo scorso anno è nata un’iniziativa chiamata “Switchoff! The system of destruction” (switchoff.noblogs.org). Nell’ambito di questa proposta, sono stati compiuti numerosi attacchi in vari luoghi, ad esempio contro l’industria petrolifera e carbonifera, i giganti dell’automobile e la loro mendace mobilità elettrica, contro l’industria spaziale, contro le infrastrutture estrattive o i partiti politici. Un’iniziativa che cerca di portare la proposta dell’attacco diretto nelle varie lotte ambientali e climatiche. Un tentativo di diffondere qualcosa di diverso dalla speranza ingenua che chi detiene il potere sia disposto a fare delle riforme. Tuttavia, il riferimento reciproco, in qualche modo artificiale, costruito attraverso l’uso di uno slogan comune non è l’unica cosa che accomuna queste azioni: esse cercano di attaccare e sabotare la produzione dannosa, di “spegnere” il sistema con le proprie mani. Sabota-che? Tuttavia, se un sabotaggio vuole colpire un punto in cui l’attacco causi effettivamente interruzioni nelle operazioni economiche, è necessaria un minimo di studio. Bene, parliamo del nemico: l’economia distruttiva per la terra. Una rete globale. Ci sono quelli che sostengono che la base materiale della produzione ad un certo punto andrà verso l’esaurimento. L’economia richiede la disponibilità costante di materie prime, rotte commerciali e manodopera per produrre beni e venderli sui mercati. In questa gigantesca rete economica, tutto è coordinato con precisione. Se mancano determinati componenti, ciò rischia di provocare un enorme effetto domino. Ed è proprio questo problema che sta diventando sempre più urgente: varie materie prime stanno diventando sempre più scarse o la domanda è così grande che non può essere soddisfatta. Allo stesso tempo, le vie di trasporto stanno diventando più complesse e più vulnerabili. Le conseguenze sono fatali: se non ci sono terre rare, non ci sono smartphone, non ci sono app, non ci sono profitti. Se non c’è elettricità o gas, non c’è produzione. Se non ci sono microchip, non c’è tecnologia. Questi pericoli molto concreti stanno tormentando un’ampia gamma di settori economici e stanno dando il via a enormi sforzi per sviluppare nuove infrastrutture. A questo livello, la narrativa dell’attuale “transizione energetica” è anche un enorme motore economico per guidare un imponente cambiamento strutturale nell’economia. Di seguito vengono evidenziati tre aspetti specifici, ciascuno dei quali riveste un’importanza fondamentale per il sistema industriale: – Reti energetiche: una delle più grandi ristrutturazioni dell’economia “verde” sta avvenendo nel settore energetico. Un obiettivo fondamentale per l’economia tedesca è, ad esempio, la produzione di idrogeno in vari paesi (Namibia, Arabia Saudita, Cile, Argentina, Nord Africa, ecc.) e la costruzione di condotte per l’idrogeno in Germania e in Europa. Oltre alle condutture verso la Danimarca, la Norvegia e la Francia, è prevista la costruzione di una rete di tubature lunga 9700 chilometri all’interno della Germania, per la quale verrà utilizzato il 60% dei vecchi gasdotti di gas naturale. L’idrogeno è destinato a sostituire la carenza di gas russo per la produzione industriale. A tal fine, nel Sud del mondo vengono costruiti giganteschi impianti di energia solare ed eolica per produrre idrogeno, che può essere trasportato, convertito in ammoniaca e poi riconvertito in Europa. I politici tedeschi agiscono in modo coloniale quando fingono che nel Sud del mondo esistano delle “zone bianche” la cui distruzione e cementificazione con migliaia di turbine eoliche non darebbe fastidio a nessuno. Questo è esattamente ciò che sta accadendo nelle ex colonie tedesche come la Namibia, un paese in cui l’allacciamento alla rete elettrica è tutt’altro che scontato. Il fatto che il passaggio dal gas naturale e dal petrolio all’idrogeno abbia qualcosa a che fare con la protezione del clima si rivela rapidamente un argomento pretestuoso, poiché le grandi emissioni di metano derivanti dalla combustione di idrogeno possono essere “neutre in termini di CO2”, ma sono tutt’altro che “rispettose del clima”. La “transizione energetica” è un progetto economico guidato dallo Stato con obiettivi geopolitici, militari ed economici. Mentre la rete dell’idrogeno viene ampliata, anche la rete elettrica deve essere potenziata. A causa della crescita della mobilità elettrica, è necessaria una quantità sempre maggiore di elettricità. Allo stesso tempo, nella rete europea si verificano costanti fluttuazioni di tensione, che possono essere compensate solo con una rete resiliente. La Germania importa anche grandi quantità di elettricità. Un esempio assurdo: Stadtwerke München ottiene la sua energia elettrica così “verde” da enormi parchi eolici nel nord della Svezia, che si trovano nel territorio degli indigeni Sami e che sono stati recentemente dichiarati illegali perché interferiscono con l’allevamento delle renne dei Sami. In ogni caso, la rete elettrica tedesca è troppo debole per trasportare tutta l’energia elettrica importata dalle turbine eoliche del nord quando il vento è favorevole. Al fine di rendere la rete elettrica tedesca più resiliente è ora in fase di realizzazione un asse nord-sud da 4 gigawatt, il cosiddetto SuedLink, una linea ad alta tensione lunga 700 chilometri che è stata oggetto di discussione per anni. L’obiettivo è quello di portare l’elettricità generata dalle turbine eoliche offshore dal Mare del Nord alla Germania meridionale. Questo progetto è di enorme importanza per la sicurezza energetica dell’industria. Anche l’ultimo piano del governo di costruire 20 nuove centrali elettriche a gas, che dal 2030 funzioneranno a idrogeno anziché a gas naturale e che in generale hanno lo scopo di compensare le fluttuazioni nell’approvvigionamento di energia eolica e solare, è in linea con questo obiettivo. – Microchip: i microchip (semiconduttori) sono ormai indispensabili per qualsiasi cosa: smartphone, computer, automobili, ecc. La maggior parte di questi microchip viene prodotta a Taiwan. Se la Cina dovesse davvero entrare in guerra con Taiwan, ciò avrebbe conseguenze fatali per la produzione: la crisi del Covid ha dimostrato la fragilità delle catene di approvvigionamento globali, ed è stata particolarmente dolorosa per l’industria automobilistica tedesca. Al fine di ridurre queste dipendenze globali, esistono vari progetti dell’UE (Important Project of Common European Interest) che sovvenzionano progetti di sviluppo nel campo della microelettronica e delle tecnologie di comunicazione “lungo l’intera catena del valore, dai materiali e dagli strumenti alla progettazione dei chip e ai processi di produzione”, con l’obiettivo di consentire la ricerca di tecnologie chiave in Europa, la loro produzione utilizzando materie prime europee ove possibile (anche se questo è ancora pura teoria) e la loro produzione e assemblaggio in Europa. Intel, ad esempio, ha annunciato la costruzione di una “mega-fabbrica” con due stabilimenti per la produzione di microchip vicino a Magdeburgo. L’importanza di questo stabilimento diventa chiara se si considera che il governo tedesco sta sovvenzionando la sua costruzione con 10 miliardi di euro (cinicamente provenienti da un “fondo per la protezione del clima”). L’obiettivo esplicito è l’indipendenza dalle catene di approvvigionamento internazionali. Anche la costruzione di altri tre stabilimenti di microchip viene sovvenzionata secondo lo stesso principio: l’azienda taiwanese TSMC si sta insediando a Dresda (5 miliardi di sovvenzioni da parte della Repubblica Federale Tedesca). Anche Infineon sta costruendo una fabbrica di microchip a Dresda (1 miliardo di finanziamenti) e l’azienda statunitense Wolfspeed sta costruendo una fabbrica di chip a Saarlouis, nel Saarland, con finanziamenti statali. I produttori di chip della Germania orientale sono tutti situati in prossimità strategica delle fabbriche di auto elettriche Tesla e Porsche. Il fatto che il Ministero Federale dell’Economia abbia in parte impedito la vendita di aziende tedesche produttrici di chip ad aziende cinesi, come è successo con ERS Electronics, dimostra quanto l’attività economica sia controllata dallo Stato: l’industria dei microchip simboleggia un settore chiave dell’intera produzione industriale e pertanto non solo è promossa, ma anche diretta e guidata dallo Stato, come in tempi di economia di guerra. –Estrazione mineraria in acque profonde: l’intera produzione high-tech dipende dalla disponibilità di materie prime specifiche quali rame, nichel e terre rare come il cobalto. Queste materie prime vengono estratte principalmente nel Sud del mondo (ad esempio in Congo) e in Cina in condizioni estremamente precarie e devono essere trasportate dall’altra parte del mondo per arrivare in Europa. Inoltre, le catene di approvvigionamento sono soggette a dipendenze e a fattori geopolitici. Non solo la maggior parte delle terre rare proviene dalla Cina, ma la Cina è anche il protagonista e il principale operatore delle miniere in Africa. Se le relazioni si deteriorano o si verificano interruzioni delle rotte marittime, ciò avrà conseguenze fatali. Una possibile alternativa alla dipendenza dalle terre rare provenienti dalla Cina o dalle aziende cinesi è l’estrazione mineraria in acque profonde. Alcuni paesi, come la Norvegia, stanno portando avanti l’ applicazione massiccia di questo metodo estrattivo mai sperimentato prima e hanno aperto un’area vicino alla Groenlandia, grande quanto la Gran Bretagna, all’estrazione mineraria in acque profonde. L’estrazione mineraria in acque profonde prevede l’utilizzo di robot che “raccolgono” noduli di manganese contenenti vari elementi delle terre rare a una profondità compresa tra i due e i tre chilometri sotto il livello del mare e poi li “lavano” direttamente sottoterra, il che è estremamente tossico. L’assurdità di questa impresa è la seguente: le profondità marine sono l’area meno esplorata della terra e ospitano una serie di organismi e animali che finora sono stati studiati molto poco. L’unica certezza che abbiamo riguardo all’estrazione mineraria in acque profonde è che ha conseguenze estremamente distruttive e che il 90% di tutti gli organismi è scomparso dove è stata sperimentata. Non abbiamo idea di quali siano le conseguenze della polvere sollevata, della radioattività rilasciata, delle tracce lasciate dai robot sul fondo marino e della contaminazione con sostanze chimiche per questo enorme e oscuro territorio, i suoi abitanti e gli oceani nel loro complesso. Tutto ciò che sappiamo è che le conseguenze hanno un potere distruttivo che non può essere stimato. In questo senso, il sistema industriale è in grado di distruggere qualcosa di cui non conosce nemmeno l’esistenza e ciò che vi vive. E proprio questo, distruggere qualcosa senza nemmeno immaginarne, figuriamoci comprenderne, la natura, è ciò che si sta pianificando a tutta velocità. Gli oceani sono i polmoni della Terra e l’ estrazione mineraria in acque profonde avrà conseguenze imprevedibili. Il fatto che questo progetto venga attuato con tanta rapidità, nonostante alcuni Stati ne stiano criticando le conseguenze distruttive, dimostra l’importanza delle terre rare per l’intero sistema industriale. Ricerca-chi? Quando parliamo di sabotaggio, parliamo anche di tentativi di localizzare dei punti deboli: gli atti di sabotaggio possono essere tentativi di approfondire le tensioni sociali e forse ispirare altri a compiere atti simili. Ma il sabotaggio può anche essere un tentativo di causare almeno una interruzione temporanea del funzionamento di questa economia letale. Se si vuole colpire dove fa male, è necessario individuare i punti deboli. Ricercare significa non solo “indagare” e “cercare”, ma anche “esplorare”. Il vecchio termine francese “rechercher” significa “vagare alla ricerca” o “cercare attentamente”. Questa parola deriva dal latino ‘circāre’, che significa “camminare intorno a qualcosa, vagare in un’area alla ricerca”. Quindi un po’ di ricerca, un po’ di esplorazione – cercare il terreno nemico e camminare intorno all’obiettivo – e poi colpire. Potrebbe essere interessante esaminare più da vicino i tre punti sopra menzionati: reti energetiche, fabbriche di microchip e attività minerarie, in particolare quelle in acque profonde. Ciascuna di queste tre aree rappresenta un settore chiave dell’industria e del suo megaprogetto di “transizione energetica”. Ciascuna di queste tre aree rappresenta anche un punto debole: un sabotaggio potrebbe avere conseguenze fatali per l’intera economia che sta distruggendo la Terra. L’ attuale periodo di attuazione della “transizione energetica” potrebbe essere un momento in cui molte persone perdono le illusioni sul “capitalismo verde” e sulle “energie rinnovabili” e diventano più ostili al sistema industriale in generale di fronte ai nuovi progetti infrastrutturali distruttivi e alla continua distruzione della natura. O almeno coloro che sono ostili a questo sistema industriale distruttivo diventeranno ancora più determinati a paralizzarlo. Forse la moltiplicazione di diverse forme di azione – sabotaggio, disordini di massa, piccoli attacchi riproducibili – alimentata dalla critica radicale nelle strade e da una crescente disillusione nei confronti della politica può garantire che si diffonda la possibilità di un’azione diretta contro i responsabili della catastrofe industriale. Questa diffusione non deve necessariamente essere quantitativa, forse ciò che sta guadagnando forza e sostegno è la convinzione qualitativa che la via per la liberazione dal sistema industriale inquinante non sia né riformarlo né rinnovarlo, ma distruggerlo. Quindi, agire contro l’economia industriale e contro la rete energetica che sostiene la distruzione della terra. Contro il gigantesco progetto della “transizione energetica”, che non fa altro che rinnovare, espandere e perpetuare l’infrastruttura che devasta il pianeta.
[Caen, Francia]: sabotaggio mezzo riuscito contro gli accordi di libero scambio del MERCOSUR
> Da attaque, 29.01.26 Ricevuto per mail Vicino al Memoriale di Caen sorgono i grandi uffici del Crédit Agricole Normandie e della Banque Populaire et Caisse d’Épargne (BPCE). Queste banche decidono le regole per l’agricoltura. Hanno come vicini la DREAL, AGRIAL e la Camera dell’Agricoltura… Insieme alla BNP Paribas, queste banche investono diversi miliardi in multinazionali che estraggono petrolio e gas in Perù e Colombia, nella foresta amazzonica. Migliaia di ettari di foresta stanno scomparendo e i fiumi sono inquinati… I bambini non possono fare il bagno perché si ustionano… Il Crédit Agricole e la BPCE, insieme a BNP Paribas e Société Générale, hanno investito più di 743 milioni di euro tra il 2013 e il 2022 nell’agricoltura di soia, olio di palma e allevamento di bovini in Brasile. Migliaia, se non centinaia di migliaia di chilometri quadrati di foresta amazzonica vengono distrutti per far spazio a questa agricoltura intensiva. Gli accordi di libero scambio con il MERCOSUR peggioreranno sicuramente questo sporco business. E allo stesso tempo, le autorità ordinano l’abbattimento delle mandrie per evitare la diffusione delle malattie? Eppure, se le pandemie peggiorano, è a causa dell’economia mondiale! Più aumenta la deforestazione, più gli animali domestici e selvatici si incrociano e si trasmettono malattie… Più l’allevamento intensivo aumenta, più gli animali sono deboli e si ammalano… Più la loro carne viene trasportata per migliaia di chilometri, più queste malattie si diffondono e mutano in forme più pericolose, anche se le misure sanitarie sono severe… Influenza spagnola del 1918, influenza asiatica del 1956-1958, influenza di Hong Kong del 1968-1970, influenza aviaria, Covid-19… Come per il riscaldamento globale, le autorità non fanno altro che riprodurre un sistema di morte e infliggerci il prezzo delle conseguenze. Che si tratti della destra, della sinistra, dei progressisti, dei reazionari o persino dei rivoluzionari, non appena altri gruppi di potere prendono il posto di quelli di prima, la situazione non cambia. Preferiamo agire per cambiare le cose in modo concreto, anche se ciò implica non delegare i nostri desideri ad altri e non aspettare un annuncio su larga scala per iniziare a realizzarli. Per unire i fatti alle parole, lunedì scorso, verso le 2 del mattino, un cavo internet è stato tagliato a metà sotto quattro tombini nel passaggio tra le due sedi del Crédit Agricole Normandie e del gruppo BPCE. Mentre il cavo veniva tagliato a metà, qualcuno è apparso alla finestra degli uffici del Crédit Agricole e ha subito capito cosa stava succedendo. Invece di finire il lavoro, è stato necessario scappare. Forse il tizio è si è affacciato perché Internet era appena stato interrotto negli uffici! Sarebbe stato meglio tagliare il cavo da entrambi i lati e distruggerlo altrove, per impedire che venisse riparato rapidamente. Si può almeno vedere che non c’è nulla di complicato nel tagliare un cavo Internet senza farsi male, anche se è necessario prendere precauzioni per non lasciare tracce (come guanti monouso). Un cavo Internet è riconoscibile dal colore verde, mentre il giallo indica il gas, il blu l’acqua e il rosso l’elettricità. Per la fine delle amministrazioni, delle loro banconote e dei loro documenti d’identità!
Disobbedienza, sabotaggio, resistenza
Torino, Askatasuna, pacchetto sicurezza: non cronaca, ma prova generale. Una riflessione per uscire dalla contabilità morale sugli scontri e guardare la macchina sicuritaria: legge, repressione, nemico interno. Tre parole chiave …
February 9, 2026
Osservatorio Repressione
Chi sabota è nemico dell'italia
Queste Olimpiadi non potevano iniziare in maniera migliore. La mattina del 7 febbraio, giorno della cerimonia inaugurale dei Giochi della Vergogna di Milano-Cortina 2026, ben tre sono state le linee…
February 9, 2026
SOTTOBOSKO
Atene (Grecia): Sabotare l’«ordine e la sicurezza» imposti dallo Stato e dalle autorità universitarie attraverso la ristrutturazione dell’istruzione
> Da Actforfreedomnow!, 3 Febbraio 2026 Attualmente, il sistema educativo sta subendo una ristrutturazione, con lo Stato e le autorità universitarie alla ricerca di vari modi per reprimere l’azione sociale e politica all’interno delle università, con l’obiettivo di consegnarle agli interessi delle imprese. Misure disciplinari, orari di apertura, presenza di polizia e guardie di sicurezza, nonché mezzi tecnici di sorveglianza, contribuiscono a creare un quadro di stigmatizzazione degli studenti e dei cittadini, considerati potenziali obiettivi della vendetta dello Stato e dell’università. La situazione socio-politica è tale che, nell’interesse del potere dominante e dei padroni, la riforma dell’istruzione deve essere attuata. La divulgazione pubblica di scandali successivi che coinvolgono lo sperpero di denaro pubblico, i crimini di Stato alle frontiere e sui treni, l’uccisione incessante di lavoratori da parte dei padroni nei campi di schiavitù del profitto, ma anche la collusione delle università greche con lo Stato sionista che sta commettendo un genocidio contro i palestinesi, costituisce un contesto che richiede un necessario rafforzamento della repressione preventiva da parte dei governanti. Di conseguenza, le università, in quanto luoghi centrali di politicizzazione e dissenso, sono al centro di un feroce attacco, con l’ovvio obiettivo di impedire agli studenti, la parte più attiva della società, di agire attraverso l’istituzione di vari metodi di controinsurrezione. Uno di questi metodi è stato l’installazione di telecamere di sorveglianza all’interno e all’esterno del complesso del Politecnico. Tale sorveglianza non era rivolta esclusivamente agli studenti, ma anche ai residenti del quartiere di Exarcheia, dal momento che le telecamere sono state installate sulle vie Bouboulinas, Stournari e Patission. In questo caso, l’obiettivo era senza dubbio quello di espandere, ampliare e, in ultima analisi, integrare le forze repressive – sia fisse che mobili – nel quartiere, al fine di garantire l’attuazione dei piani di turistificazione e gentrificazione di Exarchia. Comprendendo la necessità di contrastare questi piani in termini pratici, ma anche considerando il simbolismo dell’anniversario della rivolta del Politecnico, abbiamo deciso di agire contro le telecamere di sorveglianza. In qualità di attivisti, e in un momento in cui il complesso di Patission era pieno di vita, le telecamere di sorveglianza non potevano rimanere intatte. Man mano che salivamo, le telecamere venivano abbattute. Per raggiungere la libertà, non basta guardare in alto, ma bisogna anche agire. Dobbiamo arrampicarci, usando la giustizia come scala e abbattendo le leggi dell'”ordine e della sicurezza”, in modo che possano cadere dritte sulla testa dei governanti che si associano a tutti gli oppressori alle nostre spalle. Dopo tutto, la giustizia è dalla parte degli insorti, non degli infami e dei conformisti. Esprimiamo la nostra solidarietà a chi lotta contro il capitale, lo Stato e l’autorità universitaria. P.S. Accogliamo con favore azioni simili intraprese da altri individui che rendono il Politecnico uno spazio libero dalle telecamere di sorveglianza. Sabotatori dei piani dell’università e dello Stato per “l’ordine e la sicurezza”
Genova per noi #2 | Intervista a Riccardo Degl’Innocenti sugli scioperi dei portuali a sostegno alla Sumud Flotilla – a cura di Lidia Demontis e Roberto Faure
Una seconda intervista di Effimera sulla situazione genovese e sugli scioperi dei portuali a sostegno alla Sumud Flotilla. Parla Riccardo Degl’Innocenti, genovese, esperto di porti, attivista di The Weapon Watch, Osservatorio sulle armi nei porti europei (www.weaponwatch.net), da sempre al fianco del CALP di Genova.  ***** 1. La vostra mobilitazione è stata un successo, [...]
September 30, 2025
Effimera