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Siria, le forze governative s’impadroniscono del nord-est curdo
L’esercito siriano avanza nel territorio controllato dai curdi . Le Forze Democratiche Siriane (SDF) accusano le forze siriane di violare l’accordo di ritiro, attacando città chiave e giacimenti petroliferi. Gli Stati Uniti hanno esortato le truppe siriane a interrompere l’avanzata attraverso il territorio controllato dai curdi nel nord della Siria, mentre continuano degli scontri con le forze a guida curda per il controllo di postazioni strategiche e giacimenti petroliferi lungo il fiume Eufrate. Durante il fine settimana, le forze governative siriane si sono impossessate del giacimento petrolifero di al-Omar, il complesso del gas Conoco nel governatorato di Deir Az Zor e della diga di Tabqa, nel governatorato di Raqqa. L’operazione è stata annunciata come un risultato militare, ma il suo significato arriva ben oltre le mappe e le linee militari. Tocca la struttura stessa dell’economia politica della Siria e la fragile architettura degli accordi mentre le Forze Democratiche Siriane (SDF) accusano le forze siriane di violare l’accordo di ritiro, attaccando città chiave e giacimenti petroliferi. Nel frattempo, la perdita di controllo delle SDF sulle aree ricche di risorse riduce la loro indipendenza finanziaria e vincola la governance nelle zone precedentemente autonome. Ne parliamo con Murat Cynar
Salari stagnanti divorati dall’inflazione ,regali ai padroni
Stagnazione dei salari reali e aumento delle retribuzioni nominali lorde incapace a compensare l’aumento dell’inflazione, in parte anche per la lentezza dei rinnovi contrattuali (il tempo medio è di oltre due anni) e per gli anomali livelli di crescita dei prezzi registrati nel biennio 2022-2023. È quanto emerge dall’Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti in Italia, appena presentata a Roma e realizzata dal Coordinamento generale Statistico attuariale e dalla direzione centrale Studi e ricerche dell’Inps. Nel settore privato le donne continuano ad avere retribuzioni medie effettive molto più basse di quelle degli uomini. “Si conferma la forbice tra le retribuzioni in base al genere. La retribuzione media annua delle donne, infatti, è circa il 70% di quella degli uomini. A fronte della stagnazione dei salari e alla crescita dell’inflazione senza piu’ meccanismi automatici di protezione del potere d’acquisto dei lavoratori ,si assiste dal 2014 ad un trasferimento di risorse a vario titolo alle imprese per quasi 40 miliardi. Ne parliamo con l’economista Andrea Fumagalli
La grande distribuzione alimenta l’inflazione nel carrello della spesa
l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha acceso la luce sul settore della Grande distribuzione nel settore alimentare . Il tutto parte dalla divaricazione netta che si è determinata negli ultimi anni tra l’inflazione generale e quella dei generi alimentari. In particolare, sulla base dei dati Istat, tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari hanno fatto registrare un incremento del 24,9%, superiore di quasi otto punti percentuali rispetto a quello registrato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo (pari al 17,3%). Alcuni rincari vengono spiegati da eventi eccezionali e dalle normali oscillazioni del mercato: a dicembre cacao e cioccolato in polvere costavano il 20% in più rispetto all’anno precedente, il caffè il 18%, carne e uova quasi l’8%. Si tratta dei prezzi sugli scaffali, che la grande distribuzione ha sempre giustificato con l’aumento dei costi a monte, dalle materie prime all’energia e al packaging ma il sospetto che è non tutti gli aumenti siano realmente legittimati perchè.anche con costi stabili o in calo, la grande distribuzione ha mantenuto prezzi elevati grazie al proprio potere di mercato. Lo squilibrio tra pochi grandi gruppi e molti piccoli produttori che ha inciso sui rincari più dei reali aumenti dei costi e rimanda ad una base produttiva estremamente frammentata che viene penalizzata anche dalle richieste della Grande distribuzioned di corrispettivi per l’acquisto dei servizi di vendita (come l’inserimento in assortimento, le modalità di collocamento dei prodotti a scaffale, le promozioni, il lancio di nuovi prodotti) Le politiche neoliberiste, la deregolamentazione del mercato interno, la spinta verso l’internazionalizzazione dei mercati agricoli con l’illusione che il mercato globale sarebbe continuato a crescere in eterno, la digitalizzazione e l’ingegneria genetica come risposta definitiva all’impatto della crisi climatica sull’agricoltura, oggi mostrano il loro limite assoluto. Non hanno fatto aumentare il reddito degli agricoltori, al contrario rendono il futuro molto incerto. Ne parliamo con Fabrizio Garbarino dell’Associazione rurale italiana
Processo alla resistenza palestinese,Annan condannato in primo grado,Alì e Mansour assolti
La Corte dell’Aquila ridimensiona, almeno in parte, l’impianto d’accusa costruito dalla procura: a fronte dei dodici, nove e sette anni chiesti per Anan, Ali e Mansour, restano “solo” i cinque anni e sei mesi inflitti ad Anan. Ali Irar e Mansour Dogmosh sono assolti per mancanza o non sufficienza della prova: è una formula che consente alla Corte di celare la strumentalità del loro coinvolgimento, utile solo per costruire la fattispecie associativa e mischiare le carte di un’indagine che, di fatto, si sovrapponeva alla precedente richiesta israeliana di estradizione per Yaeesh. Data la povertà del quadro probatorio emerso, la scelta della Corte di condannare comunque Anan rappresenta un precedente grave, che sembra tener poco conto del dibattimento e tanto del clima politico dentro cui questo processo è maturato. Un clima che vede una sempre più crescente criminalizzazione del movimento a sostegno del popolo palestinese ,la magistratura italiana ,lo vediamo anche con l’inchiesta di Genova,diventa la lunga mano dello stato sionista perseguitando la resistenza palestinese in Italia . Fin dalle prime udienze, inoltre, insieme agli atti, sono entrati in aula gli apparati di controllo e militari israeliani: la procura ha provato a introdurre verbali di interrogatori a prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri locali, redatti dalla polizia e dallo Shin Bet, raccolti senza alcuna garanzia difensiva e ricorrendo sistematicamente all’uso della tortura . Alla presenza, anche fisica, di Israele nel processo, si è accompagnato un costante lavoro di cooperazione da parte dell’Italia. Nella gestione del telefono cellulare sequestrato ad Anan, per esempio, inviato alle autorità israeliane che lo hanno utilizzato per localizzare e uccidere gli ultimi componenti delle brigate di resistenza a Tulkarem. Ne parliamo con un compagno che ha seguito il processo all’ Aquila.
La regione prova a riaprire la stanzetta degli antiabortisti al S. Anna di Torino
È di questi giorni la pubblicazione sul sito della Città della Salute e della Scienza l’avviso pubblico legato all’assegnazione della famigerata stanzetta dell’ascolto. Un nuovo bando dopo lo stop del Tar e si candida lo stesso ente di prima. Marrone ne fa ulteriormente elemento di propaganda, mostrando ancora una volta il valore simbolico che questo progetto ha per la destra reazionaria. Una propaganda che si gioca nuovamente sui nostri corpi e sui nostri diritti. Un commento a caldo, insieme al coordinamento salute di Non Una di Meno Torino.
Verità e luce per Christian
Il 29 dicembre 2025 Christian Guercio si toglie la vita nel carcere di Quarto d’Asti. Christian era un uomo di 38 anni, dj ed elettricista, una persona con delle fragilità, una storia di sofferenza psichica e dipendenza nota ai servizi sanitari.L’intervista all’avvocato Lamattina, legale di Christian Guercio, ricostruisce una vicenda che chiama in causa responsabilità profonde e strutturali. In un momento di crisi, una richiesta di aiuto si trasforma invece in un arresto e in una detenzione. Un intervento sanitario diventa un’operazione di polizia, senza adeguate valutazioni cliniche né una reale presa in carico. La detenzione viene usata come risposta alla sofferenza mentale, fino all’epilogo tragico del suicidio in carcere. Nell’intervista emergono i punti oscuri della vicenda e le falle del sistema sanitario, giudiziario e penitenziario, che troppo spesso trattano i soggetti fragili con il solo strumento repressivo e punitivo. Una storia che non riguarda purtroppo solo Christian, ma un meccanismo che continua a colpire le persone più vulnerabili. Una morte che, secondo quanto emerge, poteva essere evitata.
“Governo nemico del popolo, il popolo resiste!”: il 17 gennaio assemblea nazionale a Torino
Il 17 gennaio alle h. 15 al Campus Luigi Einaudi è chiamata l’assemblea nazionale “GOVERNO NEMICO DEL POPOLO, IL POPOLO RESISTE”. Contro lo sgombero del CSOA Askatasuna e gli attacchi agli spazi sociali, contro le politiche di guerra e di impoverimento, per costruire l’opposizione sociale al governo Meloni e al futuro che la destra sta preparando per questo paese, verso il corteo nazionale del 31 gennaio a Torino. Ne abbiamo parlato con un compagno di Askatasuna. Qua il comunicato di indizione: ASSEMBLEA SABATO 17 GENNAIO – ore 15 – CAMPUS LUIGI EINAUDI – verso il corteo nazionale del 31 gennaio a Torino Il Governo Meloni ci vuole in guerra e fa la guerra al popolo: si aggiudica il primo premio per essere il peggior nemico dei lavoratori e lavoratrici e amico dei padroni, amico dei peggiori torturatori libici e nemico degli uomini di pace e di dialogo interreligioso, peggior nemico dei giovani, delle donne, di chi vuole difendere l’ambiente e miglior amico delle grandi aziende belliche che stanno fatturando senza freni. Strizza l’occhio a Trump, indossando il vessillo sovranista per poi stringere mani nei privé dei volenterosi europei. Mostra apertamente il suo fallimento e al contempo l’arroganza di chi comanda a colpi di prescrizioni intimidatorie: su sicurezza, antisemitismo, nucleare, decreti per marginalizzare le aree interne e per estendere le aree idonee, decreti per rendere tabù l’educazione sessuale nelle scuole, decreti di espulsione per chi non è bianco e non è occidentale conditi da inchieste dell’antiterrorismo per chi costruisce solidarietà per Gaza. Affamare – come ha disposto la finanziaria di fine anno – per rendere più ricattabili, aumentare gli anni di lavoro per non arrivare mai alla pensione, istituire la leva obbligatoria come unica prospettiva dei prossimi anni, stilare un piano casa per agevolare costruttori e palazzinari e nessuna misura adeguata per l’emergenza abitativa – al massimo un biglietto di sola andata per un giro di giostra stile Caivano – aumento del 5% del PIL per la spesa militare, sono i diktat dell’autunno-inverno 2025-26. L’impoverimento passa anche attraverso l’attacco alla cultura, alla ricerca, agli spazi sociali. Il Governo vuole affamare i sogni collettivi: si colpisce laddove si crea contro-sapere, dove si custodisce uno sguardo lucido sulle responsabilità di chi ci pone in queste condizioni, dove si tenta di dare gambe a un progetto che possa essere alla portata di tutti e tutte affinché ci si possa liberare dallo sfruttamento del vivere. Sgomberare Askatasuna ha significato fare una prova di forza, una sorta di castigo esemplare per chi ha respirato aria fresca nei blocchi delle stazioni e dei porti, per chi ha fatto sciopero e ha visto che ha funzionato, per chi ha pensato insieme siamo più forti. Ha significato colpire una città, Torino, che di resistenza è simbolo ma anche di pesante crisi, industriale ed economica. Non è tempo per abbandonarsi a ricordi consolatori, è tempo di allargare e ricomporre un fronte unito che sappia organizzarsi e contrapporsi ai piani che il Governo ha pronti per noi. Insieme, indipendentemente da sigle, strutture o organizzazioni, uniti nell’urgenza di agire collettivamente per invertire il senso di marcia. Ci auguriamo che questa assemblea possa costituire uno dei tanti spazi in cui organizzare l’opposizione al governo Meloni: contro la crisi sociale, contro la guerra e contro il genocidio in Palestina.
Guerra globale, capitale globale. Un approfondimento con Sandro Mezzadra.
Alla fine della pandemia, l’intensificarsi dei conflitti armati ha segnato una svolta: la guerra non appare più soltanto come l’esito della competizione tra Stati, ma come uno strumento centrale della riorganizzazione della globalizzazione. I conflitti armati diventano così parte integrante delle dinamiche del capitalismo globale, incidendo sulle catene di valore, sul controllo dei territori e sulla gestione delle popolazioni. Da una prospettiva rivoluzionaria, questa situazione impone una critica radicale della geopolitica quando riduce la guerra a un confronto tra potenze e oscura i rapporti sociali che la rendono possibile. La centralità assegnata agli Stati e ai blocchi geopolitici finisce per cancellare il ruolo del capitale, delle classi e delle forme di sfruttamento che attraversano i confini, normalizzando la violenza come dato inevitabile. In questo scenario, le possibilità di una politica di liberazione e di pace non vanno cercate negli equilibri internazionali, ma nello sviluppo di conflitti sociali dal basso. Le lotte metropolitane — contro la precarizzazione, il razzismo, l’estrazione di valore e la militarizzazione dello spazio urbano — e le esperienze latinoamericane di organizzazione popolare, autogoverno e conflitto sociale, anche nella loro complicata dialettica con forme di governo nazionali – offrono pratiche e immaginari che possono riaprire spazi di trasformazione dentro e contro l’ordine globale esistente. Ne abbiamo parlato con Sandro Mezzadra, autore con Brett Neilson di „The Rest and the West. Per la critica del multipolarismo“
Torino laboratorio di repressione: dagli arresti di giovani minorenni alle novità della Procura si anticipano le tendenze del nuovo ddl sicurezza@1
I giovani minorenni arrestati per aver contestato un volantinaggio razzista e xenofobo davanti alla loro scuola sono ancora sottoposti a misure cautelari quali gli arresti domiciliari da dicembre scorso. Per recarsi a scuola devono essere accompagnati dai loro genitori, per tornare a casa la stessa cosa. In prima battuta era stato loro negato il diritto allo studio. Un colpo all’autonomia, alla socialità, alla formazione di giovani ragazzi e ragazze che stanno pagando preventivamente una “responsabilità” che un processo dovrà ancora stabilire. Nei fatti ciò che si vuole colpire è la volontà e la vivacità di giovanissimi che non hanno voluto lasciare passare sotto silenzio una provocazione fascista condita da propaganda “anti-maranza”. Questo è ciò che viene proposto dal governo Meloni per le giovani generazioni e, a Torino, in queste settimane e mesi si sono verificati moltissimi episodi di questo genere, sono molte infatti le segnalazioni da parte di diverse scuole della città di volantinaggi di Gioventù Nazionale davanti all’ingresso. Insieme a una mamma di una ragazzo agli arresti domiciliari diamo spazio alla vicenda e condividiamo l’urgenza di mobilitarsi in maniera unita per tenere alta l’attenzione su un fatto come questo, anche in vista dell’udienza del riesame del 20 gennaio. Qui un estratto del testo scritto dalla rete di genitori del Liceo Einstein: “Come genitori degli studenti del Liceo Einstein di Torino riteniamo che le misure cautelari (permanenza in casa o detenzione domiciliari per minorenni) disposte dalla Procura ed operate dalle Forze dell’Ordine all’alba del 30.12.2025 nei confronti di ragazze e ragazzi minorenni (oggi indagati per i fatti avvenuti il 27.10.2025 al momento dell’ingresso per la frequenza della prima ora di lezione, presso la sede di via Bologna e per gli eventi svoltisi a Torino nello scorso autunno), rappresentino strumenti sproporzionati e stigmatizzanti che non contribuiscono in alcun modo alla costruzione di una società migliore, né alla formazione di cittadine e cittadini consapevoli: ne chiediamo pertanto e sin d’ora l’immediata revoca, anche al fine di garantire loro il diritto allo studio, al momento formalmente negato.” Anche i docenti del liceo Giordano Bruno hanno scritto una lettera per una scuola inclusiva e aperta, in risposta a un ulteriore volantinaggio di Gioventù Nazionale davanti alla loro scuola di qualche giorno fa. La lettera è stata pubblicata dalla Cub Scuola Università e Ricerca. Torino è per molti versi un laboratorio che anticipa le tendenze generali in ambito repressivo. In queste settimane si sono verificati diversi episodi che vanno nella direzione di una stretta repressiva. In particolare, ci si riferisce alle misure cautelari per altri 8 giovani minorenni arrestati a seguito delle manifestazioni per la Palestina del 3 ottobre 2025. In questo caso le maglie repressive si chiudono intorno a una composizione specifica, scegliendo di condurre un’operazione chiamata “riot” nei confronti di ragazzi di seconda generazione, isolandoli da principio rispetto al resto di chi si è mobilitato in quelle date di sciopero generale. Questo genere di approccio è in linea con il nuovo pacchetto sicurezza che sta venendo definito dal governo: il pacchetto sicurezza bis individua dei soggetti be precisi contro i quali condurre un accanimento puntuale. In primis, le persone non bianche, ormai soprannominate da governo e media “maranza” senza alcuna difficoltà nel riprodurre una narrazione razzista e stigmatizzante, e in secondo luogo le persone che si mobilitano in manifestazioni di piazza e quindi chi dissente. Lo scudo penale per gli agenti è solo una parte di questo decreto e le nuove misure prendono ispirazione da alcuni episodi delle ultime settimane come il tentativo di espulsione di Mohamed Shahin, l’inchiesta nei confronti di Hannoun, le manifestazioni per la Palestina. Zone Rosse, rafforzamento di presidi di polizia, aumento dei poteri per la polizia penitenziaria, operazioni sotto copertura soprattutto in carcere. Aumento dei reati per cui il questore può ammonire ragazzi tra i 12 e i 14 anni, con un’estensione del decreto Caivano. E’ previsto inoltre il divieto di ingresso in determinate zone del centro per chi ha anche solo una denuncia per reati di piazza, vengono liberalizzati i controlli e le perquisizioni preventive con la possibilità di fermi per prevenzione fino a 12 ore disposti direttamente dalla polizia per chi si pensa possa pregiudicare lo svolgimento dei cortei. Si inaspriscono le sanzioni amministrative, quindi escludendole dal diritto penale e dalle minime garanzie, indicando nelle deviazioni, disobbedienza civile, manifestazioni non autorizzate motivo di salassi fino a 20 mila euro. In questo contesto, si iscrive anche un ulteriore fatto inedito come quello per cui la Procura torinese vorrebbe creare un precedente, ossia la richiesta del carcere e dunque l’aggravamento delle misure per Giorgio Rossetto, all’oggi ai domiciliari, a seguito di una sua intervista su Radio Onda d’Urto, in cui il compagno aveva espresso alcune considerazioni in seguito allo sgombero dell’Askatasuna (come viene raccontato qui). Alla redazione di Radio Onda d’Urto va la nostra solidarietà per contrastare il tentativo di intimidire compagni e compagne che svolgono lavoro di informazione dal basso puntuale e lucido. Rispetto a tutti questi temi abbiamo chiesto un commento all’ex magistrato Livio Pepino