Impatto della guerra sull’infanzia: didattica per la scuola primariaGianluca Gabrielli è figura nota a chi frequenta il sito dell’Osservatorio
contro la militarizzazione delle scuole e delle università. È autore di numerosi
testi e articoli di pedagogia e didattica, sulla valutazione standardizzata e le
mosse contrastive per riuscire a “farne a meno”, sul militarismo che sta di
nuovo asfissiando le aule scolastiche.
Gabrielli anima, inoltre, un blog che ospita contributi sui suddetti temi, «Per
chi suona la campanella». Il titolo ripropone quello di una raccolta di racconti
pubblicata anni fa: memorie personali autentiche, passate alla lente della
favola che spesso riveste di un’aura nostalgica, ma anche angosciante, i nostri
ricordi (AAVV, Quando suona la campanella. Racconti di scuola Manifestolibri,
Roma, 2006).
Maestro e Storico: metto in questo ordine le attività di Gianluca Gabrielli
perché entrambe sono annodate e costituiscono quella che è la sua personalità di
uomo e di professionista. L’esercizio dell’arte e della professione docente
conferisce accenti importanti e, potremmo dire, riorganizza i suoi studi
storici. La storia dell’Infanzia nel Novecento, nello specifico durante il
periodo fascista, accende nella sua didattica quotidiana una particolare
attenzione verso quei bambini e bambine che, in una classe multietnica, gli
effetti delle guerre li hanno sulla pelle. Effetti del vecchio e nuovo
colonialismo, espresso di recente in toni elogiativi nelle pagine del testo
Nuove Indicazioni Nazionali per il Curricolo del Primo Ciclo dell’Istruzione
(MIM, 2025), sul quale invito a leggere il parere del Consiglio di Stato, assai
negativo rispetto, non solo ai contenuti, ma alla maldestra forma (09/09/2025
n. 829).
Se sulla genericità del concetto di bambino e bambina, fuori da contesti
storici, di etnia, di classe, su queste pagine si è già detto, proponiamo una
piccola riflessione sulla locuzione-triade “bambini, donne, anziani”. Utilizzata
nelle operazioni di salvataggio, sottolineata come aggravante nelle operazioni
di violenza bellica condotte contro la popolazione civile, la locuzione, oltre
l’uso quasi banalizzato, rinvia al nodo della cura della vita, al suo esordio,
al nascere e alla sua fine. Di questo nodo il cardine è la donna che tale
funzione di cura continua a esercitare, spesso in forma esclusiva, malgrado la
presunta fine delle forme più escludenti del Patriarcato.
Dare la vita e vederla perdersi in una trincea, in un bombardamento e, come ha
scritto un narratore spagnolo rispetto alla Guerra Civile, en las casas vacias,
le case svuotate, denudate dalla guerra. Casa che è anche la Terra Madre, come
sa Gianluca che di educazione ecologica si occupa, nell’atto unico dell’educare.
L’articolo che proponiamo è complesso, la bibliografia rende ragione degli
approfondimenti. Si tratta, a un tempo, di un contributo per tutti e di una
messe di suggerimenti didattici per insegnanti, non solo di primaria, come si
può vedere dall’indice dei capitoli:
https://www.novecento.org/storia-e-didattica/didattica-in-classe/prima-dellarticolo-11-dalleducazione-
-del-fascismo-al-ripudio-della-guerra-della-nostra-costituzione-7094/#proposta.
Attendiamo la pubblicazione dell’ultima fatica di Gianluca Gabrielli, Storia
attiva per la scuola primaria. Percorsi esperienziali per scoprire il passato in
modo attivo e coinvolgente per i tipi della Erickson. Per l’autore ogni traccia
è degna di esser esplorata, discussa, di ogni reperto si può raccontare la
memoria e inserirlo nel percorso della Storia ufficiale.
Sul tema relativo a infanzia e guerra preme rimandare alla lettura del numero
doppio nn 56/57 12/2025 Guerra all’Infanzia, pubblicato dal Dipartimento di
Studi Storici e Linguistici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Sottolineo
soprattutto l’importanza dei primi quattro interventi e il contributo della
nostra Cristiana Ronchieri disponibili a questo link sul nostro sito.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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