[2026-03-25] NON SI SGOMBERA UN IDEA @ LOA AcrobaxNON SI SGOMBERA UN IDEA
LOA Acrobax - Via della Vasca Navale 6, Rome, Metro B San Paolo
(mercoledì, 25 marzo 18:30)
E’ necessario parlare di “𝙣𝙤𝙞”. Un noi collettivo e cittadino che tra piazze
e strade, relazioni decennali e nuove generazioni, tra quartieri distanti km e
milioni di persone, costituisce una comunità vitale e un’intelligenza collettiva
potentissima.
Per questo vi invitiamo 𝙢𝙚𝙧𝙘𝙤𝙡𝙚𝙙ì 25 𝙢𝙖𝙧𝙯𝙤 𝙤𝙧𝙚 18.30 𝙖𝙙
𝘼𝙘𝙧𝙤𝙗𝙖𝙭 𝙥𝙚𝙧 𝙪𝙣’𝙖𝙨𝙨𝙚𝙢𝙗𝙡𝙚𝙖 𝙘𝙞𝙩𝙩𝙖𝙙𝙞𝙣𝙖 su sgomberi e
minacce repressive ma, sopratutto, su possibilità, alternative e lotta. 🗣️
Per questo 𝙨𝙖𝙗𝙖𝙩𝙤 28 𝙢𝙖𝙧𝙯𝙤 𝙨𝙖𝙧𝙚𝙢𝙤 𝙞𝙣 𝙥𝙞𝙖𝙯𝙯𝙖 𝙘𝙤𝙣
𝙜𝙡𝙞 𝙀𝙦𝙪𝙞𝙥𝙖𝙜𝙜𝙞 𝙙𝙞 𝙩𝙚𝙧𝙧𝙖 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙤 𝙡𝙖 𝙜𝙪𝙚𝙧𝙧𝙖 𝙙𝙚𝙞
𝙧𝙚 𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙧𝙚𝙜𝙞𝙣𝙚! 👑
Per questo vi aspettiamo
𝙙𝙤𝙢𝙚𝙣𝙞𝙘𝙖 29 𝙢𝙖𝙧𝙯𝙤 𝙥𝙚𝙧 “𝘼𝙘𝙧𝙤𝙗𝙖𝙭 𝙘𝙞𝙩𝙩à 𝙖𝙥𝙚𝙧𝙩𝙖” -
una (stra)ordinaria giornata dentro e fuori dall'ex cinodromo della Capitale. 🌞
Mentre nel mondo, sopra le nostre teste, si giocano battaglie di potere e venti
di guerra spirano in tutte le latitudini, il piano del governo italiano, che
evidentemente ha bisogno di nemici interni per avere carte in più da giocare
nella sfida elettorale, va avanti.
Come se fosse un gioco di ruolo si stabiliscono gli obiettivi di quella che è
una rivincita personale, ma anche una necessità: eliminare le “sacche di
resistenza”, togliere di mezzo chi si permette ancora di esprimere il proprio
dissenso, chi costruisce quotidianamente una alternativa e la rende possibile.
QualcunƏ in questi anni l’ha definita anomalia romana, quel complesso ecosistema
di spazi sociali e case occupate, associazionismo dal basso, comitati di
quartiere che come piccoli(grandi)neurotrasmettitori costruiscono connessioni,
generano impulsi, attivano percorsi, costruiscono possibilità per tuttɜ, in una
metropoli complessa e indebitata, laddove ci sarebbe solo cemento, degrado o
abbandono.
In questi primi mesi dell’anno questa anomalia romana comincia ad essere messa
sotto pressione, e dopo aver puntato il faro su Spin Time ed L38 e aver
sgomberato ZK, ora lo spazio LOA Acrobax viene identificato come il prossimo
tassello di quella guerra alle occupazioni che ha preso il via la scorsa estate
con il Leoncavallo, è continuata con Askatasuna, il presidio del Pilastro di
Bologna, minaccia Officina99 a Napoli e adesso punta su Roma.
Articoli di giornale con illazioni su presunte indagini giudiziarie, la lista
degli immobili da sgomberare (redatta dall’allora prefetto Piantedosi ora
ministro dell’interno) che ricompare su giornaletti e giornalacci; influencer
prezzolati che ci dedicano i loro sproloqui; giornaliste d’assalto alla ricerca
di scoop che si insinuano di nascosto; pattuglie in borghese fuori dallo spazio;
pressioni relative alla gestione dell’ordine pubblico in vista delle prossime
mobilitazioni nazionali e della ripartenza della Global Sumud Flotilla.
In questo quadro, una realtà come Acrobax, diventa di slancio una priorità da
colpire. Una realtà che ha spinto e continuerà a spingere sempre in direzione
ostinata e contraria al Governo neo fascista di Fratelli d’Italia.
E lo facciamo con determinazione insieme a tutto quel tessuto sociale che ha
riconosciuto e combatte un indirizzo nazionale e internazionale che vuole
fascistizzare la società. Da Israele all’Ungheria, dall’Italia all’Argentina,
fino ad arrivare agli Stati Uniti.
Perché? Perché siamo contro l’economia di guerra che ci stanno imponendo.
Perché? Perché siamo consapevoli della precarietà che permea il mercato del
lavoro e le nostre vite; consapevoli della pressione fiscale che aumenta,
erodendo sempre di più un welfare già impoverito che non permette alle nuove
generazioni neanche di immaginarlo, un futuro stabile.
Perché? Perché abbiamo ben presente l’idea di città che vogliamo, contro
speculazioni, studentati di lusso e consumo di suolo.
Perché? Perché laddove chiudono spazi noi li apriamo, spalancando orizzonti e
tracciando percorsi di liberazione.
Ci vogliono precariɜ perché sanno che laddove manchi un baricentro stabile la
reazione è inibita, il timore di non avere il tempo cresce e la forza di
immaginare altro si affievolisce, fino a spegnersi.
Ma noi acrobatɜ da anni abbiamo imparato a camminare sul filo, da anni abbiamo
chiaro il nostro di obiettivo che è costruire e non distruggere: costruire una
comunità larga, solidale e accessibile, fatta di relazioni, di sport popolare,
di musica, di cultura, di elaborazione e riflessione politica, di condivisione.
Capace di trasformare, persino migliorare e supportare la vita di chi lo
attraversa. Capace di mettersi in rete con altre realtà per dare corpo e
sentimenti alla possibilità, oltre l’utopia, di un mondo dove il fascismo non
abbia più ragion d’essere.
Conosciamo il nostro valore politico e sociale. Conosciamo quello che si
articola e mobilita nei differenti territori di Roma.
Siamo, insieme a tante, tantissime realtà vive e attive, spazio del possibile,
antidoto all’avanzata di un capitalismo mortifero, fatto di guerre e genocidio e
portato avanti incondizionatamente dagli uomini bianchi eterocis che quel potere
lo incarnano nel più viscido dei modi.
Siamo antidoto all’azzeramento dei diritti, antidoto alla povertà educativa e
sociale la cui forbice si allarga sempre di più a discapito di quelle
soggettività che occupano le fasce più basse della piramide dei diritti e dei
privilegi.
E in questo momento, invece di immaginare una chiusura difensiva, vogliamo
rilanciare e chiamare a raccolta tutte le intelligenze, le lotte e la fantasia
collettiva di questa città, non soltanto per noi ma per tuttɜ.
Perché sotto attacco non ci sono solo quattro mura, bensì un’idea di città e di
vita che non si può sgomberare, né qui né altrove.
Perché la campagna elettorale non si giocherà sulla pelle dell’idea di città e
di vita che quotidianamente rendiamo possibile.
Perché vogliamo essere argine alla deriva in cui ci vogliono trascinare.
Vogliamo essere un’esplosione infestante di forza, determinazione e bellezza.
“Non si sgombera un’idea” dicevamo qualche anno fa. E, a distanza di più di 5
anni, lo confermiamo convintamente perché avevamo e abbiamo chiara l’indicazione
degli zapatisti: Niente per noi, tutto per tutti!
Pensiamo che non si possa accettare di cadere unə alla volta, sarebbe ferita
troppo profonda per noi stessɜ e per la nostra città.
Sappiamo invece quello che ci hanno insegnato le maree: possiamo trasformare
Roma, e non solo, avanzando tuttɜ insieme.