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Donna, vita, libertà: una veglia a Napoli per il popolo iraniano e per la pace
NAPOLI, SABATO 24 GENNAIO – VEGLIA PER IL POPOLO IRANIANO UN GESTO SIMBOLICO NEL SEGNO DELLA PACE, DELLA NONVIOLENZA E DELLA SOLIDARIETÀ AI CIVILI Sabato 24 gennaio alle ore 19:30, in Piazzetta Aldo Masullo (Scale di via Cimarosa), si terrà la “Veglia per il popolo iraniano”, promossa dal Presidio Permanente di Pace IoCiSto insieme all’ANPI – Sezione collinare Romero Aedo. L’iniziativa nasce come gesto simbolico e non violento, per esprimere vicinanza alle sofferenze di una popolazione colpita da anni da sanzioni, isolamento, repressione e dinamiche geopolitiche che ricadono in primo luogo sui civili. In merito alle osservazioni e alle diverse posizioni emerse intorno a questa iniziativa, riteniamo utile chiarire il senso e le intenzioni che l’hanno animata. Il riferimento al popolo iraniano e all’espressione “Donna, Vita, Libertà” non intende proporre una lettura univoca o semplificata degli eventi in corso, né cancellarne la complessità. Vuole piuttosto richiamare un orizzonte universale di diritti, dignità e libertà, che riguarda ogni essere umano, al di là di confini, schieramenti o interessi geopolitici. Riteniamo legittime le differenze di analisi e di posizionamento politico. Condividiamo però un punto che consideriamo essenziale e non negoziabile: il rifiuto di ogni ingerenza militare, di ogni escalation armata e di ogni strumentalizzazione bellica dei conflitti. Nessuna pace può nascere da sanzioni, operazioni militari o guerre per procura. Il principio che guida questa veglia è chiaro: giù le mani dall’Iran, come da ogni altro popolo. Rispettiamo la scelta di chi ha deciso di non partecipare all’iniziativa e auspichiamo che resti aperto uno spazio di confronto, riflessione collettiva e ricerca di convergenze, nel segno della nonviolenza, del dialogo e della pace. Alla veglia sarà presente anche Rosita Shoaei, attivista iraniana, che porterà la sua testimonianza. L’iniziativa è aperta alla cittadinanza. Stefania De Giovanni
January 22, 2026
Pressenza
Veglia per Renee Nicole Good a New York
È l’imbrunire di domenica 11 gennaio, una giornata densa di emozioni. Esco da una stazione della metropolitana che sta a due passi dal luogo dell’appuntamento per ricordare Renee Nicole Good, uccisa a sangue freddo da Jonathan Ross, agente dell’ICE.  L’aria è cambiata, è pungente e non riesco più a stare senza guanti, li recupero nello zainetto e mi infagotto nella kefiah. Devo raggiungere il grande arco di pietra che sta sul lato corto di Grand Army Plaza, progettato da John H. Duncan per dare a Prospect Park un ingresso scenografico. Mentre cammino, lasciandomi alle spalle le luci della strada, mi pare di entrare in un bosco; mi chiedo dove saranno gli altri e scruto ansiosa nel buio; ormai è sera. Intravedo fioche lucine che vanno e vengono. Mi avvicino e appaiono sagome di esseri umani. Si sono raccolti in un angolo della struttura di pietra, dove hanno deposto fiori e candele attorno alle fotografie di Renee e della sua famiglia. Su un pezzo di cartone qualcuno ha scritto “Ricordando Renee Good e tutte le mamme”. Da ogni direzione della piazza, che per buona parte è costituita  da un prato e da alberi non illuminati, vedo figure sbucare dal buio e camminare in direzione della luce.  Poco dopo le 18 un buon numero di persone si è radunato in silenzio, formando un semicerchio per rendere omaggio a Renee, una donna coraggiosa, una mamma e una libera cittadina che ha saputo onorare il senso del vivere, amare e proteggere la comunità. Renee amava scrivere, soprattutto poesie. Una giovane donna nera, con grande compostezza, ne legge alcune. È emozionata, le trema il megafono tra le mani gelate, ma va avanti accorata. L’aria si riempie dello spirito ribelle di Renee e quasi mi sembra faccia meno freddo. Renee parla di libertà. Non sopporta la stupidità, la meschinità e l’ipocrisia; dice No all’arroganza del potere e al suo strumento, la polizia. A che serve? Solo a schiacciarci e impaurirci. Scrive che anela al divino, ma lo cerca nelle stelle, non più nei libri religiosi, che l’hanno delusa. A volte le sue parole sono dure e suonano come incontrovertibili sentenze, ma poi sfumano in elegie quando vuole parlare di un fiore, del mare o di un bambino.  Renee rappresenta tutti i sognatori del pianeta, anime belle che troppo spesso finiscono vittime della banalità del male. Solo nel 2025 l’ICE ha ucciso trentadue persone. Ne vengono letti i nomi, il Paese di origine e l’età. La strage ha interessato l’Asia e l’Europa, dalle Filippine all’Ucraina, ha colpito il Centro-Sud America e l’Africa e non risparmia nemmeno il suolo natio, con vari errori e sviste. La vittima più giovane è un ragazzo di ventidue anni, la più anziana una donna di ottanta. Queste persone, che il governo Trump liquida come immigrati clandestini, hanno famiglie che li piangono. Con la voce rotta un ragazzo legge messaggi arrivati dai parenti. Una donna statunitense ricorda l’amato: era una persona gentile. Visto che non erano sposati, le sono state negate le informazioni durante la detenzione di lui e persino un ultimo saluto alla salma (rimpatriata in un sacco). Una zia ricorda il nipote che lavorava tanto per farli vivere un po’ meglio. Dei bambini che, nella semplicità di chi forse non ha ancora capito tutto, ringraziano il loro papà per le caramelle e i doni che spediva loro. Per ogni vittima rispondiamo in coro “Riposi in pace”. Al termine della lettura un pensiero comune viene declamato: “Cari fratelli e sorelle e cara Renee, non siete morti invano.  Renee, hai agito come una cittadina modello; sappi che ci ispireremo a te”. È la nostra preghiera, di uomini e donne qualunque che oggi, unendoci, cerchiamo di resistere alla barbarie, a qualcosa di cui avevamo letto nei libri di storia e che pensavamo non sarebbe mai più tornato.     Marina Serina
January 13, 2026
Pressenza