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ROJAVA: COSA PREVEDE IL CESSATE IL FUOCO TRA AMMINISTRAZIONE AUTONOMA E DAMASCO? COME CI SI È ARRIVATI?
Oggi, lunedì 2 febbraio 2026, in Siria sono stati compiuti i primi passi per implementare sul terreno l’accordo di cessate il fuoco annunciato nei giorni scorsi dal cosiddetto governo di transizione di Damasco e dall’Amministrazione autonoma del Rojava. L’intesa è stata raggiunta dopo un mese di offensiva su larga scala da parte delle milizie di Al Jolani e di resistenza da parte delle Forze Democratiche Siriane. L’accordo prevede un cessate il fuoco permanente, con l’allontanamento di entrambi gli eserciti dalla linea del fronte, e una road map per l’integrazione delle strutture militari e civili costruite dalla rivoluzione confederale all’interno dello stato siriano. Secondo il testo, le Forze democratiche siriane verrano integrate dal Ministero della Difesa siriano in blocco, come brigate che si occuperanno della difesa del cantone di Cizire (Heseke, Qamishlo, Derik) e del cantone dell’Eufrate, quello di Kobane. Anche le Ypj, le Unità di protezione delle donne, non dovranno sciogliersi, anche se su questo punto le trattative sulle modalità di integrazione sono ancora in corso. Le Forze democratiche siriane non potranno entrare nelle città di Heseke e Qamishlo, ma dovranno limitarsi alle basi fuori città. Così come non vi potranno entrare le truppe di Al Jolani/Al Sharaa. La sicurezza interna delle città sarà garantita dalle forze di sicurezza interna dell’Amministrazione autonoma (Asayish), che verranno integrate dal Ministero dell’Interno di Damasco. Sul piano civile l’intesa prevede il passaggio della gestione di alcune infrastrutture (come i pozzi petroliferi e l’aeroporto di Qamishlo) e dei confini (Semalka, con la regione del Kurdistan in Iraq, e Nusaybin, con lo stato turco) a Damasco, con il mantenimento dei funzionari e dipendenti dell’Ammministrazione autonoma, cui verrà garantito il mantenimento del posto di lavoro. Le istituzioni dell’autogoverno, organizzate da 14 anni secondo il modello del confederalismo democratico, non verranno sciolte e continueranno a svolgere le loro funzioni. In base all’accordo, inoltre, i diplomi e i certificati rilasciati dalle istituzioni educative dell’Amministrazione autonoma saranno riconosciuti dal governo centrale. In questa cornice oggi, lunedì 2 febbraio, un primo contingente di truppe del cosiddetto governo di transizione siriano è entrato – in maniera simbolica e sotto la supervisione delle Forze democratiche siriane – nella grande città di Heseke. Il centinaio di uomini di Damasco, spiegano le Forze democratiche siriane, se ne andranno non appena avranno portato a termine il proprio incarico di supervisione delle prime fasi dell’accordo. Lo stesso dovrebbe accadere domani a Qamishlo. “A questo accordo si è arrivati con la Resistenza. Per un anno Al Jolani ha cercato di imporre una debacle totale alle conquiste della rivoluzione. La resistenza sul terreno e la mobilitazione generale, in Kurdistan e in Europa, di queste settimane hanno fatto capire al regime e i suoi padrini occidentali che non avrebbe conquistato le regioni a maggioranza curda con la stessa facilità con cui ha preso le regioni a maggioranza araba del sud dell’Amministrazione autonoma”, commenta Mattia Berera, dell’Accademia della modernità democratica, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. “Ovviamente è un compromesso: oggi la rivoluzione è abbastanza forte da non accettare meno di questo, ma non è abbastanza forte da ottenere di più”, aggiunge Berera. “Il fatto che l’accordo venga implementato e rispettato è tutto da vedere, perché è stato stipulato con un nemico tra i più feroci. Non è detto che lo stato siriano mantenga la parola data. L’unica garanzia sono la mobilitazione generale della società del Rojava e la Resistenza“. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Mattia Berera, dell’Accademia della modernità democratica. Ascolta o scarica.
February 2, 2026
Radio Onda d`Urto
Siria, i dirigenti curdi firmano un accordo-capestro con Damasco. Reggerà?
Le autorità qaediste ed i dirigenti di quel che resta delle Forze Democratiche Siriane (FDS) hanno firmato un accordo d’integrazione. L’ennesimo. Stavolta qualificato come “permanente” in quanto scioglie diversi nodi lasciati irrisolti precedentemente. La formulazione apparsa sul profilo X delle FDS, confermata dal “ministero dell’informazione” di Damasco, è la seguente: […] L'articolo Siria, i dirigenti curdi firmano un accordo-capestro con Damasco. Reggerà? su Contropiano.
January 31, 2026
Contropiano
ROJAVA: SDF E YPJ RESISTONO, RESPINTI DIVERSI ASSALTI DELLE MILIZIE GOVERNATIVE. KOBANE SOTTO ASSEDIO SENZA ACQUA, LUCE E INTERNET
In Siria prosegue l’attacco totale alla rivoluzione confederale del Rojava da parte delle milizie del presidente autoproclamato Al Jolani, sostenuto dalla Turchia con il favore di Stati Uniti, Ue, Israele e petro-monarchie del Golfo. Nonostante il cessate il fuoco dichiarato martedì sera, i tagliagole dell’esercito governativo siriano continuano ad attaccare le posizioni delle Forze Siriane Democratiche e delle Ypj, poste ora a difesa delle aree a maggioranza curda dell’Amministrazione autonoma sui fronti di Hasake e soprattutto Kobane, città simbolo della resisteza a Daesh dieci anni fa, ora di nuovo sottoposta a un assedio. Damasco, con l’aiuto di Ankara, accerchia il cantone dell’Eufrate, al quale ha tagliato corrente, acqua e internet. Gli abitanti di Kobane e dintorni sono quindi senza servizi e senza cibo, poiché tutte le vie d’accesso sono bloccate. All’assedio governativo si aggiunge l’inverno: Kobane, infatti, è sotto una bufera di neve. Sotto la neve, però, Sdf, Ypg e Ypj resistono e rispondono al fuoco nemico. Nelle ultime ore hanno riferito di aver inflitto pesanti perdite alle bande di Hts e Daesh. Stamattina respinto un tentativo di avanzata sul fronte di Sarrin, sud di Kobane. All’artiglieria e ai droni di Damasco, le Sdf hanno risposto distruggendo vari mezzi militari delle milizie, uccidendo o ferendo diversi miliziani e sottraendo loro le armi. Sempre sotto la neve, dall’altra parte del confine con lo stato turco, nel Bakur (Kurdistan settentrionale), a Suruc, decine di migliaia di curdi continuano a riversarsi verso il confine per unirsi alla Resistenza. In corso duri scontri con la polizia turca. Stesse scene ai confini con la regione del Kurdistan iracheno, dove però le autorità dei partiti nazionalisti curdi al governo stanno facendo passare, al contrario dei soldati turchi che invece hanno sparato sulla folla in diverse occasioni. Proprio in Basur (Kurdistan meridionale), a Erbil, oggi ci sono stati movimenti diplomatici: Mazloum Abdi, comandante delle Sdf, e Ilham Ahmed, rappresentante degli Esteri dell’Amministrazione autonoma, hanno incontrato i leader della regione autonoma del Kurdistan iracheno e Tom Barrack, l’inviato speciale Usa, il quale però avrebbe  ribadito, in sostanza, la linea statunitense: le forze di autodifesa del Rojava devono sciogliersi e integrarsi come singoli nell’esercito siriano. C’è poi il fronte di Raqqa, dove gli jihadisti di Daesh, liberati dai loro compari governativi, sono tornati a sventolare le bandiere nere del sedicente Califfato, mettendo i video in rete. Poco distante, intanto, circondate da tutti i lati e sotto bombardamenti continui, unità anti-terrorismo delle Sdf e delle Ypj continuano a resistere asserragliate nella prigione di Al Aqatan, impedendo la fuga di altri 5mila militanti di Daesh che il governo di Damasco vuole liberare. Dentro tutto il Rojava prosegue la mobilitazione generale, con tutte le persone dai 7 ai 77 anni impegnate nelle strade – in armi o con altri compiti – per difendere la rivoluzione confederale. La chiamata, comunque, è a resistere in tutto il mondo. In Europa cresce la rabbia, a partire dai giovani della diaspora curda, arrivati ieri sotto il Parlamento europeo a Bruxelles, cercando di entrare all’interno contro le complicità dell’Ue con Damasco, visto il recente incontro tra Al Jolani e Von der Leyen, con 620 milioni di euro promessi all’ex esponente di Al Qaeda. La manifestazione è stata attaccata con gli idranti dalla polizia belga. Scene analoghe a Ginevra, in Svizzera, intorno alla sede delle Nazioni unite. Sulle frequenze di Radio Onda d’Urto è intervenuta, per aggiornamenti e un commento, Daniela Galiè, giornalista di Dinamo press che lo scorso autunno si è recata nei territori dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord-est. Ascolta o scarica.
January 22, 2026
Radio Onda d`Urto
La rivoluzione confederale in Siria vive un momento decisivo
Davide Grasso su Dinamopress Il 18 gennaio il governo siriano ha lanciato una grande offensiva contro l’Amministrazione democratica del nord-est (Daa) coadiuvata dalla forte propaganda pro-governativa dei canali vicini alla Turchia e al Qatar, come Al-Jazeera e Middle East Eye, e dalla censura mediatica nei Paesi Nato. La resistenza delle Forze siriane democratiche (Fsd) è stata frammentata a causa di
January 21, 2026
La Bottega del Barbieri
SIRIA: ROJAVA SOTTO ATTACCO. JACOPO BINDI: “È UNO SCONTRO POLITICO TRA OPZIONI DIVERSE PER IL MEDIO ORIENTE”
In Siria l’offensiva su larga scala delle milizie jihadiste di Damasco minaccia l’autogoverno del confederalismo democratico nel nord-est del Paese. Quello appena trascorso è stato un fine settimana di durissimi scontri su tutta la linea di contatto tra le Forze siriane democratiche – l’esercito rivoluzionario del Rojava – e le truppe del governo di transizione di Al-Jolani/Al-Sharaa. “Questa guerra ci è stata imposta. È stata pianificata da molte forze”, ha dichiarato la sera di domenica 18 gennaio Mazloum Abdi, il comandante in capo delle Sdf. Il riferimento è all’evidente intesa tra i sostenitori di Damasco – dagli Usa alla Turchia, dagli stati dell’Ue a Israele – per dare il via libera alle milizie filoturche e liquidare l’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord-est. Dopo l’avanzata, i bombardamenti indiscriminati sui civili, i massacri e le torture nei quartieri a maggioranza curda di Aleppo tra il 6 e l’11 gennaio, le milizie salafite di Damasco hanno ammassato per giorni uomini e mezzi su vari punti del confine tra i territori controllati dal governo autoproclamato e quelli dell’Amministrazione autonoma settentrionale e orientale. Nel fine settimana è iniziata l’escalation. Sabato 17 gennaio, i miliziani dell’esercito siriano hanno teso un’imboscata alla colonna delle Forze siriane democratiche che abbandonava la città di Deir Hafer, a ovest del fiume Eufrate, come concordato per raggiungere un cessate il fuoco. Contemporaneamente, decine di migliaia di uomini delle milizie hanno attaccato le città a maggioranza araba di Tabqa, Raqqa e Deirezzor, entrate a far parte dell’Amministrazione autonoma tra il 2017 e il 2019 nell’ambito della guerra di liberazione dall’occupazione degli jihadisti di Isis. Dopo ore di combattimenti intensi – con pesanti perdite per le Forze siriane democratiche ma anche per l’esercito di Damasco – le forze di autodifesa del Rojava hanno lasciato Tabqa, Deirezzor e una parte del territorio di Raqqa per, ha spiegato Mazloum Abdi, “evitare la guerra civile, con ulteriori uccisioni, in particolare tra i civili, fermare le morti prive di senso e un conflitto i cui esiti non sarebbero stati positivi”. Proprio dall’area di Raqqa ancora sotto il controllo dell’Amministrazione autonoma, la mattina di lunedì 19 gennaio le Forze siriane democratiche e le Ypj (le Unità di protezione delle donne) hanno riferito di attacchi delle milizie governative alle postazioni di guardia della prigione di al-Aqtan, dove sono detenuti miliziani jihadisti dell’organizzazione Isis. Grazie al riposizionamento delle Sdf è stato raggiunto un accordo di cessate il fuoco. Da qui, il presidente siriano Al Sharaa ha annunciato la firma di un accordo per l’integrazione delle Forze siriane democratiche non come battaglioni, ma come singoli combattenti, oltre all’acquisizione del controllo, da parte di Damasco, sulle istituzioni del nord-est, sulle risorse idriche e petrolifere, sui confini. Nessuna conferma, sui termini dell’accordo, dall’Amministrazione autonoma. Sempre Mazloum Abdi ha chiarito ieri sera che si recherà oggi a Damasco proprio per discutere le condizioni del cessate il fuoco e dell’integrazione nello stato siriano. “Questa è una lotta a lungo termine – ha aggiunto Abdi – credo che il nostro popolo, la nostra organizzazione e i nostri compagni vinceranno questa guerra e questa sfida, proprio come hanno trionfato in altre negli ultimi 14 anni”. Gli fa eco l’Unione delle Comunità del Kurdistan, organizzazione ombrello del confederalismo democratico: “Lo spirito della resistenza di Kobane deve sollevarsi!” “Quanto sta accadendo in Siria è un tentativo di sabotare il processo per la pace e una società democratica”, ha commentato dall’isola-carcere di Imrali, in Turchia, il leader e cofondatore del Pkk Abdullah Öcalan, raggiunto domenica 18 gennaio da una delegazione di parlamentari del Partito Dem. “L’esistenza stessa dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord-est, un’opzione politica fondata sull’autogoverno, su idee di libertà e socialiste, che cerca di proporsi come un’alternativa per tutti i popoli della regione superando le divisioni storiche imposte dalle potenze coloniali, è un problema molto grosso per gli interessi delle potenze capitaliste – globali e regionali – rappresentati invece dal governo di transizione siriano di Al-Sharaa“, commenta Jacopo Bindi, dell’Accademia della modernità democratica, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Sul piano della solidarietà internazionale, Rise up 4 Rojava chiama alla mobilitazione, non soltanto a supporto della resistenza nella Siria del nord-est, ma per colpire, con azioni e manifestazioni, tutto l’apparato, militare, politico, informativo, della guerra globale voluta dalle potenze imperialiste e coloniali per i loro interessi. Gli aggiornamenti e l’analisi su Radio Onda d’Urto di Jacopo Bindi, dell’Accademia della modernità democratica. Ascolta o scarica.
January 19, 2026
Radio Onda d`Urto
SIRIA: ROJAVA SOTTO ATTACCO. “NON LASCIAMOLI SOLI”. L’APPELLO DI ALESSANDRO ORSETTI
In Siria, nel silenzio della comunità internazionale e della maggior parte dei media, gli jihadisti al potere a Damasco hanno dichiarato guerra all’Amministrazione autonoma democratica del Rojava, quindi alla rivoluzione del confederalismo democratico nei territori del nord-est siriano. Il cosiddetto esercito siriano – un mix di bande jihadiste e salafite, eterodirette dalla Turchia – prepara l’attacco massiccio contro le forze curde-siriane tra Aleppo e l’ovest dell’Eufrate, nelle località di Deir Hafer e Maskana, dove affluiscono mezzi e uomini spediti da Damasco. Nella serata di martedì 13 gennaio le forze di autodifesa del Rojava hanno respinto un tentativo di avanzata da parte delle milizie di Damasco e Ankara sull’asse del villaggio di Zubaida, nella campagna a sud di Deir Hafer, mentre si segnalano raid aerei effettuati da droni turchi Bayraktar, prodotti anche in Italia dalla Piaggio Aerospace, acquistata l’estate scorsa proprio dal gruppo turco Baykar. Attacchi, con droni e artiglieria, anche sulla Diga di Tishrin, nel cantone di Kobane. “Non lasciamoli soli. Come diceva Lorenzo e come si diceva per Afrin: facciamo sentir loro la nostra presenza, manifestiamo e parliamone!”. È l’appello ai microfoni di Radio Onda d’Urto di Alessandro Orsetti, padre di Lorenzo “Tekosher” Orsetti, internazionalista italiano che nel 2019 ha dato la propria vita per difendere la rivoluzione e il confederalismo democratico in Rojava dagli attacchi dell’organizzazione jihadista Isis. Ascolta o scarica l’intervista.
January 14, 2026
Radio Onda d`Urto
SIRIA: DAMASCO ANNUNCIA L’INVASIONE DEL ROJAVA. LA RIVOLUZIONE CONFEDERALE È SOTTO ATTACCO. “RISE UP FOR ROJAVA” CHIAMA LA MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE
Gli jihadisti al potere a Damasco annunciano di voler invadere l’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est (DAANES). Dichiarata “zona militare chiusa” l’area di Deir Hafer, non distante da Aleppo ma che fa parte dell’autogoverno della Siria settentrionale e orientale. Un attacco sarebbe l’inizio della guerra su larga scala di Al Jolani – sostenuto dalla Turchia – contro la Rivoluzione confederale dei popoli del Rojava e di tutta la Siria nordorientale. Nella sua dichiarazione, il Governo di transizione siriano adotta il linguaggio dello Stato turco, affermando che le Forze siriane democratiche “combattono al fianco del Pkk e persino dei resti di Assad e delle forze…iraniane”. Si trata di un tentativo di legittimare gli attacchi dopo i movimenti di truppe dell’esercito di occupazione turco nella campagna orientale di Aleppo in seguito all’assalto turco-jihadista ai quartieri curdi della grande città siriana. Allo stesso tempo si registra un’intensificazione dei bombardamenti di artiglieria in diversi punti di contatto, compresa la Diga di Tishrin, nel cantone di Kobane, fondamentale per l’approvvigionamento elettrico del Rojava. “Chiediamo – denuncia la campagna internazionale Rise Up For Rojava – a tutti di mobilitarsi contro la guerra e i suoi sostenitori in Siria”. A Brescia raccolgono la chiamata Magazzino 47, Diritti per tutti e Collettivo Onda Studentesca, che hanno lanciato un presidio per le 18.30 di oggi, martedì 13 gennaio, in Piazza Rovetta/Largo Formentone. Su Radio Onda d’Urto, per spiegare le ragioni del presidio a Brescia è intervenuto Giuseppe, compagno del centro sociale Magazzino 47. Ascolta o scarica.
January 13, 2026
Radio Onda d`Urto
ALEPPO: ATTACCHI INDISCRIMINATI DI DAMASCO AI QUARTIERI CURDI. LA CORRISPONDENZA CON UNA COMPAGNA INTERNAZIONALISTA ITALIANA
Siria. Proteste di massa contro l’aggressione jihadista in corso ad Aleppo in molte città del Rojava ma pure del Kurdistan turco, come Amed. Damasco da giorni ha dato l’assalto ai quartieri curdi di Ashrafieh, Sheikh Maqsoud e Bani Zeid. Qui nella notte il ministero della Difesa del governo di transizione siriano ha annunciato un cessate il fuoco temporaneo, a partire dalle 3 del mattino. Damasco parla di “tregua temporanea” minacciando nel contempo nuovamente le forze curde di autodifesa Asayîş e dando loro un ultimatum di poche ore per ritirarsi dall’area, entro stamattina, venerdì 9 gennaio. Fino a pochi minuti prima del cessate il fuoco le milizie salafite del cosiddetto governo di transizione hanno continuano ad attaccare i quartieri autogovernati, con tentativi di entrare con carri armati e cecchini sui tetti. Tentativi respinti sul terreno dalle forze curde di autodifesa, parte del progetto rivoluzionario del confederalismo democratico. In mezzo i civili, 140mila dei quali scappati, con almeno 21 vittime e decine di feriti. Colpito anche l’ospedale Xelid Fecir, dagli attacchi con armi pesanti usate dalle milizie del governo di transizione. Intanto l’Amministrazione autonoma della Siria settentrionale e orientale ha diffuso un comunicato: “Gli attacchi in corso ai quartieri Sheikh Maqsoud e Ashrafieh di Aleppo, compiuti da fazioni affiliate al governo di transizione siriano, costituiscono un atto criminale sistematico che prende di mira direttamente civili disarmati.  L’incapacità di queste fazioni di ottenere qualsiasi progresso militare sul campo li ha spinti ad adottare una politica di bombardamenti indiscriminati e deliberati, prendendo di mira aree residenziali, ospedali e strutture di servizio. Il targeting ripetuto di ospedali e centri sanitari non può essere considerato un incidente o un errore militare; piuttosto, è un atto deliberato volto a paralizzare la vita nei due quartieri. La continuazione di questi gravi crimini e violazioni minaccia di portare a massacri contro i civili.  Riteniamo lo Stato turco direttamente responsabile di questi crimini”. Su Radio Onda d’Urto la corrispondenza dal Rojava con una compagna internazionalista italiana, arrivata in Redazione venerdì 9 gennaio. Ascolta o scarica
January 9, 2026
Radio Onda d`Urto
SIRIA: PESANTI ATTACCHI GOVERNATIVI SUI QUARTIERI CURDI DI ALEPPO. VITTIME CIVILI E ABITAZIONI DISTRUTTE
Nel nord della Siria, ad Aleppo, le milizie di Damasco stanno di nuovo attaccando i quartieri autogovernati, a maggioranza curda, Sheikh Maqsoud e Ashrefiye, che fanno parte dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est (DAANES) anche se sono divisi, a livello territoriale, dal resto della Siria nordorientale. In corso da ieri, martedì 6 gennaio 2026, pesanti bombardamenti di artiglieria. Le milizie, inquadrate nell’esercito siriano, avanzano anche con tank e altri mezzi militari. Le forze di sicurezza interna (Asayish) dei due quartieri curdi resistono e riferiscono di aver respinto 5 tentativi di incursione. L’autodifesa dell’area è stata affidata, infatti, alla sicurezza interna e alla popolazione dopo che le Forze democratiche siriane, le Ypg e le Ypj, si erano ritirate nell’aprile 2025 in seguito a un accordo con Damasco. Gli attacchi delle milizie hanno provocato diverse vittime e decine di feriti tra i civili. In tutto i morti sarebbero 9, tra i quali due donne e un bambino. Significativi anche i danni materiali, con circa 130 abitazioni che risultano parzialmente distrutte dai colpi di artiglieria. Ad Aleppo, in teoria, è in vigore un cessate il fuoco da aprile 2025. Due giorni fa, i vertici militari delle Forze democratiche siriane si erano recati a Damasco per un nuovo round di negoziati con il governo dell’autoproclamato presidente siriano Al-Sharaa. Ieri, il ministro della Difesa della Turchia – grande sponsor di Damasco – ha ribadito che tutti i gruppi armati legati al Pkk devono deporre le armi, comprese le Forze democratiche siriane. Intanto, con la mediazione degli Stati Uniti, Siria e Israele accelerano i colloqui per la normalizzazione dei rapporti. Damasco e Tel Aviv avrebbero concordato l’istituzione di una cellula di intelligence congiunta. Washington propone inoltre una zona demilitarizzata nel sud del Paese (cioè la cessione a Tel Aviv dei territori che ha occupato militarmente). Su Radio Onda d’Urto è intervenuto Tiziano Saccucci, dell’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia (Uiki). Ascolta o scarica.
January 7, 2026
Radio Onda d`Urto
SIRIA: PROTESTE, NEGOZIATI E TENSIONI. IL PUNTO SULLA SITUAZIONE CON MURAT CINAR
In Siria le forze di sicurezza del governo di transizione di Damasco hanno arrestato 21 persone nella regione costiera di Latakia per aver partecipato alle manifestazioni dei giorni scorsi per federalismo e autodeterminazione. La mobilitazione di migliaia di persone era culminata domenica in scontri tra le milizie che compongono l’esercito di Damasco e i manifestanti. Il bilancio è stato di almeno 8 morti. Da ieri, a Latakia, le forze di sicurezza hanno imposto anche il coprifuoco. Le milizie filoturche affiliate a Damasco, intanto, hanno di nuovo violato il cessate il fuoco attaccando con i droni le Forze democratiche siriane – l’esercito dell’autonomia democratica a guida curda nel nord-est – vicino la diga di Tishreen. Le Sdf hanno fatto sapere ieri sera di aver risposto al fuoco causando vittime e feriti tra i nemici supportati dalla Turchia. Il tutto mentre, sulla carta, scade in queste ore l’accordo di cessate il fuoco tra l’attuale governo siriano e le Sdf. I relativi negoziati sull’integrazione delle istituzioni autonome civili e militari del Rojava nello stato siriano, però, sono pressoché fermi, nonostante i contatti tra le parti proseguano. Su questo, ieri, dall’isola-carcere di Imrali è intervenuto Ocalan esortando lo stato turco – grande sponsor di Damasco – a svolgere un ruolo di facilitazione e non di ostacolo verso un accordo che eviti una nuova guerra. Il punto con il giornalista e nostro collaboratore Murat Cinar che oltre alle notizie dalla Siria, ci racconta le manifestazioni che si sono svolte in Turchia la scorsa domenica 28 dicembre, a Istambul e Ankara, contro gli abusi sessuali all’interno delle carceri israeliane. Ascolta o scarica
December 31, 2025
Radio Onda d`Urto