Tag - stato di diritto

Le mele marciano
di Lavinia Marchetti Dalla retorica della “mela marcia” alla devianza sistemica: casi, omertà istituzionale ed espansione normativa dei poteri coercitivi come architettura dell’impunità Nel dibattito pubblico, mediatico e istituzionale italiano, …
February 27, 2026
Osservatorio Repressione
Da Stephen Lawrence a Rogoredo
di Vincenzo Scalia* La piazza dello spaccio e i vizi del proibizionismo. Razzismo istituzionale, produzione della verità e scudo penale: quando la narrazione precede i fatti Man mano che l’inchiesta …
February 25, 2026
Osservatorio Repressione
«Un gesto umanitario» per Jacques Baud sanzionato dall’UE
Potrà prelevare dal proprio conto bancario solo il denaro che gli serve per pagare affitto e vitto. Di viaggiare non se ne parla. Come ricorderete, quasi due mesi fa la Commissione Europea ha inserito l’ex agente dei servizi segreti svizzeri Jacques Baud sulla lista nera delle sanzioni. Non è stato chiamato a rispondere delle accuse e tanto meno incriminato. L’ex colonnello dell’esercito svizzero vive a Bruxelles. Non ha più accesso al suo conto bancario. La sua carta di credito è bloccata. Non può viaggiare. All´inizio di febbraio le autorità di Bruxelles gli hanno concesso, «per motivi umanitari», di usare i propri soldi per pagarsi l’affitto di casa e il vitto. Lo ha riferito il quotidiano online della Svizzera occidentale «L’impértinent» dopo un colloquio con Jacques Baud. L’accusa generica della Commissione Europea è che Baud sia un «portavoce della propaganda russa». La rivista «Weltwoche» ha intervistato Baud la scorsa settimana a Bruxelles: «Da un giorno all’altro non ho più avuto accesso al mio conto bancario belga. Non posso comprare nulla, non posso pagare nulla. Questo è l’effetto più diretto delle sanzioni. Anche il mio conto svizzero non mi è di alcun aiuto. Infatti, i pagamenti dalla Svizzera al Belgio passano attraverso il sistema finanziario dell’UE. E il sistema finanziario dell’UE li blocca […] Non posso prelevare denaro, né pagare le bollette. Non posso acquistare nulla online né nei negozi. Tutte le transazioni elettroniche sono bloccate». Il giornalista della «Weltwoche» Daniel Ryser ha commentato: «Lo Stato di diritto crea così una nuova categoria: il cittadino formalmente libero, ma di fatto incatenato. La violenza diventa invisibile, ma non si riduce». LA «PROPAGANDA RUSSA» DI JACQUES BAUD Baud ha lavorato nei servizi segreti. È stato funzionario dell’ONU e collaboratore della NATO. Secondo quanto da lui stesso dichiarato, ha impedito pulizie etniche in Romania, ha negoziato in caso di sequestri di ostaggi, ha mediato tra capi ribelli e diplomatici. Ha scritto cinque articoli per Infosperber, nei quali ha espresso le seguenti opinioni, che nell’UE non dovrebbero venire diffuse in quanto «propaganda russa»: * La promessa non mantenuta che la NATO non si sarebbe allargata verso est. La presenza della NATO al confine russo riduce i tempi di reazione in caso di attacco, annullando così l’effetto deterrente. * La Russia è sempre stata un fornitore affidabile di energia. * In Ucraina ha avuto luogo un colpo di Stato illegale sostenuto dall’Occidente. * Uno studio approfondito dell’annessione della Crimea * Uno studio approfondito dell’annessione del Donbas DUE PUNTI DI VISTA È fuori discussione che l’attacco russo all’Ucraina costituisca una grave violazione del diritto internazionale. La Russia, infatti, non era direttamente minacciata. Tuttavia, esistono due punti di vista sulle cause della guerra: 1. «La Russia di Putin è imperialista. La Russia ha sempre voluto annettere l’intera Ucraina. Se la NATO non la difendesse, i Paesi baltici e la Polonia sarebbero i prossimi». Questo è un punto di vista. Ne sentiamo parlare quasi ogni giorno. 2. «Gli Stati Uniti volevano da tempo indebolire la Russia ed estendere la NATO ai confini russi. L’Europa occidentale dovrebbe staccarsi dalla Russia e dalle sue forniture energetiche a prezzi vantaggiosi. Dopo l’attacco russo, gli Stati Uniti e i grandi Stati dell’UE preferiscono indebolire la Russia con una guerra continua piuttosto che accettare un’Ucraina neutrale». Questo è l’altro punto di vista. La Commissione Europea definisce «propaganda russa» i fatti e gli argomenti del secondo approccio, secondo cui la guerra sarebbe stata evitabile. Chi li diffonde rischia di fare la fine di Jacques Baud. I due punti di vista contrapposti fanno parte della guerra dell’informazione e influenzano in modo mirato le informazioni diffuse su Maidan, Crimea, Donbas, accordi di Minsk e svolgimento della guerra. NATHALIE YAMB È SOTTO SANZIONI GIÀ DAL GIUGNO 2025 Nathalie Yamb © cc Nathalie Yamb ha una madre svizzera e un passaporto svizzero. Suo padre è originario del Camerun. È nata in Svizzera e ha studiato scienze politiche in Germania. Yamb è una social media influencer e gestisce un proprio canale YouTube che conta oltre mezzo milione di iscritti. Sul suo canale si impegna principalmente per i diritti umani nei paesi africani e denuncia le «condizioni neocoloniali» che esisterebbero ancora oggi. Al centro delle sue critiche c’è la Francia. Per la Commissione Europea, Yamb è un «portavoce di Putin». Non le viene contestata alcuna violazione della legge e non è mai stata denunciata. Tuttavia da giugno 2025 è sotto le sanzioni dell’UE così come lo è Jacques Baud dal mese di dicembre. Sul sito web dell’UE si legge quanto segue in merito alla natura di queste sanzioni politiche: «Le sanzioni non hanno carattere punitivo, ma mirano a indurre un cambiamento nella politica o nelle azioni dei soggetti contro cui sono dirette, promuovendo così gli obiettivi della politica estera e di sicurezza comune dell’UE». -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dal tedesco di Anna Sette. Revisione di Thomas Schmid. INFOsperber
February 23, 2026
Pressenza
Referendum: non possiamo tacere
Riprendiamo la dichiarazione dell’avvocato Francesco Rossi di Padova. A partire dal momento in cui è stata indetta la consultazione referendaria è in corso una campagna di delegittimazione della magistratura, dai toni ogni giorno più pesanti. Dalla “casa nel bosco”, all’Iman di Torino, dal pestaggio del poliziotto fino alla sentenza civile di condanna dello Stato italiano nei confronti della Sea Wach, il messaggio che viene dalla politica è uno e inequivocabile . Se volete mettere fine a questi che vengono definiti scempi od ostacoli all’azione di governo e delle forze dell’ordine, dovete approvare la riforma della magistratura. È ora di finirla, si dice, con questi giudici politicizzati, è vergognoso che dopo tutta l’attività che svolge la polizia questi vengano messi fuori, è scandaloso che li assolvano, così come che lo Stato sia condannato a risarcire. Sono affermazioni inaccettabili, che non solo delegittimano la magistratura, ma vogliono demolire il sistema dei diritti e di tutela delle libertà fondamentali. Il diritto di ogni cittadino ad essere a essere privato delle libertà personali solo in presenza di presupposti previsti dalla legge, il diritto di ogni cittadino di essere giudicato sulla base di quanto emerge nel processo davanti al giudice e non nella gogna mediatica, il diritto di ogni cittadino a essere risarcito di un danno che abbia subito. Contro questa degenerazione deve levarsi forte e chiara la voce dell’Avvocatura. Non possiamo consentire che la campagna referendaria, a prescindere dall’opinione di ciascuno, sia l’occasione per la demolizione dello stato di diritto. E per essere credibile questa voce deve levarsi ora e adesso, non dopo il referendum, al termine del quale, di questo passo, raccoglieremo solo i resti dello Stato di diritto. Perché i cittadini devono sapere da che parte trovano gli avvocati. E quella parte deve essere sempre la stessa, a prescindere da chi comanda o da chi vorrebbe comandare. La parte della tutela dei diritti, del rispetto delle garanzie fondamentali, dell’osservanza delle regole che ci siamo dati. Diciamo sempre che siamo i custodi dei diritti, le sentinelle delle regole, che l’unica sentenza giusta è quella pronunciata in conformità ai principi di diritto. È ora di ribadirlo. Forte e Chiaro. A tutti. Redazione Italia
February 22, 2026
Pressenza
Amnesty International: negli USA e nel mondo oggi la ‘campana suona’ per i diritti umani
A un anno dal ritorno alla presidenza di Donald Trump, Amnesty International ha lanciato l’allarme sulle crescenti pratiche autoritarie e sulla devastante erosione dei diritti umani negli Usa. Nel rapporto RINGING THE ALARM BELLS diffuso oggi [20 gennaio 2026], l’organizzazione per i diritti umani ha documentato l’aumento delle pratiche autoritarie sotto la presidenza Trump, come la chiusura dello spazio civico e l’indebolimento dello stato di diritto, che stanno erodendo i diritti umani negli Usa, e non solo. “Sotto la presidenza Trump, stiamo assistendo a una pericolosa traiettoria che ha già prodotto un’emergenza dei diritti umani – ha commentato Paul O’Brien, direttore generale di Amnesty International Usa – Infrangendo le regole e concentrando il potere, l’amministrazione Trump sta cercando di rendere impossibile a chiunque di chiamarla a rispondere del suo operato. Non c’è dubbio che queste pratiche autoritarie stiano erodendo i diritti umani e aumentando i rischi per i giornalisti e per le persone che esprimono dissenso: manifestanti, avvocati, studenti e difensori dei diritti umani”. RINGING THE ALARM BELLS – RISING AUTHORITARIAN PRACTICES AND EROSION OF HUMAN RIGHTS IN THE UNITED STATES Il rapporto di Amnesty International illustra 12 aree, interconnesse tra loro, in cui l’amministrazione Trump sta facendo a pezzi i pilastri di una società libera: gli attacchi alla stampa e all’accesso all’informazione, alla libertà di espressione e di protesta pacifica, alle organizzazioni della società civile e alle università, agli oppositori politici e alle voci critiche, ai giudici e agli avvocati, al sistema legale e al giusto processo. Il rapporto denuncia anche gli attacchi ai diritti delle persone migranti e rifugiate, l’uso di persone come capri espiatori di determinate comunità, i passi indietro nella protezione dalla discriminazione, l’impiego delle forze armate per finalità interne, lo smantellamento delle misure anti-corruzione e di quelle per chiamare a rispondere le imprese del proprio operato, l’espansione della sorveglianza senza controlli significativi e i tentativi di indebolire i meccanismi internazionali istituiti per proteggere i diritti umani. Queste tattiche autoritarie si stanno rafforzando a vicenda: studenti vengono arrestati e portati in carcere per aver protestato nei campus, intere comunità vengono invase e terrorizzate da uomini dell’Ice (l’Agenzia federale che si occupa d’immigrazione) col volto coperto, la militarizzazione delle città sta diventando la norma. Allo stesso tempo, le intimidazioni alla stampa rendono più difficile denunciare le violazioni dei diritti umani; le rappresaglie contro chi protesta dissuadono le persone dal prendere la parola; l’aumento della sorveglianza e della militarizzazione aumenta il prezzo che chi dissente è chiamato a pagare; gli attacchi ai tribunali, agli avvocati e agli organismi di controllo rendono più difficile chiamare in causa chi compie violazioni dei diritti umani. Inolte, queste tattiche stanno chiaramente erodendo i diritti umani: le libertà d’espressione, di protesta pacifica, di stampa, di accesso all’informazione; all’uguaglianza e alla non discriminazione, al giusto processo, alla libertà accademica, alla libertà dagli arresti arbitrari; e ancora il diritto di chiedere asilo, di ricevere un processo equo e persino quello alla vita. Amnesty International denuncia da tempo pratiche simili in stati di ogni parte del mondo. I contesti sono differenti, ma i governi consolidano il potere, controllano l’informazione, screditano chi li critica, puniscono il dissenso, restringono lo spazio civile e indeboliscono i meccanismi istituiti per accertare le responsabilità. “L’attacco allo spazio civico e allo stato di diritto e l’erosione dei diritti umani negli Usa rispecchiano una tendenza globale vista da Amnesty International per decenni e contro la quale avevamo messo in guardia – ha sottolineato O’Brien – Va sottolineato che, secondo la nostra esperienza, le pratiche autoritarie sono pienamente intrecciate e che le istituzioni nate per limitare gli abusi di potere sono già gravemente compromesse”. Nel rapporto RINGING THE ALARM BELLS, Amnesty International elenca una serie di raccomandazioni al potere esecutivo, al Congresso, alle amministrazioni statali e locali, alle agenzie incaricate dell’applicazione della legge, ad attori internazionali, a governi terzi, a imprese come quelle tecnologiche e all’opinione pubblica affinché si respingano le pratiche autoritarie e s’impedisca la normalizzazione della crescente repressione e dell’aumento delle violazioni dei diritti umani. Inoltre chiede azioni urgenti per proteggere lo spazio civico, ripristinare le garanzie dello stato di diritto, rafforzare i meccanismi per accertare le responsabilità e assicurare che le violazioni dei diritti umani non siano mai accettate né considerate inevitabili. “Possiamo e dobbiamo intraprendere un cammino differente. Le pratiche autoritarie prendono piede solo quando è permesso loro di venire normalizzate. Non possiamo permettere che questo accada negli Usa. Insieme abbiamo l’opportunità e la responsabilità di alzare la voce in questi tempi così sfidanti della nostra storia e di proteggere i diritti umani”, ha concluso O’Brien. RINGING THE ALARM BELLS – RISING AUTHORITARIAN PRACTICES AND EROSION OF HUMAN RIGHTS IN THE UNITED STATES Amnesty International
January 20, 2026
Pressenza