Amnesty International: negli USA e nel mondo oggi la ‘campana suona’ per i diritti umani
A un anno dal ritorno alla presidenza di Donald Trump, Amnesty International ha
lanciato l’allarme sulle crescenti pratiche autoritarie e sulla devastante
erosione dei diritti umani negli Usa.
Nel rapporto RINGING THE ALARM BELLS diffuso oggi [20 gennaio 2026],
l’organizzazione per i diritti umani ha documentato l’aumento delle pratiche
autoritarie sotto la presidenza Trump, come la chiusura dello spazio civico e
l’indebolimento dello stato di diritto, che stanno erodendo i diritti umani
negli Usa, e non solo.
“Sotto la presidenza Trump, stiamo assistendo a una pericolosa traiettoria che
ha già prodotto un’emergenza dei diritti umani – ha commentato Paul O’Brien,
direttore generale di Amnesty International Usa – Infrangendo le regole e
concentrando il potere, l’amministrazione Trump sta cercando di rendere
impossibile a chiunque di chiamarla a rispondere del suo operato. Non c’è dubbio
che queste pratiche autoritarie stiano erodendo i diritti umani e aumentando i
rischi per i giornalisti e per le persone che esprimono dissenso: manifestanti,
avvocati, studenti e difensori dei diritti umani”.
RINGING THE ALARM BELLS – RISING AUTHORITARIAN PRACTICES AND EROSION OF HUMAN
RIGHTS IN THE UNITED STATES
Il rapporto di Amnesty International illustra 12 aree, interconnesse tra loro,
in cui l’amministrazione Trump sta facendo a pezzi i pilastri di una società
libera: gli attacchi alla stampa e all’accesso all’informazione, alla libertà di
espressione e di protesta pacifica, alle organizzazioni della società civile e
alle università, agli oppositori politici e alle voci critiche, ai giudici e
agli avvocati, al sistema legale e al giusto processo.
Il rapporto denuncia anche gli attacchi ai diritti delle persone migranti e
rifugiate, l’uso di persone come capri espiatori di determinate comunità, i
passi indietro nella protezione dalla discriminazione, l’impiego delle forze
armate per finalità interne, lo smantellamento delle misure anti-corruzione e di
quelle per chiamare a rispondere le imprese del proprio operato, l’espansione
della sorveglianza senza controlli significativi e i tentativi di indebolire i
meccanismi internazionali istituiti per proteggere i diritti umani.
Queste tattiche autoritarie si stanno rafforzando a vicenda: studenti vengono
arrestati e portati in carcere per aver protestato nei campus, intere comunità
vengono invase e terrorizzate da uomini dell’Ice (l’Agenzia federale che si
occupa d’immigrazione) col volto coperto, la militarizzazione delle città sta
diventando la norma.
Allo stesso tempo, le intimidazioni alla stampa rendono più difficile denunciare
le violazioni dei diritti umani; le rappresaglie contro chi protesta dissuadono
le persone dal prendere la parola; l’aumento della sorveglianza e della
militarizzazione aumenta il prezzo che chi dissente è chiamato a pagare; gli
attacchi ai tribunali, agli avvocati e agli organismi di controllo rendono più
difficile chiamare in causa chi compie violazioni dei diritti umani.
Inolte, queste tattiche stanno chiaramente erodendo i diritti umani: le libertà
d’espressione, di protesta pacifica, di stampa, di accesso all’informazione;
all’uguaglianza e alla non discriminazione, al giusto processo, alla libertà
accademica, alla libertà dagli arresti arbitrari; e ancora il diritto di
chiedere asilo, di ricevere un processo equo e persino quello alla vita.
Amnesty International denuncia da tempo pratiche simili in stati di ogni parte
del mondo. I contesti sono differenti, ma i governi consolidano il potere,
controllano l’informazione, screditano chi li critica, puniscono il dissenso,
restringono lo spazio civile e indeboliscono i meccanismi istituiti per
accertare le responsabilità.
“L’attacco allo spazio civico e allo stato di diritto e l’erosione dei diritti
umani negli Usa rispecchiano una tendenza globale vista da Amnesty International
per decenni e contro la quale avevamo messo in guardia – ha sottolineato O’Brien
– Va sottolineato che, secondo la nostra esperienza, le pratiche autoritarie
sono pienamente intrecciate e che le istituzioni nate per limitare gli abusi di
potere sono già gravemente compromesse”.
Nel rapporto RINGING THE ALARM BELLS, Amnesty International elenca una serie di
raccomandazioni al potere esecutivo, al Congresso, alle amministrazioni statali
e locali, alle agenzie incaricate dell’applicazione della legge, ad attori
internazionali, a governi terzi, a imprese come quelle tecnologiche e
all’opinione pubblica affinché si respingano le pratiche autoritarie e
s’impedisca la normalizzazione della crescente repressione e dell’aumento delle
violazioni dei diritti umani. Inoltre chiede azioni urgenti per proteggere lo
spazio civico, ripristinare le garanzie dello stato di diritto, rafforzare i
meccanismi per accertare le responsabilità e assicurare che le violazioni dei
diritti umani non siano mai accettate né considerate inevitabili.
“Possiamo e dobbiamo intraprendere un cammino differente. Le pratiche
autoritarie prendono piede solo quando è permesso loro di venire normalizzate.
Non possiamo permettere che questo accada negli Usa. Insieme abbiamo
l’opportunità e la responsabilità di alzare la voce in questi tempi così
sfidanti della nostra storia e di proteggere i diritti umani”, ha concluso
O’Brien.
RINGING THE ALARM BELLS – RISING AUTHORITARIAN PRACTICES AND EROSION OF HUMAN
RIGHTS IN THE UNITED STATES
Amnesty International