Il ddl Antisemitismo arriva in Commissione alla Camera: proteste in tutta ItaliaTorino, Milano, Lecce, Cagliari, Firenze: sono solo alcune delle decine di
piazze convocate oggi in tutta Italia. Il grido è lo stesso: «antisionismo non è
antisemitismo». Mentre in Commissione Affari costituzionali della Camera
riprendeva l’iter del ddl n. 1004, centinaia di persone hanno dato vita a un
presidio partecipato in piazza Montecitorio. Ribattezzata ddl Antisemitismo, la
proposta presentata dal leghista Massimiliano Romeo gode di un sostegno
bipartisan, coinvolgendo diversi pezzi della maggioranza e dell’opposizione. A
marzo ha incassato il sì del Senato e ora i sostenitori puntano a farla
diventare legge. L’obiettivo è contrastare gli atti di antisemitismo. Per farlo,
viene proposto di adottare la definizione che ne dà l’Alleanza internazionale
per la memoria dell’Olocausto (IHRA). Le critiche verso Israele sono qui
equiparate a posizioni antisemite, creando il pretesto ottimale per reprimere
attivismo, dissenso e dibattito pubblico sulle politiche di Tel Aviv. «È un
decreto incostituzionale, puzza di incostituzionalità perché viola chiaramente
il diritto alla libertà di espressione» ha dichiarato Francesca Albanese,
Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.
Cartelli, striscioni e bandiere della Palestina hanno inaugurato il primo
appuntamento della mobilitazione odierna. In centinaia sono accorsi a Roma, in
piazza Montecitorio, posizionandosi dietro uno striscione eloquente: «No ddl
Antisemitismo». «Difendiamo il diritto di critica. Sempre» e «Solidarietà alla
popolazione palestinese» sono alcune delle scritte mostrate in piazza, mentre
alla Camera riprendeva, dopo la pausa estiva, l’esame in Commissione Affari
costituzionali. In questi minuti è atteso l’inizio delle altre 45 manifestazioni
organizzate in tutta Italia: da Venezia a Palermo, passando per Torino, Cagliari
e Firenze. Più di 250 le sigle promotrici, tra cui il ramo italiano della Global
Sumud Flotilla (GSF), protagonista delle ultime missioni umanitarie dirette a
Gaza e fermate illegalmente dall’esercito israeliano. Insieme alla Rete Liberi
di Lottare — nata contro i decreti sicurezza — la delegazione italiana della GSF
ha tracciato i confini ideologici della protesta odierna: «Per la libertà di
espressione. Per il diritto al dissenso. Per la libertà accademica e di stampa.
Per la solidarietà al popolo palestinese. Contro l’occupazione, l’apartheid e il
genocidio». Al Senato, oltre al favore della maggioranza, il ddl Romeo ha
incassato il consenso di diverse forze dell’opposizione: da Azione a Italia
Viva, passando per alcuni pezzi del Partito Democratico.
L’approvazione del ddl n. 1004 alzerebbe di parecchio il livello della
repressione che in questi ultimi tre anni si è abbattuta sul movimento solidale
con la Palestina, limitando di fatto le critiche contro lo Stato di Israele e le
sue politiche. Nella definizione elaborata dall’IHRA, vengono citati quali atti
antisemiti le critiche all’esistenza di Israele, l’equiparazione della sua
condotta a quella nazista o l’applicazione di «due pesi e due misure nei
confronti di Israele richiedendo un comportamento non atteso da o non richiesto
a nessun altro Stato democratico». Lo scorso anno, un rapporto del Fondazione
CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) ha elencato 877 episodi
recenti di antisemitismo prendendo proprio la definizione dell’IHRA come
riferimento. Tra di essi figurano un murales con la scritta «Palestina
libera»; un adesivo dove l’acronimo RAI veniva storpiato in Radio Televisione
Israeliana; una scritta fuori da una scuola elementare che recitava «In
Palestina i coetanei di tuo figlio muoiono sotto le bombe»; altri adesivi che
invitavano a boicottare i prodotti israeliani. «L’incorporazione della
definizione di antisemitismo dell’IHRA nella legislazione nazionale rischia di
soffocare il dibattito pubblico, la libertà accademica e l’azione della società
civile, dando priorità alle relazioni politiche con lo stato d’Israele rispetto
alla giustizia e limitando la capacità di chiamare le autorità israeliane a
rispondere di crimini di diritto internazionale da esse commessi», ha dichiarato
Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.
La differenza tra antisemitismo e antisionismo è uno degli argomenti cardini
affrontati nel nostro primo libro: Palestina Papers. Se l’antisemitismo ha a che
fare con il «pregiudizio, la paura o l’odio verso gli ebrei», l’antisionismo è
invece l’opinione di chi rifiuta il sionismo, l’ideologia su cui si fonda lo
Stato di Israele. Secondo la narrazione sionista, gli ebrei sarebbero «un popolo
senza terra che è andato ad abitare una terra senza popolo». Tuttavia, a inizio
Novecento, la Palestina era abitata da circa 800 mila persone: 700mila
arabi-musulmani, circa 80mila cristiani e 20mila ebrei — in una convivenza
pacifica stravolta poi dall’ascesa del sionismo. Diversi intellettuali ebrei
sono antisionisti, come Ilan Pappé, secondo cui quest’ideologia è oggi agli
sgoccioli. Nel suo ultimo libro, La fine di Israele (Fazi Editore, 2025),
confuta l’idea dei “due popoli, due Stati”, auspicando invece la nascita di «uno
Stato palestinese democratico e decolonizzato, con il ritorno dei rifugiati, la
coesistenza di ebrei e palestinesi come cittadini con pari diritti e la
guarigione delle ferite del passato». Un desiderio che, con l’approvazione del
ddl Romeo, sarebbe in Italia perseguito.
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