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Greta Thunberg e Francesca Albanese al Marea Village: da Bagnoli a Gaza, le lotte per i diritti si incontrano
Nel Parco San Laise, ex base NATO di Napoli, un incontro gremito nonostante la pioggia battente. Al centro del dibattito il legame tra militarismo, crisi ambientale, genocidio e resistenza dei territori. NAPOLI, 10 ottobre 2026 – Una sala gremita, la pioggia battente e un pubblico che, per trovare riparo, avanza progressivamente fino a ritrovarsi quasi a ridosso dei relatori. Nessuna distanza, un unico flusso di partecipazione, scandito a più riprese dai cori «Free Palestine» e «Siamo tutti antifascisti». È questa l’atmosfera che ha accompagnato l’incontro con Greta Thunberg e Francesca Albanese al Marea Village, ospitato nel Parco San Laise di Bagnoli, negli spazi dell’ex base NATO. Un luogo tutt’altro che casuale, come è stato ricordato più volte durante il pomeriggio: un’ex installazione militare restituita alla città, mentre la presenza della NATO è stata trasferita altrove. Un territorio che porta ancora le ferite dell’industrializzazione e dell’inquinamento e nel quale le comunità locali continuano a rivendicare bonifica, salute e accesso pubblico al mare. GRETA THUNBERG: DALLA LOTTA PER BAGNOLI ALLA RESISTENZA GLOBALE Arrivata a Napoli il 9 ottobre, Greta Thunberg ha incontrato studenti e attivisti, visitato Bagnoli e partecipato a un’assemblea contro il progetto del CPR di Castel Volturno. Il giorno successivo ha preso parte al corteo cittadino per la Palestina, prima di raggiungere il Marea Village per l’incontro pubblico dedicato al rapporto tra militarismo, ecocidio e genocidio. Nel suo intervento, l’attivista svedese ha espresso innanzitutto la propria vicinanza alla popolazione di Bagnoli, riconoscendo la fatica di una battaglia che coinvolge il corpo, la vita quotidiana e il futuro di un’intera comunità. Proprio questa lotta, ha osservato, dimostra quanto sia necessario unire le rivendicazioni territoriali a quelle politiche, ambientali e sociali. «Stiamo vivendo veramente un momento senza precedenti. Questo momento fa molta paura, perché si stanno letteralmente sgretolando tutte le certezze, tutte le idee su cui avevamo fondato la nostra visione del mondo», ha affermato, denunciando un sistema ormai incompatibile con l’idea stessa di umanità. «Siamo arrivati al punto di criminalizzare l’empatia e di criminalizzare soprattutto il buon senso». Da qui il richiamo al significato simbolico del luogo che ospita l’incontro, un’ex base NATO, nella quale parlare di pace significa anche interrogarsi sul militarismo e sulle sue conseguenze. Per Thunberg, la guerra contro l’umanità e quella contro la natura sono profondamente connesse: il militarismo alimenta l’inquinamento, aggrava la crisi ecologica e contribuisce alla distruzione delle condizioni necessarie alla vita, mentre le risorse vengono sottratte alla tutela delle popolazioni. L’attivista ha insistito sulle responsabilità di un sistema nel quale gli interessi economici e i profitti di breve periodo prevalgono sulla sopravvivenza delle persone e dell’ambiente. «Le persone che in questo momento stanno distruggendo il pianeta sono le stesse persone che stanno permettendo che il genocidio sia ancora in corso». Una crisi dalle molteplici sfaccettature, ha ricordato, che coinvolge tutti, le persone che amiamo e le comunità nelle quali viviamo. Di fronte a questa realtà, «l’idea di rimanere neutrali di fronte a queste tematiche climatiche non è assolutamente accettabile». Il suo messaggio è tornato quindi a Bagnoli, alla capacità di organizzazione e resistenza dimostrata dagli abitanti: «E come le persone di Bagnoli sanno bene, non verrà nessuno a salvarci. Dobbiamo salvarci da soli, fare gruppo e rimanere attivi. Perché se una cosa è chiara è che le persone, le forze dietro a questa crisi hanno più a cuore i profitti a breve termine che l’aiuto verso le persone che ne soffrono le conseguenze». Particolarmente intenso l’appello rivolto alle nuove generazioni, alle quali Thunberg ha chiesto di trasformare la frustrazione in partecipazione politica e resistenza: «Mi rivolgo in particolare ai giovani qui presenti, a tutti i giovani, per dire che anch’io faccio parte di quel gruppo di giovani che si è visto rubare il futuro giorno dopo giorno da quegli adulti che erano in grado di proteggerci e di essere lì per noi». E ancora: «Dobbiamo sfruttare l’immensa rabbia che abbiamo, l’immensa frustrazione che abbiamo a causa di questo enorme tradimento delle generazioni precedenti e canalizzarlo in atti di resistenza». Nella parte conclusiva del suo intervento, Greta ha rivolto un durissimo attacco al governo italiano, definito apertamente «fascista». Pur riconoscendo che la popolazione italiana ha dimostrato di essere dalla parte della Palestina e contro il genocidio, ha denunciato la complicità dell’esecutivo nelle politiche migratorie del Mediterraneo: «Sappiamo bene che questo governo, fascista, continua ancora oggi ad essere complice diretto, autore diretto di politiche sistemiche volte alla completa deumanizzazione delle persone che provano ad attraversare il Mediterraneo». Una disumanizzazione che, secondo Thunberg, passa attraverso la costruzione dei CPR, definiti «veri campi di concentramento». Da qui l’appello a partecipare alla mobilitazione nazionale del 24 ottobre a Castel Volturno, contro il progetto del nuovo centro di permanenza per il rimpatrio, e allo sciopero generale del 30 ottobre. FRANCESCA ALBANESE: QUANDO IL DIRITTO INTERNAZIONALE VIENE CAPOVOLTO Nel suo intervento, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, ha ripercorso il progressivo indebolimento delle garanzie del diritto internazionale, richiamando il libro di Luigi Daniele, Il diritto del più forte. La distruzione dell’ordine internazionale. Un testo che, secondo Albanese, dovrebbe essere letto da qualsiasi giornalista e rappresentante politico che, dopo tre anni di quello che definisce genocidio a Gaza, continui a ricorrere alla legittima difesa per giustificare le operazioni israeliane. La giurista ha ricordato come il processo di erosione del diritto internazionale non sia cominciato a Gaza, ma affondi le proprie radici nella cosiddetta guerra al terrore successiva all’11 settembre 2001. Nel suo ragionamento, norme nate per proteggere i civili, i bambini, i giornalisti, il personale sanitario e gli ospedali sono state progressivamente reinterpretate fino a essere utilizzate per giustificare proprio quelle condotte che avrebbero dovuto impedire. Albanese ha poi espresso la propria soddisfazione nel condividere l’incontro con Greta Thunberg, sottolineando come la difesa dei diritti umani e quella dell’ambiente non possano essere considerate battaglie separate. Crisi climatica, siccità, scarsità delle risorse, conflitti e migrazioni sono fenomeni strettamente collegati. Nel suo intervento ha rivolto anche un riconoscimento esplicito all’attività di Sea-Watch: «Sea-Watch fa un lavoro incredibile, che si schiera contro quel tentativo di imporre l’omissione di soccorso istituzionalizzata». Una denuncia rivolta alle politiche migratorie europee che, secondo Albanese, spingono cittadini e istituzioni a voltare le spalle a chi attraversa il Mediterraneo «per sopravvivenza, non per scelta», alla ricerca di una possibilità di vita all’interno di quella che ha definito la «fortezza Europa». Un altro passaggio particolarmente significativo ha riguardato il rapporto tra economia, diritto internazionale e genocidio. Albanese ha sottolineato la necessità di superare la frammentazione delle competenze e di mettere in relazione le diverse discipline, raccontando come proprio l’approfondimento degli interessi economico-finanziari legati all’occupazione israeliana abbia segnato una svolta nel suo lavoro. «È proprio nel momento in cui ho avuto la capacità di concentrarmi sui nessi economico-finanziari del sistema che permette al genocidio di andare avanti nell’impunità più assoluta e di continuare ad aumentare i propri profitti, è lì che il sistema si è rivoltato contro con violenza». La relatrice ha richiamato le conseguenze subite dopo la pubblicazione del suo rapporto sull’economia dell’occupazione e del genocidio, evidenziando come l’indagine sugli interessi economici coinvolti abbia provocato reazioni particolarmente dure. Il suo intervento si è concluso con un invito a riconoscere le connessioni tra le diverse battaglie: «Ed è lì il segreto: dobbiamo veramente imparare a far dialogare il diritto con l’economia, l’economia con l’ambiente e riuscire noi, in quanto cittadini e cittadine, a capire perché queste cose sono collegate. E se ci uniamo, secondo me, la spuntiamo». LE ALTRE VOCI DEL MAREA VILLAGE Numerose le voci che hanno contribuito al dibattito, arricchendolo di testimonianze, analisi e differenti esperienze di attivismo. Tra gli intervenuti, il giurista Luigi Daniele, autore del volume Il diritto del più forte, e l’economista Emiliano Brancaccio, che ha richiamato le responsabilità strutturali della logica del capitale e la necessità di costruire un’alternativa a un sistema fondato sulla massimizzazione del profitto. Spazio anche a Sanabel, progetto di solidarietà con i bambini e i ragazzi con disabilità di Gaza, accompagnato da una testimonianza video sulle difficoltà affrontate dagli operatori del Centro Irada nel riprendere le attività educative in un territorio devastato dalla guerra. Tra le voci intervenute anche Giulia, giovane attivista palestinese del Centro Culturale Handala Ali di Napoli, realtà impegnata nella solidarietà con il popolo palestinese e nella promozione della sua cultura e dei suoi diritti. Particolarmente intensa la testimonianza di Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch Italia, organizzazione umanitaria impegnata nelle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale e nella denuncia delle violazioni dei diritti delle persone migranti. Linardi ha portato all’attenzione del pubblico la drammatica realtà di chi tenta di attraversare il mare per raggiungere un luogo sicuro, raccontando episodi di persone abbandonate in acqua, costrette a rimanere per giorni aggrappate a strutture di fortuna nell’attesa di un soccorso. Ha denunciato inoltre il paradosso di un sistema nel quale chi interviene per salvare vite umane rischia a sua volta provvedimenti restrittivi, sanzioni e conseguenze giudiziarie. Una testimonianza che ha riportato il dibattito alla concretezza delle operazioni di salvataggio e alla criminalizzazione della solidarietà, rendendo ancora più evidente il collegamento con le parole pronunciate poco prima da Albanese. Tra gli interventi conclusivi, Nives Monda, attivista del movimento BDS Napoli (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), ha riportato l’attenzione sull’importanza di tradurre la solidarietà con il popolo palestinese in azioni concrete. Il movimento, nato nel 2005 su iniziativa della società civile palestinese, promuove forme di pressione economica, culturale e istituzionale non violenta affinché Israele rispetti il diritto internazionale e i diritti dei palestinesi. Monda è impegnata anche nella rete degli Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana (SPLAI). Eddy Sorge, attivista del Movimento Disoccupati 7 Novembre e del laboratorio politico Iskra, tra le voci della mobilitazione contro l’America’s Cup a Bagnoli, ha sottolineato il significato politico della scelta del Parco San Laise come sede del Marea Village. Un territorio segnato da decenni di inquinamento e da una lunga storia di lotte per il lavoro, la salute e la restituzione del mare alla cittadinanza. Sorge ha criticato gli interventi legati all’America’s Cup, denunciando il rischio che, anziché rispondere alle esigenze di bonifica e riqualificazione ambientale, favoriscano nuove trasformazioni urbanistiche a danno degli abitanti. Ha infine rilanciato la mobilitazione prevista per l’11 ottobre a Bagnoli. DA BAGNOLI ALLA PALESTINA, UN’UNICA RICHIESTA DI GIUSTIZIA La serata si è così trasformata in qualcosa di più di un incontro con due figure internazionali. In un’ex base militare, tra la pioggia, gli applausi e i cori di una sala gremita, le rivendicazioni di Bagnoli hanno incontrato quelle per la Palestina, per la tutela dell’ambiente, per i diritti delle persone migranti e per la difesa del diritto internazionale. Il messaggio emerso dagli interventi di Greta Thunberg e Francesca Albanese è che queste battaglie non possono più procedere isolate: difendere un territorio, una popolazione o il diritto alla vita significa interrogarsi sulle stesse strutture di potere che ne minacciano l’esistenza. Nota redazionale: le dichiarazioni di Greta Thunberg riportate nell’articolo sono state raccolte e trascritte dall’autrice sulla base della traduzione italiana fornita dall’interprete che ha affiancato l’attivista durante l’incontro al Marea Village. Per ulteriori informazioni sugli appuntamenti e sulle iniziative del festival, consulta il programma del Marea Village . GALLERIA FOTOGRAFICA Alcuni momenti della giornata Foto: Lucia Montanaro / Pressenza La drag queen Priscilla durante il suo intervento al Marea Village, tra identità, libertà e diritti. La presentazione del progetto Sanabel a sostegno dei bambini autistici di Gaza e delle attività educative del Centro Irada, durante il Marea Village. Francesca Albanese durante il suo intervento al Marea Village, nel Parco San Laise di Bagnoli. Il pubblico gremisce gli spazi dell’ex base NATO di Bagnoli durante l’incontro al Marea Village. Greta Thunberg mostra la locandina della manifestazione nazionale contro i CPR del 24 ottobre a Castel Volturno, durante il Marea Village. Nives Monda, attivista di BDS Napoli, durante il suo intervento al Marea Village. Greta Thunberg durante il suo intervento al Marea Village, nel Parco San Laise di Bagnoli. Cartelli di protesta tra il pubblico durante l’incontro al Marea Village di Bagnoli. Eddy Sorge durante il suo intervento contro l’America’s Cup a Bagnoli, al Marea Village. Un momento del dibattito al Marea Village, nel Parco San Laise di Bagnoli. Giulia, attivista del Centro Culturale Handala Ali di Napoli, durante il suo intervento al Marea Village. Opera di Trisha esposta durante il Marea Village, al Parco San Laise di Bagnoli. Una veduta della sala gremita durante il dibattito al Marea Village, nell’ex base NATO di Bagnoli.   Lucia Montanaro
October 11, 2026
Pressenza
RESISTERE ALLA LEGGE DEL PIÙ FORTE: PER LA PALESTINA, PER L'UMANITÀ
BDS@20 Europe Conference        18-20 novembre 2026 - Barcellona Casino l’Aliança del Poblenou, Barcelona Tre giorni di dibattiti, strategia e solidarietà. Attivisti, artisti, accademici e sindacalisti da tutta l'Europa e la Palestina si incontrano a venti anni dalla fondazione del movimento BDS. L'evento RAFFORZARE LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE PER LA LIBERAZIONE DELLA PALESTINA Più di 20 anni fa i palestinesi hanno lanciato un appello per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni, una strategia potente e nonviolenta per opporsi all'ingiustizia e costruire un potere collettivo dal basso. Vent'anni dopo quell'appello è diventato un movimento globale a guida palestinese che unisce milioni di persone, organizzazioni, sindacati, personalità della cultura, accademici, artisti e movimenti in tutto il mondo. Oggi, mentre è in corso il genocidio perpetrato da Israele e dagli Stati Uniti, sostenuto dalla complicità globale e da doppi standard devastanti, il bisogno di solidarietà non è mai stato così urgente. Tuttavia, anche nei periodi più bui, le persone in tutto il mondo si sono rifiutate di rimanere in silenzio. Insieme, possiamo trasformare il dolore e la rabbia in azione, la solidarietà in potere organizzato, e l'indignazione in campagne che sfidano l'impunità di Israele e i sistemi che la sostengono. Tutte le crepe che abbiamo contribuito a creare nel muro della complicità hanno portato un messaggio di speranza al nostro popolo. La notte del 18 novembre lanceremo la Conferenza Regionale Europea BDS@20 con un evento pubblico. Parteciperanno insieme voci potenti e rappresentative della Palestina e dell'Europa. Attivisti, artisti, accademici, sindacalisti, personalità della cultura ed esponenti di rilievo della vita pubblica si riuniranno per riflettere su quanto abbiamo costruito collettivamente, per affrontare le sfide che ci attendono e immaginare cosa diventa possibile quando milioni di persone agiscono insieme. Guardiamo in avanti con determinazione. Continuiamo la lotta per fermare il genocidio perpetrato da Israele e smantellare il suo regime di colonialismo d'insediamento, apartheid e occupazione militare che dura da decenni. E sappiamo che quello che ci attende richiederà maggiore coraggio, creatività, visione strategica, resilienza e alleanze intersezionali più forti . Unisciti a noi. Porta la tua voce, la tua solidarietà e il tuo potere. Celebriamo più di 20 anni di BDS, non soltanto per vedere cosa siamo riusciti ad ottenere, ma per dare forma collettivamente a quello che verrà. PERCHÈ IL FUTURO NON È QUALCOSA DA ASPETTARE, MA DA COSTRUIRE INSIEME.   Relatori invitati Il dibattito iniziale pubblico riunisce voci da tutto il movimento.          FRANCESCA ALBANESE Relatrice speciale ONU per i Territori Palestinesi Occupati Esperta indipendente dell'ONU per i territori palestinesi occupati dal 2022, è una delle voci più coraggiose nello svelamento dell'occupazione israeliana, dell'apartheid e del genocidio contro il popolo palestinese, nonostante ripetuti tentativi di metterla a tacere.           OMAR BARGHOUTI Co-fondatore, movimento BDS Difensore dei diritti umani, è co-fondatore del movimento BDS a guida palestinese e ha ricevuto il Premio per la Pace Gandhi nel 2017. È l'autore di BDS: Boycott, Divestment, Sanctions: The Global Struggle for Palestinian Rights [Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni: la lotta globale per i diritti palestinesi]. I suoi editoriali sono pubblicati su Financial Times, The Guardian e altrove.           NOURA ERAKAT Studiosa di diritto e avvocata per i diritti umani Studiosa di diritto palestinese-americana e autrice di Justice for some: Law and the question of Palestine [Giustizia per alcuni: il diritto e la questione palestinese] con il suo lavoro ha rivelato come il diritto internazionale sia stato utilizzato come un'arma per consolidare l'impunità israeliana, e chiede di riappropriarsene come strumento della liberazione palestinese.           GHASSAN ABU SITTA Chirurgo ricostruttivo Chirurgo ricostruttivo palestinese-britannico ha curato i feriti a Gaza durante l'attacco genocida di Israele alla striscia occupata, è stato eletto Rettore dell'Università di Glasgow con un mandato di solidarietà alla Palestina e di disinvestimento della complicità con i crimini israeliani.           NURUL IZZAH ANWAR Attivista, esponente politica, ex parlamentare malese Ex parlamentare della Malesia a attivista politica Nurul Izzah Anwar è una voce che da tempo si prodiga per la causa palestinese e la giustizia a livello internazionale. Come membro del Parlamento ha ricoperto ruoli nell'ambito di istruzione, politiche fiscali e riforme economiche. Attualmente dirige il SULUH Centre che si occupa di promuovere le politiche per il cambiamento sociale basate sulla ricerca.           ROBERT DEL NAJA Cantante e produttore, Massive Attack Cantante e produttore dei Massive Attack, uno dei principali gruppi di trip-hop e musica elettronica. Da lungo tempo attivo a favore della liberazione palestinese, Del Naja usa la sua posizione per sostenere la solidarietà con il popolo palestinese dagli anni '90 dello scorso secolo, prendendo posizione a favore del boicottaggio delle esibizioni di artisti in Israele e articolando in pubblico la sua opposizione all'occupazione, all'apartheid e al genocidio in corso.           HIBA ABOUK Attrice e attivista per i diritti dei palestinesi Hiba Abouk è un'attrice spagnola di origini tunisine. Si è fatta conoscere per il suo ruolo come Fátima nella serie televisiva Il principe, diventando uno dei volti più riconosciuti della Spagna. Nel corso degli anni Hiba ha utilizzato il suo profilo pubblico per sostenere il popolo palestinese, difendere i suoi diritti e contribuire a mantenere la sua situazione visibile nella sfera pubblica.   Registrazione COME PUOI PARTECIPARE E SOSTENERE LA CONFERENZA BDS@20 EUROPA.  01 Prenota il biglietto  02 Partecipa ONLINE  03 Dona                               04 Accredito per giornalisti Assisti di persona al Casino l'aliança de Poblenou, a Barcellona.  Iscriviti ora, non più di 800 posti sono disponibili. Prenota un posto Non puoi partecipare di persona? Iscriviti per partecipare online. Registrati qui Non puoi partecipare ma vuoi sostenere il movimento? Il tuo aiuto è importante Dona La stampa e i media che seguono la Conferenza (articoli, foto, registrazioni dal vivo o da remoto) devono richiedere l'accredito in anticipo. RIchiedi l'accredito   CHI SIAMO BDS@20 Europe Conference è organizzata dal Comitato Palestinese BDS (BNC), compresa la Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale (PACBI), e i gruppi affiliati al BDS e agli alleati in tutta Europa. Il BNC è la maggiore coalizione della società civile palestinese che guida il movimento BDS globale per i diritti dei palestinesi. Il movimento globale palestinese è sostenuto da alleati in più di 130 paesi in tutto il mondo. In Europa ci sono ora gruppi BDS attivi in quasi tutti i paesi europei, dall'Islanda, alla Polonia, dal Portogallo all'Italia.    Fonte: https://bdsmovement.net/bds20eu/  
Resistere alla legge del più forte: per la Palestina, per l'umanità
BDS@20 Europe Conference        18-20 novembre 2026 - Barcellona Casino l’Aliança del Poblenou, Barcelona Tre giorni di dibattiti, strategia e solidarietà. Attivisti, artisti, accademici e sindacalisti da tutta l'Europa e la Palestina si incontrano a venti anni dalla fondazione del movimento BDS. L'evento RAFFORZARE LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE PER LA LIBERAZIONE DELLA PALESTINA Più di 20 anni fa i palestinesi hanno lanciato un appello per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni, una strategia potente e nonviolenta per opporsi all'ingiustizia e costruire un potere collettivo dal basso. Vent'anni dopo quell'appello è diventato un movimento globale a guida palestinese che unisce milioni di persone, organizzazioni, sindacati, personalità della cultura, accademici, artisti e movimenti in tutto il mondo. Oggi, mentre è in corso il genocidio perpetrato da Israele e dagli Stati Uniti, sostenuto dalla complicità globale e da doppi standard devastanti, il bisogno di solidarietà non è mai stato così urgente. Tuttavia, anche nei periodi più bui, le persone in tutto il mondo si sono rifiutate di rimanere in silenzio. Insieme, possiamo trasformare il dolore e la rabbia in azione, la solidarietà in potere organizzato, e l'indignazione in campagne che sfidano l'impunità di Israele e i sistemi che la sostengono. Tutte le crepe che abbiamo contribuito a creare nel muro della complicità hanno portato un messaggio di speranza al nostro popolo. La notte del 18 novembre lanceremo la Conferenza Regionale Europea BDS@20 con un evento pubblico. Parteciperanno insieme voci potenti e rappresentative della Palestina e dell'Europa. Attivisti, artisti, accademici, sindacalisti, personalità della cultura ed esponenti di rilievo della vita pubblica si riuniranno per riflettere su quanto abbiamo costruito collettivamente, per affrontare le sfide che ci attendono e immaginare cosa diventa possibile quando milioni di persone agiscono insieme. Guardiamo in avanti con determinazione. Continuiamo la lotta per fermare il genocidio perpetrato da Israele e smantellare il suo regime di colonialismo d'insediamento, apartheid e occupazione militare che dura da decenni. E sappiamo che quello che ci attende richiederà maggiore coraggio, creatività, visione strategica, resilienza e alleanze intersezionali più forti . Unisciti a noi. Porta la tua voce, la tua solidarietà e il tuo potere. Celebriamo più di 20 anni di BDS, non soltanto per vedere cosa siamo riusciti ad ottenere, ma per dare forma collettivamente a quello che verrà. PERCHÈ IL FUTURO NON È QUALCOSA DA ASPETTARE, MA DA COSTRUIRE INSIEME.   Relatori invitati Il dibattito iniziale pubblico riunisce voci da tutto il movimento.          FRANCESCA ALBANESE Relatrice speciale ONU per i Territori Palestinesi Occupati Esperta indipendente dell'ONU per i territori palestinesi occupati dal 2022, è una delle voci più coraggiose nello svelamento dell'occupazione israeliana, dell'apartheid e del genocidio contro il popolo palestinese, nonostante ripetuti tentativi di metterla a tacere.           OMAR BARGHOUTI Co-fondatore, movimento BDS Difensore dei diritti umani, è co-fondatore del movimento BDS a guida palestinese e ha ricevuto il Premio per la Pace Gandhi nel 2017. È l'autore di BDS: Boycott, Divestment, Sanctions: The Global Struggle for Palestinian Rights [Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni: la lotta globale per i diritti palestinesi]. I suoi editoriali sono pubblicati su Financial Times, The Guardian e altrove.           NOURA ERAKAT Studiosa di diritto e avvocata per i diritti umani Studiosa di diritto palestinese-americana e autrice di Justice for some: Law and the question of Palestine [Giustizia per alcuni: il diritto e la questione palestinese] con il suo lavoro ha rivelato come il diritto internazionale sia stato utilizzato come un'arma per consolidare l'impunità israeliana, e chiede di riappropriarsene come strumento della liberazione palestinese.           GHASSAN ABU SITTA Chirurgo ricostruttivo Chirurgo ricostruttivo palestinese-britannico ha curato i feriti a Gaza durante l'attacco genocida di Israele alla striscia occupata, è stato eletto Rettore dell'Università di Glasgow con un mandato di solidarietà alla Palestina e di disinvestimento della complicità con i crimini israeliani.           NURUL IZZAH ANWAR Attivista, esponente politica, ex parlamentare malese Ex parlamentare della Malesia a attivista politica Nurul Izzah Anwar è una voce che da tempo si prodiga per la causa palestinese e la giustizia a livello internazionale. Come membro del Parlamento ha ricoperto ruoli nell'ambito di istruzione, politiche fiscali e riforme economiche. Attualmente dirige il SULUH Centre che si occupa di promuovere le politiche per il cambiamento sociale basate sulla ricerca.           ROBERT DEL NAJA Cantante e produttore, Massive Attack Cantante e produttore dei Massive Attack, uno dei principali gruppi di trip-hop e musica elettronica. Da lungo tempo attivo a favore della liberazione palestinese, Del Naja usa la sua posizione per sostenere la solidarietà con il popolo palestinese dagli anni '90 dello scorso secolo, prendendo posizione a favore del boicottaggio delle esibizioni di artisti in Israele e articolando in pubblico la sua opposizione all'occupazione, all'apartheid e al genocidio in corso.           HIBA ABOUK Attrice e attivista per i diritti dei palestinesi Hiba Abouk è un'attrice spagnola di origini tunisine. Si è fatta conoscere per il suo ruolo come Fátima nella serie televisiva Il principe, diventando uno dei volti più riconosciuti della Spagna. Nel corso degli anni Hiba ha utilizzato il suo profilo pubblico per sostenere il popolo palestinese, difendere i suoi diritti e contribuire a mantenere la sua situazione visibile nella sfera pubblica.   Registrazione COME PUOI PARTECIPARE E SOSTENERE LA CONFERENZA BDS@20 EUROPA.  01 Prenota il biglietto  02 Partecipa ONLINE  03 Dona                               04 Accredito per giornalisti Assisti di persona al Casino l'aliança de Poblenou, a Barcellona.  Iscriviti ora, non più di 800 posti sono disponibili. Prenota un posto Non puoi partecipare di persona? Iscriviti per partecipare online. Registrati qui Non puoi partecipare ma vuoi sostenere il movimento? Il tuo aiuto è importante Dona La stampa e i media che seguono la Conferenza (articoli, foto, registrazioni dal vivo o da remoto) devono richiedere l'accredito in anticipo. RIchiedi l'accredito   CHI SIAMO BDS@20 Europe Conference è organizzata dal Comitato Palestinese BDS (BNC), compresa la Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale (PACBI), e i gruppi affiliati al BDS e agli alleati in tutta Europa. Il BNC è la maggiore coalizione della società civile palestinese che guida il movimento BDS globale per i diritti dei palestinesi. Il movimento globale palestinese è sostenuto da alleati in più di 130 paesi in tutto il mondo. In Europa ci sono ora gruppi BDS attivi in quasi tutti i paesi europei, dall'Islanda, alla Polonia, dal Portogallo all'Italia.    Fonte: https://bdsmovement.net/bds20eu/  
Padova, 17-18 ottobre: Convegno “Resistere alla militarizzazione dell’università”
SABATO 17 OTTOBRE 2026, ORE 9:00 DOMENICA 18 OTTOBRE 2026. ORE 10:00 PADOVA, CASA DEL POPOLO “MERI RAMPAZZO” Segna queste date e partecipa anche tu per rilanciare la lotta all’interno degli atenei e ribadire tutt3 insieme “FUORI LA GUERRA DALL’UNIVERSITÀ!” Il convegno si svolgerà presso la Casa del Popolo “Meri Rampazzo” di Padova e prevede gli interventi di relatori sul tema della militarizzazione in università, dei tavoli tematici che lavoreranno in parallelo e poi domenica un’assemblea conclusiva nella quale confrontarsi per individuare insieme nuove linee di azione e nuovi sentieri da percorrere per contrastare chi vuole fare dei luoghi del sapere e della ricerca accademica una prateria da sfruttare per il riarmo, per reclutare giovani come carne da cannone e per normalizzare la guerra. Il convegno nasce dalla collaborazione di diverse realtà che in questi anni hanno lottato contro la presenza della filiera bellica negli atenei e contro il genocidio a Gaza e l’occupazione della Palestina: oltre all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, CORDA Padova e la Rete RUP – Ricerca e Università per la Palestina, che organizzano il convegno, ci saranno anche The Weapon Watch, ELSC, BDS, GPI Padova, Cambiare Rotta. Fra i relatori segnaliamo Michele Lancione, Davide Borrelli e Linda Maggiori. Il convegno sarà anche l’occasione per raccogliere firme per la petizione de LA CONOSCENZA NON MARCIA. Il 17 ottobre, in apertura del convegno, sarà anche presentato il “TOOLKIT per resistere alla militarizzazione dell’università“, una sorta di cassetta degli attrezzi per agire in modo consapevole nei contesti accademici al fine di contrastare la presenza sempre più pervasiva di collaborazioni fra atenei e filiera bellica, strategica e militare (inclusi la NATO e i rapporti con istituzioni di quell’entità sionista e genocida che è Israele). La miniguida è stata realizzata dalle realtà che hanno organizzato il convegno, ma anche con il prezioso contributo di BDS Italia. Se vieni da fuori Padova, registrati online al convegno entro il 15 ottobre per assicurarti il posto e avere info utili su dove alloggiare. Si può partecipare anche solo ad una delle due giornate e la partecipazione al convegno per seguire gli interventi, i tavoli di lavoro e l’assemblea è gratuita. Possibilità di pranzare in loco con contributo consapevole. REGISTRATI SUBITO AL LINK DI SEGUITO HTTPS://DOCS.GOOGLE.COM/FORMS/D/E/1FAIPQLSEV3BBGWUDS8N4VTYARULSH3YNIESABRPBBVB9-V-MZEGDJOG/VIEWFORM -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Inceppare la macchina bellica dai porti alle scuole
«Siamo portuali, quindi magari abbiamo le mani sporche, magari sono macchiate di ruggine, magari sono unte di grasso, ma non saranno mai sporche di sangue». Portuale di Liman-İş (Turchia) COME OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ RACCOGLIAMO L’APPELLO DEI PORTUALI PER LA MOBILITAZIONE DEL 30 OTTOBRE E MANTENIAMO LO SCIOPERO DELLA SCUOLA PER IL 4 NOVEMBRE. Ieri sabato 3 ottobre a Genova si è tenuta l’assemblea indetta dai portuali del CALP e da USB per organizzare le mobilitazioni del prossimo 30 ottobre. In quella data i portuali di quaranti porti in tutto il Mediterraneo incroceranno le braccia per rivendicare il loro rifiuto della guerra. Si tratta di una grande convergenza internazionale che stimano sarà in grado di fermare oltre il 60% del trasporto marittimo del Mediterraneo. BDS nel suo intervento è stata chiara: «La quasi totalità delle risorse militari che alimentano il genocidio viaggia per mare. E i porti sono il collo di bottiglia». Così che per ventiquattro ore quel meccanismo di approvigionamento di armi che permette il genocidio in Palestina si incepperà. Ma questa azione del 30 settembre non intende limitarsi al comparto portuale. Questo è il messaggio del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali: tornate nelle vostre città e chiamate assemblee. Perché non è più soltanto una questione di coscienza. Non è più solo la necessità di collettivizzare una lotta per cui singoli lavoratori, civili!, si vedono oggi bersaglio di repressione solo per essersi rifiutati di trasportare armi a Montichiari come a Napoli. E il prezzo dei carburanti (e di conseguenza anche di tutto ciò che viene trasportato) lo dimostra tanto quanto gli alzabandiera con l’esercito in due scuole di Salerno e Caserta. Le conseguenze fattuali delle scelte della classe politica, dirigente e militare stanno colpendo la gente, stanno arrivando anche nel nostro quotidiano. Si parla tanto di difesa, ma da chi e da cosa? Secondo noi, non dal nemico della Patria, né dal diverso o dallo straniero nelle classi. Ma dalla guerra stessa, e da chi là ci vuole portare. Le analisi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, dal ddl antisemitismo alla riforma della difesa attualmente in corso, indicano che è in atto un attacco alla società attraverso la scuola. Un attacco che mira a israelizzare la società, costruendo una nuova identità collettiva che sia funzionale al conflitto permanente e quindi al mantenimento dell’attuale ordine delle cose. Dai porti alle scuole si cerca di renderci complici, di fondere “civile” e “militare” e di militarizzare la società. Diciamo no. Ma un no che è al tempo stesso anche un sì. Un’affermazione di un’alternativa di pace per tutti i popoli della Terra. Un’alternativa per cui ora abbiamo una possibilità per agire. Il 30 ottobre è un venerdì. Il mercoledì successivo sarà già il 4 novembre, la giornata “dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate”. Nonostante la vicinanza temporale, come Osservatorio abbiamo deciso di mantenere lo sciopero che abbiamo indetto per il 4 novembre per il comparto istruzione e ricerca. Invitiamo il mondo della scuola a convergere anche lì, sebbene l’obiettivo stavolta non siano i numeri ma, come dice Freire, il gesto. Con lo sciopero vogliamo: * contribuire affinché il 4 novembre diventi una data di contrasto alla militarizzazione delle scuole e delle università specifica per la scuola e condivisa. * dare la possibilità anche ai lavoratori e alle lavoratrici della scuola di inceppare la macchina bellica, rifiutandosi di partecipare e collaborare agli eventi di celebrazione militarista che saranno programmati in tante scuole di tutta Italia. Per questi motivi come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università partecipiamo alla giornata di mobilitazione del 30, organizziamo un convegno di formazione per il 3 novembre e manteniamo lo sciopero del 4 novembre. Parteciperemo con i nostri corpi e le nostre idee nelle piazze, nei porti e nelle scuole, contro la guerra e il dominio in ogni sua forma e per un’alternativa di vita e di pace. A fine assemblea, blocco del varco che conduce al porto. > Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Palestina: effetto collaterale?
Con aggiornamenti di Anbamed e Radio Onda d’Urto; appuntamenti; articoli e analisi di Awad Abdelfattah, di Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad, di Ilaria de Bonis, di Claudio Geymonat, di Gaurav Kumar, di Lavinia Marchetti, di Tamer Nafar, di Enrico Semprini e altre/i Prefazione di Enrico Semprini. In questo dossier si parla di eccidi, di solidarietà e…del punto di vista palestinese
Agrivoltaico israeliano in Toscana: la Regione ha il potere di fermarlo, ma non lo usa
Di nuovo la Palestina ci dà la possibilità di conoscere il nostro sistema più a fondo, e di vederlo per quello che è. In questo caso è un abuso colto in flagrante, il progetto di un impianto agrivoltaico a Ribolla, … Leggi tutto L'articolo Agrivoltaico israeliano in Toscana: la Regione ha il potere di fermarlo, ma non lo usa sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Kraft, la lotta al BDS e i due milioni senza destinatario
DAL CASO MACKLEMORE AI FINANZIAMENTI DELLA FONDAZIONE DI ROBERT KRAFT: IL CONFINE TRA LOTTA ALL’ANTISEMITISMO, SOSTEGNO A ISRAELE E LIBERTÀ DI ESPRESSIONE. Il 16 settembre Robert Kraft, proprietario dei New England Patriots e del Gillette Stadium di Foxborough, ha affidato ai canali social dello stadio una dichiarazione in cui racconta che Ed Sheeran gli ha chiesto di impegnare due milioni di dollari per aiuti nella regione, senza dire esplicitamente di aver accettato. Nel testo rivendica anche di aver sostenuto per decenni iniziative che creano opportunità per i palestinesi. Il messaggio arriva poche ore dopo che Macklemore ha destinato a sei organizzazioni a favore della popolazione palestinese il milione guadagnato con il tour, invitando Kraft a fare altrettanto, e due giorni dopo l’esclusione del rapper dalla tournée. Non ci sono beneficiari né tempi, e il Kraft Group non aveva risposto a Billboard che chiedeva chiarimenti. Molti hanno letto quelle righe come un impegno concreto, osserva Haaretz, ma né Kraft né Sheeran hanno indicato un solo destinatario. Sulle circostanze dell’esclusione le versioni divergono. Macklemore era stato allontanato dopo aver detto «Free Palestine» durante due concerti di Sheeran nel New Jersey, e sostiene che Sheeran gli abbia riferito di un ultimatum dei proprietari degli stadi. Il 18 settembre Haaretz scriveva che Kraft non aveva risposto all’accusa, mentre TicketNews riporta che il Kraft Group contesta la ricostruzione. Kraft ha comunque confermato di aver contattato personalmente Sheeran. Perfino Jeremy Burton, che guida il Jewish Community Relations Council di Boston e ha difeso la scelta di Kraft, ha scritto che dire «Free Palestine» non è necessariamente antisemita, mentre Macklemore respinge le accuse che gli sono state rivolte. Sheeran, dal canto suo, attribuisce la decisione al promotore. I conti li ha guardati The Intercept, in un’analisi firmata da Jonah Valdez e pubblicata il 18 settembre, che ricostruisce le dichiarazioni fiscali della Kraft Family Foundation e del Kraft Group dal 2006. La fondazione risulta aver versato 196.000 dollari a Friends of the IDF, in sette donazioni destinate, secondo la causale indicata da Kraft, all’istruzione di giovani soldati ebrei, e altri 123.000 dollari a Brothers for Life e a Friends of Israel Disabled Veterans, due organizzazioni che assistono direttamente militari israeliani. I venti milioni che ricorrono in alcune ricostruzioni riguardano invece il programma per i soldati soli finanziato da Friends of the IDF dal 2020, e non i versamenti di Kraft. Tra le cifre più rilevanti figurano tre milioni, versati dal Kraft Group dal 2022 allo United Democracy Project, il super PAC legato all’AIPAC, e i venti milioni con cui nel 2019 Kraft ha fondato la Foundation to Combat Antisemitism, oggi Blue Square Alliance Against Hate, nata per contrastare il movimento BDS. Il BDS, sigla di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni, è un movimento nato il 9 luglio 2005 da un appello firmato da oltre 170 realtà della società civile palestinese, un anno dopo il parere con cui la Corte internazionale di giustizia aveva dichiarato illegale il muro costruito nei territori occupati. Chiede a cittadini e istituzioni di tutto il mondo di colpire le politiche di apartheid con gli strumenti applicati al Sudafrica dell’apartheid, finché non rispetterà il diritto internazionale su tre punti: la fine dell’occupazione e della colonizzazione delle terre arabe con lo smantellamento del muro, la piena uguaglianza dei cittadini arabo-palestinesi di Israele e il diritto al ritorno dei rifugiati. Si definisce nonviolento, respinge l’accusa di antisemitismo e dice di avere il sostegno di sindacati, chiese e organizzazioni di ogni continente. La cornice giuridica europea gli è favorevole. Nel 2020, con la sentenza Baldassi e altri contro Francia, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha ritenuto che condannare per incitamento alla discriminazione economica undici attivisti, colpevoli di aver invitato i clienti di un supermercato a non comprare prodotti israeliani, violasse la libertà di espressione, perché l’invito al boicottaggio resta espressione politica finché non degenera in incitamento alla violenza, all’odio o all’intolleranza. Il precedente vale per tutti i quarantasette Stati del Consiglio d’Europa, Italia compresa, e un commento pubblicato su Opinio Juris vi legge il rifiuto dell’idea che il BDS sia di per sé discriminatorio o antisemita. Quanto all’accusa di apartheid, è stata avanzata anche da B’Tselem, Human Rights Watch e Amnesty International. Nel luglio 2024 la Corte internazionale di giustizia ha ritenuto che le misure che separano coloni e palestinesi in Cisgiordania e a Gerusalemme Est violino l’articolo 3 della Convenzione contro la discriminazione razziale, che vieta segregazione razziale e apartheid. Contro questo movimento si è schierato Kraft il 20 giugno 2019 a Gerusalemme, ricevendo il Genesis Prize e promettendo venti milioni di dollari per combattere l’antisemitismo e il boicottaggio promosso dai palestinesi. Gli organizzatori del premio precisarono che la fondazione si sarebbe occupata anche del BDS e di altri tentativi di delegittimare Israele. Secondo Haaretz l’ente è riemerso nel 2023 con la campagna Stand Up to Jewish Hate, e dopo il 7 ottobre Kraft ha stanziato altri cento milioni di dollari. Nell’ottobre 2025 ha cambiato nome, eliminando dalla denominazione la parola antisemitismo, con Adam Katz alla presidenza. Lo stesso quotidiano nota che, pur avendo Kraft promesso nel 2019 di contrastare le narrazioni antisemite che contestano il diritto di Israele a esistere presentandosi come dibattito legittimo, l’ente ha adottato in genere un linguaggio più ampio contro l’odio, evitando di definire esplicitamente antisemita l’attività antisionista. La fondazione ha finanziato anche gruppi di media e di analisi. Ha versato 63.500 dollari al Committee for Accuracy in Middle East Reporting and Analysis, che ha condotto campagne di pressione contro giornalisti, studenti e studiosi ritenuti ostili a Israele, 150.000 al Middle East Media Research Institute e 50.000 all’Investigative Project on Terrorism, che il Council on American-Islamic Relations considera parte di una rete islamofoba. Sono valutazioni riportate da The Intercept, e come tali vanno lette. Il caso Kraft mostra dove porta questa impostazione. Un ente nato per combattere la discriminazione ha inserito tra i propri bersagli un movimento nonviolento il cui invito al boicottaggio, per la Corte europea, è espressione politica tutelata, e il suo fondatore sostiene gruppi che i loro critici accusano di alimentare un altro odio. Dave Zirin ha scritto su The Nation, nel gennaio 2024, che la fondazione contribuisce al problema che dichiara di combattere, e Lila Corwin Berman, che studia la filantropia ebraica alla New York University, ha detto a Haaretz che il caso Macklemore rende evidente quanto sia difficile separare l’impegno contro l’antisemitismo dalle posizioni politiche di Kraft su Israele, con il rischio di indebolire lo sforzo stesso. A mio giudizio l’esito è questo. Quando la critica a uno Stato viene trattata come odio e un artista è escluso per aver detto «Free Palestine», parole che perfino un difensore di Kraft giudica non necessariamente antisemite, cresce la discriminazione verso chi dissente e la parola antisemitismo perde forza proprio dove servirebbe a proteggere chi ne è davvero vittima. Le dichiarazioni fiscali sono pubbliche e permettono di confrontare ciò che un magnate dice con ciò che ha finanziato. Dal 2006 i versamenti verso organizzazioni schierate sono documentati, mentre l’annuncio dei due milioni non indica ancora un destinatario. Il caso Macklemore pone poi una questione che va oltre Kraft, cioè dove passi il confine tra la critica a Israele e l’odio antiebraico e a chi spetti tracciarlo quando chi decide è anche il proprietario dell’impianto. La neutralità apolitica rivendicata da molti nomi della musica diventa, a mio giudizio, più difficile da difendere quando chi possiede lo stadio usa il suo potere per stabilire chi può parlare. Se un impianto può filtrare in anticipo ciò che si dice dal palco, a rispondere di questa scelta davanti al pubblico che ha comprato il biglietto deve essere chi l’ha compiuta. Fonti The Intercept, “Robert Kraft Claims His Donations Help Palestinians. Turns Out He’s Funding Friends of the IDF.” (18/09/2026) Haaretz (18/09/2026) Billboard Pro (16/09/2026) Times of Israel/AP (21/06/2019) Jewish Insider (10/10/2025) The Nation (31/01/2024) TicketNews (09/2026) BDS Movement, appello del 9/07/2005 Corte EDU, Baldassi e altri c. Francia (11/06/2020) Opinio Juris (16/06/2020) Human Rights Watch (2024) Francesco Russo
September 21, 2026
Pressenza
Boicottare Israele nei supermercati: la campagna che avanza
Siamo noi, Unione Europea, il principale cliente di un Paese genocida. Con Israele, che esporta in UE circa il 30% dei suoi prodotti, abbiamo un accordo di associazione commerciale che lo mette praticamente nella stessa posizione di uno Stato europeo. E sebbene i nostri accordi commerciali contengano clausole “severe” sui diritti umani, non abbiamo mai smesso di importare i prodotti di imprese che sono complici di uno Stato costruito sul suprematismo militare, sull’apartheid e l’oppressione coloniale, e sullo sfruttamento delle risorse di un altro popolo. Le aziende israeliane non possono che ... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post Boicottare Israele nei supermercati: la campagna che avanza appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 19, 2026
L'INDIPENDENTE