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Solidarietà al Decumani Hotel de Charme” di Napoli
Esprimiamo la nostra piena solidarietà al “Decumani Hotel de Charme” di Napoli, aderente alle campagne BDS “Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana” (SPLAI) e  “No Room for Genocide”, finito al centro di una  serie di azioni diffamatorie dopo che alcuni media israeliani hanno dato risalto alla decisione di una turista israeliana di cancellare la propria prenotazione presso la struttura. Dopo aver ricevuto il messaggio automatico di benvenuto inviato dall’hotel, la turista ha optato volontariamente per la disdetta. Nel messaggio la struttura dichiarava la propria adesione alla campagna internazionale “No Room for Genocide“, ribadiva “il proprio impegno per la libertà e i diritti umani delle comunità vittime di razzismo, discriminazione e oppressione” ed esprimeva il proprio benvenuto “ai palestinesi, ai rifugiati e a tutte le persone che resistono pacificamente all’oppressione nel perseguimento dei diritti riconosciuti dal diritto internazionale”. Va sottolineato che la struttura non ha rifiutato una prenotazione, né discriminato in alcun modo i potenziali clienti, ma siamo di fronte a una rinuncia unilaterale da parte della cliente. È bastato questo perché il “Decumani Hotel de Charme” diventasse bersaglio di una campagna diffamatoria. La struttura ha denunciato false prenotazioni, recensioni “fake” pubblicate da persone che non hanno mai soggiornato nell’hotel e tentativi di danneggiamento all’attività. Questi attacchi confermano come l’accusa di antisemitismo venga troppo spesso utilizzata per colpire chi sostiene i diritti del popolo palestinese. Non è la prima volta che accade: in Italia e in altri Paesi, realtà che aderiscono alle campagne promosse dal BDS sono periodicamente oggetto di denigrazione e discredito con l’obiettivo di scoraggiare ogni forma di azione non-violenta e solidarietà con la causa palestinese. La campagna “No Room for Genocide”, così come la rete degli Spazi SPLAI, si fondano sui principi di uguaglianza, giustizia e rispetto del diritto internazionale. Le campagne si basano sui principi del movimento BDS che sostiene la parità di diritti per tutt* e pertanto si oppone ad ogni forma di razzismo, fascismo, sessismo, antisemitismo, islamofobia, discriminazione etnica e religiosa. Criticare le politiche di uno Stato o denunciare un genocidio non significa discriminare un popolo o una comunità religiosa. Rinnoviamo la nostra piena solidarietà al “Decumani Hotel de Charme”, al proprietario e ai dipendenti.  Lo stesso sostegno va a tutte le strutture che, come questa, hanno il coraggio di esporsi pubblicamente in difesa dei diritti del popolo palestinese e del diritto internazionale, nonostante le pressioni e le ritorsioni che questo comporta. BDS ITALIA BDSItalia
July 9, 2026
Pressenza
Sanitari per Gaza Emilia-Romagna mappa i rapporti economici tra la Regione e il gruppo Teva
Sanitari per Gaza Bologna ci racconta di un loro progetto che, insieme a BDS, nel contesto della campagna di boicottaggio TEVA, si concentra su una mappatura degli appalti pubblici vinti dall’azienda. Teva è la più grande azienda per fatturato israeliana, complice del genocidio in corso e che beneficia direttamente dell’occupazione in Cisgiordania. È una grande azienda produttrice di farmaci generici che partecipa agli appalti pubblici anche in Italia. 80% dei farmaci che propone sono generici (ovvero che non hanno più un brevetto) e che quindi potrebbero essere tranquillamente forniti da altre aziende farmaceutiche. Nella campagna di boicottaggio si sottolinea quindi come potrebbero essere inserite clausole etiche nelle gare d’appalto, che permettano di evitare che aziende come Teva vengano finanziate con soldi pubblici. Di fronte all’immobilismo della politica istituzionale, la mappatura espone le responsabilità della Regione e quantifica queste relazioni economiche. In Emilia-Romagna dal 2015 al 225 sono stati aggiudicati 115 milioni di euro a Teva Italia. Parte di questi soldi (95 milioni di euro) erano sotto completo controllo della Regione, perché spesi da aziende direttamente dipendenti dalla sua amministrazione. In questo approfondimento, Sanitari per Gaza Bologna ci spiega anche, al livello metodologico, come sono stati reperiti questi dati (accessibili a tuttx). Questo tipo di studio può essere riprodotto anche in altre zone d’Italia, per dotarci di un numero sempre maggiore di strumenti, costruire una piattaforma rivendicativa precisa e andare ad inchiodare i decisori politici di fronte alle loro responsabilità. Qui anche il fascicolo della mappatura: https://bdsitalia.org/index.php/teva-notizie/3023-mappatura-appalti-pubblici-rer
La finanza è complice del genocidio palestinese, boicotta le banche
 Bds Italia promuove la campagna Banche complici, un'iniziativa di pressione focalizzata su tre grandi banche, UniCredit, IntesaSanpaolo e BNL BNP Paribas - anche se gli istituti coinvolti sono molti di più - che registrano il maggior coinvolgimento in operazioni che supportano la colonizzazione, l'apartheid, lo sfollamento e il genocidio nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Presentiamo la campagna con un'attivista di Bds Roma
July 3, 2026
Radio Onda Rossa
Le linee guida del Movimento BDS contro la normalizzazione spiegate
A causa della crescente richiesta di una migliore comprensione delle linee guida anti-normalizzazione da parte dei non arabofoni negli ultimi anni, presentiamo qui di seguito i punti più importanti in inglese (e speriamo presto in altre lingue). Quando si presentano casi sospetti di normalizzazione, consigliamo ai partner internazionali del BDS di contattare il BNC o il PACBI, in modo che possiamo esaminare questi casi e offrire la nostra consulenza sulla base delle nostre linee guida BDS e della nostra esperienza sviluppata nel corso di oltre 15 anni, e in conformità con il nostro mandato da parte delle entità che rappresentano la maggioranza assoluta della società palestinese.  (1) Definizione di normalizzazione del Comitato nazionale palestinese per il BDS  Normalizzazione, tatbee' in arabo, significa trattare o presentare qualcosa che è intrinsecamente anormale, come l'oppressione e l'ingiustizia, come se fosse normale. La normalizzazione delle relazioni con Israele e dell’operato di Israele è quindi l'idea di far sembrare normali l'occupazione, l'apartheid e il colonialismo d’insediamento invece di sostenere la lotta condotta dal popolo palestinese autoctono per porre fine alle condizioni e alle strutture anormali di oppressione. Un principio chiave alla base del lavoro anti-normalizzazione è che si tratta di una tattica interamente basata su considerazioni etiche e politiche che sono in perfetta armonia con il rifiuto del movimento BDS di tutte le forme di razzismo e discriminazione razziale. Contrastare la normalizzazione è un mezzo per resistere all'oppressione, ai suoi meccanismi e alle sue strutture.  (2) Che cos'è esattamente la normalizzazione?  Nel 2007, il Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC), la più ampia coalizione palestinese alla guida del movimento BDS globale, ha adottato per consenso la seguente definizione di ciò che costituisce la normalizzazione e ha stabilito le linee guida per contrastarla:  La normalizzazione è la partecipazione a qualsiasi progetto, iniziativa o attività, locale o internazionale, che riunisca (sulla "stessa piattaforma" (1)) palestinesi (e/o arabi) e israeliani (individui o istituzioni) senza soddisfare le due condizioni seguenti:  1)  La parte israeliana deve riconoscere pubblicamente i diritti inalienabili del popolo palestinese affermati dalle Nazioni Unite e definiti nell'appello del BDS del 2005 (2), e  2)l'attività congiunta deve costituire una forma di co-resistenza contro il regime israeliano di occupazione, colonialismo e apartheid. 
GLOBAL ECHO: UN PRODOTTO AGRICOLO SU 5 ESPORTATO DA ISRAELE IN UNIONE EUROPEA PROVIENE DA COLONIE ILLEGALI
Un’inchiesta di Global Echo, ONG specializzata in violazione dei diritti umani in Palestina, ha dimostrato come lsraele aggiri alcune disposizioni dell’accordo di associazione siglato con l’Ue nel 2000. Secondo quanto documentato, beni e servizi prodotti negli insediamenti nei Territori occupati, inclusi quelli riconducibili a coloni oggetto di sanzioni europee, verrebbero esportati nell’Unione europea beneficiando dei regimi tariffari preferenziali riservati ai prodotti originari di Israele. Secondo il rapporto su oltre 5.900 spedizioni israeliane di agrumi, datteri, tahina e altri prodotti agricoli esportati in Europa negli ultimi 8 anni (2017-2026), 1 spedizione su 6 (17,2%) proveniva dagli insediamenti illegali israeliani. Tra le spedizioni destinate specificamente all’Ue, la percentuale sale a 1 su 5 (19,2%). Queste le conclusioni di un’inchiesta di quattro anni dell’organizzazione Global Echo che “rivela per la prima volta i meccanismi attraverso i quali prodotti agricoli provenienti dagli insediamenti israeliani, per un valore di milioni di euro, entrano illegalmente nei mercati europei”, beneficiando irregolarmente di un trattamento fiscale preferenziale, possedendo certificazioni biologiche e fitosanitarie non valide e recando l’etichetta ‘Product of Israel’. E a causa della diffusa tendenza a occultare l’origine dei prodotti, è probabile che la reale portata del fenomeno tra le esportazioni agricole sia superiore. Il commento di Sandra Cangemi di BDS Italia che si occupa di relazioni con la GDO e il commercio equo e solidale Ascolta o scarica 
June 10, 2026
Radio Onda d`Urto
Nessun porto per il genocidio: la nuova campagna “Block the boat” di BDS
L’embargo militare nei confronti di Israele è la prima e più importante sanzione che la società civile palestinese, raccolta sotto la sigla BDS, richiede da anni. Il movimento si muove intervenendo sulla logistica, individuando i carichi di morte verso Israele e bloccandoli. È quello che è successo negli scorsi mesi in due porti italiani: Gioia Tauro e Cagliari. L’allarme è partito il 13 marzo scorso quando BDS Italia a nome della campagna Block the Boat, ha allertato sul transito di container dal porto di Gioia Tauro sospettati di contenere acciaio balistico per l’industria militare israeliana. La segnalazione, arrivata dalla campagna internazionale No Harbour for Genocide, indicava che questi container erano parte di una spedizione di materiale d’armamento prodotto dall’azienda indiana RL Steels & Energy Ltd di Aurangabad e destinato all’azienda bellica IMI Systems, in Israele. Il vettore è la Mediterranean Shipping Company (MSC), leader mondiale del trasporto marittimo e delle crociere accusato di avere un ruolo chiave nel rifornire il sistema bellico israeliano. Diverse navi della MSC hanno caricato i container al porto di Nhava Sheva in India, per fare scalo nei porti di diversi Paesi e raggiungere la destinazione finale in Israele. La catena di approvvigionamento dell’industria bellica israeliana è stata però interrotta grazie alla mobilitazione del movimento BDS in tutto il Mediterraneo, dalla Spagna alla Turchia, e da gruppi e movimenti locali uniti da un messaggio forte e chiaro: «Fermiamo il transito di armi dai porti». Il primo fermo per ispezione è avvenuto il 14 marzo, quando, su segnalazione del BDS, l’agenzia delle dogane e la guardia di finanza di Gioia Tauro hanno fatto sbarcare i primi 5 container dalla MSC Lucy; a questi si sono poi aggiunti altri 3 container fatti scendere dalla MSC Siena, giunta al porto pochi giorni dopo, e già oggetto di interrogazioni parlamentari in Portogallo. Eppure, di questi fermi si è saputo solo dopo che la deputata del M5S Anna Laura Orrico si è recata di persona al porto il 18 marzo. L’ispezione ha confermato la presenza nei container di acciaio dual-use (doppio uso civile e militare) e la mancanza della dovuta richiesta di autorizzazione all’UAMA (Unità per le Autorizzazioni dei Materiali d’Armamento) che è stata oggetto dell’interrogazione parlamentare presentata dalla deputata Stefania Ascari, sempre del M5S. Stessa sorte è toccata il 26 marzo ad altri 11 container, parte della stessa spedizione internazionale, giunti nel porto di Cagliari con la nave MSC Vega dopo che a questa era stato negato il permesso di trasbordare in Pireo, Grecia. La richiesta di ispezione avanzata da BDS insieme ai movimenti attivi sul territorio e supportata dal sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, ha portato anche in questo caso al blocco dei container. I container sono ora fermi in attesa della richiesta di autorizzazione UAMA. Questo primo importante risultato è stato possibile grazie alla pressione di BDS di concerto con le realtà solidali con la Palestina attivatesi immediatamente sul territorio, tra cui i lavoratori portuali, i comitati locali e le delegazioni territoriali di alcuni partiti e sindacati – che hanno permesso anche di bloccare nuovamente il carico del materiale bellico, alla fine del maggio scorso. Dalla risposta del Sottosegretario ai Trasporti Tullio Ferrante di Forza Italia a un’interrogazione parlamentare del deputato Antonino Iaria (M5S) presentata il primo aprile, emerge che i container sono in custodia in area portuale, in ammissione temporanea, in attesa delle determinazioni dell’UAMA. Ma secondo il governo «l’effettiva natura di tali beni e il loro utilizzatore finale potranno essere determinati soltanto quando il responsabile legale dell’operazione di transito presenterà una specifica istanza all’UAMA». BDS Italia e i legali di ELSC (European Legal Support Centre) hanno però fornito la prova che la destinazione finale di questi carichi è proprio l’industria bellica israeliana, in violazione della legge 185/90, che vieta anche il transito di materiale d’armamento verso Paesi in conflitto responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Come spiegato in un comunicato pubblicato il 2 aprile: «Abbiamo inoltrato all’Ufficio doganale e all’UAMA la prova documentale della destinazione finale del carico. Non c’è più bisogno di “determinare la natura di tali beni”: sappiamo dove erano diretti. La legge 185/90 è stata violata. Ora è necessario il sequestro.» La destinazione finale, riportata sui documenti di carico ottenuti, è proprio la IMI Systems, principale produttrice di munizioni israeliana di proprietà della Elbit Systems, colosso bellico di Tel Aviv, che non tratta produzioni per uso civile. L’avvocato Luca Saltalamacchia del GAP (Giuristi e Avvocati per la Palestina) ribadisce: «Una volta chiarita la vera destinazione finale, è evidente che la tipologia di acciaio rientri nel materiale di armamento ai sensi della legge 185/90». Non solo. Il movimento denuncia anche le «contraddizioni del governo»: la nave MSC Vega ha ottenuto l’autorizzazione a salpare da Cagliari il 27 marzo, nonostante la richiesta di sequestro e con le indagini ancora in corso. Inoltre, nella risposta parlamentare si ipotizza che il vettore «possa decidere di sospendere le operazioni e di rimandare le merci al Paese di origine». Secondo gli attivisti «permettere alla merce di lasciare il porto nonostante la flagrante violazione della legge sarebbe una beffa». È essenziale che vengano adottate misure in conformità alla legge 185/90 e al diritto internazionale. Gli Stati che facilitano il trasferimento di armi verso Israele agiscono in violazione dei loro obblighi ai sensi delle Convenzioni di Ginevra, del Trattato sul commercio delle armi, e della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio. L’Italia in quanto firmataria di questi strumenti ha l’obbligo di prevenire il trasferimento di materiali che possano contribuire alla commissione di gravi violazioni del diritto internazionale. Per BDS Italia, il blocco dei 19 container è «un risultato storico della mobilitazione popolare» che ha costretto l’UAMA a intervenire dopo anni di transiti simili avvenuti in silenzio. Ma la battaglia non è finita. «Cagliari e Gioia Tauro, come Genova, Ravenna, Salerno, Venezia, Livorno – conclude il movimento – i nostri porti non siano porti di guerra. Nessun porto per il genocidio». Le richieste della campagna Block the Boat sono chiare: * Sequestro immediato dei 19 container fermati a Gioia Tauro e Cagliari. * Controlli sistematici e trasparenza sulle autorizzazioni rilasciate su tutti i carichi diretti a Israele. * Sanzioni per le compagnie coinvolte in quanto complici del genocidio in corso. * Embargo militare verso Israele: blocco definitivo di tutte le spedizioni verso Israele in applicazione della legge.   L'Indipendente
June 3, 2026
Pressenza
Siracusa: 2 giugno in presidio alla portineria ISAB Nord a sostegno del popolo palestinese
PRESIDIO, 2 GIUGNO ORE 10.30 INGRESSO PORTINERIA ISAB NORD, SIRACUSA Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, diffondiamo l’appello di Piano Terra – Orti Sociali Augusta, Catanesi solidali con il popolo palestinese, Comitato Siracusano per la Palestina e BDS Siracusa per un 2 giugno all’insegna di un’obiezione di coscienza totale e collettiva e in sostegno del popolo palestinese. Il presidio è per denunciare la recente notizia di diverse forniture di carburante da parte di ISAB direttamente all’Esercito Israeliano. > «Mentre le popolazioni vengono messe a dura prova dalle guerre e dalle > occupazioni, il carburante della macchina da guerra non si ferma, lasciando > impuniti sia gli acquirenti che i venditori, che violano sistematicamente le > basilari leggi del diritto internazionale. > > È di pochi giorni fa la notizia di diverse forniture di carburante da parte di > ISAB, una delle più grandi raffinerie d’Italia, partite dal porto di Augusta > per rifornire direttamente l’esercito israeliano. Nessuna complicità con il > genocidio del popolo palestinese. > > Il nostro territorio ha dimostrato di saper dare ben’altro esempio, > accogliendo migranti e navi di soccorso umanitario, e supportando la partenza > della Global Sumud Flottilla. > > Con questo spirito, il 2 Giugno abbiamo deciso di manifestare, presidiare e > denunciare chi partecipa agli ingranaggi della potente macchina bellica. > > L’obiettivo è riportare l’attenzione su quelle aziende presenti nel nostro > territorio, responsabili e complici del genocidio, con il desiderio di > coinvolgere i lavoratori e le lavoratrici di questi impianti. La protesta e il > blocco dei meccanismi della macchina bellica, se siamo uniti e unite è > possibile, come dimostrano i porti di Genova, Livorno, Gioia Tauro e Cagliari. > > Mentre le istituzioni, nel giorno della Festa della Repubblica, celebrano le > forze armate, noi pratichiamo il ripudio della guerra e la convivenza pacifica > tra i popoli! > > Mobilitiamoci per un 2 giugno antimilitarista» Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Palestina: l’insostenibile pesantezza della realtà
Un dossier ricco di articoli e voci. Articoli, voci e link– fra gli altri – di Leonarda Alberizia, Anbamed, BDS, Antonella Bundu, Damiano Censi, Duccio Facchini, Rula Jebreal, Yitzhak Laor, Radio Onda d’urto, David Ruggini, Dario Salvetti, Agnese Stracquadanio, Amina Tridente…   Genocidio a Gaza 30 – 05 Ieri pomeriggio, tre palestinesi sono stati uccisi e altri feriti in un
BDS Italia con Francesca!
Da giovedì 28 maggio Francesca Albanese è stata nuovamente inserita nella lista nera americana. La Corte d'Appello ha infatti accolto la richiesta di sospensione urgente presentata dall'amministrazione Trump, bloccando così il provvedimento del tribunale di primo grado che aveva eliminato le sanzioni contro la Relatrice ONU per violazione dei diritti di libertà d'espressione. Il Dipartimento del Tesoro ha pertanto reintegrato le misure restrittive con una rapidità straordinaria, dimostrando la linea intransigente di Washington e il congelamento immediato dei beni finanziari della funzionaria internazionale.  BDS Italia esprime la sua profonda stima e il proprio sostegno incondizionato alla Relatrice ONU Francesca Albanese, vittima, per la seconda volta, di un sistema coercitivo che viola il suo diritto di libertà di parola e le impone sanzioni discriminatorie tramite OFAC, l’ufficio per il controllo dei beni esteri del Tesoro statunitense. Il caso di Francesca Albanese sta inoltre dimostrando che, oggi, nemmeno la finanza etica è tale fino in fondo, perché costretta dalle prescrizioni delle principali centrali operative politiche del pianeta a definire i propri perimetri sui diversi fronti. Mentre l'Europa ufficiale è rimasta a guardare, solo il premier spagnolo Pedro Sánchez, in una lettera indirizzata a Ursula von der Leyen, ha invocato una manovra diplomatica d'emergenza: l'attivazione del cosiddetto "Statuto di blocco" (Regolamento CE n. 2271/1996). E lo ha chiesto come scudo per i diritti umani non solo per Francesca Albanese, ma per denunciare un attacco sistemico alla giustizia internazionale, che coinvolgeva anche undici giudici e procuratori della Corte Penale Internazionale. L'Europa ha manifestato un’assenza ingombrante e  l'Italia continua a brillare per la sua ignavia. Nonostante Francesca Albanese sia una cittadina italiana, il governo Meloni ha scelto la strada del silenzio assordante e nessuna autorità ha intrapreso iniziative pubbliche contro il blocco dei suoi conti. Questa mancanza di tutela diplomatica verso una propria cittadina impegnata in un mandato ONU è un vulnus senza precedenti. La diplomazia italiana ed europea sembrano aver abdicato al proprio ruolo, preferendo non indispettire Washington piuttosto che difendere il principio di legalità internazionale. Chiediamo con forza che la Presidenza del Consiglio si muova in tutte le sedi istituzionali al fine di tutelare i diritti e la dignità di una cittadina italiana, gravemente danneggiata dall’arroganza del governo USA. E auspichiamo la creazione di un sistema finanziario non più sottoposto ai colossi di oltre Atlantico e al potere geo-finanziario di Washington, oggi utilizzato in modo discrezionale contro chi è ritenuto scomodo per le proprie politiche. L'esecutivo italiano ha a disposizione diverse azioni pratiche di natura diplomatica, legale e politica per tutelare una propria cittadina e funzionaria ONU. 1. Canali diplomatici bilaterali e multilaterali  Negoziato diretto con gli USA: il Ministero degli Affari Esteri può avviare interlocuzioni diplomatiche formali con il Dipartimento di Stato americano per richiedere l'esclusione di Albanese dalla SDN List dell’OFAC.  Azione coordinata in sede UE: l'Italia può farsi promotrice di un'azione comune a livello di Unione Europea. L'UE dispone del cosiddetto "Regolamento di Blocco" (Blocking Statute), uno strumento giuridico nato proprio per contrastare gli effetti extraterritoriali delle sanzioni statunitensi e proteggere i cittadini e le imprese europee. Asse con le Nazioni Unite: il governo può supportare ufficialmente le interlocuzioni già avviate dall'ONU, chiedendo il rispetto delle tutele e delle immunità funzionali legate al mandato di Relatrice Speciale. 2. Strumenti finanziari e di supporto tecnico-legale Istituzione di un canale bancario protetto: il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), d'intesa con la Banca d'Italia, potrebbe esaminare deroghe straordinarie per motivi umanitari o di sussistenza. Questo permetterebbe a un istituto nazionale di aprirle un conto corrente tecnico per ricevere lo stipendio, isolando l'operatività dai circuiti in dollari per evitare sanzioni secondarie. Supporto legale e amicus curiae: lo Stato italiano può intervenire indirettamente nei ricorsi legali ancora pendenti negli Stati Uniti. Può presentare una memoria scritta (amicus curiae) a sostegno delle tesi dei legali di Albanese, attestando la violazione dei diritti fondamentali della propria cittadina. 3. Azioni politiche e di protezione istituzionale Rilascio del passaporto diplomatico: il governo può garantire la massima protezione nei viaggi istituzionali emettendo o rinnovando passaporti diplomatici o di servizio, agevolando la sua mobilità internazionale laddove possibile. Tutela consolare attiva: garantire una costante assistenza tramite l'Ambasciata italiana a Washington, monitorando ogni fase del procedimento giudiziario americano. Presa di posizione pubblica: il superamento dell'attuale linea di riservatezza attraverso dichiarazioni ufficiali di solidarietà istituzionale aumenterebbe la pressione politica internazionale sull'amministrazione statunitense.
Buon vento, Flotilla!
In studio con Ilaria, una compagna dei Sanitari per Gaza, raccontiamo la sua esperienza di partecipazione all'ultima Flotilla. Il viaggio di Ilaria è iniziato ben prima dell'effettiva partenza ed è stato caratterizzato da un costante stato di allerta per il timore del boicottaggio israeliano. Il primo attacco vero e proprio da parte delle forze armate di Israele è iniziato nei pressi di Creta; sull'isola, sebbene in condizioni difficili, gli equipaggi hanno sperimentato la solidarietà delle attiviste/i greche e sono poi riusciti a raggiungere Marmaris, in Turchia. Dopo che tutti gli equipaggi sono stati intercettati, sequestrati e trasportati ad Ashdod, sono stati fatti oggetto di violenze da parte delle forze armate israeliane, che si sono accanite soprattutto nei confronti delle persone razzializzate, di quelle "con passaporto debole", delle donne o delle persone LGBTQ. Particolarmente crudele è stato il momento della detenzione, vissuta in condizioni di assoluto sovraffollamento, in un susseguirsi di pratiche vessatorie, senza cibo, senz'acqua, sotto la costante minaccia di cani feroci, nelle celle in precedenza occupate dai prigionieri palestinesi. La partenza da Israele è stata possibile solo grazie a tre aerei turchi, senza che ci sia mai stato alcun intervento delle autorità italiane. Passiamo quindi a parlare delle forme di boicottaggio nei confronti di Israele, soprattutto della campagna contro TEVA, la multinazionale che opera nel settore dei farmaci generici ma intrattiene una documentata complicità con il regime Israeliano. Le forme di boicottaggio che è possibile esercitare per tutte e tutti nel quotidiano, del resto, sono moltissime, come documenta anche il sito di BDS Italia consultabile qui. Il comunicato di BDS-Italia in merito alla chiusura di quattro stabilimenti TEVA, non imputabile alle pressioni civili degli ultimi anni può invece essere letto qui .
May 27, 2026
Radio Onda Rossa