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Palestina: lotta, solidarietà e conoscenza
Articoli di Futura D’Aprile, Rossana De Simone, Peacelink, Giulia Della Michelina, Nicola Lamri, Lavinia Marchetti (con Eva de Adamo). Aggiornamenti e appuntamenti.   IL SOMMARIO: aggiornamenti da Anbamed Roma per Gaza: è in corso la raccolta di alimenti per la Global Sumud Flottilla in corso di preparazione continuano gli appuntamenti di lotta e citiamo un evento forse ancora in corso che
Nuova campagna di boicottaggio bds italia contro le banche complici dei crimini di Israele
BDS Italia annuncia il lancio della campagna nazionale Banche Complici, inizialmente rivolta a UniCredit, Intesa San Paolo, BNL-BNP Paribas – tra le istituzioni finanziarie italiane più coinvolte, causa operazioni non etiche, in operazioni di supporto nella colonizzazione illegale e nell’apartheid in Palestina, nello sfollamento e genocidio di Israele ora estesi alla Cisgiordania. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi, tre periodici cattolici italiani che dal 2000 hanno promosso la Campagna di pressione sulle “banche armate”. Anche la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), in un recente documento, invita al disinvestimento da aziende produttrici di armi. UniCredit, Intesa Sanpaolo e BNL- BNP Paribas sono coinvolte in una o più delle seguenti pratiche che supportano Israele: * Il finanziamento o l’estensione di linee di credito/prestiti a società operanti nella produzione e nella fornitura di armi a Israele e utilizzate anche nel genocidio dei palestinesi. * La sottoscrizione e/o distribuzione di Titoli di Stato Israeliani (“War Bonds”) e di titoli azionari/obbligazionari di società presenti nella lista BDS che colludono con il genocidio di Israele (tra le quali ENI e Leonardo). * L’allocazione – attraverso acquisti individuali o fondi d’investimento gestiti – di capitale proprio o dei clienti – in obbligazioni/azioni di società in settori industriali complici del genocidio di Israele, dell’occupazione e delle sue crescenti violazioni del diritto internazionale. Prima di attivarci, abbiamo chiesto alle tre banche se, in base alle loro direttive, avessero escluso operazioni riguardanti il settore degli armamenti con lo Stato di Israele. La risposta è stata evasiva o assente.  I due obiettivi principali della Campagna BDS Italia Banche Complici sono: 1. Informare l’opinione pubblica e le persone di coscienza del ruolo e della complicità di queste banche italiane nel genocidio in corso, nell’occupazione, negli insediamenti coloniali e nell’incessante violazione dei diritti umani da parte di Israele in Palestina (Gaza e Cisgiordania). 2. Sollecitare azioni da parte degli attuali clienti privati e istituzionali delle banche affinché i loro risparmi e investimenti presso di esse non siano più associati a pratiche non etiche. Fino a quando tali istituti non dimostreranno di aver interrotto in modo permanente le loro complicità, chiediamo ai clienti di queste banche di trasferire tutti o in parte i propri risparmi e investimenti a istituti meno complici. BDS Italia – gruppo di lavoro Embargo Militare/Banche complici: bdsitalia.embargomilitare@gmail.com – referente Loretta Mussi +39 3338312194 Segreteria Campagna di pressione “Banche armate”:  campagnabanchearmate@gmail.com – Rosa Siciliano +39 3391380637  Per ulteriori informazioni sulla Campagna BDS Italia (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) Banche Complici: bdsitalia.org Per ulteriori informazioni sulla Campagna di pressione alle “Banche armate”: banchearmate.org BDS ITALIA sito: bdsitalia.org email: bdsitalia@gmail.com social: instagram | facebook BDSItalia
April 4, 2026
Pressenza
Alimentare il genocidio - Quando la finanza è complice
Roma, giovedì 25 marzo 2026 BDS Italia annuncia il lancio della campagna nazionale Banche Complici, inizialmente rivolta a UniCredit, Intesa San Paolo, BNL-BNP Paribas - tra le istituzioni finanziarie italiane più coinvolte, causa operazioni non etiche, in operazioni di supporto nella colonizzazione illegale e nell’apartheid in Palestina, nello sfollamento e genocidio di Israele ora estesi alla Cisgiordania. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi, tre periodici cattolici italiani che dal 2000 hanno promosso la Campagna di pressione sulle “banche armate”. Anche la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), guidata da Matteo Zuppi, invita al disinvestimento da aziende produttrici di armi. UniCredit, Intesa Sanpaolo e BNL- BNP Paribas sono coinvolte in una o più delle seguenti pratiche che supportano Israele: * Il finanziamento o l’estensione di linee di credito/prestiti a società operanti nella produzione e nella fornitura di armi a Israele e utilizzate anche nel genocidio dei palestinesi. * La sottoscrizione e/o distribuzione di Titoli di Stato Israeliani (“War Bonds”) e di titoli azionari/obbligazionari di società presenti nella lista BDS che colludono con il genocidio di Israele (tra le quali ENI e Leonardo). * L’allocazione - attraverso acquisti individuali o fondi d’investimento gestiti - di capitale proprio o dei clienti - in obbligazioni/azioni di società in settori industriali complici del genocidio di Israele, dell’occupazione e delle sue crescenti violazioni del diritto internazionale. Prima di attivarci, abbiamo chiesto alle tre banche se, in base alle loro direttive, avessero escluso operazioni riguardanti il settore degli armamenti con lo Stato di Israele. La risposta è stata evasiva o assente. I due obiettivi principali della Campagna BDS Banche Complici sono: 1. Informare l’opinione pubblica e le persone di coscienza del ruolo e della complicità di queste banche italiane nel genocidio in corso, nell’occupazione, negli insediamenti coloniali e nell’incessante violazione dei diritti umani da parte di Israele in Palestina (Gaza e Cisgiordania). 2. Sollecitare azioni da parte degli attuali clienti privati e istituzionali delle banche affinché i loro risparmi e investimenti presso di esse non siano più associati a pratiche non etiche. Fino a quando tali istituti non dimostreranno di aver interrotto in modo permanente le loro complicità, chiediamo ai clienti di queste banche di trasferire tutti o in parte i propri risparmi e investimenti a istituti meno complici. Contatti BDS Italia Embargo Militare: bdsitalia.embargomilitare@gmail.com  Cellulare: (+39) 333-8312194 - Email: lorettamussi48@gmail.com Rosa Siciliano (Segreteria Campagna “banche armate”) - Cellulare: (+39) 339.138.0637 - Email: campagnabanchearmate@gmail.com Per ulteriori informazioni sulla Campagna BDS Italia (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) Banche Complici: bdsitalia.org Per ulteriori informazioni su La Campagna di pressione alle “banche armate”: banchearmate.org
Boicottaggi, armi e finanza: democrazia sotto attacco
“Basta complicità!”. In Emilia-Romagna prende forma una carovana di eventi per denunciare come diritti civili, economia e politica siano sempre più intrecciati in un clima di crescente repressione e corsa al riarmo. Quattro fatti recenti mostrano quanto sia urgente agire; in fondo all’articolo sono indicate alcune petizioni da firmare. Libertà di espressione sotto accusa Una inchiesta della rivista Altreconomia ha rivelato che due corsi di formazione per forze di polizia italiane, disponibili sulla piattaforma Sisfor e finanziati dall’Unione europea con la collaborazione dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, definiscono il boicottaggio dei prodotti israeliani e l’incitamento ad esso come forme di “antisemitismo” e di “incitamento all’odio”. Questa impostazione costituisce una potenziale repressione del dissenso: in Europa vi sono crescenti preoccupazioni sul fatto che l’eccessiva criminalizzazione della protesta e l’equiparazione di critica politica a odio possano dissuadere dal dissentire in modo pacifico e legittimo. Rapporti di Amnesty International evidenziano come restrizioni e pratiche repressive producano un clima di paura che scoraggia la partecipazione a proteste e il sostegno alle popolazioni oppresse. Tali dinamiche possono avere un effetto restrittivo sulla libertà di espressione e di assemblea (chilling effect). La Corte europea dei diritti dell’uomo, con una sentenza dell’11 giugno 2020, ha invece affermato che l’appello al boicottaggio di prodotti di uno Stato accusato di gravi violazioni dei diritti umani rientra nella libertà di espressione tutelata dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Escalation normativa: pena di morte per palestinesi Il 30 marzo 2026, la Knesset ha approvato una legge che introduce in Israele la pena di morte per i palestinesi in determinate circostanze giudiziarie, sanzioni di atti definiti “terroristici”. La legge è entrata in vigore con 62 voti favorevoli e 48 contrari e consente alle corti militari e, in molti casi, a quelle civili di Israele di impiccare persone entro 90 giorni dalla sentenza, con limitate possibilità di appello o clemenza. Organizzazioni internazionali hanno espresso forte condanna, definendo la misura discriminatoria, contraria al diritto internazionale e suscettibile di violare i princìpi democratici fondamentali. Questo provvedimento si inserisce in un contesto già segnato da gravi violazioni del diritto internazionale: un’inchiesta di Al Jazeera (febbraio 2026) ha documentato l’impiego a Gaza di munizioni termiche e termobariche, il cui utilizzo in aree densamente popolate solleva rilevanti criticità in relazione al diritto umanitario, in particolare ai principi di distinzione e proporzionalità. Complicità industriale: porti, aziende e flussi militari Domenica 29 marzo a Roma, è stato presentato il dossier indipendente Made in Italy: le prove della collaborazione al genocidio, redatto da ricercatori palestinesi e civili. Il rapporto documenta il ruolo delle infrastrutture italiane – porti, aeroporti, catene logistiche – e l’operato di imprese italiane nell’invio di carburanti, materiali e componenti militari funzionali allo sforzo bellico di Israele. Tra le evidenze, emergono: * la funzione strategica dei porti italiani come nodi di passaggio per merci e carburanti legati al conflitto; * la continuità delle esportazioni militari italiane, anche in violazione di leggi come la 185/1990; * la complicità di grandi aziende e molte PMI italiane nelle catene di fornitura di armamenti e componenti; attraverso documenti di trasporto, manifesti di carico e fonti aperte che aggirano l’opacità istituzionale, rendono visibili dati finora nascosti. Secondo il rapporto, le esportazioni italiane di armi e componenti militari, formalmente sospese, continuano in forme indirette o ambigue. Sono documentati flussi di carburanti e materiali diretti verso aree di conflitto attraverso rotte mercantili strategiche. Tra le aziende citate vi è anche il gruppo Leonardo, già oggetto di azioni legali da parte di associazioni come Rete Pace Disarmo, ARCI e Movimento Nonviolento per presunte violazioni della legge 185/1990 sul commercio di armamenti. Finanza sotto accusa: Boicottaggi, Disinvestimento, Sanzioni Parallelamente alle responsabilità industriali e ai livelli politico ed economico, nasce la nuova campagna Banche Complici promossa da BDS Italia, presente anche alla presentazione del dossier. La campagna denuncia il ruolo del settore finanziario nel sostenere aziende implicate nell’occupazione militare e nelle violazioni del diritto internazionale, con tre obiettivi principali: * Trasparenza: chiedere alle banche di rendere pubblici gli investimenti e i servizi finanziari forniti a entità coinvolte nel conflitto; * Disinvestimento: fare pressione affinché istituti come Unicredit, Intesa Sanpaolo e BNL‑BNP Paribas cessino i rapporti con imprese collegate a pratiche di apartheid o operazioni militari; * Sensibilizzazione: educare correntisti e cittadini a scegliere istituti con politiche etiche e responsabili. Le risposte dei gruppi bancari si sono rivelate finora vaghe o inesistenti, evidenziando la distanza tra gli interessi delle grandi istituzioni finanziarie e i diritti umani universali. Questi quattro fatti – controllo civico e libertà di espressione, escalation penale e discriminatoria, complicità economica e responsabilità finanziaria – rappresentano un unico processo di erosione delle garanzie democratiche. In questo contesto, se lo Stato stesso viola la legge e manca di trasparenza, la mobilitazione civica è uno strumento concreto per resistere a derive autoritarie e riaffermare i diritti umani. Convergenza: il potere dei cittadini Ricordiamo che nel febbraio 2025, al porto di Ravenna, è stato sequestrato un carico di circa 13 tonnellate di componenti metalliche destinate inizialmente “a uso civile”, ma collegate all’industria militare israeliana. L’Agenzia delle Dogane, su disposizione del Tribunale di Ravenna, ha rilevato l’assenza delle autorizzazioni previste dalla legge italiana 185/1990, aprendo un procedimento penale. Il sequestro ha evidenziato come materiali classificati come armamenti possano essere dichiarati per uso civile senza i necessari permessi, rivelando illegalità e criticità nel controllo delle esportazioni italiane verso contesti di conflitto e il rischio di complicità in operazioni belliche. Le istituzioni si sono mosse solo dopo la pressione di associazioni civiche e cittadini attivi, fondamentali nel sollecitare controlli e trasparenza. In questo contesto, movimenti come BDS Italia sono essenziali per tutelare lavoratori, whistleblowers, docenti e ricercatori minacciati di licenziamento, permettendo a chiunque di dare il proprio contributo e di segnalare il passaggio di armi in modo sicuro e anonimo. Sono disponibili schede con QR code che consentono ai dipendenti di denunciare container sospetti senza esporsi. A livello regionale, la mobilitazione prende forma con la campagna 𝐁𝐀𝐒𝐓𝐀 𝐂𝐎𝐌𝐏𝐋𝐈𝐂𝐈𝐓𝐀’ – Rispettiamo il diritto internazionale: stop ai rapporti economici con Israele, promossa in Emilia-Romagna. L’iniziativa chiede alla Regione azioni concrete per interrompere le complicità locali con l’occupazione e le violazioni dei diritti dei palestinesi, intervenendo in ambiti come il porto di Ravenna, fiere, appalti pubblici, accordi con multinazionali delle armi e scuole. Circa 60 realtà locali e nazionali hanno già aderito. Sono previsti incontri aperti a tutte le realtà culturali, artistiche e politiche, oltre che a singoli cittadini interessati a informarsi. Dal primo incontro a Rimini il 1° aprile all’ultimo a Piacenza il 22 aprile, questi appuntamenti offrono a tutti l’opportunità di conoscere le complicità presenti nella regione e di unirsi ai movimenti. Partecipare significa agire concretamente per fermare complicità economiche e difendere i diritti umani. La mobilitazione civica e il volontariato sono strumenti essenziali per resistere a derive autoritarie. Chiunque può contribuire, anche da remoto e senza esperienza: informatevi e scrivete alle associazioni. Abbiamo bisogno più che mai di nuove mani. InformAzioni: BDS Italia * La petizione nazionale: FUORI LE ARMI DA PORTI, FERROVIE E AEROPORTI ITALIANI Basta Complicità – Emilia Romagna: * La petizione regionale: BASTA COMPLICITA Redazione Romagna
March 31, 2026
Pressenza
Palestina: navigare in acque infuocate
Anbamed, aggiornamenti 27 e 28 marzo Roberta Parravano sulla scuola-tenda a Gaza Dalila Vilella sulla istruzione in Palestina presentazione dossier GPI su esportazione Italia-Israele Ilaria De Bonis entra nel merito del dossier Stefano Nanni su commercio complice nel bergamasco Elisabeth Di Luca: cento porti cento città Il Nicaragua obbliga la Germania a rinunciare alla difesa di Israele alla Corte Internazionale
BLOCCATI ANCHE A CAGLIARI I CONTAINER DIRETTI A ISRAELE
COMUNICATO CONGIUNTO SULLA MSC VEGA AL PORTO CANALE DI CAGLIARI  Cagliari, 26 marzo - Dopo le segnalazioni dei giorni scorsi, la lettera-diffida dell'ELSC e dell'avvocato Saltalamacchia del gruppo dí Giuristi e avvocati per la Palestina (GAP), e dopo il presidio davanti al varco del Porto Canale di Cagliari, che si è tenuto nel pomeriggio dí mercoledì 25 marzo, abbiamo ora la conferma che i 7 container sospetti trasportati dalla MSC Vega sono stati fermati e sottoposti a ispezione. A questi se ne sommano altri 4, ispezionati e bloccati, portando il numero di container fermi a 11.  Sembra quindi confermata la segnalazione arrivata dalla rete No Harbour for Genocide, questi conterrebbero acciaio di grado militare della stessa tipologia impiegata per la produzione di munizioni e proiettili d'artiglieria usati nel genocidio a Gaza.  Lo scambio di questi container tra la MSC Vega e la MSC Hoggar (che dopo altri scali e trasbordi su altra nave MSC avrebbe permesso ai container di raggiungere Israele), sarebbe dovuto avvenire in questi giorni proprio al Porto di Cagliari, dove entrambe le navi sostano in questo momento.  È un primo risultato della mobilitazione, che segue quella di Gioia Tauro, dove altri 8 container sono stati fermati e ispezionati da Dogana e guardia di finanza. Un altro passo necessario nella direzione di quello per cui lottiamo: lo stop definitivo al transito di armi e materiali di armamento diretti in Israele attraverso l'Italia, l'applicazione integrale e concreta di quanto previsto dalla legge 185/90, il ripudio della guerra, di chi la finanzia, alimenta e ne trae profitti.  La nostra mobilitazione non si ferma: vogliamo che i container siano sequestrati e che si applichi un rigido protocollo di fermo e ispezione di tutti i container diretti in Israele con carichi di merce militare o dual use.  Invitiamo tutte le realtà solidali con la Palestina e contro le guerre, a coordinarsi per proseguire insieme le prossime iniziative.  #Blocktheboat    #Noharbourforgenocide Aderiscono (in ordine alfabetico): A Foras Associazione Amicizia Sardegna-Palestina BDS Italia Comitato Sardo di Solidarietà con la Palestina European Legal Support Center Giovani Palestinesi d'Italia Global Movement To Gaza Sardegna Potere al Popolo Sardegna USB Unione Sindacale di Base
Eni si ritira dall’offshore israeliano: una vittoria della pressione collettiva. BDS Italia: “Il boicottaggio continua”
COMUNICATO STAMPA Eni si ritira dall’offshore israeliano: una vittoria della pressione collettiva. BDS Italia: “Il boicottaggio continua” BDS Italia accoglie come un risultato politico significativo il ritiro di Eni dal consorzio Ratio Energies, che nell’ottobre 2023 aveva ottenuto dal Ministero dell’Energia di Israele sei licenze per l’esplorazione di gas nelle acque antistanti la Striscia di Gaza, in aree di competenza dello Stato palestinese. L’uscita di Eni dal progetto — che lascia come partner le società Ratio Energies e Dana Petroleum — segna un’inversione rispetto agli accordi precedentemente sottoscritti e rappresenta un effetto concreto delle campagne di denuncia, mobilitazione e boicottaggio costruite a livello nazionale e internazionale. Questo risultato conferma che la pressione dal basso è in grado di incidere sulle scelte delle multinazionali e di mettere in discussione operazioni economiche legate allo sfruttamento delle risorse nei territori palestinesi. Tuttavia, per BDS Italia, questo passo non è sufficiente. Permangono infatti gravi elementi di complicità che rendono necessario proseguire e rafforzare il boicottaggio: – Secondo Oil Change International, tra il 1° novembre 2023 e il 1° ottobre 2025 l’Italia ha fornito a Israele circa 310.000 tonnellate di petrolio raffinato a Taranto. – È tuttora attivo l’accordo tra Eni e Ithaca Energy, società controllata all’89% dalla multinazionale israeliana Delek Group, inserita dall’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani tra le imprese coinvolte nell’occupazione illegale dei territori palestinesi e nello sfruttamento delle loro risorse naturali. Alla luce di questi elementi, la posizione è chiara: il ritiro di Eni rappresenta una vittoria, ma non chiude il quadro delle responsabilità. Per questo, BDS Italia ribadisce che la campagna di boicottaggio nei confronti di Eni continua, con l’obiettivo di ottenere un disinvestimento completo da tutte le attività che contribuiscono, direttamente o indirettamente, al sistema di occupazione e sfruttamento dei Territori Palestinesi Occupati. Il boicottaggio funziona. E continuerà finché non sarà raggiunta piena giustizia per il popolo palestinese. Colpire, isolare, costringere al disimpegno: questa è la direzione. BDS Italia
IL CRIMINALE ISRAELIANO WINTER RINUNCIA ALLA CONFERENZA IN CILENTO, AVREBBE RISCHIATO L’ARRESTO
Uno dei generali responsabili e promotori del genocidio del popolo palestinese, non solo oggi ma almeno dell’ultimo decennio, Ofer Winter, ha dichiarato via social che non verrà in Italia. Secondo un esposto presentato alla Procura di Roma dalla Hind Rajab Foundation, insieme a realtà come Bds Italia e Assopace, Ofer Winter sarebbe dovuto intervenire il 31 marzo all’Hotel Ariston di Capaccio, in Cilento, a un evento organizzato dalla Pastoral Tourism, compagnia turistica israeliana. La biografia di Ofer Winter non lascia dubbi sul personaggio in questione. Il sito Global Justice 4 Palestine lo ricorda al comando della Brigata Givati quando “guidò uno dei più grandi massacri e crimini di guerra commessi a Gaza”. Era il 2014 e durante l’operazione “Margine di Protezione” l’esercito israeliano “uccise oltre duemila palestinesi, tra i quali 500 minori, macchiandosi di crimini di guerra secondo le Nazioni Unite”. Winter è descritto anche come responsabile di “crimini secondo lo Statuto di Roma” per aver diretto “attacchi intenzionali contro obiettivi civili e edifici non militari, tra cui città, villaggi, abitazioni, luoghi religiosi, scuole, ospedali e monumenti storici, lanciando attacchi sapendo che avrebbero causato perdite civili, danni eccessivi o gravi e duraturi danni all’ambiente naturale”. Anche per queste ragioni la Hind Rajab Foundation, insieme a realtà come Bds Italia e Assopace, appena appresa la notizia della partecipazione di Ofer Winter ad una conferenza in Cilento, hanno presentato un esposto alla Procura di Roma.  L’Italia ha infatti l’obbligo di intervenire poiché dispone di leggi quali la legge Moro del 1965, che riguardano il crimine di genocidio e la sua punibilità. La legge in questione, all’articolo 8, afferma che “chiunque pubblicamente istiga a commettere alcuno dei delitti preveduti negli articoli da 1 a 5 – inclusa la deportazione a fini di genocidio – è punito, per il solo fatto della istigazione, con la reclusione da tre a dodici anni. La stessa pena si applica a chiunque pubblicamente fa l’apologia di alcuno dei delitti preveduti nel comma precedente”. Le organizzazioni che hanno presentato l’esposto ricordano anche la ratifica dello Stato Italiano dello Statuto di Roma, che istituisce la Corte Penale Internazionale, le 4 convenzioni di Ginevra del 1949 e i loro Protocolli Addizionali del 1977, secondo i quali è d’obblico “intervenire ed impedire che sospetti criminali di guerra entrino e circolino indisturbati per il nostro paese”. L’esposto in Procura delle associazioni palestinesi e solidali ne chiede l’arresto immediato in caso metta piede in Italia: per questo il criminale di guerra israeliano ha fatto sapere, con un video, che non sarà in Cilento. Ne parliamo con Domenico Negro di Bds Salerno e con Nives Monda di BDS Napoli. Ascolta o scarica A margine dell’intervista Nives Monda ci ha raccontato della campagna “No room for genocide”, lanciata da BDS per favorire un turismo etico. La campagna è indirizzata a chi utilizza Booking o AirBnb durante i propri viaggi, ma anche a chi gestisce un hotel, un B&B, un trekking o un caffè. Potete leggere gli obiettivi e aderire all’iniziativa “No room for genocide”, cliccando su questo link.
March 25, 2026
Radio Onda d`Urto
ENI RINUNCIA AL GAS PALESTINESE: SODDISFATTI EXTINCTION REBELLION E BDS, “MA E’ SOLO L’INIZIO”
L’Eni non parteciperà alle attività di ricerca di gas naturale all’interno della zona economica esclusiva palestinese davanti alla striscia di Gaza. L’azienda italiana partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, si è ritirata dal consorzio che in pieno genocidio, nell’ottobre 2023, si era aggiudicato sei licenze di esplorazione per giacimenti di gas nelle acque antistanti Gaza. La decisione dell’azienda italiana del cane a sei zampe è stata comunicata dal quotidiano finanziario israeliano Globes e confermata anche da Eni. In seguito al ritiro dal consorzio, la multinazionale italiana dell’energia sarà tenuta a pagare un risarcimento, non ancora quantificato. Soddisfatte ReCommon, Extinction Rebellion e Bds, che insieme alle organizzazioni palestinesi per i diritti umani Al Mezan Center for Human Rights, Al Haq, Palestinian Centre for Human Rights e Adalah, avevano seguito la questione fin dall’inizio e messo al corrente l’opinione pubblica. Le organizzazioni solidali con la Palestina aggiungono che questa decisione “non assolve l’Eni. Tra novembre 2023 e ottobre 2025, l’Italia ha fornito a Israele 310.000 tonnellate di petrolio. Rimane attivo l’accordo con Ithaca Energy, controllata dall’israeliana Delek Group coinvolta nello sfruttamento di risorse nei territori occupati palestinesi”. Andreina Parogni, attivista di Extintion Rebellion, ci racconta  le azioni e le proteste che hanno preso di mira il colosso energetico e che hanno portato alla decisione di Eni di ritirarsi dal consorzio che vorrebbe il gas dei palestinesi. Ascolta o scarica
March 25, 2026
Radio Onda d`Urto
I pericoli del disegno di legge sull’antisemitismo. Intervista all’avvocato Ugo Giannangeli
C’è chi lo ha ribattezzato “Legge bavaglio” o “Ddl anticritiche”. È il cosiddetto disegno di legge “Antisemitismo”, approvato il 4 marzo scorso al Senato con 105 voti a favore, 24 contrari e 21 astenuti. Hanno votato No il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, mentre i senatori del Partito democratico si sono divisi: 21 astenuti e 6 favorevoli (Valter Verini, Sandra Zampa, Pierferdinando Casini, Graziano Del Rio, Alfredo Bazoli e Filippo Sensi); a favore il centrodestra, Italia Viva, un senatore di Azione e 5 delle Autonomie. La questione al centro delle polemiche si concentra sulla definizione di antisemitismo, ossia quella dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), secondo cui “per antisemitismo si intende una determinata percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, le cui manifestazioni, di natura verbale o fisica, sono dirette verso le persone ebree e non ebree, i loro beni, le istituzioni della comunità e i luoghi di culto ebraici”. Ne parliamo con Ugo Giannangeli, avvocato penalista e grande esperto di “questione mediorientale.” Perché questa definizione viene considerata da molti pericolosa per la democrazia e incostituzionale? La definizione elaborata dall’Ihra è una definizione meramente operativa, lavorativa, provvisoria, priva di valore legale. Lo afferma lo stesso estensore, l’avvocato Kenneth Stern, che si autodefinisce sionista. Stern sostiene che la definizione, nelle sue intenzioni, doveva servire solo a facilitare la catalogazione degli episodi di antisemitismo. La legge che la recepisce diventa pericolosa per la democrazia in quanto si configura come una legge ad hoc a tutela di un gruppo identitario, in palese contrasto con l’articolo 3 della nostra Costituzione. Vede il rischio di un’equiparazione sostanziale tra antisemitismo e antisionismo (condiviso quest’ultimo da molti ebrei israeliani e della diaspora)? Ci può spiegare la differenza tra questi due concetti? L’antisionismo è l’opposizione a un disegno di colonialismo di insediamento che prevede l’espulsione dei nativi con ogni mezzo. Si vedano le molteplici ed esplicite dichiarazioni dei cosiddetti padri fondatori dello Stato di Israele. L’antisemitismo altro non è che una forma di razzismo. Peraltro sarebbe più corretto parlare di anti-ebraismo o antigiudaismo, essendo semiti anche i palestinesi. La modifica accolta in Senato parla di “ripudio di ogni forma di antisemitismo”. Spero quindi che si riferisca anche alla diffusa islamofobia. Temo però che questa mia speranza possa essere vista solo come una battuta. Quando si parla di “istituzioni della comunità” si può intendere anche il governo: ciò significa che sarà vietato dalla legge criticare per esempio l’esecutivo guidato dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, su cui pende un mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità e un’indagine per genocidio della Corte di Giustizia Internazionale? In Senato sono state introdotte formule tipo ‘ferme restando la libertà di critica politica e di espressione del pensiero e la libertà di riunione e associazione’ o anche ‘nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche’. Sembrano però formulette di cautela per ridurre gli evidenti rischi di incostituzionalità della legge per palese contrasto con gli articoli 17, 21 e 33 della Costituzione. È il caso anche di ricordare che la Corte Internazionale di Giustizia nel suo parere consultivo del luglio 2024 ha affermato che è imputabile di complicità con i crimini di Israele non solo chi fornisce concretamente aiuti, ma anche chi non si attiva per – quanto meno – attenuare le conseguenze dei crimini. Il genocidio infatti si deve prevenire prima che reprimere. Vede rischi per le campagne di boicottaggio di alcuni prodotti e servizi israeliani connessi o complici nella strage dei palestinesi? Già ora i sionisti assimilano le campagne di boicottaggio dei prodotti e dei servizi israeliani a quelle nazifasciste degli anni ‘30 contro le attività commerciali degli ebrei. A maggior ragione lo faranno dopo l’entrata in vigore della legge. In Germania il 7 novembre 2024 il Bundestag ha inserito tra le manifestazioni di odio anche l’appello al boicottaggio e alle sanzioni contro Israele. Eppure la Corte Europea dei Diritti Umani l’11 giugno 2020 ha sentenziato che l’appello al boicottaggio dei prodotti israeliani è un diritto civile tutelato dall’articolo 10 della Convenzione Europea. Un altro articolo molto controverso della legge recita così: “Prevedere apposite misure per contrastare la diffusione del linguaggio d’odio antisemita sulla rete Internet, anche attraverso l’aggiornamento delle regole di accesso alle piattaforme di social media, nonché mediante sistemi di segnalazione e rimozione, uniformi ed efficienti, dei relativi contenuti”. Anche in questo caso, vista la definizione iniziale di antisemitismo, così ampia e generica, il rischio è che venga considerata ‘odio antisemita’ dagli algoritmi che regolano i social qualsiasi critica al governo israeliano? Particolare attenzione è riservata alle espressioni di odio sui social. È questo il terreno più minato, dove più è evidente il privilegio inserito a favore dei crimini israeliani. Un esempio banale: se commento con “assassini criminali” la foto di bambini palestinesi uccisi a Gaza rischio di essere definito antisemita; se metto lo stesso commento sotto le foto delle 165 bambine iraniane uccise dagli statunitensi a Minab non corro alcun rischio. L’articolo 2 propone di “elaborare apposite linee guida sul contrasto all’antisemitismo, come definito ai sensi dell’articolo 1, comma 2, destinate ai docenti e al personale delle scuole di ogni ordine e grado”: non violerebbe la libertà d’insegnamento garantita dall’articolo 33 della Costituzione? Le linee guida destinate ai docenti violano sicuramente l’articolo 33 della Costituzione sulla libertà di insegnamento. Neppure la circolare Valditara di novembre 2025 recante istruzioni per i dibattiti all’interno delle strutture scolastiche si è spinta a tanto. La circolare richiede competenza dei relatori e la garanzia del contraddittorio. Le linee guida invece entrano nel merito e dettano contenuti. L’articolo 3, oggetto di emendamento al Senato, prevede addirittura il “diniego all’autorizzazione di una riunione o manifestazione pubblica per ragioni di moralità, di cui all’articolo 18 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, può essere motivato anche in caso di valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita ai sensi della definizione operativa di antisemitismo adottata dalla presente legge”. Con buona pace dell’articolo 17 della nostra Costituzione che prevede il diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi e dell’articolo 21 sulla libertà di espressione del pensiero. L’articolo 3 del testo originario, quello sulle manifestazioni, è stato cassato. Avevano pensato di mantenerlo modificando il concetto di ‘rischio potenziale’ con quello di ‘pericolo concreto’ di manifestazioni antisemite, ma poi hanno ritenuto preferibile escludere del tutto l’articolo. Non credo che lo abbiano fatto per una scelta di apertura democratica. Probabilmente riprenderanno il discorso in un disegno di legge che andrà a sostituire il decreto legge sulla sicurezza che è stato recentemente bocciato ma solo sulla forma, per mancanza dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza. Come funzionerebbe in pratica la nuova legge? Il testo approvato in Senato ha introdotto due nuovi organismi non previsti dal precedente articolo 2, che rappresentava una sorta di norma in bianco delegando al governo o al Presidente del Consiglio il compito di emanare entro 60 giorni una serie di decreti su temi ben individuati. Col nuovo testo si creano il coordinatore nazionale che elabora una strategia nazionale sull’antisemitismo e un gruppo tecnico di lavoro designato dall’Ihra, dall’Unione delle comunità ebraiche italiane, dai giovani ebrei d’Italia, dal Centro di documentazione ebraica contemporanea e dal Museo della Shoah. Se mi è consentita una battuta osservo che manca solo l’Aipac (American Israel Public Affairs Committee), che però probabilmente provvederà al finanziamento dell’attività del gruppo di lavoro. Infatti l’ultimo articolo precisa che nessun onere economico è previsto per il funzionamento della legge. Il gruppo di lavoro dovrà adottare misure contro il linguaggio d’odio, le linee guida per le scuole e l’università, organizzare corsi di formazione per insegnanti e polizia, nonché campagne informative per la televisione e la stampa. Appare essere una vera e propria task force con la doppia funzione di reprimere da un lato e propagandare dall’altro. La Legge Mancino numero 205 del 1993 punisce “discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”, senza concentrarsi specificamente sugli ebrei ma includendoli. Tra l’altro nella legge si parla anche di slogan e simboli fascisti, che pure ben di rado vengono puniti. Cosa ne pensa? L’articolo 604 bis del Codice Penale (legge Mancino) era più che sufficiente: punisce la propaganda di istigazione all’odio razziale in generale, con una specifica aggravante per la Shoah in caso di sua minimizzazione o apologia. Appare evidente l’intenzione di introdurre nel nostro ordinamento gli undici indicatori dell’Ihra, come è dimostrato anche dal fatto che sono stati respinti gli emendamenti sulla loro esclusione e sull’adozione della ‘Dichiarazione di Gerusalemme’, nata proprio in contrapposizione alla definizione di Ihra, che contiene cinque esempi di critiche a Israele che non sono considerate antisemite. Non solo, ma esplicitamente riconosce che il movimento BDS svolge un legittimo intervento politico. Si può concludere affermando che la legge introduce una pervasiva attività di controllo e propaganda e sconfina in una militarizzazione culturale e politica. Claudia Cangemi
March 25, 2026
Pressenza