Tag - esercito

Siria. Scontri tra l’esercito e i curdi delle SDF
Ad Aleppo sono ripresi gli scontri tra l’esercito siriano del nuovo regime e le milizie delle Forze Democratiche Siriane (SDF) in cui sono inquadrate le Ypg curde. L‘esercito siriano ha iniziato a trasformare i quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafieh in una zona militare chiusa. Ore fa, il Dipartimento Operazioni […] L'articolo Siria. Scontri tra l’esercito e i curdi delle SDF su Contropiano.
Israele, manifestazione di solidarietà degli attivisti di Mesarvot con gli obiettori Yuval Peleg e A’
Oltre 50 attivisti della rete Mesarvot e Yesh Gvul stanno manifestando davanti alla prigione militare n. 10 nel centro di Israele, dove Yuval Peleg è detenuto da 130 giorni e A’ sta scontando una prima condanna di 30 giorni per essersi rifiutati di arruolarsi e prestare servizio nell’esercito israeliano. Gli attivisti intonano cori contro i crimini di Israele a Gaza e in Cisgiordania e sventolano un grande striscione con la scritta “Non esiste una soluzione militare”.   Mesarvot
Iddo Elam ed Ella Keidar Greenberg, obiettori di coscienza israeliani: “Non ci sentiremo liberi fino a quando non lo saranno anche i palestinesi”
“In Israele non diventi un cittadino nel vero senso del termine se non dopo aver svolto il servizio militare”. Così risponde a Pressenza Iddo Elam, diciannovenne israeliano attivista, come la coetanea Ella Keidar Greenberg, entrambi dell’organizzazione israeliana Mesarvot che supporta i giovani che si rifiutano di servire nell’esercito o anche solo di essere complici dell’occupazione colonialista nei territori palestinesi, alla nostra domanda: “Cosa rappresenta la militarizzazione per la società israeliana? Come si attua?” Iddo ci spiega ciò che in ambito economico, commerciale o della ricerca, viene ipocritamente definito come “dual-use”. In questo caso, però, ci si riferisce ai ruoli sociali: l’esercito in Israele è un’organizzazione pervasiva che chiede molto all’individuo singolo, ma che al tempo stesso lo ripaga in termini di riconoscimento sociale e di auto-realizzazione. “La propaganda e il peso della sfera  militare inizia fin dai primi anni di scuola” racconta Iddo, entrando più nel dettaglio. “Non solo in ambito economico, ma anche culturale. Se vuoi fare una carriera da musicista, la puoi fare in ambito militare, così come quella di giornalista, di medico, ecc.” Questo aspetto definibile come delle “porte girevoli” tra area civile e militare e viceversa, lo abbiamo illustrato anche in un precedente articolo a proposito di un generale di brigata di un corpo di élite divenuto recentemente A.D. della Checkpoint Technologies Ltd., oppure a proposito della scandalosa onorificenza conferita alla giurista costituzionalista Daphne Barak Erez laureatasi honoris causa il 16 dicembre 2024 presso uno degli atenei più sionisti della capitale, RomaTre, che non si è fatto scrupolo di premiare l’ex-colonnella pur essendo stata artefice di buona parte della “sponda” giuridica al regine di apartheid. L’IDF, insomma, ti fornisce un ruolo e un capitale sociale non indifferente; chi si rifiuta di fare il servizio militare che peraltro, negli ultimi decenni, dura non meno di tre anni per gli uomini e due per le donne, con richiami annuali di addestramento che arrivano fino a 30/40 giorni, oltre a farsi uno o due mesi di galera (ma alle volte fino a qualche anno) viene praticamente emarginato, a partire dall’ambito famigliare. “Io mi posso ritenere fortunato” precisa, infatti Iddo, facendo intendere però di essere un’eccezione “perché i miei genitori, a differenza di altri, non si sono mai vergognati di me, anzi mi hanno sempre appoggiato, anche nel mio attivismo politico decisamente a sinistra, ancora prima dell’età per il servizio militare. In altre famiglie però non sempre è così ed è per questo che deve intervenire Mesarvot a sostenere gli obiettori di coscienza nel loro percorso di dissidenza che prevede, tra le altre sanzioni, il carcere.” I numeri non sono elevati e si contano in poche decine i casi di obiezione “totale”, o quelli che si limitano a circoscrivere il loro campo d’azione escludendo di prestare servizio in zone occupate dall’esercito.  D’altro canto “è difficile stimare quanti siano coloro che in un modo o nell’altro, alla fine risultano inidonei al servizio, i riformati, anche perché si tratta di dati che l’IDF cerca di tenere nascosti” precisa Iddo. Noi sappiamo, tra l’altro che sono migliaia i/le giovani militari in cura presso i servizi di assistenza psicologica e psichiatrica del Ministero della Difesa, mentre i casi “meno gravi” si affidano allo svago post-genocidio offerto dai tour turistici defatiganti . Non mancano poi le rappresaglie aggiuntive al carcere, perché l’ostracismo famigliare, appunto, è all’ordine del giorno, ma anche quello sociale, soprattutto se oltre al rifiuto c’è una buona dose di impegno ed attivismo politico che, come nel caso di Iddo va avanti dall’età di 14 anni. “Il governo è molto infastidito e cerca in tutti i modi di evitare che da “semplici” obiettori si diventi anche personaggi pubblici o mediaticamente in vista e quindi alla fine anche personaggi politici” afferma Ella Keidar Greenberg. “Per molti ragazzi che fin da piccoli hanno conosciuto il mondo militare, le divise, le armi, ecc. il servizio militare è un fatto del tutto naturale. Mesarvot, invece, cerca di convincerli che è possibile dire NO. Chi dice no sceglie una strada alternativa al suicidio, che negli ultimi anni ha riguardato circa una cinquantina di giovani che dopo i tre anni di servizio non hanno retto l’urto sul piano psicologico una volta rientrati alla vita di tutti i giorni, senza peraltro avere un’assistenza adeguata da parte delle istituzioni. La militarizzazione in Israele è sistemica, perché lo Stato punta a una vittimizzazione della popolazione che giustifichi poi il regime di apartheid e oggi anche il genocidio.” “Noi facciamo tutto questo” aggiunge Iddo “senza l’appoggio della comunità internazionale o dei singoli Paesi, per fare pressione sui loro governi affinché il genocidio e il regime di apartheid finiscano. Noi siamo col popolo palestinese, al suo fianco nelle lotte di resistenza sul campo, contro gli attacchi dei coloni e dell’esercito in Cisgiordania perpetrati da Israele con l’appoggio degli USA, di cui Israele è una colonia”. Oltre ad alcuni esponenti della sinistra “radicale”, all’incontro svoltosi presso la pluri-affrescata sala Zuccari del Senato della Repubblica a Palazzo Giustiniani, è intervenuta anche Luisa Morgantini, già Vicepresidente del Parlamento Europeo ed eurodeputata, da sempre in prima linea sul fronte della difesa dei diritti umani, che ha tenuto a precisare, stigmatizzando l’accusa di strumentalizzazione da parte del governo di Netanyahu  degli attivisti obiettori di coscienza “accusati di essere un prodotto della normalizzazione democratica dello Stato ebraico, alla ricerca disperata di mantenere la medaglia dell’unica democrazia in Medio Oriente: “Questi ragazzi, in realtà, sono in prima linea. Prendono le botte al fianco dei palestinesi! Parliamo quindi di co-resistenza e non di normalizzazione!” Proprio per confermare le parole di Luisa Morgantini, Ella ha poi ribadito che anche se questa cosiddetta democrazia oggi li lascia di fatto liberi anche di circolare, loro non si sentono affatto liberi. “Non ci sentiremo liberi” ha concluso Ella “fino a quando non lo saranno anche i palestinesi. Oggi la società israeliana è polarizzata, ma anche quella parte che è contro Netanyahu in realtà non è contraria all’apartheid. Pur non amando Hamas abbiamo ben presente, poco dopo il 7 ottobre, l’offerta che questa ha fatto al governo di Tel Aviv per lo scambio degli ostaggi in cambio dei prigionieri palestinesi: non se ne fece nulla perché al governo serviva una valida scusa per attuare tutto ciò che ha fatto subito dopo e sta continuando a fare anche oggi, dopo oltre due anni”. Stefano Bertoldi
Giochi di guerra italiani nel deserto del Qatar
Il 20 novembre scorso si sé conclusa presso il poligono di Al Qalayil l’esercitazione militare internazionale “Ferocious Falcon 6“, condotta dal ministero della Difesa italiano con personale di Esercito, Marina, Aeronautica e Arma dei Carabinieri, insieme alle forze armate di Francia, Gran Bretagna, Qatar, Stati Uniti e Turchia. “Giunta alla […] L'articolo Giochi di guerra italiani nel deserto del Qatar su Contropiano.
Un “27 politico” in filosofia per i militari? No, grazie
L’esercito vuole studiare filosofia, e dio sa se non avrebbe bisogno. L’esempio del militare più alto in grado e funzione – l’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comitato militare della Nato ed ex Capo di Stato maggiore – è quasi esemplare. Parlando della necessità di essere “proattivi” nella guerra ibrida […] L'articolo Un “27 politico” in filosofia per i militari? No, grazie su Contropiano.
Nessun accordo UniBo–Accademia militare di Modena!
Sono di qualche giorno fa le polemiche del capo di Stato Maggiore dell’Esercito Carmine Masiello, in occasione degli Stati Generali della Ripartenza a Bologna, sul rifiuto di attivare un corso di laurea in Filosofia, ad hoc ed esclusivo, per 10 ufficiali dell’Accademia militare di Modena, seguito dalle dichiarazioni sdegnate del […] L'articolo Nessun accordo UniBo–Accademia militare di Modena! su Contropiano.
Leva volontaria: Giovanni XXIII, vogliamo esercito di operatori di pace non armati
Leva volontaria: Comunità Giovanni XXIII, vogliamo esercito di operatori di pace non armati «Non siamo favorevoli alla reintroduzione della leva» «Vogliamo esercito di operatori di pace non armati e nonviolenti. La proposta di reintrodurre la leva militare è l’opposto di ciò di cui c’è bisogno per garantire pace e sicurezza. Ogni volta che uno Stato aumenta la propria potenza militare viene percepito da altri stati come una minaccia, per cui il rischio di guerra aumenta anziché diminuire». È quanto dichiara Matteo Fadda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito alla proposta sulla leva volontaria in Italia proposta dal Ministro della Difesa, Guido Crosetto, in risposta al nuovo contesto di insicurezza internazionale. «L’Italia è stata protagonista fin dall’inizio della costruzione della pace tramite lo sviluppo dell’Unione Europea – continua Fadda –. Proponiamo che lo sia anche adesso in questo momento difficile a livello internazionale. Per questo non solo non siamo favorevoli alla reintroduzione della leva militare, ma invitiamo: a potenziare e valorizzare il Servizio civile universale come strumento di Difesa civile non armata e nonviolenta della Patria; a potenziare l’investimento già in essere per costituire e stabilizzare un Corpo di pace formato da civili che possa intervenire in contesti di conflitto sia a sostegno della popolazione civile, sia per favorire il dialogo tra le parti; ad istituire un Ministero della Pace che promuova un diverso paradigma di sicurezza con un dipartimento dedicato alla difesa nonviolenta, perché nelle democrazie mature la sicurezza nazionale non può più essere pensata come un sistema monolitico fondato esclusivamente sulle forze armate. Molti cittadini, anche oltre i limiti di età del Servizio civile e dei Corpi civili di pace, desiderano e sarebbero pronti a formarsi ed addestrarsi nella difesa non armata e nonviolenta». «Facciamo queste proposte – conclude Fadda – forti del cammino con più di 3 mila obiettori e volontari che hanno scelto il servizio civile con la nostra associazione dal 1975 ad oggi. E forti dell’esperienza di 33 anni di intervento nei conflitti con Operazione Colomba, il nostro corpo di pace formato da civili che vivono al fianco di coloro che le guerre non le hanno scelte e da cui non possono scappare, come anziani e disabili. Noi siamo disponibili a mettere a disposizione del ministro Crosetto la nostra esperienza che può essere replicata su larga scala. Infine, parleremo della possibilità della reintroduzione della leva militare obbligatoria a Rimini, il 12 e 13 dicembre, al convegno Inneschi – Scintille che generano la pace». Redazione Italia
Invadere il Venezuela non conviene, ma il pericolo resta altissimo
Un piccolo giro sui siti di analisti militari occidentali chiarisce che c’è qualche problema, per gli Stati Uniti, nell’attaccare il Venezuela. Quanto meno sul “come”. Il dispiegamento di una flotta militare importante, che comprende anche la portaerei Gerald Ford, ha fatto pensare a molti che l’invasione fosse vicina, anche se […] L'articolo Invadere il Venezuela non conviene, ma il pericolo resta altissimo su Contropiano.
Hasbara in crisi: Israele investe milioni per rilanciare la sua immagine
L’analista Munir Dahir, il mese scorso, su Yediot Ahronot ha tracciato un quadro a tinte fosche della hasbara, la diplomazia pubblica condotta dal governo e dalle istituzioni durante i due anni di offensiva israeliana a Gaza. Secondo Dahir, si sarebbe rivelata un fallimento totale la strategia di pubbliche relazioni e […] L'articolo Hasbara in crisi: Israele investe milioni per rilanciare la sua immagine su Contropiano.