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Palestina: dopo lo sciopero del 30 ottobre si…
… si preparano nuove mobilitazioni internazionali. Articoli e aggiornamenti di Anbamed, Ghousoon Bisharat, Ilaria De Bonis, David Hearst, MEMO, Mohammed Mhawish, Emad Moussa, Qassam Muaddi, Francesca Albanese, Radio Onda d’Urto, Yakov M. Rabkin, Rete italiana ISM, Rete Sindacale Internazionale di solidarietà e lotta, Dahlia Scheindlin, Enrico Semprini. Genocidio a Gaza 31 ottobre -Il cittadino palestinese Muhannad Al-Dahdouh è stato ucciso
October 31, 2026
La Bottega del Barbieri
Oggi… 27 ottobre 2026 … in Israele è il fatidico “giorno della verità”
Da stamattina in tutta la nazione sono aperte le oltre 12˙000 urne per l’elezione della 26ª Knesset. Gli elettori iscritti nei registri per  sono 7,3 milioni. A contendersi i 120 seggi sono i candidati presentati in 38 liste. La votazione – in pratica e sostanza – è anche una consultazione sul governo Netanyahu. I sondaggi danno una quasi parità tra i due schieramenti dell’attuale maggioranza e dell’opposizione di centro guidata da Eizenkot. Nessuno schieramento – secondo questi sondaggi – avrà la maggioranza per formare il governo. Si prospetta un governo di unità nazionale ebraica, composto per escludere un’alleanza tra il centro e i partiti palestinesi-israeliani, che dovrebbero ottenere circa 12-14 seggi. Una sconfitta del criminale di guerra ricercato internazionalmente sarebbe una boccata d’ossigeno, ma le sorti del popolo palestinese e del suo diritto all’autodeterminazione e alla propria nazione non possono essere consegnati nelle mani di chi ha occupato la sua terra. E, siccome anche la proposta di un appoggio esterno è stata rifiutata dall’ex generale Eizenkot, contrario alla nascita di uno stato palestinese e favorevole alla colonizzazione, la creazione delle condizioni per l’applicazione del diritto internazionale, secondo le risoluzioni dell’Onu per i due Stati, ha bisogno di un’iniziativa diplomatica che metta fine alla complicità con il genocidio ancora in corso a Gaza invasa e contrasti la pulizia etnica in Cisgiordania e Gerusalemme occupate. Intanto il Ministero dello Sviluppo Sociale di Gaza ha divulgato dati sconvolgenti sulla condizione delle donne palestinesi a Gaza: * nel 2026 a causa dell’uccisione o del ferimento dei mariti, le donne sono ‘a capo’ di 123˙588 famiglie; * dall’inizio dell’invasione israeliana del 2023, le vedove che vivono sole con i figli accampate nelle tende sono 28˙580. La responsabilità femminile per la guida familiare è aggravata dalle condizioni di disoccupazione o inoccupazione in un contesto di sfollamento e vita continuamente minacciata dallo deportazione per i bombardamenti israeliani. E ieri, lunedì 26 ottobre, dal Palazzo di Vetro e sui media europei… UN ORGANISMO DELL’ONU ACCUSA ISRAELE DI GENOCIDIO E PULIZIA ETNICA Una commissione d’inchiesta internazionale istituita dalle Nazioni Unite ha accusato Israele di aver commesso crimini contro l’umanità contro i palestinesi nella Cisgiordania occupata, incluso il genocidio, e di continuare a perpetrare il genocidio nella Striscia di Gaza. Nel suo nuovo rapporto, pubblicato in vista delle elezioni parlamentari israeliane di oggi martedì, la commissione ha concluso che “le autorità e le forze israeliane hanno commesso crimini contro l’umanità in Cisgiordania, tra cui sterminio, tortura, stupro e altre forme di violenza sessuale, nonché persecuzione, sulla base di motivazioni discriminatorie interconnesse incentrate su nazionalità, razza ed etnia”. La commissione ha concluso nel suo nuovo rapporto che le autorità israeliane hanno cercato di “punire collettivamente” la popolazione civile in Cisgiordania e ha ritenuto che, a partire dal 7 ottobre 2023, Israele abbia condotto “un attacco generalizzato e sistematico contro i civili, attraverso operazioni militari rafforzate dalla continua violenza dei coloni”. * Israel has committed war crimes and crimes against humanity in the Occupied Palestinian Territory amid continuing genocide in Gaza, UN Commission of Inquiry finds LA NARRAZIONE ISRAELIANA PERDE MORDENTE SUI MEDIA EUROPEI Persino la stampa tedesca comincia a documentare i crimini di guerra dello stato alleato alla propria nazione. Un’inchiesta di Der Spiegel descrive “la dottrina del uccidi chiunque vedi” riferendo, come il docufilm Naza, le testimonianze di 10 soldati israeliani che spiegano cosa succedeva e accade tuttora a Gaza. * Dieci soldati israeliani documentano per Der Spiegel la dottrina del “uccidi chiunque vedi” L’ordine di Netanyahu a militari infatti è quello di uccidere: più morti cinicamente significa meno voti contro e più a favore per lui, il criminale di guerra ricercato. OGGI A GAZA E IN CISGIORDANIA, E IN GIORDANIA Nella Striscia di Gaza il massacro continua. Secondo il rapporto del Ministero della sanità palestinese, le vittime dell’esercito israeliano ieri sono state 11 civili palestinesi assassinati e 38 feriti. Stamattina a Khan Younis, è morta Tahany Shalalfa, una bimba che aveva 6 anni e ricoverata dopo il ferimento causato da una pallottola sparata dai cecchini, ed è stata avvistata una squadriglia di centinaia di droni israeliani in volo nell’area dell’ospedale Nasser. Inoltre dei caccia israeliani hanno bombardato il quartiere Hay Tuffah ad est di Gaza città. In Cisgiordania oggi è il quinto giorno di assedio e operazioni militari a El-Khalil (Hebron), da dove sono stati deportati oltre 4 mila abitanti e la demolizione di case e la distruzione di infrastrutture urbane vengono sistematicamente condotte come un’azione di vendetta collettiva e per gettare le basi dell’occupazione e colonizzazione ebraica della città. Tra le operazioni militari avvenute ieri, la più eclatante è stato l’attacco a El-Bira, dove è stata occupata la moschea di Al-Omary, nel centro della città, con massiccio uso di spari nei dintorni per allontanare i fedeli. Ad ovest di Nablus, nel villaggio di Deir Sharaf, l’esercito israeliano di occupazione ha cacciato una famiglia dalla sua casa, trasformata in una caserma militare. A Qusra, dove dall’inizio dell’assedio dei coloni e dell’esercito israeliano sono ormai già trascorsi due mesi e 18 giorni, gli 11 palestinesi componenti tre famiglie non possono né uscire da casa, né rientrarvi. Niente scuola e niente lavoro. I coloni sionisti hanno aperto il fuoco contro i palestinesi che tentavano di raggiungere le loro terre vicino al nuovo avamposto di insediamento di Khirbet Humsa a El-Khalil, a ovest di Dura, e si sono impossessati di case e terreni e hanno issato bandiere israeliane vicino a Wadi al-Qaf Road, nella città di Beit Kahil, a nord-ovest di El-Khalil. E questa mattina il capo del Consiglio regionale dei coloni, Yossi Dagan, ha inaugurato l’insediamento di Shalem vicino a Nablus, insieme ad altre personalità e rabbini, in concomitanza con il trasferimento delle prime 12 famiglie nel nuovo avamposto realizzato nell’ambito di un piano più ampio guidato dal Consiglio per la creazione di 19 nuovi insediamenti nella Cisgiordania settentrionale. L’offensiva israeliana in Cisgiordania, una tattica in preparazione delle elezioni, prosegue parallelamente alle minacce di Netanyahu e dei suoi ministri di cancellazione dell’autonomia palestinese, con la fine degli accordi di Oslo e dell’esistenza dell’Autorità nazionale palestinese. Contemporaneamente in Giordania sono stati rivelati i nomi dei terroristi takfiri che sabato scorso durante il funerale in una chiesa di Karak hanno ucciso 9  e ferito altre 34 persone. In una conferenza stampa governativa il generale Obaidullah Maayta, direttore della Pubblica Sicurezza giordana, ha dichiarato: “Gli autori rappresentano solo se stessi. Appartengono alla stessa famiglia e nutrono idee estremiste. Si tratta dei fratelli Hazza (ideatore e mandante) e Mishal Zeidan Mohammed, e del loro parente, Ahmed Sami Hussein”. Appena le forze di sicurezza si sono avvicinate a loro, i terroristi hanno aperto il fuoco. Poi sono stati catturati. Nel frattempo l’aeronautica giordana colpito covi delle formazioni jihadiste siriane a ridosso del confine. In un comunicato l’esercito ha dichiarato che l’operazione di deterrenza ha ucciso diversi estremisti collegati con le azioni criminali nel territorio giordano. E nella stessa giornata unità di emergenza siriane sono intervenute in 4 luoghi, dove hanno recuperato i corpi di 7 persone uccise (tre bambini, tre uomini e una donna), il governo siriano ha chiuso il valico di forniera con la Giordania e il ministero degli esteri di Damasco ha presentato una protesta per il mancato coordinamento con le autorità e le forze armate della nazione confinante. ANBAMED
October 27, 2026
Pressenza
Ancora su antisionismo-antisemitismo in …
… in una prospettiva di libertà critica. di Maurizio Fantoni Minnella …Sono terroristi ebrei… Avete allevato dei mostri… Una giornalista americana aggredita dai coloni in Cisgiordania DDL sull’antisemitismo? Una grave limitazione della libertà di pensiero e di giudizio fortemente voluta dalla comunità ebraica italiana, la stessa, ma non è la sola, che ha preso accordi con l’ANPI nazionale sulla gestione
October 22, 2026
La Bottega del Barbieri
Palestina e autodeterminazione
articoli di Sami Abu Omar, Robert Inlakesh, Susan Abulhawa, Jonathan Cook e tante altre voci. Il premio Stefano Chiarini, due libri (“Spermopolitica” e “Eppure noi resteremo”). Lo sciopero del 30 ottobre nei porti e aggiornamenti. Ricordiamoli affinchè non passino sotto silenzio: Mohammad Hannoun, Rayed Dad, Yaser Elasaly, Ryiad Albustanji sono palestinesi perseguitati in Italia. Genocidio a Gaza – 17 ottobre
October 17, 2026
La Bottega del Barbieri
Palestina: effetto collaterale?
Con aggiornamenti di Anbamed e Radio Onda d’Urto; appuntamenti; articoli e analisi di Awad Abdelfattah, di Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad, di Ilaria de Bonis, di Claudio Geymonat, di Gaurav Kumar, di Lavinia Marchetti, di Tamer Nafar, di Enrico Semprini e altre/i Prefazione di Enrico Semprini. In questo dossier si parla di eccidi, di solidarietà e…del punto di vista palestinese
Bibi Files: la scrivania di Netanyahu e la struttura che resta fuori campo
Il documentario The Bibi Files porta sullo schermo gli interrogatori di Benjamin Netanyahu e il suo sistema di potere. Ma quanto può la vicenda giudiziaria di un singolo uomo spiegare una guerra e una storia che lo precedono? Sala piena al Parlamento europeo, a fine settembre, per la proiezione di The Bibi Files promossa dalla delegazione del Movimento 5 Stelle, e la sera successiva una serata evento a Roma, in contemporanea con altre centotrenta sale. La regista Alexis Bloom ha detto che ci vuole grande coraggio per mostrare quel film in quella sede e ha chiesto di ricordare chi sta trascinando Israele e il Medio Oriente in guerre senza fine, mentre gli eurodeputati Palmisano e Della Valle hanno parlato di un gesto politico e di un atto di denuncia. Quando un documentario viene accolto come atto politico, la sua cornice interpretativa diventa una proposta su come leggere una guerra, e come tale va discussa. Ciò che il film mostra ha un suo valore. Sono ore di interrogatori condotti dalla polizia israeliana tra il 2016 e il 2018, arrivate al produttore Alex Gibney da una fonte anonima, in cui Netanyahu alza i pugni, batte la mano sulla scrivania e dà del bugiardo a un suo stretto collaboratore, Nir Hefetz. Il produttore Arnon Milchan, secondo The Guardian, chiede alla polizia di non usare la parola corruzione perché lo farebbe apparire peggio. Gibney stesso riconosce che il materiale non rivela fatti nuovi e ne indica il valore nel vedere un leader privo della regia dei suoi discorsi. Va ricordato che i tre filoni d’inchiesta riguardano accuse di corruzione, frode e abuso di fiducia, che il processo è cominciato nel 2020 senza produrre al momento una sentenza di primo grado. Le difficoltà cominciano quando il film passa dalle immagini alla tesi. The Guardian la riassume dicendo che il premier prolunga la guerra di Gaza per evitare il carcere, e per il Financial Times il documentario traccia un collegamento diretto tra le accuse e i conflitti di Gaza e del Libano, leggendo l’abbraccio di Ben-Gvir e Smotrich come parte di un tentativo di sottrarsi ai processi. Gibney racconta che l’inchiesta nasceva come storia di corruzione e che dopo il 7 ottobre la corruzione ha cambiato scala. Conviene distinguere tre livelli. Il primo riguarda i fatti documentati, su cui c’è poco da discutere. Il secondo è un’inferenza sul movente, e non è priva di appigli, dato che i legali di Netanyahu, riferisce il Financial Times, hanno chiesto di rinviare la testimonianza citando gli eventi bellici. Il terzo è la tesi forte, secondo cui la guerra sarebbe alimentata o prolungata per salvarsi e Hamas sarebbe stato favorito. Per come l’ho visto, il film è a tesi, e la tesi va oltre la corruzione di Netanyahu e della sua famiglia, perché sostiene che quella corruzione abbia reso possibile l’attacco di Hamas. A comparire è solo Hamas, come se a Gaza non operassero altre formazioni armate, né una società piegata da diciassette anni di blocco israeliano, quella che il giornalista Sami al-Ajrami, nato nel campo profughi di Jabalia, descrive in Le chiavi di casa nel giorno del 7 ottobre divisa tra chi festeggiava una vendetta e chi temeva ciò che sarebbe seguito. L’implicazione è che tolto Netanyahu la situazione migliorerebbe per tutti. Al Parlamento europeo, secondo le cronache, la regista ha evocato i genocidi, ma nel film la parola genocidio non compare, e il sionismo non è mai indicato come origine del progetto di espulsione dei palestinesi. È un meccanismo che in Italia conosciamo, con tutte le proporzioni del caso, perché per anni ci è stato detto che il problema era Berlusconi e non l’intero sistema di potere, opposizione compresa. Tra movente e causa passa una distanza che la cornice personalistica tende a cancellare. Un interesse personale può spiegare i tempi e la durata di una scelta, ma non perché le condizioni per quella scelta esistessero. Su questo i libri di Eyal Weizman offrono un materiale che il film non tocca. In Spaziocidio l’architetto e ricercatore ricostruisce come la fortificazione dei territori occupati cominci subito dopo il 1967 per iniziativa di due generali del movimento laburista, Yigal Allon e Chaim Bar Lev. Il piano Allon, presentato al governo poche settimane dopo la guerra, proponeva di annettere la valle del Giordano e si giustificava, nelle parole di Allon, con la ricerca della massima sicurezza e di «un numero minimo di arabi». Il governo di unità nazionale di Levi Eshkol aveva formalizzato già nel giugno del 1967 l’annessione di circa settanta chilometri quadrati di Gerusalemme Est, con circa sessantanovemila palestinesi. Il Likud, salito al potere nel 1977, non inaugura la colonizzazione ma la sistematizza. Secondo i dati riportati da Weizman, tra il 1977 e il 1981 gli insediamenti passano da 28 a 68 e i coloni da circa 4.500 a 16.200, e nel 1981 Ariel Sharon istituisce l’Amministrazione civile per governare i palestinesi di Cisgiordania e Gaza. È un andamento che comincia con i laburisti e accelera con la destra. Weizman descrive la colonizzazione come una strategia senza stratega, frutto di improvvisazioni, conflitti tra politici e pressioni dal basso dei coloni, e la formula mette in difficoltà chi spiega una catastrofe con la volontà di un solo uomo. In Ungrounding, uscito quest’anno, la fascia intorno a Gaza risulta progettata negli anni Cinquanta da architetti e pianificatori legati ai movimenti kibbutzistici della sinistra sionista, e Netanyahu compare tra gli attori senza essere posto all’origine. Didier Fassin, in Una strana disfatta, sposta l’attenzione al consenso. Riporta un sondaggio dell’Università di Tel Aviv di fine ottobre 2023 secondo cui quasi otto ebrei israeliani su dieci approvavano l’azione a Gaza e appena il due per cento la giudicava troppo intensa, e ricorda che il programma del Likud del 1977 rivendicava già la sovranità dal mare al Giordano e che, due settimane prima del 7 ottobre, Netanyahu mostrò all’ONU una mappa del Nuovo Medio Oriente in cui Cisgiordania e Gaza risultavano assorbite in Israele. Riferisce anche che il governo avrebbe favorito Hamas come contrappeso a Fatah, con rimando a Jeet Heer su The Nation. La forma stretta di questa accusa compare dunque anche fuori dal film, mentre quella forte, per cui quella scelta avrebbe reso possibile il 7 ottobre, resta non verificata e riduce per l’ennesima volta la resistenza palestinese ad un semplice burattino nelle mani del padrone israeliano. Ilan Pappé, storico israeliano tra i più severi con lo Stato in cui è nato, racconta nella Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina che durante le manifestazioni di massa contro la riforma della giustizia chi sollevava la questione dei Territori occupati veniva invitato ad allontanarsi, perché si protestava contro la teocrazia e non contro l’occupazione. Se è così, anche la più grande mobilitazione interna degli ultimi anni è rimasta nello stesso perimetro in cui si muove il film. Quanto alla costruzione del film, tutti gli intervistati sono israeliani e critici del premier, e secondo il Financial Times Gibney ne fa un vanto, chiedendosi perché il resto del mondo non possa dire ciò che gli israeliani dicono in Israele. The Guardian riporta che Bloom ha parlato per ore con ex capi di stato maggiore e dello Shin Bet, disposti a raccontarle le menzogne del premier ma non a farlo ufficialmente, e uno di loro ha spiegato di poter entrare in politica un giorno e di dover essere prudente. Il perimetro del film è quello di ciò che, nella vita pubblica israeliana, si è disposti a dire di Netanyahu a proprio nome. La funzione di questa cornice è meno neutra di quanto sembri. Una colpa individuale ha un termine, perché finisce quando finisce il potere dell’uomo, e lascia intatto tutto il resto. Per spettatori occidentali è una storia comoda, perché consente di indignarsi senza rimettere in discussione una politica che, con poche eccezioni, i governi occidentali continuano a seguire, sostenendo Israele e, nel caso dei suoi principali fornitori, armandolo. Le obiezioni vanno anticipate. Si dirà che il film non pretende di spiegare la guerra, ma gli stessi autori e la stampa lo presentano come un’indagine sul nesso tra processo e guerra. Si dirà che il movente personale è reale, e lo concedo, perché nulla di ciò che ho scritto nega che l’interesse giudiziario di Netanyahu abbia pesato sui tempi. L’obiezione più seria riguarda il ritiro da Gaza del 2005, quando Sharon smantellò le ventuno colonie, e Weizman risponde ricordando che non ridusse il numero dei coloni, dato che nell’anno seguente dodicimila si trasferirono in Cisgiordania, e che il controllo fu spostato sul perimetro e sullo spazio aereo. Resta infine il fatto che il 7 ottobre ebbe autori propri, e un argomento sulle strutture che non riconoscesse agli altri attori la loro presenza sarebbe un’altra forma di personalizzazione. La mia posizione è che The Bibi Files funzioni come documento e fallisca come spiegazione. Le immagini degli interrogatori dicono qualcosa di vero su un uomo e sul sistema di favori che lo circonda, ma proporle come chiave di una guerra significa dare a un nome proprio il peso di una storia di piani, governi, consenso e silenzi internazionali. Alla fine degli interrogatori compare una frase sul tempo che passa in fretta quando ci si diverte. Per i civili di Gaza quel tempo si è fermato e nessuna scrivania, per quanto presa a pugni, basta a spiegare perché. FONTI ✓ Il Fatto Quotidiano, Redazione Esteri, “Sala piena al Parlamento europeo per la proiezione di ‘The Bibi Files’. Stasera evento a Roma con Giulia Innocenzi, Alexis Bloom e Maddalena Oliva”, 30 settembre 2026. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/30/the-bibi-files-parlamento-europeo-proiezione-notizie/8522929/ ✓ The Guardian, Radheyan Simonpillai, “‘I’ve never seen the depth of moral corruption’: controversial Netanyahu doc screens at Toronto”, 10 settembre 2024. https://www.theguardian.com/film/article/2024/sep/10/the-bibi-files-netanyahu-documentary-toronto ✓ Financial Times, Greg Wetherall, articolo su The Bibi Files, 10 dicembre 2024. https://www.ft.com/content/6c4bf0ed-d96c-4831-bc51-544ede08a096 Eyal Weizman, Spaziocidio. Israele e l’architettura come strumento di controllo, Mondadori, 2022. Eyal Weizman, Ungrounding: The Architecture of Genocide, Penguin Random House UK, 2026. Didier Fassin, Una strana disfatta. Sul consenso all’annientamento di Gaza, trad. di Lorenzo Alunni, Feltrinelli, 2026. Ilan Pappé, Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina. Dal 1882 a oggi, trad. di Valentina Nicolì, Fazi, 2024. Sami al-Ajrami e Anna Lombardi, Le chiavi di casa, Mondadori, 2024. Francesco Russo
October 3, 2026
Pressenza
Palestina: basta massacri e razzismo
Articoli di Sausan Khalil, Tareq S. Hajjaj, Enas Abu Ghayad, Operazione Colomba, Francesca Campanini, Adla Alnazer, Mariana Hristova, Mario Sommella, Luigi Daniele, Anna Maria Selini, Lavinia Marchetti ed altri. Con un link ad una nostra pagina: https://www.labottegadelbarbieri.org/cinema-28-30-settembre-naza-e-the-bibi-files/ Genocidio a Gaza 26 settembre Un palestinese è stato ucciso e altri sono rimasti feriti in un raid aereo israeliano che ha preso
September 26, 2026
La Bottega del Barbieri
Zohran Mamdani pianta un ulivo insieme a famiglie palestinesi nella residenza ufficiale del sindaco di New York
Giovedì 24 settembre, il giorno in cui il in cui Benjamin Netanyahu ha tenuto il suo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, esaltando la guerra e la pulizia etnica condotte da Israele, Zohran Mamdani ha pubblicato nella sua pagina Facebook il video di un’azione significativa compiuta la sera prima: ha invitato a cena a Gracie Mansion, la residenza ufficiale del sindaco di New York, alcune famiglie palestinesi e con loro ha piantato un ulivo, albero sacro e simbolo della resistenza alla violenza dei coloni in Cisgiordania. L’ufficio del sindaco ha riferito che tra gli invitati c’erano newyorkesi di origine palestinese che hanno perso dei familiari a Gaza e rifugiati che hanno dovuto abbandonare le loro case. L’incontro aveva lo scopo di onorare il loro contributo alla città e di riconoscere le perdite subite. “Ieri sera ho piantato un ulivo a Gracie Mansion insieme ad alcune famiglie palestinesi provenienti da Gaza. Che la pace sia il nostro futuro”, ha scritto Mamdani condividendo un video della serata. https://www.facebook.com/watch/?v=28945362035061670 Quale migliore risposta agli insulti di Netanyahu, che l’ha ripetutamente accusato di antisemitismo e di essere un sostenitore di Hamas? Anna Polo
September 26, 2026
Pressenza