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Giorgia Meloni, lo spread e il deficit
Quando a metà maggio 2025 lo spread tra titoli di stato italiani e tedeschi era sceso sotto 100 punti base (cioè una differenza di interessi dell’1%), la presidente del consiglio dei ministri Giorgia Meloni era intervenuta alla Camera rimarcando l’evento con una storica dichiarazione: “Significa che i titoli di stato italiani vengono considerati più sicuri dei titoli di stato tedeschi”. Un’affermazione totalmente scorretta, a tal punto che persino il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, che le sedeva di fianco, ha scosso visibilmente la testa. Così tutti hanno capito che Giorgia Meloni ignora che cosa sia lo spread, il che è grave per chi presiede il governo del Paese che ha il debito pubblico più alto in Europa. In questi giorni ci potremmo legittimamente aspettare che – per correttezza e par condicio d’informazione – la presidente del consiglio dei ministri prendesse nuovamente la parola per segnalare che lo spread purtroppo è risalito sopra la soglia di 100 punti base, con tutte le conseguenze del caso. Ma è facile scommettere che ciò non avverrà. L’ISTAT ha recentemente confermato che nel 2025 il deficit della pubblica amministrazione italiana è stato del 3,1% e di conseguenza anche nel 2026 l’Italia resterà all’interno della procedura di infrazione per non aver rispettato il parametro europeo, che prevede deficit inferiori al 3%. Gli esponenti della maggioranza di governo hanno fatto a gara tra chi se l’è presa con l’Europa, che impone questi “paletti” che danneggiano l’Italia, e chi ha puntato il dito contro l’ISTAT, che ha fornito una percentuale discutibile e comunque avrebbe potuto certificarne un’altra, magari per dare una mano al governo e al Paese. Pare che nessuno si sia chiesto per quale ragione lo spread sia tornato sopra i 100 punti e nemmeno le conseguenze di un deficit al 3,1%. La realtà è che l’aumento dello spread è collegato all’aumento degli interessi sui titoli di stato italiani e che di conseguenza un deficit elevato implica maggiori interessi sul debito pubblico. L’ISTAT ha anche certificato che nel 2025 la pressione fiscale ha raggiunto il 42,9%, con un aumento dello 0,7% rispetto al 2024. Gli esponenti del governo e della coalizione di maggioranza spesso parlano di tasse che calano, ma i numeri della realtà li smentiscono in modo evidente. A tal proposito è il caso di segnalare anche l’annunciata sospensione per il 2027 della tassa per il bollo auto/moto e la reiterata ipotesi di ridurre l’aliquota IRPEF per lo scaglione di redditi tra 50mila e 60mila euro. Quest’ultima proposta viene motivata come sostegno al ceto medio, ma ne usufruirebbero pienamente i contribuenti più ricchi, quelli con redditi superiori a 60mila euro, che sono il 5% di chi presenta una dichiarazione dei redditi. Sicuramente ci sarà il plauso dei contribuenti favoriti da questi tagli di tasse, ma ovviamente bisognerebbe chiedersi come verranno trovati i soldi di questi mancati gettiti: riduzione di alcune spese, aumento di altre imposte o nuovo debito? Al momento non è dato sapere. Il governo racconta soltanto ciò che potrebbe piacere agli elettori. Preferisce tacere sui dispiaceri. Purtroppo ha ragione Stephen Colbert, uno sceneggiatore statunitense: “I fatti non contano, solo le percezioni sono importanti, è un dato di fatto”. Rocco Artifoni
September 30, 2026
Pressenza
Energia e materie prime. La bilancia commerciale Ue in tilt verso Usa e paesi extraeuropei
Nel secondo trimestre del 2026 l’Unione europea ha registrato un deficit commerciale di 21,8 miliardi di euro. Le importazioni di beni da Paesi extra-Ue hanno raggiunto 701,8 miliardi di euro, superando le esportazioni, ferme a 680 miliardi. A certificarlo è l’Eurostat, indicando che si tratta del primo deficit commerciale dal […] L'articolo Energia e materie prime. La bilancia commerciale Ue in tilt verso Usa e paesi extraeuropei su Contropiano.
August 27, 2026
Contropiano
I conti pubblici italiani tra austerity e misure propaganda
La presentazione del documento di finanza pubblica, da parte del Ministro Giorgetti, ha destato dibattito sullo stato di salute dei conti pubblici italiani e sul futuro delle manovre economiche in questa fase di crisi. L’obiettivo, fissato dal governo, di uscire dalla procedura di infrazione europea legata al rapporto deficit\pil non è stato raggiunto. Ciò, nei prossimi anni, comporta l’impossibilità di scorporare come investimenti fuori conteggio alcune spese – tra cui quelle militari per cui il governo si è già impegnato nel piano di riarmo. A partire da questa situazione le strade che si possono percorrere sembrano strette e portano verso un possibile aggravamento dell’austerity e un taglio della spesa sociale per pensioni, sanità, istruzione e ricerca. Quali foschi scenari ci aspettano? Ci sono altre possibilità? A cosa sono stati destinati i soldi che hanno portato i conti italiani sopra la soglia del 3% deficit\PIL? Risponde alle nostre domande l’economista Andrea Fumagalli.
April 24, 2026
Radio Blackout - Info
Contro l’austerità di guerra europea
E così per solo un decimo di punto, il Governo Meloni ha sforato il vincolo europeo del 3% nel deficit di bilancio. È una piccola discrepanza rispetto a un debito pubblico che ha superato ogni record andando oltre i tremila miliardi di euro, ma i suoi effetti saranno devastanti per […] L'articolo Contro l’austerità di guerra europea su Contropiano.
April 23, 2026
Contropiano
Una vera alternativa ad austerità e guerra
La finanziaria del governo Meloni è uguale a quelle del governo Monti o di Draghi. Il suo cardine infatti è il diligente ossequio alle regole dell’austerità europea. Il nuovo Patto di Stabilità, sottoscritto dal Governo Meloni assieme a tutto lo schieramento europeo che sostiene Ursula von der Leyen, è quello […] L'articolo Una vera alternativa ad austerità e guerra su Contropiano.
October 25, 2025
Contropiano
Tutti in fila per i fondi per il riarmo europeo. Indebitarsi per la guerra
Sono diciotto gli stati della Ue che hanno presentato richieste di prestiti emessi dalla Commissione europea (Safe) per finanziare i progetti di riarmo: tra questi figura, ovviamente, l’Italia e questo nonostante fino a poco tempo fa il ministro dell’economia Giorgetti storcesse il naso davanti alla prospettiva di indebitarsi ulteriormente per […] L'articolo Tutti in fila per i fondi per il riarmo europeo. Indebitarsi per la guerra su Contropiano.
August 1, 2025
Contropiano