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VERONA RICORDA MOUSSA DIARRA A DUE ANNI DALL’OMICIDIO. IN SETTIMANA DOPPIO PRESIDIO ALLA STAZIONE PORTA NUOVA
Il Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra ha indetto un doppio appuntamento in questa settimana per non dimenticare quanto accaduto alla stazione di Verona Porta Nuova due anni fa. Gli appuntamenti sono fissati entrambi in piazzale XXV aprile, davanti alla stazione ferroviaria Porta Nuova. Il primo presidio si svolgerà martedì 20 ottobre, giorno dell’anniversario della morte, tra le ore 17 e le ore 20. Il secondo sabato, sempre davanti alla stazione, tra le ore 10 e le ore 14. “In questo periodo si sono tenuti presidi e manifestazioni, i legali hanno lavorato, la GIP ha sospettato un depistaggio e chiesto nuove indagini e il corpo di Moussa è tornato in Mali” ha scritto in un comunicato il Comitato. “Due anni senza Moussa, che è mancato alla sua famiglia e a chi lo aveva conosciuto e condiviso con lui l’esperienza del Ghibellin Fuggiasco e le traversie infinite che caratterizzano la vita di una persona migrante in Italia, e che lo avevano portato a sfinimento e disperazione. Un periodo che ha visto anche la prima sentenza di condanna nel processo per le torture alla questura di Verona, che sembra non c’entrare nulla con Moussa ma che è un altro esempio di razzismo istituzionale, oltre a vedere tra gli intercettati anche l’agente che gli ha sparato”. La presentazione dei due presidi con Alberto del Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra. Ascolta o scarica
October 19, 2026
Radio Onda d`Urto
Come la mafia nigeriana ha conquistato le città italiane, da nord a sud
Non parla siciliano né calabrese e i suoi riti di affiliazione affondano le radici nella storia dei campus universitari della Nigeria degli anni Settanta, piuttosto che nelle tradizioni delle campagne del Mezzogiorno. Eppure, nel giro di un paio di decenni, la mafia nigeriana si è trasformata in una delle organizzazioni criminali più radicate, ricche e pericolose presenti sul territorio italiano, capace di insediarsi da Torino a Palermo passando per gli snodi più lucrosi del centro-Italia e, quasi sempre, riuscendo a dialogare da pari a pari con le potenti consorterie autoctone. Queste ultime,... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post Come la mafia nigeriana ha conquistato le città italiane, da nord a sud appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 20, 2026
L'INDIPENDENTE
CPR e medici sotto accusa: il dovere di cura previsto dalla Costituzione va difeso
La valutazione di non idoneità al trattenimento si fonda su dati clinici e risponde al giuramento di Ippocrate e alle evidenze sull’impatto patogeno dei CPR. No alle visite frettolose per esigenze di governo, all’ampliamento del sistema detentivo dei CPR e alle campagne denigratorie contro chi tiene fermo il rispetto dei diritti fondamentali. L’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione – ASGI – esprime grave preoccupazione per quanto accaduto nelle ultime ore a diversi medici e mediche in varie città italiane. Nella notte del 16 settembre sono state effettuate, su disposizione della Procura della Repubblica di Ravenna, perquisizioni domiciliari, sequestri di cellulari e computer a carico di 23 medici e mediche, allo stato non indagati, nell’ambito di indagini finalizzate ad accertare eventuali responsabilità nel rilascio di certificati di non idoneità sanitaria al trattenimento di persone straniere nei CPR o nei luoghi idonei destinati al rimpatrio. Particolarmente preoccupante risulta essere la notizia della contestazione di associazione per delinquere, finalizzata alla formazione di falsi certificati per impedire i rimpatri, mossa all’unico medico perquisito chiamato a rispondere come  indagato. Come richiamato in numerosi appelli, l’articolo 32 della Costituzione tutela la salute come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, garantendo cure gratuite agli indigenti senza distinzione di nazionalità o regolarità di soggiorno; le valutazioni condotte dai medici per accertare l’idoneità delle persone straniere al trattenimento non sono “arbitrarie”, ma si fondano su dati clinici e sull’evidenza scientifica della natura intrinsecamente patogena dei CPR, riconosciuta anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’estrema gravità della contestazione mossa fa temere che dietro la notizia di tali accuse e dietro la campagna politica e mediatica scatenata contro i medici coinvolti nelle indagini vi sia un tentativo di azione esemplare per sedare il dissenso di quella parte della classe medica che, in ottemperanza al giuramento di Ippocrate, ritiene prevalente il proprio obbligo di una valutazione medica oggettiva, senza cedere a pressioni che in nome dell’efficienza del sistema, vorrebbero il medico un mero burocrate che dia il via libera alle detenzioni, senza alcun approfondimento. In questo contesto, tutti coloro che non si lasciano intimidire da questa deriva autoritaria e tengono fermo il rispetto dell’ordinamento giuridico e dei diritti fondamentali sono e diventano bersaglio di campagne denigratorie. È toccato a magistrati, a singoli attivisti, ad associazioni e organizzazioni che prestano attività di ricerca e soccorso in mare e ora accade ai medici. Richiamando il comunicato del Comitato Centrale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCEeO), si osserva che i medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza, ma professionisti della cura, il cui mandato fondamentale è tutelare la salute e la dignità di ogni persona. L’autonomia e l’indipendenza della professione medica costituiscono garanzie poste a tutela di tutti e non possono essere sottoposte a pressioni politiche o ideologiche. ASGI esprime la propria solidarietà ai medici e alle mediche che, per svolgere con scrupolo il proprio lavoro e senza accettare frettolose valutazioni per quieto vivere, sono oggi vittime di attacchi e di veri e propri tentativi di intimidazione. L’Associazione manifesta profonda preoccupazione per l’incremento di azioni di polizia e la strumentalizzazione giornalistica di meri atti di indagine che, per modalità e tempistiche, paiono attacchi repressivi a ogni forma di dissenso. È in gioco la tenuta dello Stato di diritto e il rispetto della Costituzione: è chiaro il tentativo di fare del fenomeno migratorio il cavallo di Troia per disegnare un modello di società in cui i diritti fondamentali sono negati o fortemente compromessi.   ASGI Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione
September 17, 2026
Pressenza
Esaurita la funzione giudiziaria, il sequestro Moro va consegnato alla storia
«La ricerca della verità, alimentata dal dubbio è ragione di vita» è stato scritto recentemente su un quotidiano dopo la notizia che il gip romano Patrone ha concesso sei mesi di proroga per una inchiesta sul sequestro Moro, scaturita da una serie di esposti presentati dai legali dei familiari di […] L'articolo Esaurita la funzione giudiziaria, il sequestro Moro va consegnato alla storia su Contropiano.
August 19, 2026
Contropiano
Bologna. Lo stato e il telefono del morto nel caso di Abderrahim Fakir
Sicuramente la Procura di Bologna avrà raffinate tecniche di indagine che seguono strade a noi non immediatamente comprensibili. Proprio per questo forse qualche magistrato, dopo aver affidato ai colleghi dei poliziotti intervenuti al Pilastro le indagini stesse, dovrebbe spiegare il senso e cosa spera di trovare dall’analisi del telefono di […] L'articolo Bologna. Lo stato e il telefono del morto nel caso di Abderrahim Fakir su Contropiano.
July 31, 2026
Contropiano
La Russia mette di nuovo sotto tiro Telegram
Nei giorni scorsi è stato reso noto che l’FSB, i servizi di sicurezza interni russi, hanno emesso un mandato di arresto nei confronti di Pavel Durov, fondatore e amministratore della celebre piattaforma di messaggistica istantanea Telegram, nato in Russia ma con cittadinanza francese ed emiratina. Questo è solo l’ultimo avvenimento […] L'articolo La Russia mette di nuovo sotto tiro Telegram su Contropiano.
July 30, 2026
Contropiano
Il documentario “Sarajevo Safari” e il libro “I cecchini del weekend” raccontano l’atroce vicenda dei serial killer protetti dalle autorità
La prima reazione spontanea è l’incredulità: non può essere vero. Persone stimate, benestanti, di buona cultura e ottima posizione sociale disposte a pagare l’equivalente di 100mila euro per andare in una città assediata, sparare da una postazione in collina e uccidere impunemente civili innocenti, costretti a uscire di casa per tentare di procurarsi un po’ d’acqua o qualcosa da dare da mangiare ai figli. Se il bersaglio è un bambino, la preda più ambita, si festeggia. Poi vengono le ragazze, meglio se belle adolescenti, poi le donne, gli uomini e infine gli anziani: colpirli non è poi così difficile perché sono meno veloci a correre a zigzag. Non stiamo parlando di un sociopatico esaltato a caccia di musulmani, ma di centinaia di facoltosi e “insospettabili” professionisti provenienti da numerosi Paesi europei. Per quanto riguarda l’Italia, la cifra indicativa dei “cecchini del weekend” si stima sulle 200 unità. Cifra da moltiplicare per un numero non identificato di Paesi europei coinvolti in questo atroce traffico di sangue umano. Ma l’elemento se possibile più sconvolgente di questa vicenda è il fatto che sia stata insabbiata per oltre trent’anni, malgrado le prime prove e testimonianze fossero a conoscenza di organi dello Stato e pubblicate da alcuni importanti quotidiani già nel 1995. A portare finalmente alla ribalta questa storia di serial killer protetti dalle autorità sono stati un documentario e un libro inchiesta: “Sarajevo Safari” di  Miran Zupanič, uscito nel 2022, ma ignorato dalla distribuzione fino a pochi mesi fa, e “I cecchini del weekend” di Ezio Gavazzeni, pubblicato per i tipi di PaperFIRST nel marzo scorso e già giunto alla terza edizione. Il film e il libro sono legati perché, come spiega Gavazzeni, proprio dalla notizia dell’esistenza del documentario nell’autunno 2023 partì il suo interesse per la vicenda. Il regista Zupanič fornì a Gavazzeni la possibilità di vedere il documentario (che nessuna piattaforma europea aveva mai voluto acquistare) e il contatto di Edin Subasič, ex uomo dei servizi di intelligence bosniaci che tentò di denunciare il caso. Lo scrittore si prodiga da allora per scoprire la verità sulla strage di civili e allo scopo ha formato un team composto anche dall’ex magistrato Guido Salvini, dall’avvocato Nicola Brigida e dalla criminologa Martina Radice. L’assedio di Sarajevo, il più lungo della storia bellica moderna europea, durò 1.425 giorni, dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996. Le forze serbo-bosniache guidate da Ratko Mladić e l’Armata Popolare Jugoslava circondarono la città, intrappolando oltre 300mila civili e causando più di 11mila morti. Per questo e altri crimini di guerra (tra cui il massacro di oltre 8mila musulmani bosniaci a Srebrenica nel 1995) Mladić è stato condannato in via definitiva all’ergastolo nel 2021. In questi giorni il cinema Metropolis di Paderno Dugnano ha proiettato il documentario e offerto al numeroso pubblico l’occasione di ascoltare e dialogare con l’autore del libro. Proprio Ezio Gavazzeni nel gennaio 2025 ha depositato alla Procura di Milano (luogo di origine di numerosi cecchini) un esposto che ha dato origine in ottobre a un procedimento penale (n. 743/2025) affidato al pubblico ministero Alessandro Gobbis. “Da ottobre a oggi – dice Gavazzeni – quattro italiani sono stati iscritti nel registro degli indagati, ma è di pochi giorni fa la notizia di una quinta persona, un nobile. Tutti i ‘clienti’ erano di sesso maschile, molti abbastanza giovani, fra i 30 e i 40 anni. Devo ammettere che speravo in qualche pentito, gente che a distanza di decenni sentisse rimordere la coscienza magari dopo qualche traversìa personale. Invece finora non è successo.” Cinque procure di Italia, Bosnia, Svizzera, Austria e Belgio si sono incontrate a fine giugno per unire le forze e confrontare le informazioni. Ezio Gavazzeni spera che le inchieste siano presto cooptate sotto l’”ombrello” di Eurojust (agenzia dell’Unione Europea per la cooperazione giudiziaria penale), che riunisce pubblici ministeri e magistrati nazionali per coordinare le indagini e facilitare l’estradizione e l’assistenza giudiziaria tra i diversi Stati europei. “Ventitré Paesi – spiega lo scrittore – hanno chiesto l’apertura di un’inchiesta europea. In autunno io testimonierò a Bruxelles, che è il luogo di origine dell’organizzazione che gestiva il traffico, un’importante società di security (quelle che forniscono i contractors nei teatri di guerra) con 55mila dipendenti. In settembre andrò anche a Sarajevo, su invito del Comune che si costituirà parte civile nel procedimento penale attraverso gli avvocati del mio team e ciò ci consentirà di avere maggiori informazioni. Questo è anche l’effetto della diffusione del libro, che sarà presto tradotto anche in russo.” Sia “Sarajevo Safari” che “I cecchini del weekend” propongono al pubblico importanti testimonianze di ex esponenti dei servizi segreti e di ex militari che accompagnavano i “clienti” alle postazioni dei cecchini serbi sulle colline intorno alla Sarajevo assediata o che sapevano dell’esistenza del traffico. Da diverse fonti si apprende che già a fine ’93 i servizi segreti bosniaci avevano informato il Sismi del “viavai di cecchini” dall’Italia a Sarajevo. Il Sismi avrebbe informato a sua volta il Sisde. Dopo qualche mese quest’ultimo avrebbe assicurato ai bosniaci che i killer erano stati identificati e il traffico bloccato, ma in realtà nulla cambiò e le trasferte per uccidere proseguirono fino alla fine del 1995. Inoltre grazie a un articolo dell’Ansa – che l’aveva ottenuta da una fonte del Tribunale permanente dei popoli – già a metà anni ’90 fu diffusa la notizia dell’esistenza dei cecchini, ripresa con evidenza dal Corriere della Sera e dalla Stampa di Torino. Anche un giornalista della Nazione di Firenze dedicò un’inchiesta all’argomento. Tali articoli portarono all’apertura di un procedimento penale poi però archiviato. Ma come facevano i cecchini del weekend a conoscere la possibilità di partecipare ai “safari umani”? “Sappiamo di ‘reclutatori’ mandati dalle potenti società di security che lucravano sul traffico. Uno di questi reclutatori ‘stazionava’ in un bar di Garbagnate Milanese, un altro, ex Folgore, ‘riceveva’ il sabato mattina in un motel di Milano. Probabilmente la notizia circolava in certi ambienti frequentati da cacciatori di alto livello (di quelli che pagavano belle cifre per uccidere leoni o elefanti in Paesi africani che prevedono questa possibilità) e da appassionati di armi. Si parla quindi di poligoni di tiro e circoli ‘esclusivi’ in Nord Italia e in Svizzera. Gli ‘arcieri’ partivano poi da Milano il venerdì mattina, in van o a volte su aerei privati, e rientravano la domenica sera. Il giorno di ‘caccia’ era il sabato. Gli accompagnatori erano due per controllarsi a vicenda ed evitare che i clienti si mettessero d’accordo con uno di loro e mentissero sui bersagli colpiti per pagare meno”. A chi gli chiede se ha mai ricevuto intimidazioni, l’autore dei “Cecchini del weekend” replica: “Non minacce dirette. È un altro il meccanismo: screditare i giornali o le persone che portano avanti l’inchiesta per toglierle mordente e credibilità. Ma non siamo soli. Il 5 maggio per esempio il Times ha pubblicato un articolo che da altre fonti conferma bersagli e cifre”. A distanza di oltre 30 anni attendono giustizia migliaia di famiglie. Tra loro i genitori di Irina, che raccontano in “Sarajevo Safari” della loro figlioletta uccisa da un cecchino durante una breve passeggiata 4 giorni dopo il suo primo compleanno. Claudia Cangemi
July 24, 2026
Pressenza
E’ scattato lo scudo “parlamentare” … per i politici della destra
Lo scudo penale nella sua versione parlamentare, a quanto pare è scattato per i politici della destra. Era dal 27 maggio che la Procura di Roma aveva chiesto alla Commissione per le autorizzazioni a procedere della Camera di acquisire la chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, non indagato, e […] L'articolo E’ scattato lo scudo “parlamentare” … per i politici della destra su Contropiano.
July 23, 2026
Contropiano
Mario Paciolla, settimo anno senza giustizia
Per ricordare alla Città, alla Regione, al Governo e a tutte le Istituzioni che un giovane operatore di Pace, scomparso in Colombia nel 2020, ancora attende Verità e Giustizia, ci vediamo mercoledì 15 luglio alle 18.00 all’ex Asilo Filangieri al Vico Maffei 4, Napoli. Sarà una serata di musica e parole, immagini e pensieri, per ricordare a tutti che l’Italia deve impegnarsi e chiedere alle Nazioni Unite di collaborare nelle indagini per stabilire cosa ha veramente determinato la fine di Mario Paciolla, che era in servizio nella missione ONU in Colombia. Lo chiedono con fermezza i genitori Pino e Anna Motta, le sue sorelle, i suoi familiari, gli amici del Comitato e tutti coloro che hanno conosciuto e apprezzato Mario per la sua esuberante umanità. Da Napoli parte un grido di giustizia che non può e non deve fermarsi davanti all’indifferenza delle nostre istituzioni. Lo dobbiamo a tutte le vittime cadute mentre lavoravano per la Pace, per la solidarietà, per l’informazione e per la cultura, uomini e donne che non devono essere dimenticati, ma onorati con l’accertamento della verità sulla loro fine. Saremo in tanti mercoledì sera a Napoli e non ci fermeremo. Festival Del Cinema dei Diritti Umani di Napoli Redazione Napoli
July 14, 2026
Pressenza
Banda della Uno Bianca: chi ha paura della verità?
Venerdì 19 giugno vari quotidiani hanno riportato la notizia che il Copasir aprirà un fascicolo sui “presunti” legami tra i servizi segreti e la Banda della uno bianca. Per il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica è un’atto dovuto. La decisione, riportano i giornali, è maturata con la richiesta […] L'articolo Banda della Uno Bianca: chi ha paura della verità? su Contropiano.
June 23, 2026
Contropiano