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Gli italiani pagano sempre più a rate: il 50% ha almeno un pagamento dilazionato
C’è chi rateizza l’acquisto dell’automobile, chi invece fa ricorso al pagamento dilazionato per fare la spesa al supermercato. Chi, ancora, non lo esclude in caso di funerale. A fotografare le abitudini economiche degli italiani è stato di recente il sondaggio realizzato dall’Istituto Piepoli per conto dell’Unione per la difesa dei consumatori (UDICON). Ne è emerso che il 45% degli italiani, quasi uno su due, ha fatto ricorso ad almeno un acquisto a rate nell’ultimo anno. Guardando a chi sta pagando adesso, la quota sale: il 50% ha almeno una rateizzazione in corso e il 27% ne ha due o più. Una parte degli intervistati ha dichiarato di rinunciare a spese necessarie quando la scadenza della rata si avvicina ed è necessario far quadrare i conti. «In Italia si vive a rate e ormai si muore a rate. Otto italiani su cento pagherebbero a rate perfino il funerale di un proprio caro, e uno su dieci farebbe lo stesso con le bollette. Quando la rata entra nelle spese che una famiglia non può rimandare, smette di essere una comodità e diventa il termometro di un disagio». Così la presidente dell’UDICON, Martina Donini. Il sondaggio, condotto dal 28 al 30 settembre 2026 su un campione rappresentativo di cittadini, si inserisce in un periodo di erosione del potere d’acquisto, causato dalla saldatura tra il carovita e un sistema salariale fermo agli anni ’90. Secondo la rilevazione, le spese più interessate dal Buy now, pay later (BNPL) sono quelle per auto, moto, elettrodomestici e mobili. Seguono le ristrutturazioni (26%), i dispositivi tecnologici (23%), le emergenze (18%) e le vacanze (14%). Il 13% degli italiani ricorrerebbe invece alla dilazione per le cure mediche e dentistiche, l’11% per le bollette e il 6% per la spesa alimentare. La scorsa estate la catena di supermercati Pewex ha messo su un sistema di pagamenti dilazionati, senza maggiorazioni per il pagamento a 30 giorni o in 3 rate, e con interessi per i finanziamenti a lungo termine, da 6 a 12 rate mensili. L’iniziativa targata Pewex ha aperto una riflessione sullo stato di salute dell’economia familiare, non certo nuova ai pagamenti posticipati. Fino a pochi anni fa hanno resistito, soprattutto nel Mezzogiorno, piccoli sistemi di credito presso le botteghe di quartiere, facendo leva sulla fiducia reciproca. Questo mutualismo nasceva dall’impossibilità di far fronte a tutte le spese mensili e non sarebbe esistito al di fuori di quel confine tracciato dalla sopravvivenza economica. L’avvento di discount, centri commerciali e di una filiera sempre più globalizzata ha soppiantato l’economia di quartiere, portando alla chiusura di centinaia di migliaia di attività, e del relativo sistema di credito. Che ora torna alla ribalta: tra affitti alle stelle, carburanti ed energia sempre più cari e stipendi fermi al palo non bastano più i prezzi da discount o l’acquisto di merci provenienti dall’altra parte del mondo, lungo una filiera che in nome del risparmio spesso sacrifica qualità del prodotto e diritti dei lavoratori. Per quantificare la crescita del fenomeno arriva in soccorso un altro studio, questa volta realizzato da Bankitalia, secondo cui in appena tre anni, dal 2022 al 2025, il BNPL ha visto crescere la quota di famiglie coinvolte dal 4% al 30%. Se la sostanza rispetto al passato è rimasta invariata (il 30% degli intervistati dall’Istituto Piepoli ricorre alla rateizzazione perché non può sostenere l’intera spesa in un’unica soluzione), a cambiare è la forma. Il pagamento a rate non è più fondato su una relazione personale tra creditore e debitore, ma è dominato dalle banche. Il guadagno per gli istituti di credito non riguarda solo la presenza, opzionale, dei tassi di interesse. Ci sono le commissioni pagate dall’esercente e le penali per i ritardi. Come scrive l’UDICON, «il 23% degli intervistati ha incontrato difficoltà a pagare una o più rate: tra queste persone, il 51% ha rinunciato a spese necessarie, il 33% ha pagato penali o interessi di mora e il 19% ha chiesto denaro a familiari o amici». The post Gli italiani pagano sempre più a rate: il 50% ha almeno un pagamento dilazionato appeared first on L'Indipendente.
October 19, 2026
L'INDIPENDENTE
Rapporto Oxfam e CARE: i paesi ricchi speculano sui debiti ‘green’ dei paesi in via di sviluppo
Il capitalismo non si aggiusta né si corregge. La sua natura è fatta di contraddizioni, tra il capitale e i lavoratori, tra il capitale e la natura. Per questo chi sa di cosa sta parlando dice da tempo che le politiche ‘green‘ sono solo una forma diversa di valorizzazione, a […] L'articolo Rapporto Oxfam e CARE: i paesi ricchi speculano sui debiti ‘green’ dei paesi in via di sviluppo su Contropiano.
October 15, 2025
Contropiano
Gli italiani continuano a risparmiare, per necessità e per timore del futuro
Il 58% degli italiani risparmia, il dato più elevato degli ultimi venti anni e si consolida la categoria di risparmiatori “intenzionali”, che accumulano con obiettivi precisi (la casa, i figli, l’età della pensione). Sono alcuni dei dati dell’“Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani. Anno 2025” di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, a cura di Giuseppe Russo. Gli italiani sono sempre più attenti al risparmio per affrontare gli imprevisti futuri, preoccupati per la terza età ma pronti ad aiutare economicamente le nuove generazioni, disponibili ad investire nel mattone e molto meno negli strumenti finanziari. Nel 2025 il peso dei risparmiatori sul totale degli intervistati continua a risalire: sono il 58% del campione (media mobile triennale). Si tratta del valore più elevato degli ultimi vent’anni (il minimo era stato nel 2014, con solamente il 39% di risparmiatori), in aumento rispetto sia al 2023 (52%) che al 2024 (56%). Risparmiano più gli uomini (61%) che le donne (57%) e le persone con il titolo di studio più elevato. Il rapporto rileva una relazione diretta anche tra titolo di studio e indipendenza finanziaria, che premia chi ha una laurea: oltre il 90% dei laureati dichiara di possedere una piena indipendenza finanziaria (84,2% il totale campione). Per il 36% degli intervistati le risorse accantonate servono ad affrontare imprevisti futuri ma, accanto al tradizionale risparmio precauzionale, si sta consolidando una nuova categoria di risparmiatori “intenzionali” che pianificano strategicamente obiettivi precisi di accumulazione (casa, figli, età della pensione) e rappresentano il 38% dei risparmiatori. La casa rimane il fulcro del patrimonio italiano, con quasi l’80% degli intervistati che vive in abitazioni di proprietà. Le obbligazioni si confermano, invece, lo strumento finanziario preferito, restano invece marginali le azioni. Quanto alla previdenza, essa ha assunto i contorni di una preoccupazione condivisa tra generazioni, ma meno di un quarto del campione ha sottoscritto una forma pensionistica complementare. Resta, inoltre, bassa la diffusione delle polizze Long Term Care (LTC), specie tra i giovani. L’Indagine dedica un Focus ai risparmiatori della Silver Age (60-85 anni), dal quale emerge come in questa fascia d’età vi siano gli agenti economici attivi. Il risparmio precauzionale resta dominante tra gli ultraottantenni, legato soprattutto a incertezze sanitarie e imprevisti.  I silver appaiono i motori del welfare familiare, sostenendo economicamente figli e nipoti e dedicando loro tempo. Il 70% ritiene che “bisogna lasciare almeno la casa ai figli”; la metà circa reputa che “l’eredità sia un dovere morale”. Un dato sorprendente riguarda il lavoro retribuito. Percentuali non trascurabili di over 60 continuano infatti a svolgere attività lavorative quotidiane: si tratta del 59,7% degli uomini e del 44,4% delle donne nella fascia 61-70, percentuali che scendono (ma resistono) anche nelle età successive (31,5% e 28,5% nella fascia 71-80; 12,2% e 12,1% negli over 81). Quando proiettano le proprie aspettative sui prossimi 12-18 mesi, i silver mantengono un ottimismo temperato. Con riferimento al risparmio futuro, il rapporto tra ottimisti e pessimisti si mantiene sopra l’unità (tra 1 e 2), a indicare che la capacità di continuare a risparmiare rappresenta per i silver non solo una forma di sicurezza personale, ma anche l’adempimento a quello che molti considerano un dovere morale verso le generazioni successive. Appare positivo anche il saldo tra soddisfatti e insoddisfatti del patrimonio accumulato, con una prima fase caratterizzata da soddisfazione elevata (45-55% per entrambi i generi), seguita da un minimo del 30-35% nella fascia centrale di età e, infine, da un recupero successivo, specialmente fra gli uomini (fino al 50-52%). “Risparmiare oggi, per gestire, un domani, eventuali emergenze finanziarie è una normale azione che assicura serenità a chi la compie, si legge nel Rapporto. Tuttavia, ciò non è sempre possibile per tutti i risparmiatori: alcuni non riescono ad accumulare una quota sufficiente di capitale finanziario tale da garantire una spesa inattesa di 5.000 euro. Solo i tre quarti degli intervistati riescono ad affrontare una tale emergenza attingendo ai risparmi accumulati in precedenza, e quindi un quarto delle famiglie deve invece ricorrere a qualche nuova iniziativa finalizzata a coprire la spesa improvvisa. Il prestito bancario (11 per cento) rappresenta una soluzione che ha quasi la stessa diffusione del ricorso a famiglia o agli amici (12 per cento), indicando come il finanziamento informale della famiglia abbia la stessa importanza del finanziamento formale delle banche. Le altre soluzioni potenzialmente utilizzabili sono per fortuna residuali e marginali, come il ricorso a un secondo lavoro (1 per cento) o al monte dei pegni (1 per cento)”. Qui l’Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2025 di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi: https://www.centroeinaudi.it/images/abook_file/BYD_ISP_25538_Volume_EINAUDI_2025_WEB.pdf.   Giovanni Caprio
July 26, 2025
Pressenza