Tag - senzatetto

Giornata dei Senzatetto: il Governo taglia 307 milioni su 450
della redazione di «Diogene» Foto Downtowngal Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported license   Sabato 10 ottobre si celebra la Giornata mondiale dei senzatetto. In Italia la ricorrenza cade mentre il principale intervento del PNRR dedicato alle persone senza dimora è passato dai 450 milioni di euro inizialmente programmati a 143 milioni dopo la revisione del Piano. Anche l’obiettivo è
Canada, i senzatetto sono dietro l’angolo
Foto reportage di Evelyn Tischer da Regina, Saskatchewan, Canada Sembra un bellissimo campeggio, ma in realtà è un accampamento di senzatetto situato nel Core Community Park di Regina, soprannominato Pepsi Park. Accampamento di senzatetto nel Core Community Park di Regina In modo che sembri un po’ come a casa Un primo accampamento di senzatetto è sorto in quella zona nell’ottobre 2021 ed è stato smantellato un mese dopo. Nel 2023, secondo un sondaggio condotto da Habitat for Humanity Canada, il 40% dei canadesi era preoccupato di non riuscire a pagare l’affitto o il mutuo, mentre il 49% spendeva almeno la metà del proprio reddito familiare per l’alloggio. Il 26 marzo 2025, il Consiglio comunale di Regina ha dichiarato lo stato di emergenza per i senzatetto e, durante l’estate del 2026, un accampamento ha ricominciato a crescere nel Pepsi Park. Turtle Town “Senza casa nella nostra terra natale” L’attivista comunitaria Mandla Mthembu afferma che «ci sono persone che vivono in tende, ci sono persone che vivono all’aperto in tutta la città, in tutti i quartieri…» e indica la mancanza di «alloggi accessibili, adeguati e a prezzi abbordabili» come causa del fenomeno dei senzatetto. Mentre percorrevo a piedi i pochi isolati che separano l’accampamento dei senzatetto dal centro della città, dove si trovano le banche, mi ha colpito quanto siano vicini questi due luoghi, sia nel tempo che nello spazio. Forse è proprio questo che ci rende tutti esseri umani: nessuno di noi è molto lontano dalla povertà, dalla malattia o dall’emarginazione. A pochi passi di distanza Evelyn Tischer
September 26, 2026
Pressenza
Ravenna-CPR: la punta di un iceberg che…
… che ci chiama tutte/i in causa. Gli articoli di Gianluca Cicinelli e di Vito Totire. La povertà segregata: ordine e disciplina con… … con una domanda per le Primarie del centrosinistra: qualcuno parlerà di carceri, Cpr, minori detenuti, salute mentale, senzatetto e diritto alla cura? di Gianluca Cicinelli (*) La povertà non è un reato. Neppure il disagio, la
September 20, 2026
La Bottega del Barbieri
Napoli. Galleria Principe: il decoro del profitto
Il servizio di Rai3 Campania sui senzatetto della Galleria Principe è un concentrato di ipocrisia, paternalismo e compassione caritatevole: qualche lacrima sui “poveri”, molta indignazione per il degrado e soprattutto la preoccupazione per il turismo e per l’immagine della città. Ma il problema evidentemente non è che la povertà esista. […] L'articolo Napoli. Galleria Principe: il decoro del profitto su Contropiano.
September 17, 2026
Contropiano
Pozzuoli. Esplode la rabbia delle famiglie colpite dal bradisisma
Siamo gli abitanti di via Napoli. Dopo la tremenda scossa del 31 Luglio abbiamo passato intere giornate fuori dalle nostre case, al riparo solo sotto i gazebo della protezione civile. Abbiamo case lesionate e danneggiate e in moltissimi abbiamo avuto lo sgombero. Cosa vogliamo? Una soluzione immediata, delle tende dove […] L'articolo Pozzuoli. Esplode la rabbia delle famiglie colpite dal bradisisma su Contropiano.
August 14, 2026
Contropiano
La casa del primo ministro e i senzatetto
Può darsi che siano soltanto parole di propaganda. Può darsi che in realtà nulla cambierà. Però devo ammettere che mi ha positivamente impressionato il video nel quale si vede Andy Burnham, il nuovo primo ministro del Regno Unito, che prima di entrare nella famosa residenza al n. 10 di Downing Street a Londra, dice: “Tra poco varcherò quella porta alle mie spalle e impartirò il mio primo ordine: porre fine al fenomeno dei senzatetto nel nostro Paese”. L’intuizione di Burnham di collegare l’ingresso nella “sua” nuova casa pubblica con la necessità di intervenire immediatamente per risolvere il problema di chi un tetto sopra la testa non c’è l’ha, mi è parsa quasi “evangelica”. Chi è “primo” decide di mettersi al servizio o almeno di iniziare a preoccuparsi degli “ultimi”. Non vi è dubbio che Burnham stava ragionando di politica, perché il primo ministro britannico ha specificato: “Si tratta di mettere i valori e gli standard giusti al centro dell’azione di governo”. Confermando così che la politica deve essere guidata da riferimenti etici di solidarietà e giustizia. Il seguito del discorso, seppure condivisibile nei contenuti, mi è sembrato eccessivamente retorico: “Metterò il benessere delle persone al centro di ogni mia iniziativa. Darò tutto me stesso e chiedo a tutti voi di unirvi a me in questo sforzo. Costruiamo un nuovo senso nazionale di unità, di intenti comuni e di positività. Facciamo sì che questo sia il momento in cui la Gran Bretagna ricomincia a credere. Il momento in cui riportiamo la speranza”. A questo punto ho ripensato alla prima conferenza stampa dell’attuale presidente del consiglio dei ministri dell’Italia, che il 31 ottobre 2022 ha comunicato che il governo aveva approvato un decreto per introdurre un nuovo reato relativamente ai cosiddetti “rave party”. A quanto pare questa era la priorità. Ho provato anche ad immaginare che cosa potrebbe dire il prossimo presidente del consiglio dei ministri italiano. Forse dirà queste parole: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Il governo si impegna a dare attuazione concreta a questi principi fondamentali stabiliti nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nella Costituzione della Repubblica italiana”. Mi sono dato un pizzicotto e ho capito che stavo sognando… Rocco Artifoni
July 20, 2026
Pressenza
Housing First: primo, offrire una casa
Sono usciti i dati dell’osservatorio nazionale (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora) sui decessi di persone senza dimora nel corso del 2025: 414 persone sono morte in strada in Italia. Nel 2024 erano state 399. Nel primo mese e mezzo del 2026 sono oltre 80. Concentrati soprattutto (ma non solo) nelle grandi città e in inverno. Una strage silenziosa. Forse dare uno sguardo al lavoro che stanno facendo all’estero potrebbe aiutare ad avere una visione diversa del problema. Helsinki in Finlandia è la prima città al mondo per il lavoro sociale che sta facendo con i senzatetto. Basterebbe andare a vedere cosa fanno per l’emarginazione, basterebbe un’andata e ritorno in settimana col treno. Ma si vuole invece scaricare sui senzatetto la responsabilità che non vogliono farsi aiutare. Il Modello “Housing First” sta facendo scuola nel mondo, meno che in Italia. I Finlandesi invece di considerare la casa come un premio ai “barboni fannulloni” (sentito con le mie orecchie da un politico lombardo) forniscono una casa permanente come primo passo, sostenendo che sia impossibile risolvere problemi di dipendenza o salute mentale vivendo in strada. Questo ha portato alla quasi eliminazione dei senzatetto cronici, convertendo vecchi rifugi temporanei in appartamenti stabili. E c’erano centinaia e centinaia di senzatetto ad Helsinki, fino a dieci anni fa. E poi c’è Vienna in Austria, famosa nel mondo per le sue politiche di edilizia sociale, Vienna impedisce che le persone diventino senzatetto grazie a un’ampia offerta di case popolari (circa il 60% della popolazione vive in alloggi sovvenzionati dal governo) e a una forte rete di prevenzione. Prima ancora di finire in strada ti danno un alloggio. Il lavoro di queste città risiede nel trattare la casa come un diritto fondamentale piuttosto che come un servizio per privilegiati, unendo l’alloggio stabile a servizi di supporto personalizzati (assistenza sanitaria, sociale e psicologica). In poche parole tratta i senzatetto come esseri umani e non immondizia di cui sbarazzarsi. E cosa dire di Houston nel Texas, ormai considerata la prima città negli stati uniti più efficace nell’aiuto ai senzatetto. Negli ultimi dieci anni, Houston ha ridotto il numero di senzatetto di oltre la metà, utilizzando un approccio coordinato tra varie agenzie e applicando il modello Housing First (quello Finlandese) per spostare le persone dalle tendopoli ad appartamenti permanenti. La verità è che la politica italiana se ne frega, se ne è sempre fregata. I senzatetto in Italia sono solo un problema di decoro. E la barzelletta che non vogliono farsi aiutare, in Italia è una grande verità, all’estero invece rimane soltanto una battuta triste e squallida (a Helsinki la popolazione di senzatetto che non chiede aiuto si attesta intorno al 10 per cento. Una persona su dieci). Dai una casa! Dai un aiuto sociale e psicologico! Dai assistenza medica e farmaci gratuiti! Dai una rete sociale dove non si sentono più soli! E poi vedi se non si fanno aiutare. Come ho detto: la narrazione che non vogliono aiuto ha valore solo in Italia. Se non esistessero i volontari, i decessi sarebbero migliaia all’anno in Italia. Ma non si può scaricare tutto sui volontari. Il modello Finlandese è stato applicato in oltre 70 città nel mondo. E ogni anno aumentano le città che prendono questo modello come esempio. Il problema, in fin dei conti, non è complesso: i soldi. L’osservatorio lo scrive chiaramente: ogni anno i decessi tra i senza dimora sono destinati ad aumentare. La politica italiana è bravissima a scaricare questo disastro sugli ultimi della società. Del resto siamo il fanalino di coda sul lavoro sociale. Tutto sulle spalle dei volontari. Un consiglio ai politici: visto che viaggiate dalla mattina alla sera gratis su aerei e treni di lusso, e manco pagate per il ristorante, perché non fate un giro anche a Helsinki? Magari imparate qualcosa. Redazione Italia
February 22, 2026
Pressenza
Nel gelo della povertà assoluta
Tossicodipendenti, stranieri, minori, precari sottopagati, divorziati o separati costituiscono la massa critica dei poveri assoluti e senza fissa dimora a Brescia. Non sono solo abitanti nati in città, ma arrivano anche dalla provincia e perfino da altri centri importanti della Lombardia e del Veneto. E sono aumentati negli ultimi anni. […] L'articolo Nel gelo della povertà assoluta su Contropiano.
January 17, 2026
Contropiano
Andalusia, l’aumento delle persone senza fissa dimora è molto più elevato di quanto riconosciuto ufficialmente
L’APDHA, Associazione per i Diritti Umani dell’Andalusia (APDHA), avverte che l’aumento del 57% del numero di senzatetto registrato dall’ Istituto Nazionale di Statistica spagnolo “mostra solo la punta dell’iceberg di un problema molto più grave”. L’Istituto ha registrato il numero di persone che hanno fatto ricorso alle risorse pubbliche in cerca di un tetto e di cibo dal 2022 al 2024. Solo 3 degli 8 comuni delle capitali andaluse hanno risposto alla richiesta di informazioni presentata dall’ente andaluso ai sensi della Legge sulla Trasparenza. L’APDHA denuncia che gli elevati tassi di povertà ed esclusione sociale, insieme ai tagli ai servizi pubblici e alla precarietà lavorativa, mettono l’Andalusia “sull’orlo del baratro”. Diego Boza e Macarena Olid, coordinatore generale e vicecoordinatrice dell’APDHA, sono comparsi oggi davanti ai media per presentare il “Rapporto sulla Povertà nel Sud 2025: Senza tetto e invisibili agli occhi di tutti” che, in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani, analizza la situazione in Andalusia e affronta in modo specifico la situazione delle persone senza fissa dimora. Come ha spiegato Diego Boza, “il fenomeno dei senzatetto costituisce la forma più estrema di esclusione sociale”. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica (INE), sulla base dei dati disponibili dal 2022 al 2024, il numero di senzatetto che hanno fatto ricorso alle risorse pubbliche ha registrato un aumento senza precedenti. Boza ha posto l’accento “sull’invisibilità di cui soffre questo gruppo in situazione di vulnerabilità” e ha denunciato “non solo la mancanza di risorse pubbliche per fornire loro un’assistenza dignitosa, ma anche le misure architettoniche aggressive, gli interventi della polizia e le sanzioni che subiscono da parte delle amministrazioni pubbliche”. Come spiega il coordinatore generale dell’APDHA, “sembra che i comuni andalusi siano più preoccupati di nasconderli alla vista del pubblico, allontanandoli dalle zone più turistiche delle nostre città, che di fornire loro l’assistenza che meritano”. Boza ha spiegato che l’APDHA, avvalendosi della Legge sulla Trasparenza, ha inviato richieste di informazioni agli 8 comuni delle capitali andaluse. Tuttavia, “solo tre comuni, Almería, Huelva e Jaén, ci hanno fornito tutte o almeno una parte delle informazioni che avevamo richiesto”. Il coordinatore generale dell’ente ha sottolineato che “l’APDHA non rinuncia a ottenere questi dati e che eserciterà i propri diritti affinché i comuni andalusi adempiano ai loro obblighi legali e ci forniscano le informazioni che richiediamo e alle quali abbiamo diritto di accedere”. Macarena Olid, vice coordinatrice dell’ente e delegata di Siviglia, ha denunciato come il problema dei senzatetto “stia crescendo in modo molto allarmante” e ha sottolineato che “il profilo delle persone senza fissa dimora è cambiato significativamente dal periodo precedente alla crisi economica del 2007 ad oggi”. Come ha spiegato Olid, “prima del 2007 associavamo alle persone senza fissa dimora un profilo legato a problemi di salute mentale, dipendenze e situazioni di esclusione sociale prolungate nel corso della vita di coloro che soffrivano di disagio abitativo”. Tuttavia, “a partire dal 2007, con una crisi economica che ha lasciato senza lavoro migliaia di persone e ha provocato anche un grande numero di sfratti, abbiamo potuto osservare come numerose persone che prima non lo avrebbero mai immaginato si sono ritrovate a vivere in strada”. Tuttavia, la coordinatrice dell’APDHA ha avvertito che “l’attuale crisi degli alloggi, i tagli e la precarietà della vita ci stanno portando a una situazione ancora peggiore”. Olid ha spiegato che “alle 8.000 persone che in Andalusia vivono ufficialmente in condizioni di senzatetto bisogna aggiungere molte altre persone che non ricorrono alle risorse pubbliche e che sono costrette a vivere per strada, in insediamenti abusivi o in alloggi fatiscenti”. Olid ha sottolineato che, “nonostante la maggior parte delle persone in questa situazione siano uomini, i dati ufficiali indicano un aumento significativo delle donne e persino delle famiglie con figli molto piccoli a carico”. Un altro gruppo costretto a vivere in queste dure condizioni è quello dei “giovani ex tutelati dalla Junta de Andalucía, che, non appena compiono 18 anni, vengono espulsi dai centri di accoglienza in cui risiedevano senza avere molte alternative”. I dati ufficiali indicano anche che sono sempre più numerosi i migranti in situazione amministrativa irregolare che, non potendo accedere alle risorse pubbliche, finiscono per sopravvivere in strada. La vicecoordinatrice dell’APDHA ha richiesto alle amministrazioni pubbliche “un impegno sincero e onesto nei confronti delle persone senza fissa dimora” e ha denunciato che “dei 174 centri situati in Andalusia che si occupano di questa categoria di persone, solo 25 sono di natura pubblica, mentre ben 129 sono privati“, il che, secondo Olid, “dimostra lo scarso interesse istituzionale nel dare una risposta a queste persone”. Ha anche precisato che “il 57,1% del personale che lavora nei centri che si occupano di questa categoria lo fa su base volontaria”. D’altra parte, per quanto riguarda i dati raccolti dall’APDHA sulla situazione socioeconomica in Andalusia, Diego Boza, coordinatore dell’ente, ha sottolineato che “l’Andalusia continua ad essere la comunità autonoma con i più alti tassi di povertà, esclusione sociale e bassa percentuale di occupazione nelle famiglie, seguita solo da Ceuta e Melilla”, anche se, come ha sottolineato lo stesso Boza, “in termini di grave privazione materiale e sociale, l’Andalusia si trova addirittura dietro Melilla”. Olid, dal canto suo, ha spiegato che “i dati relativi alla povertà e all’esclusione sociale, insieme all’aumento della precarietà lavorativa e dei prezzi delle abitazioni, stanno portando la società andalusa sull’orlo del baratro. Mentre i salari non crescono e il mercato del lavoro diventa sempre più precario, gli affitti sono aumentati di oltre il 15% in città come Malaga o Siviglia, anche se gli aumenti sono notevoli e significativi in tutte le province e città andaluse”. Macarena Olid ha denunciato che “il 46,2% delle famiglie con minori a carico è a rischio di povertà, così come il 45,8% di coloro che vivono in affitto o il 64,8% delle persone in situazione di disoccupazione”. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dallo spagnolo di Stella Maris Dante. Revisione di Thomas Schmid. Asociación Pro Derechos Humanos de Andalucía (APDHA)
December 17, 2025
Pressenza