Tag - multilateralismo

Alleanza sui minerali critici per far fuori la Cina, ma la rottura tra UE e USA rimane
A Washington, l’amministrazione Trump ha convocato 55 paesi per costruire un fronte unito contro il dominio cinese sui minerali critici. In questo caso, il Segretario di Stato Marco Rubio ha detto che “è una sfida globale che richiede cooperazione globale“, ma non bisogna pensare che sia cambiato l’atteggiamento da banditi […] L'articolo Alleanza sui minerali critici per far fuori la Cina, ma la rottura tra UE e USA rimane su Contropiano.
February 9, 2026
Contropiano
Tutte le nazioni dovrebbero rifiutare l’assurdo e temibile “Consiglio per la pace” di Trump
Rifiutare di aderire sarebbe un atto di rispetto nazionale. L’ordine internazionale fondato sull’ONU, per quanto imperfetto, deve essere rinnovato attraverso il diritto e la cooperazione, e non sostituito da una caricatura. Il cosiddetto “Consiglio per la pace” creato ad hoc dal presidente Donald Trump attenta profondamente alla ricerca della pace e alle nazioni che vorrebbero attribuirgli una legittimità. Si tratta semplicemente di un cavallo di Troia destinato a smantellare le Nazioni Unite. Qualsiasi nazione invitata ad aderire dovrebbe rifiutarsi di prendervi parte categoricamente. Nella Carta, il Consiglio per la pace (Board of Peace) si presenta come una “organizzazione internazionale che si adopera nella promozione della stabilità, a ristabilire un governo credibile e legittimo e a garantire una pace duratura nelle zone toccate o minacciate da un conflitto”. Se ciò vi sembra familiare è del tutto normale: si tratta di un mandato delle Nazioni Unite. Creato all’indomani del secondo conflitto mondiale, la missione principale dell’ONU è quella di manere la pace e garantire la sicurezza internazionale. Nessuno ignora il disprezzo manifestato da Trump per il diritto internazionale e le Nazioni Unite. Durante il suo discorso a settembre 2025 lui stesso ha dichiarato presso l’Assemblea generale e recentemente si è ritirato dai 31 organismi delle Nazioni Unite. Fedele alla lunga tradizione della politica estera americana, egli ha sistematicamente violato il diritto internazionale, in maniera particolare bombardando sette paesi l’anno scorso, senza l’autorizzazione del Consiglio di sicurezza e senza che ciò rientri nella legittima difesa ai sensi della Carta (Iran, Iraq, Nigeria, Somalia, Siria, Yemen e Venezuela). Ormai rivendica la Groenlandia, ostentando una ostilità palese e provocatoria verso gli alleati europei degli Stati Uniti. Allora cosa pensate del Consiglio per la pace? In parole povere, si tratta di un giuramento di fedeltà a Trump, che aspira al ruolo di presidente del mondo e arbitro supremo del pianeta. Il Consiglio esecutivo del Board of Peace (BoP) sarà composto esclusivamente da donatori politici, membri della famiglia e cortigiani di Trump. I responsabili politici delle nazioni firmatarie avranno l’opportunità di stare a stretto contatto e di ricevere ordini da Marco Rubio, Steve Witkoff, Jared Kushner et Tony Blair. Marc Rowan, proprietario dei fondi speculativi e grande finanziatore del Partito Repubblicano, avrà un posto al tavolo. Ancor più importante, qualsiasi decisione presa dal Board of Peace sarà subordinata all’approvazione di Trump. Se la farsa dei rappresentanti non bastasse, le nazioni dovranno sborsare un miliardo di dollari per un «seggio permanente» nel Consiglio. Ogni paese partecipante deve sapere cosa sta «acquistando». Ovviamente non si tratta di acquistare la pace né tanto meno una soluzione per il popolo palestinese (poiché il denaro dovrebbe essere utilizzato per la ricostruzione di Gaza). L’obiettivo è quello di acquistare un accesso illusorio a Trump, fintanto che ciò serve ai propri interessi. Si tratterebbe di acquistare l’illusione di un’influenza momentanea in un sistema in cui le regole di Trump vengono applicate secondo i suoi capricci. Questa proposta è assurda, soprattutto perché pretende di “risolvere” un problema che beneficia già di una soluzione globale vecchia di 80 anni. L’ONU esiste proprio per impedire la personalizzazione della guerra e della pace. È stata creata dopo le devastazioni delle due guerre mondiali per fondare la pace mondiale su regole collettive e sul diritto internazionale. L’autorità delle Nazioni Unite deriva, giustamente, dalla Carta delle Nazioni Unite, ratificata da 193 Stati membri (tra cui gli Stati Uniti, dal Senato americano nel luglio 1945) e sancita dal diritto internazionale. Se gli Stati Uniti rifiutano di rispettare la Carta, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dovrebbe sospendere la loro accreditazione, come ha fatto per il Sudafrica dell’apartheid. Il «Consiglio per la pace» di Trump costituisce un palese rifiuto delle Nazioni Unite. Trump lo ha affermato chiaramente, dichiarando recentemente che tale Consiglio «potrebbe» effettivamente sostituire l’ONU. Questa sola dichiarazione dovrebbe porre fine al discorso per qualsiasi leader nazionale serio. Partecipare a un tale Consiglio dopo una simile dichiarazione equivale a scegliere deliberatamente di sottomettere il proprio Paese all’autorità mondiale personale di Trump. Significa accettare in anticipo che la pace non sia più regolata dalla Carta delle Nazioni Unite, ma dallo stesso Trump. Tuttavia, alcune nazioni, desiderose di ingraziarsi gli Stati Uniti, potrebbero cadere nella trappola. Farebbero bene a ricordare le sagge parole pronunciate dal presidente John F. Kennedy nel suo discorso di insediamento: «Coloro che, per follia, hanno cercato il potere cavalcando la tigre, hanno finito per rimanere intrappolati». La storia dimostra che la lealtà nei confronti di Trump non è mai sufficiente a placare il suo ego. Basta guardare la lunga lista di ex alleati, consiglieri e collaboratori di Trump che egli ha umiliato, allontanato e attaccato non appena hanno smesso di essergli utili. Per qualsiasi nazione, partecipare al Consiglio di pace sarebbe un errore strategico. Entrare a far parte di questo organo danneggerebbe in modo duraturo la sua reputazione. Anche molto tempo dopo che Trump avrà lasciato la presidenza, qualsiasi associazione con questa farsa rimarrà un segno di errore di valutazione. Sarà una triste testimonianza del fatto che, in un momento critico, un sistema politico nazionale ha confuso un progetto faraonico con un atto di saggezza politica, sprecando così un miliardo di dollari. -------------------------------------------------------------------------------- Gli autori: Jeffrey D. Sachs, professore e direttore del Centro per lo sviluppo sostenibile dell’Università di Columbia. Sybil Fares, consulente senior per il Medio Oriente e l’Africa presso la Rete delle soluzioni per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DAL FRANCESE DI MARIA ROSARIA LEGGIERI Other News
February 2, 2026
Pressenza
Trump firma il ritiro da 66 organizzazioni internazionali: fine dell’ordine “globalista”
Il 7 gennaio Donald Trump ha firmato un memorandum presidenziale per il ritiro degli USA da 66 organizzazioni internazionali, di cui 31 facenti parte del sistema delle Nazioni Unite. La motivazione è indicata nella “agenda globalista” che, secondo Washington, si sarebbe imposta sugli interessi stelle-e-strisce, facendo inoltre spendere in maniera […] L'articolo Trump firma il ritiro da 66 organizzazioni internazionali: fine dell’ordine “globalista” su Contropiano.
January 9, 2026
Contropiano
Le allucinazioni di Crosetto raccontate all’Avvenire
Il 7 dicembre il ministro della Difesa Guido Crosetto ha deciso di rilasciare la sua prima intervista dopo la pubblicazione della nuova Strategia di Sicurezza Nazionale statunitense all’Avvenire, e ha provato a delineare un’idea di mondo post-abbandono da parte degli USA. Sicuramente meritevole lo sforzo di uno dei pochi politici […] L'articolo Le allucinazioni di Crosetto raccontate all’Avvenire su Contropiano.
December 9, 2025
Contropiano
Gli USA disertano il G20: a cosa serve ancora questo forum?
Si è aperto il G20 di Johannesburg, momento culmine di un anno diplomatico sudafricano molto attivo. Eppure, ancora una volta risulta chiaro che questo tipo di forum abbiano ormai perso ogni valore concreto, in un mondo caratterizzato di nuovo dal confronto tra aree che esprimono interessi contrastanti. Donald Trump, in […] L'articolo Gli USA disertano il G20: a cosa serve ancora questo forum? su Contropiano.
November 22, 2025
Contropiano
Ignorare la Corte Penale Internazionale è una minaccia globale
SENZA RISPETTO DEL DIRITTO INTERNAZIONALE NON ESISTE PACE DURATURA: LA CRISI DI LEGITTIMITÀ DELLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE MINA LE FONDAMENTA STESSE DELLA GIUSTIZIA GLOBALE. “Il Diritto Internazionale conta fino a un certo punto”. Lo ha dichiarato di recente il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, riferendosi all’abbordaggio da parte delle forze armate israeliane della Flottiglia con a bordo civili, attivisti e aiuti umanitari per Gaza. L’azione ha violato il diritto internazionale di difesa dei civili disarmati nelle acque internazionali. L’affermazione di Tajani, che ha suscitato scalpore, ha di fatto accentuato le polemiche e gli interrogativi sul rispetto del diritto internazionale sollevato dopo l’abbordaggio — o aggressione, come gli attivisti la suggestione — e l’arresto dei partecipanti. Centinaia di migliaia di persone sono immediatamente scese nelle strade di tutta Italia, sostenute anche dallo sciopero generale, per gridare la loro indignazione, riaffermare il sostegno alla Flottiglia ea Gaza e protestare contro un governo che condanna solo a parole il genocidio di Netanyahu. L’operazione contro navi civili in acque internazionali, secondo il diritto marittimo (Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare), è illegittima, poiché tale azione è consentita solo in caso di pirateria, di motivi di sicurezza comprovati o di blocco navale. La questione si sposta allora sulla validità legale del blocco navale imposto da Israele , che la Flottiglia intendeva rompere perché giudicato illegale e finalizzato ad aprire un corridoio umanitario permanente. LEGITTIMITÀ O VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE? Per Israele il blocco ha lo scopo di impedire il traffico di armi verso Hamas, organizzazione considerata terroristica da Israele, Stati Uniti e Unione Europea. Si tratterebbe dunque, secondo Israele ei suoi alleati, di una misura di autodifesa legittima anche secondo un parere ONU, ma solo in tempo di conflitto armato e purché non provochi sofferenze alla popolazione civile . Al contrario, il Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU , numerose ONG e soprattutto la Corte Penale Internazionale (CPI) ritengono il blocco illegittimo per gli effetti devastanti su oltre due milioni di civili a Gaza, avendo limitato l’accesso a cibo, medicina, elettricità e carburante, senza distinguere tra obiettivi militari e popolazione civile. Per l’elevato numero di morti e per le atrocità quotidiane, una Commissione ONU ha definito come genocidio i crimini di Israele. È stato così violato il principio di proporzionalità nel diritto di difesa durante un conflitto armato, che in nessun caso può travolgere i diritti della popolazione civile. SOVRANITÀ ASSOLUTA O GIUSTIZIA UNIVERSALE? Lo Stato, per proteggere la propria sicurezza, può compromettere i diritti fondamentali di un’intera popolazione? Può far prevalere la logica di una sovranità assoluta ? A Gaza la logica di morte, in nome della sicurezza, sta prevalendo oltre ogni diritto. È in atto una crescente disaffezione verso il diritto internazionale e un rifiuto della cooperazione necessaria a mantenere un ordine giuridico globale. Si sta mettendo in discussione, in nome della sovranità, il principio di giustizia universale , compromettendo l’efficacia del CPI come deterrente dei crimini più gravi. Se viene meno un consenso giuridico condiviso, il sistema internazionale rischia di regredire a settant’anni fa, verso dinamiche fondate sulla forza e non sul diritto . La mancata tutela delle vittime, come accade oggi a Gaza sotto gli occhi del mondo, rafforza la cultura dell’impunità, minando quell’architettura multilaterale costruita dopo la Seconda guerra mondiale per garantire la pace e la protezione dei diritti umani. IL RUOLO DELLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE Con l’istituzione del CPI si è creduto nel valore della giustizia come fondamento della pace . Fin dal suo Statuto, la Corte ha il compito di reprimere i crimini più gravi che minacciano la pace e la sicurezza mondiale: genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e aggressione. Ma la Corte non può funzionare senza il sostegno e la cooperazione degli Stati. Come affermò il giurista Niemeyer, “il diritto internazionale è un bellissimo edificio costruito su un vulcano: quando si risveglia, c’è un terremoto. E il vulcano è la sovranità statale.” Ogni volta che uno Stato non coopera, vi è una piccola scossa per l’edificio della Corte. La CPI non può eseguire autonomamente i mandati d’arresto, ma deve rivolgersi agli Stati per ottenere esecuzione e collaborazione. UN FRAGILE PILASTRO DELLA GIUSTIZIA GLOBALE Istituita nel 2002 con il Trattato di Roma, la Corte nasce per deliberare i crimini più gravi contro l’umanità. Eppure Stati geopoliticamente influenti come Stati Uniti, Russia, Cina e Israele non hanno ratificato lo Statuto, minando l’efficacia. Se uno Stato potente rifiuta di riconoscere la giurisdizione della Corte e viola il diritto internazionale senza conseguenze, si genera un effetto domino: altri si sentiranno legittimati a fare lo stesso, alimentando l’impunità e l’instabilità. Il rischio è che il diritto diventi un lusso nel tempo di pace , ma inefficace nei momenti di crisi, quando più servirebbe come barriera contro l’anarchia globale. SENZA DIRITTO NON C’È PACE Disconoscere il diritto internazionale è pericoloso: ogni Stato si sentirebbe libero di decidere quali leggi seguire e quali ignorare, basandosi solo sui propri interessi nazionali. In questo scenario, il dialogo verrebbe sostituito dalla forza, la diplomazia dall’arbitrio, la cooperazione dalla sfiducia. Il mondo ha già conosciuto le conseguenze di una sovranità esercitata senza limiti: guerre mondiali, genocidi, regimi dittatoriali. Per questo è stato costruito un sistema di diritto internazionale vincolante : rinnegarlo oggi significa tornare indietro. Non rispettare la Corte significa ignorare la voce delle vittime. Pur con i suoi limiti, la CPI è l’unico tribunale permanente capace di dare giustizia ai popoli oppressi. Lasciare impuniti i crimini significa perpetuare il trauma, alimentando odio e nuovi cicli di violenza. Oggi il mondo è di fronte a un bivio: rafforzare il sistema giuridico internazionale o cedere alla logica di potere che giustifica ogni abuso. Il rispetto del diritto non è un atto burocratico: è una condizione essenziale di sopravvivenza per la convivenza pacifica tra i popoli. Delegittimare o ignorare il Diritto non ci rende più liberi, ma tutti più vulnerabili. * Statuto di Roma – Corte Penale Internazionale (ICC) * Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) * Rapporto ONU sui diritti umani nei Territori palestinesi occupati Redazione Napoli
October 5, 2025
Pressenza
Trump ritira (di nuovo) gli USA dall’UNESCO: “è anti-israeliana e filo-cinese”
Lunedì la portavoce del Dipartimento di Stato statunitense, Tammy Bruce, ha reso noto che l’amministrazione Trump ha deciso di ritirare l’adesione degli USA dall’UNESCO, l’agenzia del sistema della Nazioni Unite che si occupa di educazione, scienza e cultura. Si tratta della terza volta che la Casa Bianca decide di lasciare […] L'articolo Trump ritira (di nuovo) gli USA dall’UNESCO: “è anti-israeliana e filo-cinese” su Contropiano.
July 23, 2025
Contropiano