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La storia assolverà Cuba: negli occhi del Che l’esistenza sovrana del popolo cubano che resiste
La fotografia più famosa del Novecento nasce da un’esplosione. Il 4 marzo 1960 la nave La Coubre esplode nel porto dell’Avana. Oltre cento morti. Centinaia di feriti. Una seconda detonazione colpisce chi stava soccorrendo le vittime. Non è un dettaglio della Guerra Fredda. È l’inizio di un assedio. Durante il funerale, Alberto Korda fotografa Ernesto Che Guevara. Quello sguardo — diventato icona globale — non è romanticismo rivoluzionario. È la consapevolezza che la sovranità appena conquistata non sarà tollerata. In quegli occhi c’è un lampo severo, una durezza che non è posa ma ferita. È lo sguardo di chi ha appena visto il proprio popolo colpito, lo sguardo attraversato dalla sofferenza e dall’ingiustizia, ma anche dalla dignità di chi non intende arretrare. In quello sguardo c’è il grido silenzioso della popolazione cubana, la memoria del dolore e insieme la decisione di non dimenticare. È uno sguardo personale, ma allo stesso tempo collettivo: lo sguardo di un popolo che comprende il prezzo della libertà e sceglie comunque di resistere. È lo sguardo di chi sa che la storia sarà lunga, ma non intende piegarsi. Da quel momento Cuba entra in una condizione permanente: vivere sotto pressione. Nel 1961 arriva la Baia dei Porci: esuli armati, addestrati e finanziati dalla CIA tentano di rovesciare il governo cubano. È storia documentata. Nel 1962, sotto l’amministrazione di John F. Kennedy — spesso celebrato come simbolo del liberalismo occidentale — viene formalizzato il blocco economico, commerciale e finanziario totale contro Cuba. Non una misura temporanea. Non una sanzione mirata. Un sistema strutturale di isolamento progettato per impedire all’isola di svilupparsi normalmente e per esercitare una pressione economica costante affinché la società stessa produca un cambiamento politico. Nel tempo, il blocco assume carattere extraterritoriale: banche e imprese di Paesi terzi che operano con Cuba rischiano sanzioni da parte di Washington. È la misura coercitiva più longeva della storia contemporanea. Non è un episodio. È una strategia. Il 6 ottobre 1976 un aereo della Cubana de Aviación esplode in volo. Settantatré persone muoiono. Non soldati. Civili. Se quell’aereo fosse stato europeo o nordamericano, l’evento sarebbe diventato trauma globale. Nel caso cubano resta confinato nella memoria regionale. Negli anni ’90 bombe colpiscono hotel dell’Avana. Muore Fabio Di Celmo, cittadino italiano. Colpire il turismo significa colpire l’economia. Colpire l’economia significa colpire la popolazione. Gruppi dell’esilio radicale operano per anni dalla Florida. Il nome di Luis Posada Carriles diventa simbolo di una frattura irrisolta: per Cuba rappresenta l’ambiguità della lotta occidentale al terrorismo quando le vittime non sono allineate. Se il terrorismo è un male assoluto, lo è sempre. Non solo quando colpisce il centro del sistema. Il concetto di terrorismo di Stato è scomodo, ma necessario. Nel dibattito politico internazionale può indicare non solo l’uso diretto della violenza, ma anche il sostegno o la copertura a gruppi armati, la tolleranza sistemica verso reti che praticano violenza politica, l’imposizione di misure coercitive strutturali che colpiscono deliberatamente le condizioni materiali di un’intera popolazione per generare instabilità politica. Cuba sostiene di aver vissuto una combinazione di queste dinamiche. Una realtà resta: da oltre sessant’anni l’isola è sottoposta contemporaneamente a tentativi di destabilizzazione e a un blocco economico, commerciale e finanziario che incide su ogni settore della vita nazionale. Negli anni ’90 cinque cittadini cubani vengono arrestati negli Stati Uniti. Per Washington erano agenti illegali. Per L’Avana monitoravano gruppi violenti per prevenire attentati. Nel 1999 un bambino, Elián González, diventa oggetto di una battaglia politica. Un minore trasformato in simbolo ideologico. Ogni anno l’Assemblea Generale dell’ONU vota contro il blocco statunitense. Eppure, nel sistema finanziario globale dominato dal dollaro, banche e imprese europee si adeguano alle sanzioni. Il 25 febbraio 2026 un’imbarcazione proveniente dalla Florida viene intercettata nelle acque cubane. Secondo le autorità dell’Avana, a bordo si trovavano individui armati, con equipaggiamento militare e materiale che — stando alla versione ufficiale — avrebbe potuto essere utilizzato per azioni violente sul territorio cubano. La Guardia di Frontiera cubana interviene. Ne nasce uno scontro. Ci sono morti e arresti. Il governo cubano definisce l’episodio un tentativo di infiltrazione con finalità terroristiche. Per molti osservatori occidentali è una notizia secondaria. Ma per un Paese che vive da oltre sessant’anni sotto blocco economico, commerciale e finanziario, e che affronta oggi una fase di difficoltà economica aggravata da nuove restrizioni e pressioni, l’episodio assume un significato politico preciso. Non avviene in un vuoto. Avviene in un contesto di accesso limitato a carburante, ostacoli al credito internazionale, restrizioni finanziarie e pressione diplomatica crescente. Per Cuba, non è l’inizio di qualcosa. È la continuità di una pressione storica. Cuba non è un’eccezione folkloristica. Non è una parentesi ideologica. È un Paese che da oltre sessant’anni vive sotto una combinazione di isolamento economico, tentativi di rovesciamento, attentati contro civili e conflitto politico permanente con la principale potenza mondiale. Chiunque voglia mettere in discussione il suo modello politico, se agisce con onestà intellettuale, non può farlo prescindendo dal fatto che quel modello si è sviluppato sotto una pressione sistemica senza precedenti, in condizioni che nessun altro Paese dell’emisfero occidentale ha dovuto affrontare per un periodo così lungo. “La storia mi assolverà” non è una frase retorica. È una sfida. Perché la storia non registra solo chi ha più potere. Registra anche chi resiste. E Cuba, da oltre sessant’anni, continua a farlo. E finché un popolo sceglie di non piegarsi, nessun blocco, nessuna pressione, nessuna narrazione potrà cancellarne la dignità. Federica Cresci Cuba Mambì – gruppo d’azione internazionalista Redazione Italia
February 28, 2026
Pressenza
Terrorismo anticubano protetto e guerra economica permanente
Il tentativo di infiltrazione armata sventato a Villa Clara non è un episodio isolato. È terrorismo anticubano. E questo terrorismo, da oltre sessant’anni, trova protezione politica, copertura mediatica e tolleranza operativa negli Stati Uniti e negli Stati a essi allineati. Un gruppo armato parte dalla Florida con esplosivi e fucili d’assalto per colpire un Paese sovrano. Questo fatto, da solo, interroga la responsabilità dello Stato dal cui territorio tali azioni vengono pianificate, finanziate o lasciate operare. Il diritto internazionale non è un’opinione: impone agli Stati l’obbligo di impedire che il proprio territorio sia utilizzato per atti ostili contro altri Paesi. Se ciò non avviene, non siamo davanti a “dissidenza”. Siamo davanti a terrorismo tollerato. A questa violenza armata si affianca la guerra economica: il bloqueo, inasprito durante l’amministrazione Trump e mai realmente smantellato, che mira a strangolare l’economia cubana per provocare collasso sociale e resa politica. È una strategia dichiarata di soffocamento: colpire il pane, l’energia, i medicinali per piegare una scelta sovrana. Questo non è sostegno ai diritti umani. È coercizione economica contro un popolo che ha scelto il proprio cammino. Chi tace di fronte al terrorismo anticubano e giustifica le sanzioni extraterritoriali si rende complice di un ordine internazionale fondato sulla legge del più forte. Cuba Mambí – Gruppo d’Azione Internazionalista afferma con chiarezza: difendere Cuba significa difendere il principio universale di autodeterminazione dei popoli. Se si accetta che contro Cuba tutto sia lecito, allora nessuna sovranità nel mondo è garantita. La dignità non si negozia. La sovranità non si commissaria. L’autodeterminazione non si assedia. Cuba Mambí – Gruppo d’Azione Internazionalista Redazione Italia
February 26, 2026
Pressenza
La solidarietà a Cuba contro l’assedio e la contrarietà all’embargo negli USA
L’assedio criminale condotto da Washington contro il socialismo cubano ha innescato una forte ondata di iniziative e missioni solidali e internazionaliste in tanti paesi. Quello che Trump e la sua nuova dottrina Monroe cercano di nascondere sotto il tappeto è che, tra l’altro, sono anche i cittadini statunitensi a non […] L'articolo La solidarietà a Cuba contro l’assedio e la contrarietà all’embargo negli USA su Contropiano.
February 25, 2026
Contropiano
Cuba chiama! Partiamo…
La volontà di strangolamento statunitense nei confronti della popolazione cubana ha come fine l’annichilamento della sua transizione socialista creando una condizione materiale dal’Isola più dura di quella attraversata nel periodo especial dell’inizio Anni Novanta del secolo scorso dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Per questo ha bisogno del più largo sostegno politico e […] L'articolo Cuba chiama! Partiamo… su Contropiano.
February 24, 2026
Contropiano
Il 21 marzo il “Nuestra América Convoy” romperà l’assedio di Cuba
Sono passati pochi giorni dal lancio della “Nuestra América Flotilla”, una missione per rompere l’assedio criminale portato avanti dagli Stati Uniti nei confronti di Cuba. L’obiettivo era quello di costruire un movimento di solidarietà intorno a una missione tutta politica, che porterà anche medicinali e altri aiuti al popolo cubano […] L'articolo Il 21 marzo il “Nuestra América Convoy” romperà l’assedio di Cuba su Contropiano.
February 21, 2026
Contropiano
Campagna Let Cuba Breathe
Pressenza aderisce alla campagna internazionale per rompere il silenzio sull’asfissia che l’amministrazione Trump sta imponendo a Cuba. Video documentali che danno voce a persone reali: medici, pazienti, famiglie che vivono ogni giorno le conseguenze del bloqueo. Ogni giorno un nuovo video. Per seguire la campagna e  diffonderla: Facebook https://www.facebook.com/profile.php?id=61587732429686 Instagram https://www.instagram.com/letcubabreath/ X https://x.com/let_cuba_breath TikTok https://www.tiktok.com/@letcubabreath info e contatti:  letcubabreathe.org Pressenza IPA
February 15, 2026
Pressenza
Nuestra América Flotilla. Una flotta per rompere l’assedio di Cuba
Si chiama “Nuestra América Flotilla” la missione che è stata lanciata per portare cibo, medicinali e altri beni di prima necessità a Cuba, stretta nella strangolante morsa del blocco statunitense. L’obiettivo è rompere l’assedio stelle-e-strisce e sostenere la popolazione cubana contro la violenza di Washington. La flotta, che porta il […] L'articolo Nuestra América Flotilla. Una flotta per rompere l’assedio di Cuba su Contropiano.
February 15, 2026
Contropiano
Cuba di fronte a nuove aggressioni e sfide gigantesche
Ultima in ordine di tempo, la nuova aggressione lanciata dagli Stati Uniti contro Cuba socialista si somma alle oltre 240 misure coercitive unilaterali e alle ormai innumerevoli azioni legate al criminale bloqueo, il blocco unilaterale statunitense di natura economica, commerciale e finanziaria, inumano e criminale, sistematicamente condannato, da trentatré anni a questa parte, dalla quasi totalità delle Nazioni Unite, e si dispiega nel quadro di una rinnovata aggressività da parte della Casa Bianca, ben inquadrata nei termini del “corollario Trump” alla dottrina Monroe e nella cornice della recente Strategia di Sicurezza Nazionale. L’obiettivo degli Stati Uniti è quello di sempre, annunciato sin dalle prime mosse del criminale bloqueo, e reso esplicito il 6 aprile 1960 da Lester D. Mallory, Vice-sottosegretario assistente per i temi interamericani quando, in un memorandum segreto del Dipartimento di Stato, osservava che “la maggioranza dei cubani appoggia Castro… l’unico modo prevedibile per sottrargli appoggio è mediante la delusione e l’insoddisfazione che sorgano dal malessere economico e dalle difficoltà materiali… bisogna usare rapidamente tutti i mezzi possibili per debilitare la vita economica di Cuba… per ottenere i maggiori sviluppi nella privazione a Cuba di denaro e forniture, per ridurle le risorse finanziarie e i salari reali, per provocare fame, disperazione e il rovesciamento del governo”. Ancora una volta, oggi con Trump, si cerca dunque di affamare la popolazione per provocare un cambio di sistema violento, letteralmente bloccando l’isola e asfissiando il popolo. Lo ha denunciato al mondo il presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Díaz-Canel: “Cuba è sotto assedio”.  Ma al tempo stesso Cuba è un sistema pianificato e una società organizzata che, pur nel contesto di indiscutibili difficoltà e sfide gigantesche, è in grado di definire le priorità e organizzare la vita pubblica. Così, da subito, il governo cubano ha adottato una serie di misure per garantire i servizi pubblici e sociali essenziali. Come ha dichiarato il Vice Primo Ministro e Ministro del commercio estero e degli investimenti esteri, Oscar Pérez-Oliva Fraga, “è importante massimizzare l’utilizzo delle risorse di cui disponiamo nel Paese e diversificare le vie per continuare a ottenere le entrate di cui la nostra economia ha bisogno al fine di garantire i programmi di sviluppo economico e sociale”; di conseguenza, tutto il carburante disponibile nel Paese sarà utilizzato in via prioritaria per garantire la produzione di servizi essenziali come la sanità e le attività economiche basilari.  In cosa consistono dunque queste misure? Intanto, la produzione di energia elettrica sarà sostenuta “principalmente da centrali termoelettriche che consumano petrolio nazionale, dal gas prodotto a seguito dell’estrazione del petrolio e da fonti energetiche rinnovabili, che, entro il 2025, hanno registrato un incremento significativo”. Sono stati fissati quindi gli obiettivi del programma di installazione di moduli solari fotovoltaici a livello familiare e comunitario per: 20 mila sistemi per abitazioni, con relativi pannelli e batterie, distribuiti a livello statale, 10 mila sistemi in consegna rapida per scuole, ospedali e presidi sanitari, 5 mila moduli per elettrificare il 100% delle abitazioni isolate nei territori più remoti dell’isola, e altri 5 mila previsti per la prima metà dell’anno, destinati a luoghi sociali come case di cura, case di infanzia e servizi comunitari. Nell’ambito della produzione alimentare il programma prevede un ulteriore sforzo per l’aumento della produzione a livello locale, con l’obiettivo di piantare, nel corso del 2026, ben 200 mila ettari di riso, nonché promuovendo l’agricoltura urbana e familiare, e, ancora, l’uso di fonti di energia rinnovabile per l’irrigazione. Nell’ambito della salute, sarà garantita la fornitura di prodotti fabbricati a livello nazionale per soddisfare quanto più possibile tutte le esigenze del sistema sanitario cubano che, come è noto, per le sue caratteristiche pubbliche, gratuite e universalistiche, è noto e studiato a livello mondiale. In particolare, è stato già avviato un programma speciale per i pazienti cronici che vivono in zone remote o con difficoltà di trasporto, affinché possano accedere alle strutture sanitarie, garantendo così il trattamento quando necessario, mentre, al tempo stesso, sarà garantita la sorveglianza epidemiologica, assegnata priorità alle emergenze mediche e al programma di salute materno-infantile, e il carburante per la produzione nazionale di farmaci essenziali da parte di BioCubaFarma, il principale attore (anch’esso statale) della biotecnologia e della farmaceutica. Nell’ambito dell’istruzione, questa continuerà ad essere garantita in tutto il Paese, prevedendo turni laddove necessario, ma dando comunque, sempre, priorità all’apprendimento in presenza, soprattutto nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, anche in questo caso definendo una serie di priorità, in primo luogo agli asili nido, in ragione della specifica vulnerabilità dei bambini, e nel sostegno alle famiglie che lavorano. Nell’ambito della ricerca scientifica e tecnologica, saranno garantite tutte le risorse necessarie per i fondamentali sistemi di allerta precoce (meteorologia, sismologia, monitoraggio radiologico) volti a proteggere la popolazione dai grandi eventi avversi (ad esempio terremoti e maremoti, cicloni, uragani etc.), mentre, nell’ambito dei trasporti e della mobilità, anche in questo caso sarà adottata una strategia ad hoc, volta a dare priorità ai servizi essenziali, alle importazioni ed esportazioni, e al sostegno a settori critici come la sanità e l’istruzione.  I treni passeggeri nazionali, in servizio ogni quattro giorni, saranno resi operativi ogni otto giorni; nei giorni in cui i treni non saranno in servizio, saranno organizzati servizi di trasporto specifici per insegnanti, studenti e lavoratori che rientrano a casa; i servizi di autobus intermodali in collegamento con i treni nazionali verso zone remote continueranno a funzionare secondo il nuovo orario ferroviario; mentre per quanto riguarda gli autobus nazionali, le partenze saranno modificate o ridotte, mantenendo comunque un servizio giornaliero per i capoluoghi e, nel caso di Pinar del Río, due partenze giornaliere, nel caso di Baracoa una partenza alternata. Questo il quadro generale, ma è disponibile un dossier analitico che il governo ha messo a disposizione per illustrare i dettagli delle misure di emergenza in tutti gli ambiti, disponibile in traduzione italiana. Il quadro che emerge è chiaro. Da un lato, Cuba affronta una minaccia, portata da un potere violento e criminale, quello degli Stati Uniti, con il chiaro intento di strangolarla e di affamarla, a maggior ragione se si considera che l’isola continua a essere, da 65 anni, sotto bloqueo. È lo stesso blocco economico, commerciale e finanziario che ha causato danni cumulativi stimati in oltre 1.500 miliardi di dollari (calcolati sul valore dell’oro), con un impatto di oltre 5 miliardi di dollari solo nell’ultimo anno, colpendo pesantemente l’economia (agricoltura, industria, trasporti) e il settore sanitario, con carenze di medicinali e tecnologie, generando un costo umano e sociale impressionante.  Sono cifre esorbitanti per un Paese delle dimensioni di Cuba, che, lo ricordiamo, ha una estensione di ca. 110 mila kmq (pari al 36% di quella dell’Italia) e una popolazione di poco meno di 11 milioni di abitanti (meno del 20% di quella dell’Italia): 1.500 miliardi di dollari, per intendersi, è più del Pil annuo di un Paese ricco dell’Ue, come i Paesi Bassi, il che dà la misura della ferocia inumana di queste misure. Dall’altro lato, Cuba affronta la stessa minaccia con disciplina e organizzazione: un contesto di straordinaria durezza, anzitutto per la vita della popolazione, ma dove non viene lasciato indietro nessuno, dove i diritti fondamentali sono garantiti, dove si stabiliscono le priorità e si preservano tutti i servizi di assistenza e protezione sociale. Riferimenti: Informan medidas del Gobierno para enfrentar la situación energética y garantizar los servicios esenciales, Granma 06.02.2026: https://www.granma.cu/cuba/2026-02-06/informan-medidas-del-gobierno-para-enfrentar-la-crisis-energetica-y-garantizar-los-servicios-esenciales-06-02-2026-23-02-17 Il governo cubano informa sulle misure adottate dal Paese per affrontare la situazione attuale, ANAIC 08.02.2026: https://italiacuba.it/2026/02/08/il-governo-cubano-informa-sulle-misure-adottate-dal-paese-per-affrontare-la-situazione-attuale Mapa Geopolítico de Sanciones, Observatorio Venezolano Antibloqueo: https://observatorio.gob.ve   Gianmarco Pisa
February 10, 2026
Pressenza
Osservatorio venezuelano anti-bloqueo: “Le misure coercitive unilaterali contro il Venezuela ammontano a 1.081 alla fine del 2025”
Il rapporto più recente dell’Osservatorio venezuelano anti-blocco, pubblicato il 2 gennaio 2026, indica che il Venezuela ha chiuso il 2025 con un totale di 1.081 misure coercitive unilaterali , a seguito dell’imposizione di 107 nuove sanzioni nel corso del 2025. Queste azioni includono sanzioni contro individui, entità, aziende private e navi, nonché l’imposizione di tariffe unilaterali, restrizioni tecnologiche e alla mobilità aerea, azioni contro l’immigrazione venezuelana, divieti di visto per gli atleti, l’espropriazione della compagnia Citgo e l’assalto e il sequestro di due petroliere private e il furto del loro carico di 1,8 milioni di barili di petrolio venezuelano. Il rapporto evidenzia l’esecuzione di operazioni militari per sequestrare 3,8 milioni di barili di petrolio , il trasferimento giudiziario di Citgo al capitale statunitense e l’applicazione del Foreign Enemies Act contro la popolazione migrante, azioni che consolidano l’escalation della pressione contro lo Stato venezuelano. La nuova escalation delle sanzioni Il rapporto dell’Osservatorio Anti-Blocco indica che all’inizio del 2025 il Venezuela aveva 974 misure coercitive unilaterali nei suoi confronti. A gennaio, Stati Uniti, Unione Europea, Canada e Regno Unito hanno imposto sanzioni a 52 funzionari statali venezuelani. A partire da febbraio 2025, sotto l’amministrazione Trump, sono state imposte 54 misure aggiuntive, tra cui la designazione di persone fisiche, entità giuridiche e imbarcazioni, nonché l’imposizione di dazi unilaterali e severe restrizioni al commercio di tecnologia. Impatto sulle attività e sul trasporto marittimo Nei settori dell’energia e della logistica, il rapporto documenta una serie di azioni contro l’industria petrolifera. Tra queste: * Sequestro di petrolio greggio. A dicembre sono state effettuate operazioni sulle navi “The Skipper” e “Centuries”, che hanno portato al sequestro di 3,6 milioni di barili di petrolio. * Caso Citgo. Il tribunale del Delaware ha emesso un’ordinanza per la vendita di PDVSA Holding al fondo Elliot Investment Management. * Blocco aereo. La Federal Aviation Administration statunitense e la sua controparte europea hanno emesso avvisi di sicurezza che limitano l’uso dello spazio aereo venezuelano. Impatto finanziario e migratorio Il settore bancario ha segnalato la cessazione delle operazioni da parte di entità finanziarie come Wells Fargo e JPMorgan nei confronti di clienti legati al Venezuela. In materia di immigrazione, l’amministrazione Trump ha invocato l’ Alien Enemies Act del 1798 , che ha influito sullo status giuridico dei cittadini venezuelani negli Stati Uniti. Inoltre, 238 persone sono state deportate illegalmente in una prigione antiterrorismo a El Salvador e i visti sono stati negati alle delegazioni sportive. Reclami presso le organizzazioni internazionali Lo Stato venezuelano ha denunciato tali azioni dinanzi al Consiglio di Sicurezza e al Segretario Generale delle Nazioni Unite. La posizione ufficiale ribadisce che tali misure violano i principi fondamentali del diritto internazionale e, pertanto, la Repubblica mantiene l’attivazione dei meccanismi di risposta previsti dalla Legge Costituzionale Anti-Blocco. MCU principali da implementare nel 2025 * 10 gennaio: sanzioni coordinate contro 52 autorità nazionali. * 21 febbraio: Decreto che vieta la vendita di tecnologia al Venezuela. * 14 marzo: applicazione della legge sui nemici stranieri ai migranti venezuelani. * 29 novembre: approvazione da parte del tribunale della vendita delle attività di Citgo. * 10-20 dicembre: sequestro di carichi di petrolio in acque internazionali. * 31 dicembre: chiusura del registro delle sanzioni con un totale di 1.081 misure coercitive unilaterali contro la Repubblica.   > Medidas coercitivas unilaterales contra Venezuela suman 1.081 al cierre de > 2025 Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
January 14, 2026
Pressenza
Cuba, Relatrice ONU Douhan: “L’applicazione e il recente rafforzamento delle sanzioni statunitensi aggravano le difficoltà della popolazione cubana”
La Sig.ra Alena Douhan, Relatrice Speciale del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite sull’impatto negativo delle misure coercitive unilaterali sul godimento dei diritti umani (1), ha terminato ieri – 21 novembre – la sua visita ufficiale a Cuba, dopo essere arrivata l’11 novembre 2025. Ieri, al termine della sua visita ufficiale a Cuba, ha affermato in una dichiarazione: “Gli Stati Uniti devono revocare le sanzioni unilaterali imposte a Cuba, che stanno causando effetti significativi in tutti gli aspetti della vita sull’isola. (…) Per oltre 60 anni, gli Stati Uniti hanno mantenuto un ampio regime di restrizioni economiche, commerciali e finanziarie contro Cuba, la più lunga politica di sanzioni unilaterali nelle relazioni estere degli Stati Uniti”. “Di conseguenza, generazioni di cubani hanno vissuto sotto misure coercitive unilaterali, che hanno plasmato il panorama economico e sociale del Paese”. Douhan ha affermato di aver sentito dire che le restrizioni sono state progressivamente inasprite dal 2018, con ulteriori misure imposte a quelle già esistenti e un’intensificazione significativa nel 2021, in seguito alla nuova designazione di Cuba come “Stato sponsor del terrorismo”. Queste e molte altre restrizioni, aggravate dalla riduzione del rischio e dall’eccessiva conformità da parte di terzi, limitano la capacità del Governo e dei cittadini di pianificare a lungo termine e stanno soffocando il tessuto sociale della società cubana. Nonostante l’ampio sostegno costantemente espresso alla risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite “Necessità di porre fine all’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba” e la sua inequivocabile richiesta di porre fine al blocco, le misure non solo continuano a rimanere in vigore, ma i loro impatti vengono intensificati dagli Stati Uniti, ha affermato l’esperto. “La carenza di macchinari essenziali, pezzi di ricambio, elettricità, acqua, carburante, cibo e medicine, insieme alla crescente emigrazione di lavoratori qualificati, tra cui personale medico, ingegneri e insegnanti, hanno gravi conseguenze sul godimento dei diritti umani, tra cui il diritto alla vita, al cibo, alla salute e allo sviluppo”, ha affermato. Le iniziative sociali ed economiche sono spesso ostacolate da cancellazioni improvvise, ostacoli amministrativi e incertezza. Le procedure di appalto diventano lunghe e imprevedibili, con cancellazioni dell’ultimo minuto che aumentano i costi, ritardano l’assistenza e ostacolano l’implementazione dei progetti. Douhan ha inoltre osservato che l’imprevedibilità delle misure coercitive unilaterali degli Stati Uniti e le elevate sanzioni imposte a chi le aggira creano diffidenza tra le aziende straniere. Anche in caso di licenze ed esenzioni, gli investitori rimangono diffidenti nell’impegnarsi in progetti a lungo termine, data la possibilità di cambiamenti politici negli Stati Uniti. Per valutare la portata completa della situazione, Douhan ha incontrato un’ampia gamma di stakeholder, tra cui funzionari governativi, diplomatici, agenzie internazionali, organizzazioni non governative, rappresentanti della Chiesa, membri del mondo accademico, personale medico e rappresentanti del settore privato. Ha inoltre ricevuto un numero record di contributi che andranno ad arricchire il rapporto. “Esorto tutti gli Stati ad aderire ai principi e alle norme del diritto internazionale e a garantire che le preoccupazioni umanitarie siano pienamente rispettate, fondate sui principi di rispetto reciproco, solidarietà, cooperazione e multilateralismo”, ha affermato il Relatore speciale. Un rapporto sulla visita, contenente le sue conclusioni e raccomandazioni, sarà presentato al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nel settembre 2026. https://www.ohchr.org/en/press-releases/2025/11/enforcement-and-recent-strengthening-us-sanctions-deepen-hardships-cuban   (1) Il ruolo di Relatore Speciale del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite sull’impatto negativo delle misure coercitive unilaterali sul godimento dei diritti umani è stato creato da una risoluzione del 2014 al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite presentata dall’Iran per conto del Movimento dei Paesi Non-Allineati, e Alena Douhan è la seconda a ricoprire il ruolo. Germania, Francia, Regno Unito e Stati Uniti hanno votato contro la risoluzione per creare il suo ruolo mentre Russia, Cina, Venezuela e Arabia Saudita hanno votato a favore della risoluzione. (2) I Relatori Speciali/Esperti Indipendenti/Gruppi di Lavoro sono esperti indipendenti in materia di diritti umani nominati dal Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Insieme, questi esperti sono denominati Procedure Speciali del Consiglio per i Diritti Umani. Gli esperti delle Procedure Speciali lavorano su base volontaria; non fanno parte del personale delle Nazioni Unite e non ricevono alcun compenso per il loro lavoro. Sebbene l’Ufficio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani funga da segretariato per le Procedure Speciali, gli esperti prestano servizio a titolo individuale e sono indipendenti da qualsiasi governo o organizzazione, inclusi l’OHCHR e le Nazioni Unite. Qualsiasi punto di vista o opinione presentata è esclusivamente quella dell’autore e non rappresenta necessariamente quella delle Nazioni Unite o dell’OHCHR. Le osservazioni e le raccomandazioni specifiche per Paese formulate dai meccanismi delle Nazioni Unite per i diritti umani, tra cui le procedure speciali, gli organi dei trattati e la Revisione periodica universale, sono reperibili nell’Indice universale dei diritti umani .   Lorenzo Poli
November 22, 2025
Pressenza