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XIV congresso dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba: “Se cade Cuba cade l’intera umanità”
Questa frase può essere considerata il filo conduttore di questo XIV congresso nazionale dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba (ANAIC) che si tiene a Pescara in questi giorni: mai come oggi è così evidente lo scollamento fra le menzogne raccontate dall’impero del male statunitense, e la realtà di un’isola che fin dal primo giorno della sua indipendenza non ha fatto altro se non offrire al suo popolo istruzione, sanità, casa e sostentamento alimentare universali e gratuiti e al mondo intero solidarietà e aiuti medici e sanitari in ogni circostanza. Se l’impero del male compirà lo scempio di tentare di invaderla una seconda volta per distruggerne il modello di vita solidale ed umanitario senza che la comunità internazionale si sollevi per difenderla, allora non ci sarà più alcuna speranza per l’umanità perché significherà che la legge della sopraffazione, della violenza, dell’imperialismo avranno avuto la meglio sulla tanto decantata ma ipocrita convivenza civile e pacifica delle nazioni. E’ su questo principio che l’ANAIC ha rinnovato in occasione di questo congresso tutto il proprio impegno affinché partiti politici, società civile, attivisti e artisti prendano posizione a sostegno di questa piccola ma ineguagliabile nazione. Cuba non è una minaccia per nessuno, ed è per questo che oltre 140 delegati provenienti da tutti i circoli d’Italia in rappresentanza di quasi 4.000 soci hanno presenziato a questo importante evento rinnovando l’incrollabile volontà di fare tutto il possibile per salvare Cuba e la sua Rivoluzione. Esattamente 65 anni fa, il 17 aprile del 1961, un migliaio di mercenari assoldati ed addestrati dalla CIA sbarcò a playa Girón (Baia dei Porci) nel tentativo di invadere Cuba, illudendosi di poterne sconfiggere le neonata rivoluzione e di ripristinare il controllo statunitense sull’isola. Come finì lo sappiamo tutti: l’esercito rivoluzionario cubano supportato dall’intera popolazione annichilì gli invasori in meno di due giorni dimostrando quanto potente e invincibile fosse la volontà di libertà e indipendenza cubana; nel febbraio dell’anno successivo l’allora presidente del Stati Uniti J.F. Kennedy, che nel frattempo era stato costretto ad ammettere la responsabilità degli USA nel tentativo di invasione, firmò la legge che istituiva il blocco economico, commerciale, finanziario, che ancora oggi strangola Cuba e la sua popolazione. In Italia la reazione a questa aggressione fu la nascita di gruppi spontanei di solidarietà che, con l’aiuto del PCI, capirono che l’unità era l’unica arma possibile: nacque così l’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, la più grande organizzazione di solidarietà attiva con Cuba che oggi, nel sessantacinquesimo della fondazione, tiene il suo 14° congresso nazionale alla presenza del neo nominato ambasciatore di Cuba in Italia Jorge Luis Cepero Aguilar e del direttore del dipartimento per l’Europa dell’ICAP (Istituto Cubano di Amicizia fra i Popoli) Rigoberto Zarza Ross. Non hanno potuto partecipare fisicamente, ma non hanno mancato di mandare i propri saluti e ringraziamenti Gerardo Hernandez Nordelo e Ramon Labañino Salazar, due dei cinque eroi della repubblica di Cuba  che hanno fatto la storia più recente di Cuba. Nel corso dei suoi 65 anni di vita l’ANAIC ha realizzato centinaia di iniziative a sostegno di Cuba e della sua rivoluzione;  le testimonianze che in questi giorni si sono susseguite nel corso del congresso sono state toccanti e struggenti. Tra gli altri l’intervento di Rocco Sproviero, militante di antichissima data che per le innumerevoli attività in favore di Cuba ha ricevuto direttamente dalle mani dell’ambasciatore Jorge Luis Cepero Aguilar e del rappresentante dell’ICAP Rigoberto Zarza Ross la decorazione della medaglia dell’amicizia. Particolarmente significativo inoltre l’intervento del dottor Francesco Cavalli, medico responsabile dell’istituzione Medicuba: in collaborazione con tutte le associazioni europee di amicizia con Cuba acquisisce, organizza, gestisce e invia a Cuba quantità impressionanti di farmaci e attrezzature sanitarie che a causa del bloqueo statunitense non possono arrivare nell’isola, ma che soprattutto sta collaborando con il sistema sanitario cubano per la realizzazione di una filiera di produzione di farmaci in loco. Potente e coinvolgente l’intervento dell’ambasciatore Jorge Luis Cepero Aguilar, che ha infiammato la platea con parole inequivocabili: “Cuba non si arrende, Cuba non si inginocchia, Cuba non si sottomette, il carattere socialista della nostra rivoluzione non è un fatto del passato, è lo scudo del presente, è la garanzia per il futuro”. Parlando degli enormi problemi che il crudele e genocida bloqueo causa al popolo cubano e riferendosi ai membri della nostra associazione, l’ambasciatore ha affermato che “quando gli Stati Uniti cercano di soffocare il popolo cubano, voi accendete la luce e fornite energia ai suoi ospedali” riferendosi alle decine di impianti fotovoltaici che Cuba sta installando grazie anche alla raccolta fondi “Energia per la vita” che ANAIC, ANPI, ARCI e CGIL stanno portando avanti e che al momento ha raggiunto la straordinaria somma di 300.000 euro. Jorge Luis Cepero Aguilar inoltre ha esaltato la straordinaria risonanza internazionale ottenuta con la manifestazione dell’11 aprile scorso a Roma organizzata dall’NAIC, alla quale hanno partecipato oltre 10.000 persone appartenenti a decine di sigle, organizzazioni e partiti politici. La nostra generazione, ha detto, oggi si trova di fronte ad una nuova Baia dei Porci, ma questa volta non saremo soli perché sappiamo che l’ANAIC è con noi. Al termine del suo intervento l’ambasciatore ha consegnato al presidente di ANAIC Marco Papacci un oggetto prezioso, una cosa di cui essere orgogliosi per il resto della vita, la testimonianza dell’infinita gratitudine da parte del popolo cubano sottoscritta dal suo presidente Miguel Diaz Canel Bermudez: la medaglia dell’ordine della solidarietà, un riconoscimento che vale più di mille parole, un’attestazione della stima e del rispetto che Cuba nutre per l’Associazione di Amicizia Italia Cuba. L’associazione li ricambia da oltre 65 anni e continuerà a ricambiarli fino a quando Cuba non sarà finalmente liberata dal giogo statunitense.     Redazione Italia
April 19, 2026
Pressenza
Difendere Cuba è una battaglia di tutti!
La manifestazione di oggi a Roma, dal Colosseo alla Piramide, ha riportato al centro il tema della politica estera e dei diritti dei popoli. Oltre diecimila persone hanno preso parte a un corteo che ha posto al centro una questione geopolitica precisa: l’impatto delle recenti decisioni dell’amministrazione statunitense, guidata da Donald Trump, nei confronti della Repubblica di Cuba. Non si è trattata di una protesta simbolica, ma di una risposta a una strategia di pressione economica che ha assunto dimensioni inedite e preoccupanti. La manifestazione di oggi non è stata una semplice sfilata di bandiere o un atto di solidarietà rituale, ma una netta presa di posizione politica contro quello che si configura come il più violento e cinico attacco sferrato dagli Stati Uniti contro l’isola negli ultimi decenni. Al centro del mirino c’è Donald Trump e la sua strategia della cosiddetta “spallata finale”, un piano che mira a ottenere con il ricatto energetico e il sabotaggio sistematico ciò che oltre sessant’anni di embargo non sono riusciti a produrre, ovvero il collasso sociale della Rivoluzione cubana. L’aspetto più brutale dell’attuale fase dell’imperialismo statunitense è senza dubbio l’attacco frontale alle forniture energetiche. L’amministrazione Trump ha intensificato la caccia alle petroliere con una ferocia senza precedenti, sanzionando non solo le compagnie cubane, ma anche le società di navigazione, gli armatori e le agenzie assicurative di Paesi terzi che osano trasportare greggio verso i porti dell’Avana. L’obiettivo è chiaro nella sua criminalità: impedire il rifornimento di petrolio per paralizzare l’intera isola. Senza carburante, il sistema elettrico nazionale subisce blackout che colpiscono la produzione industriale, il trasporto pubblico e, nei casi più drammatici, la conservazione degli alimenti e il funzionamento degli ospedali. È l’applicazione letterale di una strategia da assedio medievale trasposta nel cuore della modernità, un tentativo di esasperare la popolazione civile portandola allo stremo per provocare una sommossa interna. Si tratta dell’attuazione più bieca del memorandum Mallory del 1960, che già allora teorizzava di provocare fame e disperazione per rovesciare il governo, ma oggi Trump lo fa con i mezzi tecnologici e finanziari di una superpotenza che ha smarrito ogni senso del diritto internazionale. Per comprendere l’entità della sfida, bisogna analizzare i dati scientifici di questo genocidio economico. Il bloqueo non è un semplice limite al commercio, ma un muro invisibile che strangola ogni singola transazione finanziaria del Paese. Le stime più recenti indicano che il danno economico accumulato da Cuba supera i 170 miliardi di dollari, una cifra che se rapportata al valore dell’oro supererebbe i 1.400 miliardi. Solo nell’ultimo anno, l’inasprimento delle sanzioni voluto da Trump ha causato perdite medie di 13/14 milioni di dollari al giorno. Sono risorse che vengono sottratte direttamente al benessere dei cittadini, alla manutenzione delle scuole e a quella sanità d’eccellenza che Cuba, nonostante l’assedio, continua a offrire gratuitamente non solo ai propri abitanti, ma al mondo intero. È un paradosso vergognoso che mentre l’Avana invia medici a combattere epidemie in ogni angolo del globo, Washington risponda cercando di lasciare quegli stessi medici senza luce elettrica e senza reagenti chimici per i vaccini. Un altro pilastro fondamentale di questa spallata trumpiana è il mantenimento strumentale di Cuba nella lista degli Stati sponsor del terrorismo. Si tratta di una classificazione kafkiana e priva di fondamento, che serve esclusivamente a terrorizzare il sistema bancario mondiale. Qualsiasi istituto di credito che operi con l’isola rischia multe miliardarie dagli Stati Uniti, rendendo quasi impossibile l’acquisto di pezzi di ricambio vitali per le centrali termoelettriche o di macchinari agricoli per la sovranità alimentare. La piazza di Roma oggi ha gridato con forza che questa non è una battaglia per la democrazia, ma puro bullismo geopolitico. Trump sta usando la vita di undici milioni di persone come un trofeo elettorale per compiacere le frange più reazionarie della Florida, giocando con il destino di un popolo intero per i propri interessi di potere. Il corteo che oggi è sfilato dinanzi alla Piramide Cestia non era composto solo da militanti storici, ma da una nuova generazione di giovani, lavoratori e studenti che vedono in Cuba un’alternativa possibile alla logica del profitto assoluto. Difendere Cuba significa difendere l’idea stessa che un altro modello sociale sia necessario e realizzabile, rivendicando che la salute e l’istruzione debbano essere diritti universali e non merci per chi può permettersele. Se Cuba cadesse sotto i colpi del ricatto energetico di Trump, non cadrebbe solo un governo, ma l’idea che un piccolo paese possa autodeterminarci liberamente. La spallata finale è un monito autoritario rivolto a tutto il Sud del mondo. E’ il messaggio che chiunque tenti una strada diversa verrà punito con il buio e la fame. Le diverse decine di organizzazioni che hanno partecipato a questa mobilitazione esigono che il governo italiano e l’Unione Europea escano finalmente dalla sudditanza psicologica e politica verso la Casa Bianca. Non è più sufficiente votare una risoluzione pro-forma all’ONU contro l’embargo, se poi non si mettono in atto meccanismi legali per proteggere le nostre imprese e i nostri scambi dalla prepotenza extraterritoriale delle leggi americane. È necessario pretendere anche l’immediata rimozione di Cuba dalla lista degli Stati terroristi, la fine del sabotaggio dei rifornimenti petroliferi e la cancellazione totale di un blocco che rappresenta un residuo anacronistico della Guerra Fredda trasformato in strumento di tortura collettiva. Oggi Roma ha dimostrato che la solidarietà è un muscolo che non smette di battere e che oltre diecimila voci possono rompere il silenzio complice dei grandi media. Donald Trump può anche tentare di fermare le navi, ma non potrà mai spegnere la dignità di chi resiste. Foto di ANAIC, Associazione Nazionale Amicizia Italia-Cuba Giovanni Barbera
April 11, 2026
Pressenza
Oggi a Roma manifestazione al fianco di Cuba: socialismo o barbarie!
C’è un filo rosso che attraversa la storia della liberazione latinoamericana e che lega il pensiero di José Martí alle pratiche rivoluzionarie di Che Guevara e Fidel Castro. È il filo dell’indipendenza, della dignità, della giustizia sociale, della costruzione di una società fondata sull’autodeterminazione dei popoli e sulla sovranità delle […] L'articolo Oggi a Roma manifestazione al fianco di Cuba: socialismo o barbarie! su Contropiano.
April 11, 2026
Contropiano
CUBA: SABATO 11 APRILE MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA. “SE CADE CUBA, CADE L’UMANITA’ INTERA”.
“Da oltre 65 anni Cuba vive sotto uno dei più lunghi e duri regimi di sanzioni economiche della storia contemporanea. Oggi questa pressione si è ulteriormente aggravata: nuove misure e restrizioni cercano di strangolare l’economia dell’isola, colpendo la vita quotidiana di milioni di persone”. Inizia così l’appello dell’Associazione nazionale di Amicizia Italia – Cuba, che sabato 11 aprile organizza a Roma una manifestazione nazionale in solidarietà con l’isola e contro l’infame bloqueo Usa Partenza dal Colosseo e arrivo a Porta San Paolo. Parole d’ordine: “Cuba non è una minaccia. Se cade Cuba, cade l’umanità intera”. Il bloqueo Usa, in corso ufficialmente dal 7 febbraio 1962 (ma in realtà già dall’ottobre 1960) è stato ulteriormente e drammaticamente aggravato a fine gennaio 2026, dopo l’aggressione militare di Trump al Venezuela, con il blocco totale alle importazioni energetiche. Il risultato, come denuncia Marco Papacci di Italia – Cuba a Radio Onda d’Urto, è pesantissimo per l’isola socialista: “Trasporti paralizzati, energia ridotta, difficoltà nella produzione e nella distribuzione di beni essenziali: a pagare il prezzo di questo assedio economico non sono i governi, ma il popolo cubano. Il blocco imposto dagli Stati Uniti non è un semplice divieto commerciale. È un sistema di sanzioni economiche e finanziarie che limita il commercio, i pagamenti internazionali, i trasporti e gli investimenti con Cuba.  Inoltre può colpire con pesanti sanzioni anche aziende e banche di altri paesi che intrattengono rapporti economici con l’isola, rendendo estremamente difficile per Cuba commerciare e accedere al sistema finanziario globale. Eppure, nonostante tutto, Cuba non ha mai smesso di dimostrare solidarietà internazionale. Lo abbiamo visto anche in Italia durante la pandemia, quando le brigate mediche cubane sono arrivate a Crema e a Torino per aiutare il nostro Paese nel momento più difficile, e adesso in Calabria consente ai residenti di avere cure adeguate. Per questo, la nostra Associazione si è fatta portavoce e insieme ad altre organizzazioni e partiti ha indetto una manifestazione nazionale per Cuba”, con decine e decine di adesioni (clicca qui per l’elenco completo di realtà organizzate e singole persone) Oggi – aggiunge Papacci – è il momento di restituire quella solidarietà”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Marco Papacci, segretario nazionale dell’Associazione di Amicizia Italia – Cuba. Ascolta o scarica
April 10, 2026
Radio Onda d`Urto
Da Cuba alla Palestina e al Libano, opponiamoci alla normalizzazione della violenza imperialista
Per me è impossibile separare ciò che accade a Cuba da ciò che accade altrove, ad altri popoli. Sicuramente il martirizzato popolo palestinese lo sa bene: è su di esso, sulla sua pelle che si è resa accettabile la violazione sistematica del diritto internazionale, ignorata dalle potenze mondiali, fino a […] L'articolo Da Cuba alla Palestina e al Libano, opponiamoci alla normalizzazione della violenza imperialista su Contropiano.
April 10, 2026
Contropiano
L’assemblea per Cuba a Roma rilancia la manifestazione nazionale dell’11 aprile
Si è svolta ieri l’assemblea chiamata al Nuovo Cinema Aquila, a Roma, per rilanciare la manifestazione nazionale dell’11 aprile, chiamata dall’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, a cui hanno risposto una lunga lista di personalità e organizzazioni sociali, sindacali e politiche. Il grande moto di sostegno all’isola strozzata dall’assedio statunitense è […] L'articolo L’assemblea per Cuba a Roma rilancia la manifestazione nazionale dell’11 aprile su Contropiano.
April 9, 2026
Contropiano
Marcia delle donne cubane contro il bloqueo e l’assedio USA
Centinaia di donne hanno sfilato ieri, martedì 7 aprile, per le strade dell’Avana, dando vita a una massiccia manifestazione di protesta contro il bloqueo che strozza la popolazione cubana da oltre 65 anni, e dalle più recenti restrizioni petrolifere dell’amministrazione Trump, che si configurano come un vero e proprio assedio […] L'articolo Marcia delle donne cubane contro il bloqueo e l’assedio USA su Contropiano.
April 8, 2026
Contropiano
La scelta di campo: Cuba o Stati Uniti
Nella complessa scacchiera della storia contemporanea, arriva sempre un momento in cui la neutralità cessa di essere una posizione comoda e diventa, di fatto, un’omissione di responsabilità. È il momento della scelta di campo. Oggi più che mai, decidere da che parte stare non è solo un esercizio di politica […] L'articolo La scelta di campo: Cuba o Stati Uniti  su Contropiano.
March 31, 2026
Contropiano
La cooperazione sanitaria cubana continua anche sotto attacco
I medici cubani hanno trasformato i sistemi sanitari pubblici dall’Algeria al Brasile. L’internazionalismo della medicina cubana è diventato un pilastro dei dibattiti globali sulla salute, in particolare nel Sud del mondo. Per oltre sessant’anni, l’isola ha inviato centinaia di migliaia di professionisti sanitari in quasi tutte le regioni del mondo. […] L'articolo La cooperazione sanitaria cubana continua anche sotto attacco su Contropiano.
March 29, 2026
Contropiano
Cuba, una resistenza eroica nella pratica
Cosa significa esattamente la locuzione attraverso la quale si esprime l’eroica resistenza del popolo di Cuba? In cosa consiste questa resistenza? Di ritorno dalla recente missione a Cuba, con la partecipazione alla missione della Flotilla di solidarietà, il Convoy “Nuestra America” per Cuba, la domanda più ricorrente è, come si può facilmente intuire, “qual è la situazione a Cuba?”. Non che le volte precedenti, di ritorno dai vari viaggi che mi hanno portato a Cuba in occasione di eventi politici o conferenze internazionali, tali interrogativi non venissero formulati; tuttavia questa volta la differenza è di contesto, vista la rinnovata aggressività che gli Stati Uniti stanno concentrando contro Cuba, con l’aggravamento del più che sessantennale criminale bloqueo, un atto di violazione del diritto internazionale tra i più esecrabili, con l’appesantimento di oltre 240 misure coercitive unilaterali, anch’esse illegali e condannate dal diritto internazionale e dalla relatrice speciale delle Nazioni Unite sul tema dell’impatto delle misure coercitive sui diritti umani delle popolazioni interessate, con la proclamazione del tutto fasulla, pretestuosa e assurda, di Cuba come inusuale minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti, e poi ancora con il blocco petrolifero ed energetico mirato, ancora da parte degli Stati Uniti, a paralizzare la vita sociale e produttiva a Cuba, ad assediarne l’esistenza e ad affamarne la popolazione. Per contestualizzare l’osservazione, vale a dire dare un contesto a ciò che si può osservare muovendosi per l’Avana e parlando con le persone, occorrono almeno un paio di considerazioni preliminari. La prima, di carattere generale: Cuba è un’isola di circa 110 mila kmq, grosso modo l’equivalente della Bulgaria e poco più di un terzo dell’Italia, e ha una popolazione di circa 10 milioni di abitanti, grosso modo quelli dell’Ungheria, quanti la sola Lombardia in Italia. Quanto al blocco energetico e petrolifero, senza andare troppo lontano, proviamo a mettere a fuoco tutto ciò che, nel nostro appartamento o nel nostro studio, è collegato all’impianto elettrico: lampade e lampadari, computer e televisori, qualunque tipo di elettrodomestico o di strumento elettrico; poi, con una piccola proiezione, tutto ciò che è all’esterno, dal condominio, a tutti i servizi pubblici, a partire dagli ospedali, a tutti i mezzi di trasporto non elettrici. Il petrolio cubano copre solo il 40% del fabbisogno e, com’è noto, l’Isola è sostanzialmente priva di risorse energetiche; di conseguenza, la carenza di carburante che il blocco determina impatta profondamente sull’Isola, già fortemente condizionata dagli effetti del pluridecennale bloqueo, che la privano, tra l’altro, di strumenti, apparecchiature, macchinari. È questo il contesto nel quale siamo chiamati a verificare la pertinenza di quella espressione, resistenza eroica. L’assenza di carburante ha determinato una conseguenza diretta e una misura immediata: la conseguenza è stata la rapidissima crescita dei prezzi del carburante e, di conseguenza, dei taxi “tradizionali”: se prima, una vettura dall’aeroporto a Centro Habana poteva costare tra i 20 e i 30 dollari, adesso per il medesimo trasporto la richiesta è di 50 dollari; la misura immediata assunta dal governo è stata quindi a più livelli, gli automobilisti possono acquistare fino a un massimo di 20 litri di benzina, tutte le attività che richiedono energia da carburante sono state riorganizzate e si è registrata una formidabile spinta verso l’energia solare con la moltiplicazione di pannelli e kit a energia fotovoltaica. All’Avana tutto questo è evidente: il traffico stradale è sensibilmente ridotto; i taxi continuano a percorrere le strade della capitale, ma si assiste alla moltiplicazione dei cosiddetti “tricicli” elettrici che sono in realtà delle vetture tipo apecar calessino a sei posti, come pure sempre più diffusi sono i motorini elettrici, in gran parte di produzione cinese. Ovviamente, uno schema analogo, di tipo alternativo, basato su energie da fonti rinnovabili, riguarda anche altri settori della vita pubblica a Cuba: i pannelli e i kit fotovoltaici sono sempre più diffusi, la Cina ha già donato 5 mila sistemi fotovoltaici che le autorità cubane hanno immediatamente provveduto a installare, entro il 2028 saranno completati 92 parchi solari anche questi di produzione cinese; in generale, l’accelerazione nell’installazione e nell’utilizzo del fotovoltaico a Cuba è senza precedenti e procede a un ritmo che non ha eguali in altri Paesi. Anche questo si vede all’Avana, tra batterie che vengono alimentate, installate e sostituite, e una straordinaria abilità, che tutti a Cuba possiedono, di costruire, riparare, sostituire, modificare, installare, con il poco che si ha a disposizione. In generale, è tutto basato su questo concetto, ottenere il massimo con il poco che si ha. Qualcuno ha detto “una resistenza che si fa con il cacciavite” (altro strumento onnipresente nella quotidianità di Cuba), ma più in generale si può parlare di una resistenza che è possibile proprio grazie al funzionamento del sistema: c’è poco, dunque sprechi non sono possibili, e occorre individuare le priorità, per fare in modo che il poco sia concentrato in funzione delle priorità, assegnato in base alle priorità: il servizio di trasporto continua a funzionare per tutti, ma se le linee vengono ridefinite e gli autobus sono meno di quanti ne servirebbero, aumentano in proporzione gli autobus riservati al trasporto dei lavoratori e degli studenti, perché, com’è naturale pensare, sono i lavoratori a garantire la produzione e a tenere in piedi il Paese, dunque questo servizio è prioritario. Sembra logico, ma quanti Paesi occidentali adotterebbero la medesima logica? Gli ospedali devono fare fronte a black out e carenze di macchinari e di strumenti, ma sono sempre, costantemente operativi, e il governo ha disposto, per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico, l’installazione di 10 mila sistemi fotovoltaici per scuole, ospedali e presidi sanitari e di 5 mila sistemi destinati a luoghi sociali come case di cura, case di infanzia e servizi comunitari. All’Avana, la domenica pomeriggio, in Habana Vieja e Centro Habana, ci si imbatte in scuole aperte, pur in un contesto in cui, a causa della difficoltà energetica, è stato introdotto un sistema di turnazioni, perché, come la salute, anche l’istruzione, a Cuba, è un pilastro, e fa parte di un sistema che, nel suo complesso, è orientato ai bisogni del popolo, non al privilegio di pochi. “Tutto per il popolo”, è un’altra delle espressioni che si sentono ripetere a Cuba. La “canasta básica”, basata sulla “libreta” fornisce tutti i prodotti base (riso, fagioli, zucchero, olio e caffè) a prezzo politico e anche se, nel corso degli ultimi anni, a causa degli effetti dei blocchi e della guerra economica, la quantità di prodotti è diminuita e i prezzi sono aumentati, questa garantisce il minimo a tutti. A Cuba non si muore in strada. Potremmo dire lo stesso nelle metropoli del ricco Occidente? Pianificazione, priorizzazione e organizzazione sono le parole d’ordine in un sistema che è appunto pianificato e organizzato proprio perché socialista. E torniamo allora alla domanda iniziale: sì, Cuba è in piedi e resiste, e ciò che si vede all’Avana conferma entrambe le affermazioni: che l’impatto del blocco e della guerra economica è pesante e provoca restrizione e sofferenza, e che ci troviamo qui di fronte a un popolo degno e cosciente, a cui il governo si rivolge con onestà, senza negare i problemi e cercando soluzioni, e che sa benissimo quali sono le cause della difficoltà e dei black out: l’aggressione scatenata dalla prima superpotenza militare del pianeta contro un’isola grande poco più di un terzo dell’Italia e con una popolazione pari a quella della sola Lombardia. Gianmarco Pisa
March 27, 2026
Pressenza