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Erdogan “il mediatore” schiaccia l’opposizione
Nella giornata di ieri, la polizia turca ha fatto irruzione nella sede nazionale del CHP, il principale partito di opposizione al governo di Erdogan, con tanto di gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Un’azione che ha lasciato molti senza parole, per la sua immediatezza e per l’audacia con cui il […] L'articolo Erdogan “il mediatore” schiaccia l’opposizione su Contropiano.
May 25, 2026
Contropiano
Avviso di garanzia all’urbanistica fiorentina e al “sistema Firenze”
L’avviso di garanzia all’architetta Stefania Fanfani, reso noto oggi dalla stampa, è l’avviso di garanzia all’urbanistica fiorentina e il “Sistema Firenze”. Dirigente del “Sistema Firenze”, ha guidato e ideato scelte, ha forgiato norme, ne ha rappresentato il perno decisionale.… Leggi tutto L'articolo Avviso di garanzia all’urbanistica fiorentina e al “sistema Firenze” sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Controriforma della Corte dei conti, un altro provvedimento da rivedere
Dopo l’esito del referendum, con l’ampia bocciatura degli elettori della riforma della magistratura voluta dalla maggioranza di centro destra, l’Associazione magistrati della Corte dei conti ha chiesto al Governo di rimettere mano alla parallela riforma della magistratura contabile* che presenta numerose criticità. Pubblichiamo l’intervento di Maria Teresa Pòlito, Presidente aggiunto onorario della Corte dei conti, tratto dal libro di Carteinregola “Riforma della magistratura: Risposte competenti a slogan ingannevoli” (in calce la registrazione video) LA CONTRORIFORMA DELLA CORTE DEI CONTI, UN ULTERIORE TASSELLO DEL PROGRESSIVO E SISTEMATICO INDEBOLIMENTO DELLE ISTITUZIONI DI GARANZIA E DI CONTROLLO Maria Teresa Pòlito, Presidente aggiunto onorario della Corte dei conti inetrvistata da Giancarlo Storto, vice presidente di Carteinregola Giancarlo Storto Nel dibattito sulla giustizia acquista interesse anche la recente riforma della Corte dei conti , vuole spiegarci brevemente  quali sono le funzioni di questa magistratura e quali le linee della riforma? Maria Teresa Pòlito La Corte dei conti è una magistratura speciale che garantisce con le sue funzioni del controllo e della giurisdizione la legalità della spesa pubblica secondo i dettati degli artt 100 e 103 cost. E’un organo di garanzia affinché il denaro pubblico, cioè quello che tutti i cittadini versano pagando le tasse, sia gestito seguendo le regole ed i procedimenti previsti dalle leggi e per le finalità specificamente individuate per realizzare interessi meritevoli di tutela. Vigila per impedire i danni e gli sprechi derivanti dalla cattiva gestione di quel denaro pubblico che tutti noi pagando le tasse affidiamo agli amministratori pubblici per fornire servizi essenziali ai cittadini. La riforma Foti che il Parlamento ha approvato in gran fretta, il 27 dicembre 2025, è una riforma radicale con un unico obiettivo, quello di deresponsabilizzare gli amministratori ed i politici, per questi ultimi è prevista addirittura una presunzione di buona fede fino a prova contraria. Prima della “riforma Foti”, Legge n. 1/2026[1], per gli sprechi, le opere incompiute o fatte male, o per danni causati per finalità distorte o indirizzate ad interessi personali, l’amministratore pubblico rispondeva nei casi di colpa grave per l’intero ammontare del danno, seppure con dei correttivi individuati dalla giurisprudenza. La riforma arriva dopo un quinquennio in cui è rimasto in vigore il c.d. scudo erariale, disposizione che ha escluso la responsabilità per colpa grave, prevista dal governo Conte-2 nel 2020, durante la pandemia (art. 21 d.l. n. 76/2020), e poi prorogata ogni anno, ritenendo tale misura indispensabile per la gestione dei progetti del PNRR. Così i cattivi amministratori hanno potuto essere perseguiti per le sole azioni dolose. Lo scudo ha avuto termine il 31 dicembre 2025. Con la legge FotiXXXIII , approvata  il 27 dicembre  2025, nei rari casi in cui si potrà intervenire con l’azione di responsabilità, (la difficoltà è connessa ad altre norme impeditive, compreso un regime più favorevole agli amministratori in materia di prescrizione) il politico ed il funzionario saranno chiamati a rispondere per una minima parte: il 30 % del danno o in alternativa 2 annualità di stipendio. E’ evidente che si tratta di una parte irrisoria rispetto alla entità dei danni arrecati, mentre la restante parte sarà a carico della collettività. I cittadini, quindi, non solo subiranno i disservizi, ma dovranno accollarsi la maggior parte dei danni causati da politici o funzionari negligenti, non accorti e inidonei. Se nessuno vigila sulla spesa pubblica è evidente il rischio di un incremento degli sprechi e, quindi, il conseguente danno per i cittadini in termini di minori servizi, su sanità, scuola, trasporti, e di minore tutela di diritti fondamentali soprattutto per le fasce più deboli della popolazione. Giancarlo Storto Quali ulteriori profili della riforma della Corte dei conti destano preoccupazione ? Maria Teresa Pòlito La riforma prevede un aumento dei controlli preventivi di  legittimità sulle gare di appalto, ma il risultato non è quello di rendere l’amministrazione migliore, più efficiente, quanto piuttosto quello di creare forme di deresponsabilizzazione ulteriore per gli amministratori, considerato che se la Corte non riesce ad esaminare, entro 30 giorni , atti complessi, accompagnati da voluminosa documentazione, opera il silenzio assenso con l’esonero da responsabilità degli amministratori come se gli stessi  fossero stati controllati positivamente. Ugualmente si prevede un’attività consultiva generalizzata per questioni il cui valore supera il milione di euro, (art. 2 della legge in esame) e come per l’esito del controllo preventivo, anche in questo caso il parere va reso entro 30 giorni dalla richiesta : «in caso di mancata espressione del parere nel termine » di 30 giorni, – «lo stesso si intende reso in senso conforme a quanto prospettato dall’amministrazione richiedente, ai fini dell’esclusione della gravità della colpa ………ovvero in senso negativo, qualora l’amministrazione richiedente non abbia prospettato alcuna soluzione. In tal modo è prevedibile che gli atti che saranno sottoposti a controllo preventivo saranno decine e decine di migliaia, e la prospettiva di ottenere una sorta di salvacondotto preventivo suggerirà ad amministratori e dirigenti pubblici di inondare le sezioni territoriali della Corte dei conti di migliaia e migliaia di richieste di pareri,  non più su questioni generiche e astratte, ma concrete o di atti di controllo, al fine di ottenere l’esimente da responsabilità. Si tratta di un sistema che rischia di ingolfare le Sezioni di controllo e di paralizzare la Corte dei conti i cui magistrati sono un numero limitato, circa 500, distribuiti su tutte le Regioni,  per svolgere le 3 funzioni (Procura, controllo, giurisdizione), non consentendo di effettuare altri controlli , fra cui quelli importantissimi sui bilanci di Comuni, Regioni, Aziende sanitarie per prevenire i disavanzi. In tal modo l’irresponsabilità diffusa oltre ad essere antitetica alla deterrenza, non valorizza e stimola i funzionari onesti e coscienziosi che in osservanza degli artt 54 e 97 della Costituzione cercano di svolgere al meglio le loro funzioni. Preoccupa ancora nella riforma la previsione di una delega, che, ad esempio, fra gli altri interventi demolitori, accresce le competenze del procuratore generale, il quale non solo esercita “poteri di indirizzo e di coordinamento” ma può “accedere in tempo reale, anche tramite strumenti informatici, agli atti dei procedimenti istruttori svolti anche in sede territoriale”. Questo passaggio, contenuto nell’art 3, comma 1 punto 1 della legge di riforma (Legge n 1/2026), significa che il procuratore generale della Corte dei Corti potrà entrare nei fascicoli delle istruttorie dei singoli magistrati e visionare il loro lavoro. E se le istruttorie trovate vedono il PG dissenziente, quali saranno le conseguenze? Sarà consentito al procuratore generale di far partire o di fermare qualsiasi giudizio nell’ intero territorio nazionale ? E ancora, in caso di “inerzia nell’ istruttoria in sede territoriale” o di “violazione delle disposizioni di indirizzo” lo stesso PG ha il potere (recita il punto 2), di ” avocazione delle istruttorie”. Inoltre ” in caso di istruttorie che si caratterizzino per particolare rilevanza” o “per particolare complessità o novità delle questioni” (termini assolutamente generici ed ampi) il PG è tenuto a “sottoscrivere congiuntamente con il procuratore territoriale, a pena di nullità, gli atti di invito a dedurre, di citazione a giudizio e di disposizioni di misure cautelari” ed ha anche il potere di “affiancare al magistrato assegnatario del fascicolo in sede territoriale uno o più magistrati addetti all’ufficio della procura generale”, in tal modo ponendoli sotto la propria diretta tutela. Quindi al procuratore generale viene dato un potere immenso: entrare nei fascicoli dei pubblici ministeri contabili, avocare a sé o sottrarre i fascicoli se non ritiene che il lavoro in corso sia coerente con le indicazioni date; addirittura, in casi di “particolare complessità” lo stesso PG ha il potere di firma sui provvedimenti come gli inviti a dedurre. Si crea quindi uno stretto rapporto gerarchico fra Procuratore generale e procuratori Regionali, imponendo, a pena di nullità, la sottoscrizione delle citazioni dei procuratori regionali da parte del PG; in contrasto con l’indipendenza di cui essi, ai sensi dell’art 108 Cost, dovrebbero essere dotati. Si deve, inoltre, segnalare con allarme, che, a poco più di un mese dall’approvazione della Riforma (legge Foti) nell’iter di conversione del decreto mille proroghe alla Camera dei Deputati, in Commissione Affari costituzionali e Bilancio, è stato scrutinato positivamente un emendamento (1226) per reintrodurre fino al 31 dicembre 2026 lo scudo erariale, cioè l’esenzione generalizzata dalla responsabilità per colpa grave. Si persegue l’idea che per gli sprechi nella gestione delle pubbliche risorse si possa perpetuare una licenza illimitata di produrre danni senza mai risponderne. Ci sono quindi fondate ragioni per essere preoccupati, non nell’interesse dei magistrati, ma per la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, azione che richiede anche la garanzia di una corretta gestione delle finanze raccolte con la tassazione a cui ognuno faticosamente contribuisce. E’ grave che per la gestione del denaro pubblico non valga più il principio basilare di responsabilità. Giancarlo Storto Nel recente dibattito la politica ha attaccato la Corte dei conti  per i provvedimenti  relativi al Ponte sullo stretto di  Messina, ci vuole spiegare meglio  la questione ? Maria Teresa Pòlito L’esercizio dell’attività di controllo di legittimità sul “Ponte sullo Stretto” è costata alla Corte dei conti l’accusa di “intollerabile ingerenza “. Ma alla Corte dei conti non competono valutazioni nel merito dell’opera, solo sul procedimento e sulla sua legittimità. E’ necessario fare un po’ di chiarezza sullo stato della procedura. L’iter del controllo della Corte dei conti si è chiuso con le due deliberazioni, che hanno dichiarato la non legittimità della deliberazione del CIPES e del III atto aggiuntivo alla Convenzione sottoscritta il 30/12/2003, quindi tali atti, in assenza di visto di legittimità, non producono effetti. Una delle illegittimità più consistenti rimarcata nell’atto di controllo è stata l’assegnazione dei lavori in assenza di gara, in violazione anche di norme eurounitarie (Direttiva appalti 2014/24 UE art 72), considerato l’incremento superiore al 50%, ciò in ragione delle rilevanti variazioni sia dei costi (3,5 miliardi originari rispetto agli attuali 13,5 miliardi, per altro costo dell’opera ancora non definitivo) che delle modalità di realizzazione (all’inizio l’opera era a carico prevalentemente dei privati attraverso il projet financing ora è completamente finanziata dal pubblico). L’amministrazione qualora consideri l’opera di primaria importanza ha uno strumento previsto dall’ordinamento, che è quello di richiedere la registrazione con riserva; infatti, trattandosi di atto politico, la Corte sarebbe tenuta a dare esecuzione. L’atto così registrato comunque diventerebbe efficace ma sarebbe sempre illegittimo. In tale caso, però, oltre alla responsabilità politica, rimarrebbe in capo al Governo anche la responsabilità erariale per tutti i danni che potrebbero eventualmente derivare. Ma il Governo non sembra volersi assumere tale responsabilità. Ecco perché solo per un deciso intervento del Presidente della Repubblica si è evitata una ulteriore  lesione delle funzioni di un organo di garanzia a cui avevano fatto cenno le informazioni giornalistiche, richiamando per il Ponte uno schema di decreto legge in cui si prevedeva di intervenire su una procedura di controllo già chiusa, riproponendo per una specifica fattispecie, con una legge provvedimento, lo scudo erariale (cioè una responsabilità solo per dolo) e riducendo i poteri di controllo della Corte dei conti ad interventi solo formali. Giancarlo Storto  Quali sono gli elementi comuni fra riforma Foti sulla Corte dei conti  e la riforma Nordio sulla giustizia , oggetto di referendum? Maria Teresa Pòlito  Le due riforme operano su ambiti decisamente diversi anche perché la Corte dei conti è una magistratura speciale (art 108 Cost.) e non ha un Consiglio superiore della magistratura. Ha però un organo di autogoverno sul quale già da tempo il legislatore ha operato un radicale intervento riformatore riducendo il numero dei componenti togati eletti dal corpo dei magistrati, dai due terzi, ad un numero pari a quello dei rappresentanti eletti dal Parlamento (4 e 4). Questo ha già fortemente sbilanciato le decisioni, creando in diversi casi, quanto meno nelle questioni più complesse, una decisione compatta dei componenti laici, con riflessi rilevanti sulle decisioni assunte. Ma si può senz’altro affermare che le due riforme sono accomunate dall’obiettivo di una limitazione degli spazi di autonomia dei magistrati nell’esercizio delle loro funzioni e, nel caso delle funzioni di garanzia come quelle della Corte dei conti, ne consegue una riduzione della tutela dei diritti realizzata attraverso i controlli sulla legalità finanziaria. Soprattutto perché i diritti hanno un costo e se aumentano gli sprechi, riducendosi gli ambiti della responsabilità, sono le fasce più deboli della popolazione a pagarne le conseguenze . “Non disturbare il manovratore“ vuol dire dare a chi governa la possibilità di non essere soggetto ai limiti imposti dalle leggi. Ma la nostra Costituzione non ammette zone d’ombra, siamo tutti uguali davanti alla legge ed i governanti devono rispondere ai cittadini del proprio operato, dimostrando come le risorse, acquisite con le tasse, siano state spese per quello che era stato programmato, assicurando il miglior rapporto fra risorse impiegate e risultati raggiunti, accettando quel bilanciamento dei poteri che è la positiva e irrinunciabile innovazione dello Stato di diritto. Ho un grande rispetto della nostra Costituzione ed ho giurato di difenderla svolgendo il mio lavoro con disciplina ed onore, come ritengo faccia anche la stragrande maggioranza dei magistrati. In conclusione, vorrei sottolineare l’importanza della revisione del quesito referendario ammesso dalla Corte di Cassazione, in tal modo i cittadini avranno la consapevolezza di quanto la riforma incida profondamente sull’impianto costituzionale, con la modifica di ben 7 articoli della Costituzione (art 87 decimo comma art,102, primo comma, artt 104,105.106. terzo comma, art 107, primo comma e art 110) e quindi quanto la riforma proposta possa influire sul mantenimento dello stato di diritto. (intervista registrata l’11 febbraio  2026) Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com NOTE (*)VEDI La REPUBBLICA del 2 aprile 2026 La Corte dei conti attacca: “Il No del referendum boccia la riforma” di Giuseppe Colombo La magistratura contabile chiede al governo di modificare le norme dopo l’esito del voto. Avs e M5s: “Facciamo un altro referendum [1] LEGGE 7 gennaio 2026, n. 1 (Raccolta 2026)   Modifiche alla legge 14 gennaio 1994, n. 20, e altre disposizioni nonchè delega al Governo in materia di funzioni della Corte dei conti e di responsabilità amministrativa e per danno erariale. (25G00211) (GU Serie Generale n.4 del 07-01-2026)  note: Entrata in vigore del provvedimento: 22/01/2026 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/01/07/25G00211/SG ”
April 11, 2026
carteinregola
Una indagine scuote grandi aziende e militari, ma già non se ne parla più
C’è una indagine in corso della quale sui mass media sembra già essere scattato il silenziatore. Dopo la notizia girata con rilievo dieci giorni fa, sono ormai giorni che nessuno sembra avere interesse per novità o considerazioni in merito ad una inchiesta che pure si annuncia cicciosa e rognosa. I […] L'articolo Una indagine scuote grandi aziende e militari, ma già non se ne parla più su Contropiano.
April 4, 2026
Contropiano
“Visita” a Ilaria Salis, un avviso per tutti
Non si era mai vista una cosa del genere, da quando l’Italia è diventata una repubblica. Di parlamentari identificati dalla polizia in piazza ce ne sono stati certo molti, soprattutto comunisti (e “demoproletari”, finché è esistito il gruppo), ma solo perché giustamente si facevano avanti per tutelare i manifestanti vittime […] L'articolo “Visita” a Ilaria Salis, un avviso per tutti su Contropiano.
March 29, 2026
Contropiano
Referendum: voci diverse per un NO e…
…. e un caro amico della “bottega” che invece vota Sì. Interventi di Raffaele Barbiero, Valerio Calzolaio, Davide Fabbri, Luigi Ferrajoli, Gianni Lixi, Mario Sommella. Con una breve replica di Daniele Barbieri all’amico che nell’urna “tradirà”… A seguire i link ai nostri articoli precedenti. L’invito di Valerio Calzolaio Domenica prossima andrò a votare e voterò no. I referendum contengono vari
Difendiamo la magistratura dagli attacchi della potere
“Ci accorgeremo che la mafia è entrata nelle istituzioni quando le stesse attaccheranno la magistratura” Giovanni Falcone Lo diceva Falcone negli anni Ottanta. E non lo diceva per folklore, lo diceva perché era così. Lui stesso aveva ricevuto forti critiche politiche e istituzionali, specialmente negli anni immediatamente precedenti la sua morte nel 1992. Critiche aspre e trasversali, provenendo da diversi settori sia di destra che di sinistra, che aumentarono un profondo clima di ostilità nei suoi confronti. Questo attacco trasversale a Giovanni Falcone da parte della classe politica ed istituzionale dell’epoca è stato definito come un vero e proprio “linciaggio” mediatico e professionale, che ha contribuito a isolarlo. Qualche ignorante che parla oggi di “politicizzazione della magistratura” (sempre intendendo ovviamente le “toghe rosse”, senza mai parlare del fatto che il fenomeno del correntismo è da decenni che è, per la maggioranza, pendente a destra, pur essendo un fenomeno minoritario), dovrebbe ricordarsi che lui stesso era un magistrato membro di “Movimento per la giustizia”, una corrente politica interna alla magistratura italiana, storicamente legata ad aree progressiste. Nonostante ciò, “politico” non vuol dire “partitico” e non coincide con “istituzionale”. Famoso fu lo storico confronto tra Giovanni Falcone e Leoluca Orlando nei primi anni ’90. In un confronto al Maurizio Costanzo Show, vide il sindaco di Palermo accusare il magistrato di nascondere la verità sui mandanti politici della mafia nei “cassetti”, chiedendo se ci fossero le prove della collusione con la mafia del politico democristiano Salvo Lima. Accusa che farebbe ridere se non per il fatto che Orlando la fece veramente, senza mai pentirsi amaramente. Nel video si può ben vedere un giurista del pubblico da Maurizio Costanzo, nonché ignorante dell’epoca (perché quelli sono una costante in tutte le epoche, con la caratteristica di nasconderai dietro “lecite opinioni” e di essere sempre presuntuosi, autoreferenziali ed egoici, oltre a vestire spesso gli abiti degli “uomoni di cultura” ), additare Falcone di essere un ostacolo all’indipendenza della magistratura, di essere un magistrato che preferiva ruoli ministeriali (sebbene i suoi non furono mai incarichi politici, ma istituzioni che dovevano essere rivestiti obbligatoriamente da magistrati). Nel video si può ben udire come, alle accuse rivolte a Falcone, la platea del Maurizio Costanzo Show abbia applaudito. Un applauso anacronistico, un paradosso, che risulta quasi assurdo visto con gli occhi di oggi. Questo per dimostrare come fosse indirizzato il senso comune della gente: verso la denigrazione e la legittimazione della magistratura. Quella puntata al Maurizio Costanzo Show fu il primo vero funerale di Giovanni Falcone, con l’aggravante di mantenerlo in vita, costringendolo a vedere lapalissianamente senza filtri un Paese omertoso, ignorante (nel senso che ignora) e soprattutto “idiota” (nel senso greco). La cultura italiana, terribilmente “moderata” sui temi importanti e terribilmente “enfatica” su quelli effimeri, è profondamente “idiota” nel senso greco non-dispregiativo del termine. Gli idiṓtēs (ἰδιώτης) nell’Antica Grecia erano i “privati cittadini” o le “persone comuni” che si occupavano solo dei propri affari privati (ídios) senza partecipare alla vita politica o pubblica della “polis”. I Greci associavano il disinteresse per la cosa pubblica alla mancanza di cultura o alla ristrettezza di vedute. Il termine passerà al latino col significato di “incolto”, “inesperto” o “rozzo”, per poi scivolare verso quello attuale di persona priva di intelligenza o senno. Il senso comune reazionario italiano si può descrivere come compendio di tutti questi termini. A questo dobbiamo aggiungere le osservazioni di Antonio Gramsci, il quale definiva il senso comune come la concezione del mondo frammentaria, incoerente e “folcloristica” delle masse, intrisa di influenze esterne e della classe dominante. Un “concetto equivoco, contraddittorio, multiforme” che permette alla classe dominante di imporre la propria visione del mondo come filosofia del popolo, facendo sì che le masse accettino la propria condizione, interiorizzando la volontà dei “padroni”. Contestualizzando con le vicende legate a Falcone, la “volontà dei padroni” era preservare la Trattativa Stato-Mafia e nasconderla, mentre i media erano un ottimo veicolo per dare un’immagine ridicolizzante e delegittimante delle figure che invece volevano andare nella direzione opposta. Anche lo scontro tra Leoluca Orlando e Falcone era funzionale a questo: indebolire e isolare Falcone, renderlo distante dall’opinione pubblica. Ecco dunque che la presenza di Falcone al Maurizio Costanzo Show aveva una funzione drammaturgica e teatrale: lui era lì per essere dato in pasto agli “utili idioti” del momento inconsapevoli (vorremmo ben sperare) che la loro narrazione fosse la narrativa perfetta che serviva al potere per poter delegittimare e isolare Falcone insieme a Borsellino. Il 12 gennaio 1992, durante una puntata di “Babele” su RaiTre, di Corrado Augias, una giornalista chiese a Falcone: “Lei dice che in Sicilia si muore perché si è soli. Giacché lei, fortunatamente, è ancora tra noi, chi la protegge?”. Falcone rispose con una domanda: “Questo vuol dire che per essere credibili in questo Paese bisogna essere ammazzati?”. Il gelo in studio. La giornalista disse: “Non volevo dire quello”. Falcone ribatte’: “Se fino ad ora sono vivo mi è andata bene?”. I conduttori, compreso Augias, cercarono di correggere il tiro, ma Falcone granitico disse: “Questo è il paese felice in cui se ti si pone una bomba sotto casa e la bomba per fortuna non esplode, la colpa è tua che non l’hai fatta esplodere”. “No per carità, non lo deve dire. Questo é molto amaro” – hanno detto i presenti in studio a Falcone. “È forse la cosa più amara che ha detto” – aggiunse Augias. La giornalista fece la domanda in buonafede aspettandosi un conforto da Falcone, ma Falcone non la gradì: non la gradì perché lui non stava vivendo come tutti gli altri italiani. Lui sentiva sulla sua pelle la tensione, sentiva la morte incombere (come hanno preso altri, prenderanno anche me) sentiva che non aveva solidarietà, sentiva di non essere capito, sentiva di essere isolato e, per questo, provava un naturale senso di irritazione nonostante la sua compostezza istituzionale non lo desse a vedere. E così rispose. Poi quando venne ucciso si calò improvvisamente il sipario su quello che la gente viveva quotidianamente con il suo senso comune, venendo catapultata in un altro scenario. Falcone era un pm antimafia, Falcone indagava sulla mafia, Falcone era attaccato dalla politica e dalla istituzioni, Falcone era stato ucciso in un attentato di mafia e forse con altri mandanti. L’Italia sembrava per un momento recuperare lucidità nell’accorgersi cosa stava succedendo e cosa facesse veramente Falcone. Alla sua morte tutti furono pronti a santificarne ed elogiarne le gesta, mentre prima lo snobbavano. Solo recentemente Corrado Augias, in una intervista a Roberto Saviano del 16 marzo 2026 a “Torre di Babele”, ha dichiarato di essersi pentito di aver risposto a Falcone in quel modo poiché effettivamente era “inesperto” e non capiva fino in fondo ciò che Falcone stava vivendo. Augias ha fatto mea culpa sottolineando che spesso fare il mestiere di giornalista impedisce di riuscire ad approfondire tutto nei dettagli. Questo è il segnale di una persona colta ed intelligente, quale è Augias, che è in grado di ammettere e capire. Ma tutti gli altri? Sono riusciti a fare mea culpa o si sono dimenticati di questa parentesi o, peggio, hanno normalizzato? Chi applaudiva coloro che criticavano Falcone e non capiva cosa viveva e si permetteva di elargire giudizi, cosa prova ora? La forza di Giovanni Falcone non è solo nella sua storia, ma nella lucidità con cui aveva già visto ciò che oggi continuiamo a misurare: quando il potere attacca chi indaga, quando si delegittima chi cerca la verità, quando si prova a isolare la magistratura, allora non è solo un conflitto istituzionale. È un segnale. È un allarme. Falcone ci ricorda che la mafia non è soltanto un’organizzazione criminale: è un metodo, un modo di occupare gli spazi pubblici, di piegare le regole, di trasformare le istituzioni in strumenti di convenienza. E il primo bersaglio, quando questo accade, è sempre la giustizia. Per questo la sua frase non appartiene al passato. È un invito a restare vigili, a non normalizzare l’attacco a chi difende la legalità, a riconoscere che la democrazia si protegge ogni giorno, anche quando farlo è scomodo. La memoria non è un rito: è un impegno. E Falcone continua a indicarci la direzione. Ha avuto ragionissima Gratteri quando ha affermato sul Referendum costituzionale del 22 e del 23 marzo: “Voteranno per il ‘no’ le persone perbene, quelle che credono che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria. Voteranno per il ‘si’ gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente” (Fonte: ANSA). Tali gruppi di potere beneficerebbero di una riforma che indebolirà l’efficacia della magistratura, oltre che del sistema accusatorio, a cui tanto si appella il Fronte del Sì. Le affermazioni di Gratteri hanno trovato il sostegno del magistrato Nino Di Matteo, il quale ha concordato che “mafiosi e massoni voteranno sì”, e di Salvatore Borsellino, che ha definito la riforma un “golpe”.   Lorenzo Poli
March 18, 2026
Pressenza