Livorno: transito di mezzi militari, reazione del sindaco e mobilitazione dei portuali

Weapon Watch - Saturday, November 7, 2026

I mezzi non sono passati inosservati. Ma era illusorio pensare che martedì scorso, 3 novembre, non destasse attenzione quell’intenso transito di mezzi militari lungo le strade e verso il porto di Livorno. Traffico immediatamente segnalato, con tanto di foto, all’amministrazione comunale. E ciò ha spinto il sindaco Luca Salvetti a chiedere chiarimenti alla Prefettura sulla natura dei trasporti e le eventuali misure di sicurezza adottate a tutela della popolazione e dei lavoratori coinvolti. Non a caso. Il sindaco della città labronica da tempo è impegnato, insieme a quello di Ravenna, a coinvolgere i sindaci delle città portuali italiane per muoversi verso il Governo affinché sia rispettata pienamente la Legge 185/90 sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento e della nostra Costituzione che ripudia la Guerra.

Ma, giustamente, in assenza di chiarimenti sulla natura e sulla destinazione del carico di armamenti in attesa al porto di Livorno, i portuali di USB (e del Gruppo Autonomo Portuali), che il 30 ottobre avevano partecipato all’azione internazionale contro le guerre e i traffici d’armi nei porti insieme ai dockworkers di oltre un centinaio di scali marittimi in 22 paesi, sono entrati in mobilitazione e sciopero per due giorni, fintanto che la nave che avrebbe dovuto imbarcare a Livorno i mezzi militari ha cambiato destinazione e non arriverà più nello scalo labronico.

Le sentenze di Consiglio di Stato e Tar Puglia

Sulla questione dei traffici d’armi nei porti italiani ci eravamo lasciati il 15 ottobre con il pronunciamento del Consiglio di Stato che respingeva l’appello dell’Agenzia delle Dogane di Ravenna contro la sentenza del TAR dell’Emilia Romagna, che aveva accolto parzialmente il ricorso della giornalista investigativa Linda Maggiori e dell’avvocato Andrea Maestri ai quali era stata negata la richiesta di accesso agli atti sul transito nel porto romagnolo di armi, munizioni ed esplosivi.

Una sentenza a difesa della trasparenza, alla quale il 30 ottobre si è aggiunta anche quella del TAR della Puglia, che ha stabilito l’illegittimità del diniego generalizzato opposto dall’Agenzia delle Dogane alla richiesta di accesso civico ai “manifesti di carico” di cinque navi transitate nel porto di Bari e dirette in Israele. Il ricorso patrocinato dagli avvocati Amina Tridente e Luigi Paccione contestava un doppio rifiuto dell’Agenzia delle Dogane di consegnare la documentazione relativa

alle merci imbarcate/sbarcate da cinque navi nel porto di Bari, sospettate di trasportare armi o materiale dual use a utilizzo militare. L’Agenzia delle Dogane di Bari aveva negato l’accesso invocando il segreto militare, la difesa della sicurezza nazionale e il riserbo sui materiali d’armamento.

L’appello di Weapon Watch

Tenendo insieme il filo di collegamento tra tutti questi episodi che coinvolgono, su un unico terreno, attivisti e tribunali amministrativi, portuali e istituzioni, The Weapon Watch ha lanciato un appello, consapevole del momento favorevole per la lotta democratica contro l’opacità dei traffici di armi nei porti italiani. Il che sta favorendo, osserva l’associazione, tre tendenze sostanziali e tutto sommato nuove. In ordine: la mobilitazione contro la guerra in crescita; la trasparenza contro la secretazione e militarizzazione del notizie grazie alle sentenze dei TAR Emilia Romagna e Puglia, sentenze faticosamente ottenuti dal gruppo dei giuristi democratici contro la guerra; ultimo, ma non meno importante, la proposta di un Osservatorio sul movimento delle armi nel porto di Genova che sta prendendo forma.

In proposito, l’osservatorio sarà permanente (quindi non soggetto al cambiamento delle giunte), e sarà un Osservatorio del Consiglio comunale (quindi con maggioranza e opposizione entrambe rappresentate) ed ha superato lo scoglio del rifiuto a parteciparvi da parte di Prefettura, Agenzia delle dogane, Autorità portuale e Capitaneria di Porto. Tra l’altra, tranne la Prefettura, le altre si sono dette disponibili anche a una collaborazione “tecnica”.

L’attenzione della Chiesa cattolica

In questo contesto, si deve registrare anche una grande attenzione alle iniziative di controllo sul traffico e movimento di armi da parte di ambienti vicini alla Chiesa cattolica e dagli stessi vescovi, in linea con le posizioni di Papa Francesco e del suo successore Leone XIV, e della coerenza editoriale del quotidiano di ispirazione cattolica Avvenire, il cui editore è la CEI (conferenza episcopale italiana). Secondo Weapon Watch, una grande grande attenzione è oggi riservata dalla Chiesa al tema dell’obiezione di coscienza dei lavoratori, a cominciare dalla logistica.

Ulteriore elemento positivo, è il coinvolgimento oltre che del Comune di Genova, anche di altre città portuali (Marina di Carrara, Livorno, Salerno, Bari, Ravenna, al momento) i cui sindaci e consigli comunali si sono pronunciati con forza per la trasparenza di ciò che passa per i rispettivi porti. Su questo aspetto, la circolazione delle esperienze reciproche e degli strumenti istituzionali più adatti e funzionali potrebbe rivelarsi un fattore un importante per trasformare semplici affermazioni pubbliche in concrete azioni politiche.