
Eni entra con tutte le zampe nel progetto più criticato al mondo
ReCommon - Thursday, November 5, 2026Il nome “tristemente” evocativo lo ha, ora lo stanno rendendo anche molto inospitale e pericoloso. Ultimamente, poi, è pure affollato da interessi italiani. Il luogo in questione è Vaca Muerta, il noto giacimento argentino di petrolio e gas di scisto situato tra le province di Neuquén, Río Negro, La Pampa e Mendoza. Un giacimento enorme: 30.000 chilometri, un’area poco più grande della Sicilia.
Dal 2011 Vaca Muerta è sotto assedio da parte degli interessi fossili e in particolare dall’industria del fracking, cioè quella che utilizza una tecnica di trivellazione molto invasiva per estrarre petrolio e gas naturale da formazioni rocciose situate in profondità nel sottosuolo. In sostanza si inietta un fluido ad alta pressione — una miscela di acqua, sabbia e sostanze chimiche — nella roccia per creare fratture che consentano agli idrocarburi di fuoriuscire.
I danni causati dalle attività estrattive a Vaca Muerta non sono astratti né lontani. Si concretizzano nell’inquinamento delle falde acquifere e del suolo dovuto alle fuoriuscite, nell’attività sismica indotta, nei gravi problemi di salute che funestano gli abitanti dell’area, territorio ancestrale dei Mapuche, il popolo originario che viene sistematicamente minacciato e criminalizzato dal governo argentino e dalle sue leggi ultraliberiste.
Ed è proprio da qui che si snoda il percorso tossico del gas che Eni vuole produrre ed esportare attraverso la sua partecipazione al progetto Argentina LNG, definito dall’ad di Eni “uno dei più grandi progetti di Lng al mondo, con 50 miliardi di dollari di investimenti e altri 25 miliardi di dollari di costi operativi in 25 anni”.
Se inizialmente l’azienda italiana aveva annunciato di volervi partecipare con l’installazione di due navi di liquefazione di gas (FNLG) nell’incontaminato Golfo San Matías, è a giugno 2026 che salda la relazione con l’azienda argentina YPF e quella emiratina XRG, acquistando una partecipazione del 32% in tre blocchi upstream (Meseta Buena Esperanza, Aguada Villanueva e Las Tacanas) che serviranno ad alimentare la capacità di liquefazione delle due unità FLNG.
A completare il quadro, nell’agosto 2026 il progetto compie una tappa formale rilevante: Argentina LNG presenta la domanda di adesione al Regime di Incentivi per i Grandi Investimenti (RIGI) argentino, il regime fiscale-regolatorio introdotto dal governo Milei per attrarre grandi investimenti esteri. Secondo l’Observatorio RIGI, unione tra società civile, centri di ricerca e accademia, il Regime “riflette l’orientamento del governo libertario verso un minore intervento statale nella gestione delle risorse comuni, (…) e non include meccanismi di pianificazione industriale completi né incorpora disposizioni specifiche per la tutela ambientale o sociale degli ecosistemi e delle comunità”.
Ma sembra che questo dettaglio non freni gli interessi italiani in Argentina, anzi. Insieme al colosso fossile italiano si muove un intero sistema di relazioni, a partire dalla diplomazia internazionale saldata attorno all’asse dell’estrema destra Meloni-Milei. Gli incontri istituzionali tra i due iniziano nel 2024 e l’energia è un dossier sempre presente sul tavolo, tanto che è nel giugno 2025 che a Palazzo Chigi, al margine dell’incontro che sigla il Piano d’Azione Italia-Argentina 2025-2030, Eni e YPF firmano l’accordo che sugella l’ingresso di Eni in Argentina LNG.
Non è solo la politica a mobilitarsi per assicurare gli interessi strategici dei due paesi. Servono, infatti, risorse economiche per garantire gli investimenti delle aziende italiane che ruotano attorno al gigante petrolifero Eni. Ecco comparire SACE che, secondo fonti di settore, avrebbe siglato un accordo di cooperazione con l’agenzia tedesca Euler Hermes sulle garanzie, seguendo l’esposizione di Eni, Bonatti e Tecnimont nel progetto.
Sotto il profilo finanziario e del conseguente rischio d’investimento, l’operazione Argentina LNG coinvolge un contesto nazionale – quello argentino – caratterizzato da strutturale fragilità economica e da un’elevata esposizione a variabili macroeconomiche e politiche. È molto rilevante che la stessa SACE, nell’ambito delle proprie analisi, attribuisca all’Argentina un rischio politico medio-alto (71/100 di Media Rischio politico) e un rischio di credito alto (82/100). Sotto il profilo ambientale e sanitario, le criticità appaiono ancor più rilevanti, tanto da spingere ReCommon ad inviare a SACE e al MEF una lettera di diffida e messa in mora per diffidarli dal sostenere il progetto.
Ci sono tutti i presupposti perchè questo sia l’ennesimo progetto bandiera del sistema estrattivista italiano: Eni guida, gli altri seguono verso un vicolo cieco, buio e silenzioso. Fuori c’è un mondo che grida giustizia e pretende di poter vivere in pace e armonia con la natura, fuori da un modello fossile. Non resteremo inascoltati ancora a lungo.