Oltre il confine: approcci e casi di borderscape

Progetto Melting Pot Europa - Friday, October 30, 2026

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Dipartimento di Scienze umane e sociali

Corso di laurea in relazioni internazionali

Tesi di laurea magistrale in Geografia delle relazioni internazionali

Oltre il confine lineare e territoriale: approcci e casi di borderscape

Tesi di laurea magistrale di Lorenza Armarolo

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Introduzione

“When borders cease to be purely exterior realities, if they are no longer on the verge of politics but … objects, or better said things within the space of politics itself 1.

I confini hanno da sempre costituito uno dei siti analitici principali della geografia politica. La loro esistenza rappresenta sul piano ontologico la manifestazione tangibile dello spettro della sovranità statale sulla dimensione territoriale; di conseguenza, rappresentano anche la netta contrapposizione politica tra due o più ordinamenti giuridici, divisione i cui effetti sono estremamente visibili.

La citazione di Balibar sottolinea la centralità dei confini nello spazio politico, rimarcando di conseguenza l’importanza della loro analisi per poter meglio comprendere i cambiamenti che attraversano la sfera politica.

Dalla crisi del confine in seguito ai processi globalizzazione, non è scaturita la sua definitiva scomparsa, come avevano suggerito diversi studiosi; piuttosto è diventato un luogo di analisi più complesso, rendendo necessario un nuovo approccio analitico interdisciplinare in grado di coglierne i vari aspetti.

L’obiettivo dell’elaborato sarà, dapprima, delineare l’evoluzione dei border studies arrivando alla recente elaborazione di un quadro teorico che permetta di superare la concezione di confine come ontologicamente immobile e non suscettibile di modifiche. L’ideazione di una cornice epistemologica come quella del borderscape permette di poter apprezzare meglio i processi che investono i confini, obiettivo ultimo di questo elaborato.

L’obiettivo sarà desumere quali siano le dinamiche e i nuovi processi che investono i confini italiani e di conseguenza anche quelli dell’Unione Europea.

Da un punto di vista metodologico l’analisi che verrà proposta ha implicato una sistematica revisione della bibliografia che concerne i border studies, il Mediterraneo e successivamente dei confini selezionati come casi di studio, letture che rispondano adeguatamente alle esigenze epistemologiche del borderscape.

La logica che questo elaborato seguirà è quella di partire dall’impianto teorico dando un quadro generale dei border studies, passando successivamente al livello regionale analizzando il Mediterraneo sia da un punto di vista delle narrazioni che da un punto di vista economico.

Coniugare l’aspetto economico del Mediterraneo come regione con la prospettiva dei borderscape ha rappresentato un’importante sfida in quanto la prospettiva del paesaggio di confine implica il volgere l’attenzione verso pratiche, narrazioni ed esperienze mentre l’approccio economico sottende invece, l’analisi di strutture e relazioni su una scala più ampia, risultando talvolta complicato da inserire nel contesto dei confini.

Infine, la trattazione si concluderà con l’analisi dei casi specifici di confini italiani analizzando così l’intersezione tra politiche sovranazionali, nazionali e locali. Dunque, l’analisi prevede un approccio multiscalare, che va dall’analisi dei regolamenti europei, alle politiche italiane, fino all’assetto locale dei singoli confini.

Il primo capitolo si concentra inizialmente sul delineare la genealogia e l’evoluzione del concetto di confine all’interno degli studi geografici, a partire da una concezione di puro determinismo ambientale passando per la prospettiva di un mondo senza confini fino ad arrivare allo spatial turn.

Durante la fase della geografia politica classica i confini rappresentavano un oggetto di studio privilegiato per l’analisi del rapporto tra Stato e territorio in quanto rappresentavano o meno un fattore di vulnerabilità della potenza statale.

Con la caduta del sistema bipolare e il conseguente venire meno delle certezze territoriali da questo fornito, contestualmente all’accelerazione del processo di globalizzazione, si è affermata una nuova prospettiva sui confini, secondo la quale questi ultimi sarebbero diventati sempre più obsoleti, finendo con lo scomparire del tutto.

Tale visione non si è concretizzata l’evidenza dimostra che gli ingenti flussi di merci a livello globale non siano stati sufficienti a rendere i confini dispositivi superati. Si è determinata così una svolta spaziale, marcata da un ritorno dello spazio al centro del pensiero geografico.

Successivamente si affronterà la creazione di un nuovo approccio nato dall’interdisciplinarietà dello studio dei confini ossia l’analisi del borderscape.

Questa nuova espressione non deriva direttamente dalla crasi tra i termini border e landscape. In seguito ad aver delineato questo nuovo approccio teorico verranno trattati due concetti fondamentali per la comprensione dei nuovi processi che investono i confini ossia la loro internalizzazione ed esternalizzazione.

Mentre con esternalizzazione si fa riferimento al processo attraverso cui gli Stati operano, direttamente o indirettamente, attività legate al controllo dei confini al di fuori dei propri territori sovrani, ossia in altri Stati o in acque internazionali, un processo che assume così un profilo multiscalare.

Con interiorizzazione del confine invece si farà riferimento a tutte quelle pratiche per cui lo Stato riproduce le funzioni di confine all’interno del proprio territorio, come ad esempio nei casi dei Centri di Permanenza e Rimpatrio nel caso italiano, o attraverso procedure burocratiche lunghe e difficoltose a seguito della presentazione di una domanda di asilo che bloccano il migrante in uno stato di incertezza e blocco.

Il secondo capitolo affronta l’analisi del Mediterraneo come regione. Dapprima si svilupperà una breve disanima delle contrastanti narrazioni sul Mediterraneo inteso alternativamente come crocevia di culture o come linea di demarcazione tra spazi culturalmente diverse.

Da un lato vi è la tendenza a vedere il Mediterraneo da una prospettiva unitaria, adducendo una comunanza di cultura, storia e tradizioni, dall’altra parte si sottolinea la sua dimensione di profonda divisione. In seguito, si osserverà la dimensione migratoria all’interno della regione.

Le narrazioni che concernono questo fenomeno sono di due tipi da un lato vi è quella umanitaria che vede le persone migranti come soggetti passivi del fenomeno e dall’altra vi è la prospettiva securitaria che vede invece il fenomeno migratorio come ad un fenomeno da regolare e disincentivare.

La dicotomia tra un Mediterraneo unito ed uno suddiviso può essere superata però da una visione intermedia che vede il Mediterraneo come sito di incontro. Sono molteplici le narrazioni che vengono proposte per descrivere il ruolo del mar Mediterraneo nel rapporto tra gli Stati delle sue sponde, mentre una prospettiva che non emerge con immediatezza è quella economica.

Per inquadrare questa dimensione si utilizzeranno alcuni dati come quelli riscontrati a partire dalle carte dell’IEMed sul commercio e sull’impatto delle rimesse dei migranti sul PIL degli Stati del Mediterraneo; ma si guarderà anche all’evoluzione storica della cooperazione economica mediterranea.

Un altro aspetto della dimensione economica ad emergere è quello del turismo che esercita una forte influenza economica, generando al contempo insostenibili pressioni ambientali, conflitti sociali e processi di othering che rafforzano le differenze identitarie tra le sponde.

Infine, si tratterà delle politiche italiane in ambito migratorio, in quanto esse sono state profondamente influenzate inizialmente dalla volontà italiana di entrare a far parte dell’accordo di Schengen e successivamente per le pressioni migratorie provenienti dai paesi extra-UE del Mediterraneo. Delineare tale quadro politico e normativo sarà necessario per la successiva disamina dei casi studio italiani.

Il terzo capitolo prende infine in esame tre particolari confini italiani analizzandoli attraverso la lente dei borderscape col fine ultimo di far emergere determinati aspetti dell’influenza di pratiche e politiche sui processi dei confini italiani senza trascurare l’effetto che la mobilità umana ha esercitato su questi ultimi. Il lavoro si avvarrà di casi di studio e di indagini empiriche già condotte sul campo, debitamente citate nel corso dell’esposizione.

Il primo borderscape trattato è quello di Trieste, da sempre città di confine e rifugio per coloro che rifuggono da guerre e persecuzioni politiche, che è meno noto a livello mediatico rispetto ad altri confini. Il secondo borderscape analizzato è quello di Ventimiglia che invece è fortemente influenzato dai rapporti tra Francia e Italia con il venir meno dell’applicazione dell’accordo di Schengen al confine.

Anche a Ventimiglia si aprì un campo al di fuori del contesto cittadino, il campo di Roja, unico nel suo genere poiché i migranti vi potevano accedere a prescindere da loro status legale. Il centro verrà però chiuso nel 2020 a cavallo della pandemia da Covid-19 a causa del drastico calo di arrivi di migranti nella cittadina.

Il terzo borderscape è quello più noto a livello mediatico in quanto reso simbolo dell’immigrazione illegale, ossia Lampedusa. L’isola, nonostante sia meno prossima a livello geografico rispetto ad isole come Pantelleria, negli anni è diventata il centro nevralgico della gestione della rotta centrale del Mediterraneo.

Progressivamente dotata di una struttura di ricezione, divenuta poi di detenzione, Lampedusa è diventata anche avamposto delle forze dell’ordine per gli intercettamenti in mare e i respingimenti, modificando intrinsecamente la struttura dell’isola.

Riportare le evoluzioni e le esperienze di questi borderscape diventa estremamente utile per poter dedurre quale sia lo stato attuale dei confini non solo dell’Italia ma dell’Unione Europea.

  1. Balibar, É. (1997). Qu’est-ce qu’une frontière? , in , La crainte des masses: politique et philosophie avant et après Marx, Paris, Galilée, pp. 371–80 ↩︎