
Repubblica Democratica del Congo: spegnere l’incendio prima che divampi
Pressenza - Tuesday, October 20, 2026La rete “Insieme per la Pace in Congo”, nata in occasione della visita di Papa Francesco a Kinshasa nel 2023, comunica:
Siamo sconcertati e preoccupati per l’iniziativa presa dall’ex-presidente Joseph Kabila che, lo scorso 11 ottobre, da Goma, capoluogo della provincia del Nord Kivu, ha costituito il Fronte per la Rifondazione della Nazione (FRN), un movimento politico-militare che ingloba e sostituisce i precedenti movimenti M23 e AFC e ne assume gli obiettivi.
Quest’iniziativa sdogana ancora una volta l’aggressione ruandese alla Repubblica Democratica del Congo e crea una coalizione che sembra voler ripercorrere la strada presa trent’anni fa dal padre Laurent-Désiré Kabila, che, facendo da paravento a Paul Kagame (Ruanda), Yoweri Museveni (Uganda) e Pierre Buyoya (Burundi), realizzò i piani di destabilizzazione del Paese, sostenuti dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. Oggi come allora, l’iniziativa avalla il progetto internazionale di destabilizzare il Paese di Lumumba per impadronirsi delle sue ricchezze. Al di là delle parole altisonanti in favore della giustizia e dei diritti umani, la dichiarazione di fondazione è l’annuncio di una nuova guerra, che farà colare ancora molto sangue di tanti giovani congolesi e ruandesi e infliggerà nuove sofferenze a famiglie già stremate da quasi due anni di occupazione sanguisuga.
Tutti gli incendi, come quelli in Ucraina e in Palestina, vanno spenti subito, perché quando divampano diventano pressoché inarrestabili. Purtroppo la Comunità internazionale continua a fiancheggiare il regime ruandese, promotore di tutte le guerre nella RD Congo di questo trentennio, quando dovrebbe chieder ragione del suo operato, eventualmente produrre sanzioni e farle rispettare. Dopo ingenti e continui sostegni economico-finanziari, militari e strategici accordi per l’approvvigionamento di materie prime degli Stati Uniti e dell’Unione Europea con il Ruanda, è di questi giorni l’assegnazione, proprio al Ruanda, del nuovo circuito per le gare di Formula 1, a partire dal 2030. Già lo scorso anno ha ospitato i campionati mondiali di ciclismo su strada, nell’ottica di una politica mirata a mostrare il proprio prestigio agli occhi della Comunità Internazionale. Il Ruanda è anche uno dei paesi destinatari dei migranti che l’Europa non vuole accogliere. Inoltre, trattandosi di un piccolo paese sovrappopolato e ci chiediamo, tra l’altro, in quale regione intenderà creare i campi di raccolta per i governi europei. Forse nella martoriata regione congolese del Kivu?
Al di là delle parole o di isolate sanzioni, il regime ruandese gode pienamente dell’appoggio statunitense e dell’Unione Europea. Quest’ultima, andando contro il parere quasi unanime del suo Parlamento, ha confermato l’accordo per i minerali rari e preziosi, la cui estrazione e commercializzazione fraudolenta è la principale causa dell’infinita sofferenza delle popolazioni dell’est congolese. La comunità internazionale dovrebbe prendere in considerazione il recente piano di pace in cinque punti preparato dal Premio Nobel Denis Mukwege. Come società civile, desideriamo camminare al fianco di questo popolo e di tutti i popoli della regione dei Grandi Laghi, costretti a subire guerre che non hanno scelto. In linea con il diritto internazionale e con la Risoluzione 2773 (2025) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che chiede alle forze ruandesi di cessare il sostegno all’M23 e ritirarsi dal territorio della Repubblica Democratica del Congo, chiediamo a nostra volta alla comunità internazionale di assumersi le proprie responsabilità, anteponendo la pace e la tutela dei diritti umani agli interessi economici. Ci impegniamo a promuovere forme di resistenza civile non violenta, compresi boicottaggi mirati e a sensibilizzare l’opinione pubblica italiana ed europea, affinché non prevalgano il silenzio e l’indifferenza di fronte alle responsabilità dei governi e di chi trae profitto dai conflitti.
Roma, 15 ottobre 2026 – Rete “Insieme per la Pace in Congo”