
L’Italia non sa ancora come smaltire i rifiuti Covid: arriva un nuovo commissario
L'INDIPENDENTE - Monday, October 5, 2026La grande scorta di mascherine, guanti, camici e dispositivi di sicurezza acquistata per fare fronte alla pandemia di Covid è in larga parte scaduta e inutilizzabile. Si parla di oltre 300mila metri cubi di rifiuti «non pericolosi», per un totale di quasi 23mila tonnellate di materiale che dovrà essere smaltito. La sola permanenza dei dispositivi nei magazzini costa allo Stato milioni di euro ogni anno, a cui ora si aggiungeranno altri 84 milioni per gestire trasporto, movimentazione e smaltimento delle scorte. Il Senato ha infatti convertito il decreto per le pubbliche amministrazioni che istituisce un nuovo commissario straordinario incaricato di gestire le decine di migliaia di tonnellate di materiale accumulato che, a distanza di oltre quattro anni dalla fine dell’emergenza pandemica, continua a pesare sulle casse dello Stato.
Gli 84 milioni destinati al commissario per la gestione dei dispositivi scaduti o in via di scadenza saranno stanziati tra il 2026 e il 2027: il decreto Pa prevede una spesa di 44 milioni per il 2026 e 40 milioni per il 2027 per coprire le attività di stoccaggio, trasporto e smaltimento. Il nuovo commissario sarà nominato dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro della Salute e resterà in carica fino al 31 marzo 2027. Dovrà gestire 22.692 tonnellate di materiale, pari a 312.504 metri cubi, tra mascherine, guanti, camici e tute: i cosiddetti dispositivi di protezione individuale acquistati durante la pandemia. I Dpi sono distribuiti in 16 magazzini sul territorio nazionale e la quasi totalità, il 98,69%, è costituita proprio da mascherine, tute, camici e guanti. Secondo una determina della Presidenza del Consiglio del febbraio 2023, all’epoca, il solo stoccaggio del materiale costava circa 885mila euro al mese.
Il fatto che i Dpi andassero smaltiti era cosa nota. Una delibera dell’Autorità nazionale anticorruzione diffusa lo scorso anno rivela senza mezzi termini che il governo era a conoscenza da tempo delle problematiche legate alla gestione dei materiali scaduti o in via di scadenza. Nel 2024, il ministero della Salute sottolineava «la carenza di adeguate professionalità all’interno del Ministero in grado di fornire il necessario supporto ai fini della scelta del modello procedurale da adottarsi nonché della predisposizione degli atti di gara» e avviava «una procedura per la ricerca di una collaborazione specialistica che fosse di supporto per l’individuazione di procedure di gara finalizzata alla ottimale gestione dei materiali ereditati dalle precedenti gestioni emergenziali». Nel 2025, l’Anticorruzione spiegava come «la problematica della gestione dei materiali, scaduti e/o in scadenza, stoccati fosse già ampiamente nota all’UCCV», ossia l’Unità per il completamento della campagna vaccinale, l’organo incaricato di gestire le misure di contrasto alla pandemia, soppresso nel 2023. A tre anni dalla dissoluzione dell’organo, le cui funzioni furono assorbite dal ministero, il governo si trova così a dover nominare l’ennesimo commissario per gestire i materiali rimasti da una emergenza risalente a più di un lustro fa.
Non servivano certo analisi di specialisti per determinare che decine di migliaia di tonnellate di materiale rimaste inutilizzate per quattro anni dovessero in qualche modo essere smaltite, ma il nodo di dove destinare i materiali acquistati durante il Covid emerge a più riprese nella delibera dell’Anticorruzione, che menziona note interne ai ministeri e precedenti rilevazioni. Dopo tutto, è da anni che il governo le prova tutte per sbarazzarsi dei dispositivi che ancora oggi prendono polvere nei magazzini: nel tempo ha emesso diversi bandi per la loro vendita ed è arrivato anche a ipotizzare di regalarli, pur di non doverli mandare al macero. Nonostante ciò, i tentativi non sono andati a buon fine e i contratti per la gestione e lo stoccaggio dei materiali sono stati prorogati più volte. Davanti al tergiversare dell’esecutivo, si è così arrivati alla situazione odierna: ai contratti multimilionari e alle spese di gestione accumulatisi negli anni si andranno ad aggiungere altri 84 milioni, destinati alla gestione, al trasporto e allo smaltimento di materiali risultati inutilizzati, che nessuno ha voluto prendere, neanche gratis.
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