Francia, dilagano le proteste: quasi 2000 fermi, il governo convoca l’unità di crisi

L'INDIPENDENTE - Friday, October 2, 2026

Se inizialmente la mobilitazione riguardava solamente le scuole superiori, da ieri, 1° ottobre, le proteste degli studenti francesi si sono estese anche alle università, con una trentina di campus bloccati nella sola Parigi. I manifestanti chiedono al governo maggiori risorse per l’istruzione e hanno rapidamente intensificato le contestazioni. Non sono mancati gli episodi di tensione, con incendi, scontri e aggressioni ai danni di membri del personale scolastico. Complessivamente, nella sola giornata di ieri, sono state fermate 1.949 persone. Per far fronte al crescente malcontento, il ministero dell’Interno francese ha vietato le manifestazioni nei pressi degli esercizi commerciali chiusi, mentre il ministero dell’Istruzione ha disposto la chiusura di oltre 400 istituti in tutto il Paese. Intanto, il primo ministro Sébastien Lecornu ha convocato una riunione dell’unità di crisi interministeriale del governo per decidere come gestire un movimento di protesta che non sembra intenzionato a fermarsi.

Scontri con le forze dell’ordine, attacchi ai veicoli, incendi, blocchi e barricate. La protesta degli studenti francesi è iniziata una decina di giorni fa, ma non accenna a sgonfiarsi. Le manifestazioni, piuttosto, stanno ampliando il proprio raggio d’azione e la propria portata. Le contestazioni si concentrano sugli stessi elementi già emersi nei giorni scorsi: classi sovraffollate, edifici con carenze strutturali, mancanza di personale e condizioni di insegnamento e apprendimento giudicate inadeguate. Tutto si colloca sul più ampio sfondo del nuovo bilancio francese, che prevede tagli generali alla spesa pubblica e, per quanto riguarda il settore dell’istruzione, nuove tasse per gli studenti che scelgono di intraprendere alcuni percorsi di studio. Il movimento ha coinvolto fin da subito anche gli insegnanti e i lavoratori del settore e, da ieri, si è esteso anche alle università. Nel frattempo, la protesta sta assumendo sempre più i contorni di una mobilitazione antigovernativa.

Vista la portata delle proteste, è difficile tracciare un quadro completo dei centri coinvolti. Le manifestazioni, iniziate a Parigi, hanno rapidamente raggiunto diversi centri nevralgici della Francia, tra cui Marsiglia, Nantes, Strasburgo, Lille e Sedan. Gli istituti coinvolti nelle proteste sono stati oltre 300 e oggi il governo ha annunciato la chiusura di 400 scuole, di cui 13 solo a Parigi, per timore di danni o disordini. Ieri le proteste sono state particolarmente intense: a Nantes e Marsiglia si sono verificati incendi all’interno di alcune scuole e sono stati dati alle fiamme anche veicoli dei vigili del fuoco. Diversi dirigenti d’istituto sono stati aggrediti e, nella stessa Marsiglia, è stato riportato un episodio in cui un preside sarebbe stato cosparso di benzina. Scontri e casi di aggressione sono stati segnalati anche nelle università. In totale, il bilancio di ieri sera parla di 65 membri del personale scolastico feriti, a cui si aggiungono 170 studenti e 305 agenti delle forze dell’ordine. Le persone fermate nella sola giornata di giovedì sono state 1.949, in generale con accuse di aggressione a pubblico ufficiale, violenza e partecipazione ad assembramenti illegali. A queste si aggiungono altre 1.793 persone fermate da lunedì a ieri.

Intanto, dall’esecutivo iniziano ad arrivare le prime aperture: il ministro dell’Istruzione, Édouard Geffray, ha annunciato un passo indietro sull’introduzione delle nuove tasse, pari a 178 e 270 euro, previste rispettivamente per l’iscrizione al Brevet de Technicien Supérieur, un diploma di istruzione superiore a metà strada tra università e formazione professionale, e per i corsi preparatori agli esami di ammissione alle Grandes Écoles, istituti di istruzione superiore tra i più prestigiosi in Francia. Geffray ha inoltre comunicato che oggi riceverà, «in successione», i rappresentanti sindacali del personale scolastico, le associazioni dei genitori, le associazioni studentesche delle scuole superiori e i membri eletti del Conseil national de la vie lycéenne, il principale organo di rappresentanza degli studenti delle scuole superiori francesi. Ieri, alle 13, invece, il primo ministro Sébastien Lecornu ha presieduto una riunione interministeriale di crisi, al termine della quale ha denunciato l’«escalation di violenza» registrata durante le proteste studentesche.

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