
Omicidio di Ramy, una perizia indipendente smentisce i carabinieri
Popoff Quotidiano - Tuesday, September 15, 2026Milano, 24 novembre 2024, Ramy Elgaml, 19 anni, muore investito per ben due volte da un’auto dei carabinieri all’inseguimento. Una perizia 3D smonta la versione ufficiale
Il 24 novembre 2024, alle 4:03 del mattino, Ramy Elgaml, 19 anni, muore all’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta, a Milano. Era passeggero di uno scooter guidato da Fares Bouzidi, 22 anni. I due giovani erano fuggiti dopo un controllo stradale, dando il via a un inseguimento di diversi minuti con un’auto dei Carabinieri. Secondo l’autopsia, la morte è dovuta alla compressione del corpo di Ramy Elgaml da parte del veicolo dei Carabinieri.
Gli agenti a bordo hanno sempre affermato che il conducente dello scooter avesse tentato di svoltare a sinistra all’incrocio, tagliando loro la strada e perdendo il controllo del proprio veicolo.
Nel marzo 2025, la famiglia Elgaml, tramite il proprio avvocato, ha incaricato Index di redigere una controperizia indipendente sulle circostanze della morte di Ramy. Un perito nominato dalla Procura aveva già presentato le proprie conclusioni. L’analisi di Index le contesta su diversi punti (Nell’equipe di Index che ha realizzato la perizia, pubblicata da il manifesto e dall’organo del PCF, l’Humanitè, ci sono Francesco Sebregondi, Nadav Joffe, Filippo Ortona, Guillaume Seyller, Basile Trouillet, Léonie Montjarret).
Il metodo
Sulla base delle rilevazioni effettuate in loco con un drone, Index ha ricostruito in tre dimensioni l’incrocio dove si è concluso l’inseguimento, per poi analizzare le immagini delle telecamere di videosorveglianza allegate al fascicolo giudiziario. La tecnica del frame-matching consiste nel riposizionare ogni telecamera nel modello 3D, nel punto esatto da cui ha ripreso — il che permette di riportare, fotogramma per fotogramma, la posizione reale dei veicoli nella scena, per poi ricostruirne le traiettorie.

Visualizzazione dell’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta, e delle telecamere di sorveglianza che hanno ripreso la scena
Queste posizioni sono state incrociate con le tracce rilevate sul terreno dalla polizia municipale: l’impronta lasciata dallo pneumatico posteriore dello scooter e il solco scavato nell’asfalto al momento della caduta. Ogni misurazione è accompagnata da un margine di incertezza quantificato.

Ricostruzione della traiettoria dello scooter: frame-match di un’immagine tratta dal verbale di constatazione della Polizia Municipale di Milano, che mostra la traccia lasciata dal pneumatico posteriore dello scooter e l’incavo scavato nell’asfalto da un elemento metallico del veicolo durante la caduta
Le conclusioni
La ricostruzione di Index stabilisce che l’auto dei Carabinieri abbia deviato due volte verso sinistra, in direzione dello scooter, mentre lo seguiva a meno di un metro di distanza e a oltre 50 km/h.
La prima deviazione avviene in via Ripamonti, prima dell’ingresso nell’incrocio. Diversi indizi concordanti portano Index a ritenere altamente probabile che in quel momento si sia verificato un primo contatto tra i due veicoli, che ha destabilizzato lo scooter.
Dopo questo contatto, la traiettoria dello scooter rimane sostanzialmente rettilinea: né le immagini, né le tracce sul terreno mostrano una svolta a sinistra verso via Quaranta. Le dichiarazioni degli agenti sono incompatibili con le misurazioni di Index.

Ricostruzione della traiettoria dello scooter e del veicolo dei Carabinieri, fotogramma per fotogramma, tramite frame-match nel modello 3D
La seconda deviazione avviene all’incrocio. È questa che porta l’auto a passare sopra il corpo di Ramy Elgaml, prima di terminare la sua corsa contro un palo del semaforo.

Traiettorie dei due veicoli durante la parte finale della sequenza. Sono visibili le due deviazioni del veicolo dei Carabinieri in direzione dello scooter
Infine, le posizioni dei veicoli stabilite dal perito nominato dalla Procura si discostano di quasi tre metri da quelle misurate da Index sulle stesse immagini. Tale discrepanza lo ha portato a sovrastimare la distanza tra l’auto e lo scooter e, di conseguenza, a non prendere in considerazione l’ipotesi di un primo contatto prima dell’incrocio.
Seguiti giudiziari
La morte di Ramy Elgaml ha suscitato importanti manifestazioni a Milano e in tutta Italia; la battaglia legale condotta dalla sua famiglia è diventata emblematica della lotta contro le violenze delle forze dell’ordine nel Paese con un rilievo paragonabile ad altre vicende a partire dagli omicidi di Federico Aldrovandi del 2005 e di Stefano Cucchi quattro anni dopo.

Il rapporto di Index, corredato da un allegato metodologico dettagliato, è stato versato agli atti. Attraverso la nuova consulenza, depositata alla gup di Milano Tiziana Landoni davanti alla quale si aprirà l’udienza preliminare il 24 settembre (ma potrebbe essere rinviata per l’astensione nazionale degli avvocati), i legali di Fares Bouzidi, gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, ribadiscono, in sostanza, la linea dell’omicidio volontario da parte del carabiniere che era alla guida dell’ultima macchina che inseguiva lo scooter guidato dal giovane e con in sella anche Ramy Elgaml. Come spiega l’avvocato Romagnoli, la consulenza dimostra che «Ramy è morto per esclusiva responsabilità dei carabinieri». Secondo i legali di Fares, come già era emerso nell’attività tecnica difensiva, ci sarebbe stato uno «speronamento volontario», seguito da un investimento. Un omicidio volontario, dunque, nella forma del “dolo eventuale”, ossia “l’accettazione del rischio del verificarsi dell’evento morte”. «Non è stato un incidente», ha ribadito il legale, chiarendo poi che Fares Bouzidi, invece, andrebbe prosciolto. L’udienza preliminare è a carico del carabiniere Antonio Lenoci, che era alla guida della macchina inseguitrice, per omicidio stradale, come contestato dalla Procura, con “eccesso colposo nell’adempimento del dovere” e di Fares Bouzidi, che guidava lo scooter inseguito per 8 km, sempre per concorso in omicidio stradale. Proprio come in altri processi per “malapolizia”, imputati anche altri sei carabinieri accusati, a vario titolo, di favoreggiamento, depistaggio e falso nel verbale d’arresto dell’amico di Ramy, accusa quest’ultima di cui risponde anche Lenoci. L’ipotesi di depistaggio e favoreggiamento per i militari riguarda il fatto di aver costretto testimoni a cancellare video. Poi, i presunti falsi nel verbale d’arresto: avrebbero omesso “di menzionare l’urto”, scrivendo “falsamente” che lo scooter “a causa del sovrasterzo scivolava”. Avrebbero pure omesso di “menzionare lo ‘schiacciamento’ del corpo” di Ramy da parte della Giulietta. Poi, non avrebbero fatto cenno alla presenza di un teste oculare, di una dashcam e di una bodycam.
Tra le parti offese, oltre ai familiari di Ramy e allo stesso Fares, per l’accusa anche di lesioni stradali contestata a Lenoci, figura pure il ministero della Giustizia. La richiesta di rinvio a giudizio, firmata dai pm Giancarla Serafini e Marco Cirigliano con l’aggiunto Paolo Ielo, era stata inoltrata ad aprile, dopo che l’inchiesta era passata almeno per due chiusure indagini.
Il carabiniere Lenoci è accusato di aver mantenuto “una distanza e una velocità inidonee a prevenire eventuali collisioni o tamponamenti con il mezzo in fuga”, con una “manovra particolarmente avventata”. In quell’inseguimento, per i pm, ha agito “nell’adempimento di un dovere”, anche se poi ha “ecceduto colposamente i limiti stabiliti dalla legge”, con una “condotta di guida sproporzionata”, anche rispetto alla “necessità” di bloccare lo scooter, dato che era già stata comunicata via radio la “targa”.
Ramy morì dopo l’urto tra il lato posteriore destro del TMax con la “fascia anteriore del paraurti” della Giulietta e il conseguente schianto nella fase finale, all’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta. Anche Bouzidi è accusato di omicidio stradale in concorso in relazione a quella fuga, senza patente, a tratti “contromano” e con picchi di velocità superiori ai 120 km/h.
«La nuova perizia in 3D, propone una ricostruzione delle traiettorie che contraddice quanto sostenuto subito dai carabinieri coinvolti. La nuova consulenza tecnica non chiude la vicenda, anche perché l’accertamento della verità spetta alla magistratura, ma sicuramente le nuove prove pubblicate da il manifesto gettano una nuova luce sul caso. Morti come quelle di Ramy Elgaml meritano una spiegazione, meritano verità e giustizia», hanno detto Ilaria Cucchi, oggi senatrice di Avs e il suo capogruppo, Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama.
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