Basilicata: dopo le proteste sequestrati i cantieri della pista da sci sintetica

L'INDIPENDENTE - Monday, September 7, 2026

Continua a far discutere la controversa realizzazione della pista da sci sintetica nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano. I carabinieri forestali di Potenza hanno sequestrato una parte del cantiere per l’ammodernamento del comprensorio Sellata-Pierfaone, ad Abriola. Il provvedimento della Procura riguarda 500 metri destinati alla nuova seggiovia e blocca i lavori di abbattimento e gli scavi. Di preciso, sono contestati il taglio di 81 piante non indicato nella documentazione ambientale, l’abbattimento complessivo di 809 alberi e una serie di opere prive di autorizzazioni e nulla osta. Il progetto, dal costo di 8 milioni di euro, prevede la costruzione di una pista da sci sintetica di 480 metri e di nuove strutture, ed è stato oggetto di contestazione da parte di associazioni ambientaliste, che hanno presentato la denuncia alla base del provvedimento di sequestro.

Il sequestro delle aree interessate dalla costruzione della pista da sci sintetica in Basilicata è stato disposto dalla Procura di Potenza con un decreto emesso il 27 agosto e depositato il 29 agosto. Il progetto prevede la costruzione di una pista da sci sintetica lunga 480 metri, destinata a diventare «la più lunga d’Italia». Oltre a ciò, sono in cantiere anche l’ammodernamento della ferrovia, quattro nuove aree parcheggio – tra cui un’area camper – nuovi percorsi pedonali, un parco giochi di 1.800 metri quadrati, interventi per rendere l’area accessibile anche alle persone con disabilità e opere di sistemazione idrogeologica. L’area interessata comprende i comuni di Abriola e Sasso di Castalda e rientra nei 756 ettari della Zona Speciale di Conservazione della rete Natura 2000 “Faggeta di Monte Pierfaone”, nonché nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano. L’intervento richiede l’abbattimento di 951 faggi nell’ambito di una pianificazione paesaggistica che ha sollevato dubbi tra le associazioni ambientaliste, che hanno così sporto denuncia contro la sua realizzazione.

La Procura ipotizza il reato di falso ideologico per induzione, contestando la mancata indicazione di un intervento, poi effettuato, di abbattimento di 81 esemplari arborei. Viene contestato anche il possibile inquinamento ambientale dovuto al taglio di 809 alberi e la violazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio per la presunta mancanza dell’autorizzazione paesaggistica. La Procura elenca infine la possibile distruzione di bellezze naturali, la mancata presenza delle autorizzazioni urbanistico-edilizie, e una possibile violazione della legge sulle aree protette nell’ambito della costruzione della seggiovia, che non avrebbe ricevuto il nulla osta dell’Ente Parco sul progetto.

Il provvedimento ha scatenato uno scontro sul piano politico: il Movimento 5 Stelle ha chiesto chiarimenti sulla sostenibilità economica e ambientale delle opere, avanzando una richiesta di accesso agli atti del progetto. «Occorre chiarire se interventi di questa portata, rilevanti anche sotto il profilo dell’impatto ambientale, siano stati autorizzati a seguito dell’espletamento di tutte le valutazioni previste dalla normativa», si legge in una nota del gruppo. Il sindaco di Abriola, invece, denuncia un «polverone di allarmismi», giudicandolo ideologico: «Bloccare tutto oggi per il gusto del sospetto non significa difendere la natura. Significa congelare un investimento strategico, denigrare il lavoro di un’intera amministrazione e condannare un territorio all’immobilità».

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