La Piazza che resiste: a Trieste la solidarietà sfida odio e intimidazioni

Progetto Melting Pot Europa - Monday, August 24, 2026

KHANDWALARM 1

Insulti verbali nei confronti di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi, fondatori dell’associazione Linea d’Ombra, e dei volontari di Fornelli Resistenti; messaggi social diffamatori e violenti; ronde notturne in motorino e “passeggiate per la sicurezza” organizzate dalla frangia triestina di Forza Nuova.

Aumenta esponenzialmente il clima intimidatorio e di odio razzista attorno a Piazza della Libertà, luogo in cui, da anni, a Trieste, persone in movimento e richiedenti asilo, spesso di passaggio in città, trovano una rete solidale e di supporto.

Qui associazioni come Linea d’Ombra e Fornelli Resistenti forniscono pasti caldi e primo soccorso medico alle persone in arrivo dalla rotta balcanica o escluse dal sistema di accoglienza.

Ed è proprio Fornelli Resistenti che, pochi giorni fa, ha scritto una lettera indirizzata al prefetto di Trieste per denunciare il clima d’odio che stringe in una morsa la piazza: «Nelle ultime settimane si sono verificati episodi di aggressione fisica ai nostri volontari, in Piazza della Libertà, anche alla presenza delle forze dell’ordine, oltre a un episodio di aggressione verbale e intimidatoria in centro città», si legge all’interno della lettera, cui è stata associata una raccolta firme.

«A ciò si aggiunge una crescente campagna di odio sui social network. In gruppi Facebook quali Son Giusto Trieste vengono pubblicati con frequenza insulti razzisti, offese e minacce rivolte alle persone migranti, ai volontari e direttamente a Gian Andrea Franchi e Lorena Fornasir. Riteniamo che la quantità e la reiterazione di questi contenuti abbiano ormai superato i limiti del legittimo dissenso, contribuendo a creare un clima intimidatorio e potenzialmente pericoloso. In questo contesto ci preoccupa in particolare l’annuncio delle cosiddette ‘Passeggiate della Sicurezza’ organizzate da Forza Nuova, a partire da quella prevista per venerdì 21 agosto, con ritrovo alle ore 21 in Piazza Venezia e successivo percorso nel centro cittadino».

La raccolta firme ha raggiunto in pochi giorni un totale di 6.333 firme e la PEC è stata inoltrata al Prefetto di Trieste.

«Quello che preoccupa di più è la percezione di un clima di violenza che sta aumentando. La notte, dopo aver lasciato la piazza – dove da mesi alcune persone hanno iniziato a proteggersi e a ripararsi – insieme a N. e a chi, tra i ragazzi migranti, è rimasto in piazza, ogni sera raggiungiamo Porto Vecchio. Quello che abbiamo notato è un clima sempre più intimidatorio e minaccioso: giovani in motorino arrivano, si fermano e fanno andare le moto a tutto gas. È un brutto, brutto segnale. È un clima di violenza che sta aumentando e nel quale la destra e i razzisti si sentono sempre più legittimati».

Questo è ciò che racconta Lorena Fornasir, vittima nelle ultime due settimane di diverse aggressioni. Mentre rientrava a casa col marito Gian Andrea Franchi, un uomo li ha avvicinati a bordo di un’auto ricoprendo di insulti loro e le persone che trovano supporto in piazza.

Questo è avvenuto a poca distanza da un altro episodio, questa volta protagonista una donna che ha strappato le bandiere palestinesi sempre presenti al presidio di Piazza della Libertà, sputando in seguito addosso a Lorena e a un’altra volontaria intervenuta per allontanare la donna. Il tutto è accaduto alla presenza delle forze di polizia, che da mesi sono quotidianamente dispiegate in gran numero nella piazza e che non sono intervenute.

La crescente militarizzazione degli ultimi mesi

È ormai noto come Piazza della Libertà venga ciclicamente messa sotto attacco, anche a livello nazionale, per il suo ruolo di supporto a persone in movimento e richiedenti asilo. Preoccupa però più di altre volte la situazione che si sta sviluppando nelle ultime settimane.

Queste ondate d’odio, infatti, non nascono dal nulla.

Negli ultimi mesi la piazza è stata soggetta a una crescente militarizzazione, con blindati della polizia e dei carabinieri che presidiano questo spazio h24, in nome di una sicurezza che assomiglia molto a repressione e deterrenza alla solidarietà.

Nella città non ci sono strutture per l’accoglienza delle persone transitanti, mentre per quelle che vogliono chiedere asilo in Italia posti liberi ci sarebbero, ma i ritardi nella registrazione delle domande fa sì che debbano aspettare settimane, se non mesi, per l’accoglienza.

Nel frattempo il 9 giugno il consiglio comunale ha approvato la variazione di bilancio, stanziando 1,2 milioni di euro per la costruzione di una recinzione attorno a Piazza della Libertà, che vorrebbero chiudere durante le ore serali e notturne: un chiaro attacco nei confronti del presidio solidale che da anni dà vita a questo luogo.

Invisibilizzazione e militarizzazione sembrano ancora una volta le uniche soluzioni da perseguire per le istituzioni cittadine, mentre vengono blindati gli edifici in Porto Vecchio in cui le persone in movimento, sempre più isolate e precarizzate, trovavano rifugio.

A tutto ciò si aggiunge la narrazione con cui le attività in piazza e la piazza stessa vengono raccontate sui giornali locali, dove questo luogo è spesso dipinto come uno spazio di degrado e violenza, tutti elementi che facilitano la diffusione di notizie false ma soprattutto che permettono la proliferazione di idee razziste e giustificano le intimidazioni che si sono moltiplicate nelle ultime settimane.

Approfondimenti

La stretta su piazza della Libertà: militarizzazione e recinzione contro un presidio di solidarietà

Il primo di una serie di articoli del gruppo KhandwAlarm su quanto accade a Trieste

18 Giugno 2026
Le proposte di Forza Nuova

In questo clima ostile, aumentato dall’accanimento propagandistico di questi mesi anche da parte delle istituzioni cittadine, trovano infatti terreno fertile gruppi neofascisti che fanno del loro razzismo un valore da rivendicare.

In questo contesto si inserisce la proposta di Forza Nuova che negli scorsi giorni ha diffuso un volantino online che invitava la cittadinanza a partecipare la sera di venerdì 21 agosto a una “passeggiata per la sicurezza” per “riappropriarsi del controllo delle strade e dei quartieri più difficili” della città, inclusa Piazza della Libertà.

La formazione neofascista presenta la propria iniziativa come un invito ai cittadini ad organizzarsi per sopperire alle carenze delle istituzioni. Se questo fosse realmente l’obiettivo, Forza Nuova si troverebbe però di fronte a chi, da anni, opera proprio in questa direzione, garantendo cura e supporto alle persone che, una volta arrivate in città, si trovano a fare i conti con l’emarginazione sociale e con le lacune del sistema di accoglienza e asilo.

Ovviamente la realtà è ben diversa, come testimoniano iniziative simili già avvenute in altre città. Il raduno forzanovista si configura infatti come un’iniziativa di stampo squadrista, volta a individuare un capro espiatorio nelle persone in movimento e nelle associazioni solidali che quotidianamente cercano di colmare le falle di un sistema che continua a produrre esclusione e violazioni dei diritti fondamentali.

In un momento storico in cui il tema migratorio è al centro del dibattito politico, in una città come Trieste, concedere che un raduno fascista possa transitare in un luogo che da anni è simbolo di accoglienza e inclusione, è vergognoso da parte delle istituzioni cittadine e dà prova della loro misura morale.

La risposta della cittadinanza solidale non ha però tardato ad arrivare. La sera del 21 agosto, come raccontato da alcune delle persone presenti, numerosi cittadini e cittadine solidali si sono radunati in Piazza della Libertà con l’obiettivo di garantire il normale svolgimento della distribuzione dei pasti, delle attività di assistenza medica e della socialità della piazza e per “mandare un chiaro segnale alle persone razziste e intolleranti di questa città, così come alla giunta che la governa: la Trieste solidale e accogliente resiste”, sottolinea un cittadino presente in piazza il 21 agosto.

I pochi militanti di Forza Nuova impegnati nella “passeggiata per la sicurezza” sono arrivati in piazza poco prima delle 22, scortati da un blindato delle forze di polizia, per poi svoltare rapidamente in una via laterale e allontanarsi dalla piazza. Celere e Digos hanno invece mantenuto a lungo sotto osservazione i solidali radunati in Piazza della Libertà in opposizione all’iniziativa di Forza Nuova, quasi il vero problema fosse proprio la Piazza e non gli estremisti di destra che hanno sfilato per la città.

Ancora una volta i richiedenti asilo vengono abbandonati

Intanto a Trieste le condizioni di persone in movimento e richiedenti asilo continuano a peggiorare. Anche a causa del caldo asfissiante, da qualche mese, decine di persone sono tornate a cercare riparo sotto i portici della stazione dei bus, appena al di fuori dell’area di Porto Vecchio, dove negli scorsi mesi sono stati sgomberati e sigillati numerosi edifici in cui le persone in movimento trovavano riparo.

Tale soluzione è l’unica a disposizione delle persone che sono in attesa di accedere in Questura per presentare domanda d’asilo. Da qualche mese, infatti, la Questura di Trieste ha avviato in via sperimentale un sistema di prenotazioni, nato teoricamente per evitare a persone in movimento e richiedenti asilo lunghe ore di attesa di fronte alla Questura, per ora concretizzatosi in un’ulteriore forma di abbandono istituzionale nei confronti di quelle persone che da tali istituzioni dovrebbero essere tutelate.

Questi appuntamenti per manifestare la volontà di richiedere protezione internazionale e per formalizzare poi tale richiesta sono infatti fissati a distanza anche di mesi, con gli appuntamenti spesso rimandati più volte. Ancora una volta, in mezzo, il limbo in cui una persona si trova ad essere completamente invisibile e per questo motivo, priva di alcun diritto.

Come Khandwalarm vogliamo però ricordare ancora una volta due principi che vediamo sistematicamente violati nella nostra città ma che sono sanciti dalla legge.

Come è infatti spiegato in un altro articolo, la manifestazione della volontà di chiedere protezione internazionale, che può essere fatta in qualsiasi momento anche in maniera orale, dovrebbe essere seguita dalla registrazione della domanda entro cinque giorni lavorativi, termine che può estendersi a quindici in caso di un elevato numero di richieste.

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Una rassegna di dieci anni di giurisprudenza: gli ostacoli al diritto d’asilo e all’accoglienza sono illegittimi

13 Luglio 2026

La tempestività della procedura è fondamentale per garantire ai richiedenti asilo l’effettivo accesso ai diritti previsti, tra cui l’accoglienza e l’assistenza sanitaria.

La legislazione italiana, inoltre, illustra chiaramente come l’accoglienza dei richiedenti asilo dovrebbe essere fatta in maniera dignitosa e tempestiva.

All’articolo 1 comma 2 del decreto legislativo 142/2015 si legge infatti che le misure di accoglienza «si applicano dal momento della manifestazione della volontà di chiedere la protezione internazionale».

Questo però non accade a Trieste, dove le persone, sia in attesa di manifestare che di formalizzare la richiesta di protezione internazionale, rimangono escluse dall’accoglienza.

Ad oggi l’accoglienza diffusa in città ha posti letto vuoti mentre i centri di accoglienza Campo Sacro (a Prosecco) e Casa Malala (a Fernetti) si riempiono rapidamente. E allora ci chiediamo, dove dovrebbero stare le persone dal momento in cui in città sono assenti centri di accoglienza a bassa soglia anche per i transiti?

Ma soprattutto, com’è possibile che le istituzioni cittadine non condannino questi episodi di violenza e intimidazione nei confronti delle persone di cui dovrebbero essere responsabili e che invece abbandonano e nei confronti di quelle persone che sopperiscono alle loro carenze?

Com’è possibile che venga permesso il passaggio di una realtà neofascista da Piazza della Libertà? Mentre, in tutto ciò, sui media locali si parla di “antagonisti” e di “piazza in mano agli estremisti” in riferimento a chi quotidianamente dà vita a tale presidio solidale.

Dal momento che le istituzioni non prendono posizione e i movimenti neofascisti trovano sempre più legittimità, Khandwalarm ritiene necessario denunciare il comportamento delle istituzioni cittadine, spesso in contraddizione con i decreti legislativi, e i movimenti neofascisti che sembra che trovino sempre più legittimazione a Trieste.

  1. KhandwAlarm prende il nome dal termine pashto khandwala – «casa rotta» – con cui vengono comunemente indicati i magazzini del Porto Vecchio di Trieste, strutture adiacenti alla stazione da anni abitate da persone in movimento e richiedenti asilo in attesa di un’accoglienza dignitosa. Nato come risposta alle falle strutturali del sistema di accoglienza italiano e alle lungaggini burocratiche per l’ottenimento del permesso di soggiorno, KhandwAlarm vuole lanciare un allarme sulla sistematica violazione dei diritti umani e sulla quotidiana disumanizzazione delle persone in movimento.
    Contatto email: silos@riseup.net ↩︎