
Israele porta via le macerie di Gaza per “nascondere il genocidio” e “ridisegnare la mappa”
Assopace Palestina - Thursday, August 13, 2026della Redazione Al Jazeera,
Al Jazeera, 13 agosto 2026.
L’esercito israeliano sta portando via milioni di tonnellate di macerie – comprese quelle provenienti da cimiteri e da luoghi noti per la presenza di resti umani – in quello che, secondo le organizzazioni per i diritti umani, è un tentativo di cancellare le prove dei crimini di guerra.
Bambini che giocano tra le macerie degli edifici distrutti durante la guerra, nel campo profughi di Jabalia, nella Striscia di Gaza settentrionale, il 5 agosto 2026. [Mahmoud Issa/Reuters]Secondo le organizzazioni per i diritti umani e gli osservatori, Israele sta conducendo un’operazione massiccia e organizzata per frantumare, mescolare e trasportare milioni di tonnellate di macerie fuori dalla Striscia di Gaza.
La sistematica trasformazione del paesaggio urbano da parte dell’esercito israeliano avviene sullo sfondo di un bilancio umano sconvolgente, con almeno 73.387 palestinesi – per lo più bambini e donne – uccisi dall’inizio della guerra genocida di Israele contro Gaza, nell’ottobre 2023.
Questa rimozione delle macerie potrebbe rappresentare un tentativo di ingegneria demografica e di cancellazione delle prove del genocidio, come ha affermato l’Euro-Med Human Rights Monitor, in un rapporto intitolato «Gaza Rapid Damage and Needs Assessment (Valutazione iniziale dei Danni e dei Bisogni a Gaza)».
Cancellare la verità
Il rapporto stima che vi siano circa 68 milioni di tonnellate di macerie in tutta la Striscia di Gaza, in gran parte frutto della guerra genocida che Israele sta conducendo contro l’enclave.
Almeno 10 milioni di tonnellate di macerie sono già state rimosse, frantumate o spostate dai loro siti originari all’interno delle aree sotto il controllo militare illegale di Israele, che coprono circa i due terzi dell’enclave.
Circa 400 macchinari pesanti per lo scavo, la frantumazione e il trasporto sono inoltre all’opera per demolire le strutture rimanenti a Gaza.
Ogni giorno le macerie vengono caricate su quasi 100 camion israeliani, che lasciano la Striscia di Gaza diretti verso luoghi non resi noti all’interno di Israele e della Cisgiordania occupata.
Budour Hassan, ricercatrice di Amnesty International, ha dichiarato ad Al Jazeera che questo potrebbe essere un tentativo calcolato di distruggere le prove dei crimini commessi da Israele durante la guerra.
«La demolizione con i bulldozer è parte integrante di tutti i tentativi di distruggere i territori nella città di Gaza e nells Striscia di Gaza in generale, ha ferrmato Hassan.
«Il vero timore è che queste operazioni stiano avvenendo con l’obiettivo di cancellare e nascondere le prove».
Impedire l’accesso alle prove dei crimini costituisce una sfida diretta alla Corte Internazionale di Giustizia, ha affermato Hassan. La Corte sta attualmente esaminando un caso di genocidio contro Israele presentato dal Sudafrica e sostenuto da numerose altre nazioni.
«L’occupazione opera sistematicamente per cancellare le prove e distruggere gli elementi costitutivi del crimine», ha aggiunto.
Mohammed Salha, direttore della rete di ONG nella Striscia di Gaza, ritiene che le macerie rimosse dall’enclave contengano frammenti di missili, munizioni e effetti personali – elementi cruciali per un futuro accertamento delle responsabilità.
«L’occupazione sta spostando le macerie, frantumandole e trasportandole oltre la Linea Verde per cancellare le prove e i fatti», ha dichiarato Salha ad Al Jazeera.
«Naturalmente, sotto queste macerie giacciono migliaia di martiri, e spostare queste macerie insieme ai loro resti significa distruggere deliberatamente la scena del crimine che contiene le prove fondamentali che smascherano la commissione, da parte dell’occupazione, di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio».
Ingegneria urbana
La rimozione massiccia delle macerie potrebbe servire a un preciso scopo militare e coloniale. Euro-Med Monitor ha riferito che la frantumazione e la rimozione su larga scala delle macerie distruggono i confini territoriali, le fondamenta delle case e la rete stradale, privando i palestinesi dei segni fisici di proprietà e aggravando la pulizia etnica a Gaza. Ciò prepara il terreno per i tentativi di ristabilire gli insediamenti israeliani a Gaza.
Il generale di brigata in pensione Elias Hanna, esperto militare e strategico, ha spiegato ad Al Jazeera in che modo la geografia venga utilizzata contro la popolazione come forma estrema di punizione collettiva.
«L’edificio e l’area geografica sono diventati parte della battaglia e parte dell’arma stessa», ha affermato Hanna.
«Quando il nemico israeliano distrugge e spiana con i bulldozer, questa operazione rientra nella politica della punizione collettiva; ovvero, si crea una nuova ingegneria urbana, una nuova fase e una forma diversa per l’ambiente sociale e di sicurezza, al fine di punire chi resiste e, al contempo, punire la comunità civile», ha spiegato Hanna.
Questa strategia di ingegneria urbana mira a alterare in modo permanente l’ecosistema dell’enclave, impedendo il ritorno dei palestinesi alle loro case e rendendo le aree distrutte a Gaza inabitabili o non edificabili, ha aggiunto Hanna.
La tragedia quotidiana
La rimozione delle macerie comporta anche che i corpi delle persone disperse – il cui numero, secondo le stime della protezione civile di Gaza del luglio 2026, ammonta a circa 8.500 – potrebbero andare perduti per sempre.
L’uso di macchinari pesanti senza precedenti indagini forensi rischia di schiacciare o disperdere questi resti, violando gravemente il diritto delle famiglie di conoscere la sorte dei propri cari.
Abu Asim, un cittadino palestinese i cui familiari rimangono sepolti nelle zone orientali della Striscia di Gaza, ora designate come situate oltre una “Linea Gialla” militare, ha condiviso la sua agonia con Al Jazeera.
«La storia della mia famiglia è che i loro resti sono stati sparsi per le strade, e alcuni di essi giacciono ancora oggi sotto le macerie della casa, senza che siano stati recuperati», ha affermato.
«Li abbiamo persi, e la prima tragedia è stata il loro martirio, mentre la seconda tragedia, quotidiana, è l’assenza delle loro tombe e l’assenza delle prove con cui potremmo processare l’occupazione per questi crimini e queste atrocità».
Le operazioni di soccorso sono state completamente paralizzate nelle zone occupate dall’esercito israeliano.
Samir al-Mana’ama, avvocato del Centro Al Mezan per i Diritti Umani, ha dichiarato ad Al Jazeera che durante la guerra le autorità israeliane hanno occupato un’area pari a circa il 70 per cento della Striscia di Gaza orientale.
«[L’esercito israeliano] impedisce l’accesso alle squadre di soccorso per recuperare i corpi dei martiri, e sta inoltre manomettendo le aree ridotte in macerie spostandole da un luogo all’altro, il che costituisce una chiara ed esplicita violazione delle disposizioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani», ha dichiarato al-Mana’ama ad Al Jazeera.
Raed al-Dahshan, direttore della protezione civile a Gaza, ha sottolineato l’impossibilità della loro missione.
«Nelle aree accessibili in cui ci muoviamo ora, la situazione è molto difficile e complessa», ha dichiarato ad Al Jazeera. «Immaginate quindi come sarebbe la situazione se fosse necessario un coordinamento per entrare nelle aree situate all’interno della Linea Gialla, il che richiederebbe attrezzature speciali, coordinamento e misure di sicurezza… data la natura del nostro lavoro in quel luogo».
Dove sono localizzati i siti militari israeliani a Gaza?
Sono sparsi in tutta la Striscia, ma sono chiaramente concentrati nelle aree vicine alla Linea Gialla. Quelli rappresentati da quadratini più chiari sono i più recenti.

(Al Jazeera)
Non sono stati risparmiati nemmeno i luoghi di sepoltura noti dei defunti, ha affermato Salha, con siti funerari storici inclusi in questa campagna di cancellazione.
«I rapporti e la documentazione sui diritti umani indicano che l’occupazione ha distrutto completamente o parzialmente oltre il 93 per cento dei cimiteri nella Striscia di Gaza», ha dichiarato Salha. «Né le pietre, né gli esseri umani, né tantomeno i defunti nelle loro tombe sono stati risparmiati dall’occupazione».
Traduzione a cura di AssoPacePalestina
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