
A Bologna i medici in pensione curano gratuitamente chi non può permettersi le visite
L'INDIPENDENTE - Tuesday, August 4, 2026Un gruppo di ex primari e medici specialisti in pensione ha deciso di rimettere gratuitamente le proprie competenze al servizio di chi oggi rinuncia a curarsi perché non riesce a sostenere i costi delle visite o non può aspettare i lunghi tempi del sistema sanitario. Nel quartiere Pilastro a Bologna nascerà infatti un poliambulatorio dedicato alle persone in condizioni di fragilità economica e sociale, con prestazioni offerte senza ticket.
Il progetto è promosso dall’associazione di volontariato Buoni Dottori, fondata nella primavera del 2026 da alcuni tra i più noti medici bolognesi. A guidarla è il neurologo Pietro Cortelli insieme, tra gli altri, all’internista Claudio Borghi, all’urologo Eugenio Brunocilla, ai chirurghi Massimo Di Simone, Gilberto Poggioli e Mario Taffurelli, al cardiochirurgo pediatrico Gaetano Domenico Gargiulo, alla ginecologa Eleonora Porcu, all’otorino Livio Presutti e all’infettivologo Pierluigi Viale. Eccellenze della medicina che dopo una carriera trascorsa nella sanità pubblica e nell’Università di Bologna, hanno scelto di dedicare tempo e conoscenza a chi rischia di rimanere escluso dalle cure. Il poliambulatorio prevede un’assistenza multidisciplinare rivolta sia ai bambini sia agli adulti. Saranno offerte visite specialistiche, controlli per patologie croniche, percorsi di follow-up e alcuni esami diagnostici che spesso comportano costi elevati, come endoscopie ed ecocolordoppler. Il piano iniziale stima la presa in carico di circa 250 pazienti all’anno, individuati attraverso la collaborazione tra Servizi sociali del Comune e realtà del Terzo settore già presenti sul territorio.
La sede sorgerà in via Trauzzi 15/b, nel cuore del Pilastro, un quartiere della periferia est di Bologna che negli ultimi anni è stato spesso al centro delle cronache per problemi sociali e situazioni di fragilità, ma anche per numerosi progetti di rigenerazione e di sostegno alla comunità. La Giunta comunale ha approvato la convenzione che affida gli spazi all’associazione, mentre Acer Bologna metterà a disposizione l’immobile. L’obiettivo è rafforzare la presenza di servizi sanitari in un territorio dove molte persone incontrano difficoltà economiche, abitative e sociali. Anni di sala operatoria, corsie, ricerca e insegnamento diventano quindi oggi uno strumento per permettere ad altre persone di curarsi, indipendentemente dalle proprie possibilità economiche. È un modo diverso di intendere la pensione: non come la fine di un percorso, ma come l’occasione per restituire valore alla comunità che li ha formati.
Sebbene in Italia il diritto alla salute sia garantito dal sistema pubblico, negli ultimi anni sempre più persone rinunciano a visite o controlli specialistici. Le ragioni sono diverse: i costi delle prestazioni private, quando non è possibile attendere, ma anche le liste d’attesa che in alcuni casi costringono a rimandare controlli importanti. Secondo l’ISTAT, circa quattro milioni di persone dichiarano di aver rinunciato almeno una volta alle cure per motivi economici o legati alle difficoltà di accesso ai servizi sanitari.
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