
Il rap marocchino in arresto
Jacobin Italia - Friday, July 31, 2026
Mahdi Lyoubi, noto anche come Mehdi Black Wind, regista e rapper marocchino, è attualmente detenuto in custodia cautelare nel carcere di Oukacha a Casablanca, con l’accusa di diffamazione del re. Il suo arresto ha suscitato indignazione internazionale, con numerose lettere aperte firmate da artisti, registi e rapper, una campagna virale sui social media e manifestazioni in dodici città che ne chiedono l’immediata liberazione.
Si ritiene che Mehdi, una star della scena underground marocchina, sia stato preso di mira per i contenuti della sua musica e per il suo sostegno al movimento GenZ 212, le proteste antigovernative guidate dai giovani che sono scoppiate in Marocco alla fine di settembre 2025. Il suo arresto si inserisce in una nuova ondata di repressione nel paese nordafricano.
Il regista e rapper, che vive in Francia dal 2017, era volato in Marocco a fine giugno per far visita alla famiglia e cercare location in vista del suo nuovo documentario. Ma quando ha tentato di rientrare dall’aeroporto di Rabat-Salé il 10 luglio, la polizia gli ha comunicato che gli era ufficialmente vietato lasciare il Marocco. Non è stata fornita alcuna spiegazione. Ma dopo essere stato sottoposto a un interrogatorio di polizia durato un’intera giornata il 13 luglio, la sua famiglia è stata informata del suo arresto.
Lyoubi non ha avuto accesso a un avvocato, a causa dello sciopero generale, ormai in corso da oltre un mese, indetto dall’Ordine degli avvocati marocchini per protestare contro una legge governativa. Dopo la prima udienza, senza rappresentanza legale, è stato immediatamente trasferito nel famigerato carcere di Oukacha a Casablanca. Comparso davanti al pubblico ministero il 22 luglio, mentre gli avvocati erano ancora in sciopero, Lyoubi ha rifiutato un processo immediato e la sua richiesta di rilascio su cauzione è stata respinta. La prossima udienza è fissata per il 31 luglio.
Lyoubi è accusato in base al controverso articolo 179, una parte del codice penale che molti considerano incostituzionale e in contrasto con le convenzioni internazionali sui diritti umani ratificate dal Marocco. Riguardante la diffamazione del re – capo dello Stato marocchino – e della famiglia reale – la dinastia alawita che governa il paese dal XVII secolo – l’articolo è uno strumento per sopprimere la libertà di parola. Il monarca marocchino detiene la suprema autorità esecutiva, militare e religiosa, e non solo un ruolo cerimoniale.
«Nel caso di Lyoubi, tutto lascia intendere che sia stato arrestato per le opinioni espresse attraverso la sua arte, come è successo ad altri rapper perseguitati», ha dichiarato a Jacobin Khadija Ryadi, ex presidente dell’Associazione marocchina per la difesa dei diritti umani (Amdh) e vincitrice del Premio delle Nazioni unite per i diritti umani . «Il contesto attuale è caratterizzato da repressione, divieti e restrizioni, che prendono di mira le voci critiche: quelle di artisti e giornalisti, attivisti e difensori dei diritti umani».
La stessa associazione ha chiesto l’immediata liberazione di Lyoubi. Considera il caso emblematico, anche per le implicazioni che avrà per altri prigionieri per reati di opinione e per le violazioni dei diritti umani. Le condizioni di detenzione e l’interrogatorio dell’artista rappresentano già una violazione della «presunzione di innocenza», fondamento di un giusto processo e dell’articolo 23 della Costituzione. Ryadi aggiunge che, sebbene la repressione sia dilagante, questa specifica disposizione è stata raramente utilizzata negli ultimi tempi:
Negli ultimi anni, i casi che abbiamo seguito hanno regolarmente utilizzato altri articoli, come quello di offesa o danno a un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, o diffamazione di personalità diverse dal re. Pochissimi di coloro che sono attualmente detenuti in Marocco come prigionieri d’opinione sono stati processati con questo particolare articolo.
Leggi anche…
IMMAGINARIOIl rap spiegato da una femminista
Wissal Houbabi
Black Wind
Il rapper Lyoubi – Black Wind – si è fatto un nome all’inizio degli anni 2010 con il suo rap pungente e colto, influenzato dalla scena newyorkese. Figura discreta e venerata della scena hip-hop underground, canzoni come Nashid, Nashid II, L’Koul fer3oun kin Moussa e N’biyech sono diventate subito dei classici, ma hanno anche attirato l’attenzione delle autorità. Secondo quanto riferito dal suo comitato di supporto, intervistato da Jacobin, Lyoubi viaggia spesso tra la Francia e il Marocco. Tuttavia, l’artista trentatreenne aveva notato negli ultimi anni di essere, come molti altri vessati dalle autorità marocchine, oggetto di attenzioni particolari durante i controlli aeroportuali. La polizia telefonava anche agli hotel in cui alloggiava durante le vacanze per accertarsi della sua presenza.
Per chi conosce il rap marocchino, Black Wind è considerato uno dei «veri», come dimostra il sostegno espresso da altri rapper. Secondo diversi artisti marocchini intervistati da Jacobin , Black Wind ha anche scelto di non partecipare al «gioco» dell’hip-hop: non si lascia coinvolgere in scontri online né segue le tendenze pop. La critica sociale è al centro della sua musica. Si muove tra diversi registri, mescolando nei suoi testi darija e francese, passando dalle rime audaci tra «Karl Marx» e «Air Max» (in Chavez, del 2022) a critiche feroci e profonde della deprivazione sociale in termini materialistici, il tutto nello spazio di un beat.
Senza l’intermediazione di un avvocato, si sa ben poco riguardo alle accuse mosse contro Black Wind. Alcuni hanno ipotizzato che il testo di Nashid II, che fa riferimento a figure autoritarie, possa essere collegato all’articolo 179, ma ciò non è confermato.
Il nostro paese è rimasto indietro / Persino i vecchi materassi sono a pezzi / Seppelliamo bambini per una semplice moto T-Max / Andate a vedere i loro funerali / Un’anima è preziosa agli occhi di Dio / Ma io non credo / Negli sceicchi / O nei re / O in niente di simile.
La critica contenuta in Nashid II è molto chiara, ma non si sofferma su persone specifiche: la parola «re» è al plurale e compare in un elenco; potrebbe essere letta in senso figurato o metaforico, come una critica al potere autoritario. Il suo processo sembra dipendere da quanto attentamente le autorità marocchine lo ascoltino e se ritengano che il rapper abbia tentato di “scontrarsi” con il re.
Scuola giacobina
18•19•20
Settembre 2026Firenze Scopri il programma e iscriviti!
Il rap e il movimento
Organizzate sui social media dai collettivi giovanili anonimi GenZ 212 e Moroccan Youth Voice, le proteste sono iniziate lo scorso autunno quando circa 250.000 persone si sono unite al server Discord di GenZ dopo la morte di otto donne incinte a seguito di parti cesarei in un ospedale pubblico di Agadir. Le proteste di piazza, le più grandi dal 2011-’12, chiedevano miglioramenti per l’istruzione e la sanità e criticavano la corruzione e la spesa eccessiva del governo, ad esempio per grandi eventi sportivi come la Coppa del Mondo 2030 e la Coppa d’Africa 2025. I giovani hanno collegato la corruzione interna e le politiche neoliberiste alla causa palestinese, chiedendo attivamente la fine dell’accordo di normalizzazione tra Marocco e Israele del 2020.
Il movimento ha incontrato una repressione molto più violenta rispetto alle proteste contro la normalizzazione di due anni prima e ha portato all’arresto di oltre mille persone. Alcuni hanno ricevuto condanne fino a quindici anni di carcere per «ostruzione del traffico su strade pubbliche mediante l’erezione di barricate». Tre persone sono state uccise ad Agadir lo scorso ottobre quando gli agenti hanno aperto il fuoco su una folla di manifestanti.
Dopo le proteste del movimento GenZ 212, il rap è stato preso di mira in modo particolare. El Mahdi Lyoubi è infatti il quarto rapper a essere processato quest’anno. Tra gli altri rapper arrestati figurano Hamza Raid, figura di spicco del movimento, arrestato nel primo fine settimana di proteste lo scorso settembre. Pause Flow è stato arrestato a novembre per i testi di oltre dieci canzoni rap, con l’accusa di aver insultato funzionari pubblici. Souhaib Qabli (L7assal), che aveva criticato, come il movimento, la normalizzazione dei rapporti tra il governo e Israele e la corruzione in generale, è stato condannato a otto mesi di carcere.
Ci sono stati anche altri arresti. La notte prima dell’arresto di Lyoubi, Ali Lmrabet, un giornalista sessantaseienne critico del regime, è stato fermato all’aeroporto Ibn Battouta di Tangeri, di ritorno dalla Spagna, dove risiede. Rilasciato mercoledì scorso in seguito alle pressioni internazionali, le indagini a suo carico sono ancora in corso. Zineb Kharroubi, una distributrice cinematografica marocchina residente in Francia, è stata condannata a giugno per «incitamento a commettere reati» tramite post sui social media che «invitavano a un raduno» davanti all’ambasciata marocchina a sostegno delle proteste GenZ 212.
Il fatto che i rapper in particolare siano oggetto di attacchi è una novità. Già durante gli Anni di Piombo (il periodo che va all’incirca dagli anni Sessanta agli anni Ottanta sotto il regno di Hassan II, caratterizzato da violenza e repressione statale), diverse riviste letterarie furono messe al bando e molti scrittori finirono in prigione. Il rap è una forma musicale che si fonda sulla critica sociale e, in Marocco, i testi sono scritti nella lingua parlata quotidianamente dalla gente: il darija. La critica del rap raggiunge un pubblico più ampio rispetto all’arabo standard (per il quale il tasso di alfabetizzazione ufficiale è del 75%); pur essendo ricco di metafore, il suo messaggio critico è più crudo e diretto rispetto ad altre forme di espressione. Negli anni 2000, la rivista Nichane fu notoriamente chiusa per aver pubblicato delle barzellette in darija nell’ambito di uno studio sull’umorismo. I commenti dell’epoca sottolinearono come le barzellette, essendo in darija, mancassero di quella distanza che l’arabo standard permetteva e, come tali, fossero intollerabili per le autorità.
Risposta internazionale
I sostenitori sperano di aumentare la pressione internazionale sulle autorità marocchine. Una petizione è stata firmata da centinaia di operatori culturali, tra cui alcuni dei nomi più importanti dell’hip-hop marocchino. Lettere aperte, indirizzate alle autorità marocchine, sono state pubblicate sui siti di notizie francesi Libération e Mediapart chiedendo l’immediato rilascio del rapper. I rapper marocchini hanno registrato messaggi di solidarietà sottolineando il carattere arbitrario dell’arresto. Come ha espresso su Instagram Khtek, rapper e collaboratore di Black Wind con un ampio seguito, c’è il timore che altri testi possano presto diventare un problema.
Manifestazioni si sono svolte a Rabat, Casablanca, Marsiglia, Ginevra, Parigi, Amsterdam e nella piccola città costiera di Douarnenez, in Bretagna. Gli hashtag #FreeElMahdi, #FreeMehdi e #FreeKoulchi sono diventati virali. In un misto di inglese e darija, #FreeKoulchi significa «Liberate tutti» o «Liberate tutto», uno slogan dei movimenti GenZ 212 e del 20 febbraio, che chiedevano la liberazione di prigionieri politici, giornalisti e attivisti detenuti come prigionieri di opinione.
Per ora, il processo sembra destinato a stabilire se i suoi testi costituiscano lesa maestà . Se le autorità giungeranno a questa conclusione autoritaria, sarà l’ennesimo esempio della loro incomprensione della musica di Black Wind, del rap marocchino e del malcontento giovanile espresso nelle recenti proteste.
*Rona Lorimer è una scrittrice e traduttrice, vive a Parigi. Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.
Diamoci un taglio
La rivoluzione non si fa a parole.Serve la partecipazione collettiva.
Anche la tua. Abbonati
a Jacobin Italia
L'articolo Il rap marocchino in arresto proviene da Jacobin Italia.