
Speciale Genova. «L’impunità di allora è diventata il paradigma del presente»
Popoff Quotidiano - Saturday, July 18, 2026«Ed è dentro questa regola che oggi si lotta per il diritto all’abitare nelle nostre città». L’intervento di Domenico “Megu” Chionetti alla plenaria No Kings nel venticinquennale delle giornate di luglio 2001
Genova 2001, per molti, è la storia di responsabilità individuali mai punite. Ma in realtà è qualcosa di molto più profondo. È il momento in cui un apparato di potere non si è limitato a proteggere sé stesso: ha ostentato quella protezione e quella impunità, le ha esibite, come un’associazione a delinquere che uso’ il terrore come strumento di governo. E ha trasformato quell’impunità in un precedente politico e storico, fino a farla diventare una regola. Una regola che oggi è la regola del nuovo mondo.
Ed è dentro questa regola che oggi si combatte anche la battaglia per la casa e per il diritto all’abitare nelle nostre città.
Mentre le guerre e il riarmo drenano risorse, energie e attenzione, noi diciamo: nessuno basta a se stesso, solidarietà e azione collettiva sono la nostra forza, l’unica via di uscita. Costruiamo alleanze trasversali.
Il Social Forum dell’Abitare è fatto proprio di questo: terzo settore e sindacato, spazi sociali e mondo cattolico, urbanisti, comitati, studenti. Se riusciamo a costruire queste alleanze, a individuare obiettivi comuni e a far diventare il diritto all’abitare una priorità politica nazionale, saremo più forti.
Perché la crisi dell’abitare è già oggi una crisi sociale. È già oggi una forza espulsiva che attraversa le nostre città, allontana le persone, rompe le comunità, aumenta le diseguaglianze.
La lotta per il diritto all’abitare non può limitarsi a rincorrere l’emergenza, sfratto dopo sfratto. Serve aprire una fase nuova, per aprire una stagione di mobilitazioni sull’abitare e il diritto alla città. Non una semplice vertenza destinata a consumarsi nell’autunno, ma una stagione lunga, radicale e determinata, in cui il diritto alla casa diventa diritto alla città.
Perché la domanda vera è un’altra: chi governa le nostre città? Chi decide chi può restare e chi deve andarsene? Chi decide cosa si costruisce e cosa si demolisce? Chi governa le trasformazioni urbane mentre il capitale si mangia il territorio, lo stravolge e lo domina?
Per questo crediamo nelle agenzie sociali per la casa, con una forte regia pubblica: strumenti capaci di mettere in relazione enti locali, proprietari, inquilini e terzo settore, per aumentare gli alloggi accessibili, prevenire gli sfratti, accompagnare le persone più fragili e restituire alla politica un ruolo di governo del diritto all’abitare.
Il Social Forum dell’Abitare che si terrà a Genova il 12, 13 e 14 novembre sarà il luogo in cui confrontarci su questa proposta e provare a costruirla insieme.
Il Social Forum sta facendo partire anche una Carovana per l’Abitare, per tenere insieme le esperienze dei territori, connettere le lotte e costruire una richiesta chiara: una legge scritta dal basso, da chi l’espulsione dalla città la subisce e da chi ogni giorno la contrasta.
Ed è su questo terreno che misuriamo e respingiamo il Piano Casa del governo Meloni: risorse bloccate per cinque anni, un Commissario di Governo che decide al posto delle comunità locali, patrimonio pubblico venduto per fare cassa. E, per finanziare gli interventi sugli sfratti, si mettono le mani anche sulle risorse provenienti dagli affitti delle case popolari. Ancora una volta sono i più deboli a sostenere il peso delle politiche pubbliche, mentre lo Stato scarica il costo delle proprie scelte su chi ha meno.
Domenico “Megu” Chionetti a Roma per una manifestazione a Spin Time nel gennaio scorsoE, come se non bastasse, si accelerano le procedure di sfratto, come se questa fosse la vera emergenza del Paese.
Il comitato Quarticciolo Ribelle, a Roma, lo scrive su un muro: “Ater, il vostro abbandono è il nostro degrado.”
Credo che questa debba diventare un’agenda politica. Non è accettabile che pezzi fondamentali del governo delle nostre città siano sottratti al controllo democratico e alla politica, come se fossero poteri intoccabili. Vanno analizzati, criticati, messi in discussione e riportati dentro un confronto pubblico.
E torno a Genova.
Perché quel potere che nel 2001 ostentò la propria impunità non appartiene soltanto al passato: è diventato un paradigma. È la convinzione che tutto sia consentito, che la forza prevalga sul diritto, che chi detiene il potere possa agire senza rispondere delle proprie azioni.
È lo stesso paradigma con cui oggi l’Europa assiste , perdendo la sua dignità alla più grande speculazione e demolizione genocidaria a Gaza.
L’impunità di allora è diventata il paradigma del presente.
Per questo dobbiamo lottare. Per questo dobbiamo organizzarci. Per questo dobbiamo farlo insieme, tutte e tutti
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