
Re Imagine Peace: Il futuro è pace
Assopace Palestina - Saturday, July 11, 2026Pressenza, 9 luglio 2026.
Continuiamo la pubblicazione di schede informative sulle persone che partecipano a Re-Imagine Peace di cui siamo media partner. Crediamo che la conoscenza del programma e delle persone che vi parteciperanno sia la migliore informazione che possiamo dare.
Maoz Inon e Aziz Abu SarahCi saranno anche Maoz Inon e Aziz Abu Sarah tra gli ospiti dell’evento Re-Imagine Peace il prossimo week end a Firenze. Benché impegnatissimi negli ultimi mesi nella tournée di lancio del loro libro The Future Is Peace, la loro testimonianza non poteva mancare in questo evento che al di là dei momenti musicali è stato concepito per far conoscere al pubblico italiano alcune delle situazioni che con più impegno si stanno muovendo tra Israele e Palestina, in una prospettiva di riconciliazione. Perché la Pace, come entrambi amano ricordare ogni volta che possono, “non può essere solo una parola, ma una cosa che si fa, che si costruisce giorno dopo giorno.”
In una situazione che più disperante non si potrebbe immaginare, con il terrorismo dei coloni che ormai dilaga in Cisgiordania, i sondaggi che nonostante tutto confermano la popolarità di Netanyahu, Maoz e Aziz sono continuamente in movimento per raggiungere i pubblici più diversi. E anche l’altra sera eccoli protagonisti di un partecipato webinar su Zoom, testimonial di quel sorprendente campo di pace tra Israele e Palestina, che ormai può proprio definirsi una coalizione, con decine di organizzazioni che il 30 aprile scorso si sono date convegno per l’ennesimo (perché era il terzo della serie) Summit di Pace a Tel Aviv: in migliaia a confrontarsi nel concreto delle possibili soluzioni sul terreno, accomunati dallo slogan It’s Time, Il Momento è Ora! (ne abbiamo riferito anche su Pressenza qui e qui).
Entrambi imprenditori nell’ambito del cosiddetto ‘turismo di pace’, l’israeliano Maoz e il palestinese Aziz non si erano mai veramente incontrati fino ai tragici eventi del 7 ottobre, quando i genitori di Maoz vennero trovati carbonizzati nella casa in cui lui stesso era cresciuto all’interno del Kibbutz Netiv HaHasara, a poca distanza dall’alto muro di separazione con Gaza. E pochi giorni dopo, ecco il messaggio di condoglianze di Aziz Abu Sarah: “So cosa provi, ci sono passato…”
Per Aziz l’esperienza del lutto inconsolabile era stata la perdita di un fratello amatissimo, Tayseer, negli anni della prima intifada. Aveva nove anni quando si trovò ad assistere alla cattura: di notte, dentro casa, come per chissà quante altre case, trascinato via dai soldati dell’IDF per aver lanciato qualche sasso. La detenzione durò poco più di un anno, che però gli costò la vita. Poche dopo essere stato liberato fu necessario il ricovero d’urgenza in ospedale, per le lesioni interne provocate dalle torture.
“Tayseer era il mio punto di riferimento. Non potrò mai dimenticare il momento in cui venne portato via, la rabbia che provai nel vederlo tornare così rovinato, l’abisso in cui sprofondai quando morì, il desiderio di vendetta che continuai a covare per anni” ricorda Aziz. Fino a che non decise di imparare la lingua del nemico. “In quella scuola piena di poveri immigrati, approdati in Israele non certo per scelta, io ero l’unico palestinese e il vero miracolo fu l’insegnante: un’israeliana dotata di grande empatia, che percepì la mia rabbia e mi permise di esprimerla, nel più totale rispetto.” Esperienza inimmaginabile per il giovane Aziz, che degli israeliani aveva conosciuto solo la violenza delle divise e gli abusi dei check point.”
Fu grazie a quel primo incontro con l’altra parte che Aziz decise di unirsi ai Parents Circle Families Forum (PCFF) e alla loro pratica di reciproco riconoscimento nel lutto: “La possibilità di percepirsi come esseri umani e non per forza nemici, con la voce che ti si incrina mentre racconti la tua storia e la commozione che ti assale mentre ascolti la storia di chi ti sta accanto, tutti in cerchio. Una storia importante quella dei PCFF per migliaia di famiglie come la mia, e che è stata fondamentale per me: è grazie a loro se sono quello che sono adesso.”
Fu grazie a quel semplice messaggio di condoglianze di Aziz verso Maoz che i due decisero di incontrarsi. Aziz era rimasto colpito dalle parole che Maoz aveva pronunciato in una delle interviste televisive rilasciate in quei drammatici giorni, quando tra le lacrime aveva descritto il dolore in cui si trovava non solo per la perdita dei genitori, ma “al pensiero della punizione collettiva che sta per scatenarsi sull’intera striscia di Gaza. Non oso immaginare in quanti periranno, vittime innocenti…” Parole che esprimevano un’esigenza di radicale liberazione: dalla gabbia del risentimento e verso qualcosa ben oltre la vendetta come unica risposta all’aggressione.
Nel giro di poche settimane il loro incontro era già diventato un progetto: con precise scadenze, obiettivi da raggiungere. E la chiarezza circa il fatto che niente si può fare da soli, semmai insieme al maggior numero di altre realtà, magari non sempre d’accordo, ma in convergenza: “L’importanza di muoverci in coalizione, di questo siamo stati consapevoli fin dal principio. Non importa quanto possa essere impegnativo l’investimento organizzativo, relazionale, di comunicazione, questa chiarezza continua a guidarci in ogni cosa che facciamo”.
Il primo step in questo percorso è stata la partecipazione ai Ted Talks di Vancouver nell’aprile 2024: confronto calibrato nei minimi particolari e infatti applauditissimo. Un mese dopo eccoli all’Arena di Pace di Verona, la loro fratellanza benedetta da Papa Francesco, con Alex Zanotelli a far da testimone e tutti e quattro uniti nell’abbraccio che venne ripreso dalle telecamere di tutto il mondo.
Ma l’evento davvero significativo per il loro progetto, fu il 1° luglio dello stesso anno, con il primo Summit di Pace a Tel Aviv: 50 diverse organizzazioni e relative istanze che per un’intera giornata si avvicendarono sul palco del Menorah Stadium. E a coronare quel primo anno di attivismo, eccoli a guidare una settimana di trekking in Cisgiordania: un’occasione unica per molti giovani (e meno giovani) israeliani che non avrebbero mai osato avventurarsi da soli.
I risultati si vedranno al Peace Summit dell’anno successivo, 8/9 maggio 2025, a Gerusalemme: una due giorni che invade la città di eventi, seminari, laboratori, momenti musical/teatrali e che nella plenaria del secondo giorno, cui partecipano i delegati di 60 diverse organizzazioni, affronta non poche questioni complicate. Per esempio l’annoso dibattito circa la soluzione “a due Stati” rispetto a un’ipotesi di confederazione, di “Land for All” (Terra per Tutti) che non potrà ignorare l’illegittimità degli insediamenti in Cisgiordania, in termini di reale giustizia, diritti, opportunità, indennità per i crimini subiti, penalità per i perpetratori. Dibattito che il recente conflitto con l’Iran ha reso secondario, ma che anche quest’anno è stato il tema dell’ennesimo Peace Summit del 30 aprile scorso, di nuovo in migliaia a riempire gli spalti dell’Expo Center, con incontri, dibattiti, focus tematici sui più diversi temi e il Patriarca di Gerusalemme Monsignor Pizzaballa che all’improvviso si aggira tra gli stands.
The Future is Peace, Il Futuro è Pace sarà il tema oltre che il libro che Aziz Abu Sarah e Maoz Inon verranno a promuovere una volta di più per il pubblico di Re-Imagine Peace. Un libro in forma di viaggio, mappatura di luoghi del cuore, condivisione di storie, momenti, narrazioni, che il New York Times ha elencato tra i più interessanti titoli in uscita quest’anno, e che per i due co-autori è molto di più: un progetto, anzi un modello di fratellanza in azione, che si riverbera ben oltre il perimetro del loro vissuto.
Aziz Abu Sarah e Maoz Inon saranno protagonisti dell’evento The Future is Peace, sabato 11 luglio al Teatro Nazionale di Firenze alle 15,30. Concluderà l’incontro la musicista Neta Weinar.