
I sogni di Marwan Barghouti sono i più belli
Assopace Palestina - Saturday, July 4, 2026di Bassem Khandaqji,
Palestine Will Be Free, 3 luglio 2026.
“I sogni occupano un posto speciale nel cuore di Marwan Barghouti.”

Bassem Khandaqji, pluripremiato scrittore palestinese ed ex detenuto nelle prigioni israeliane dove si praticano stupri e torture, ha scritto un commovente articolo sull’illustre leader palestinese Marwan Barghouti. Barghouti, che rimane il più popolare politico palestinese nonostante sia stato in carcere per oltre 24 anni, è stato sistematicamente torturato nelle prigioni israeliane, e la sua famiglia ha ripetutamente lanciato l’allarme sul deterioramento delle sue condizioni, affermando di temere per la sua vita.
Khandaqji, rilasciato durante gli scambi di prigionieri dello scorso anno, ha trascorso del tempo con Barghouti durante la sua detenzione. In precedenza aveva scritto un articolo intitolato Marwan Barghouti e i Mondiali, in cui descriveva l’entusiasmo fanciullesco di Barghouti per il calcio e le sue squadre preferite. Quell’articolo è apparso per la prima volta su Ultra Palestine.
L’ultimo articolo di Khandaqji, intitolato I sogni di Marwan Barghouti sono i più belli, è stato anch’esso pubblicato sulla stessa testata araba il 1° luglio.
Ecco la versione tradotta per intero:
Negli ultimi tempi, il servizio penitenziario sionista fascista ha inasprito le condizioni di isolamento imposte al prigioniero Marwan Barghouti. Si tratta di una pratica a cui l’apparato repressivo di sicurezza sionista è abituato da tempo, almeno dall’alba del 7 ottobre 2023, quando, nel contesto del genocidio coloniale su vasta scala contro il popolo palestinese, ha privato i prigionieri palestinesi e arabi nelle sue carceri di tutte le condizioni e le necessità che garantiscono ai carcerati la sopravvivenza e il mantenimento della propria umanità.
Eppure rimane una via d’uscita per Marwan, l’essere umano, il leader e il docente universitario; una via d’uscita per lui e per i suoi compagni di prigionia, i suoi fratelli in cattività. Essa risiede nel padroneggiare l’arte di sognare e nel perfezionare la pratica dell’immaginazione, con tutta la speranza, la vitalità, la determinazione a resistere e la fermezza di cui essi dispongono di fronte alle politiche sioniste di sterminio, sempre nuove e sempre più sofisticate.
I sogni occupano un posto speciale per Marwan Barghouti. Sono i più realistici e, per alcuni, i più utopici. Ma senza sogni, chi saremmo? E chi siamo senza un’immaginazione indomita che ci guidi e ci proietti verso le vette della verità? La verità del prigioniero palestinese che non si piega né si arrende di fronte ai tentativi di isolarlo, zittirlo ed escluderlo dal partecipare al corso della vita e dalla lotta per l’emancipazione e la libertà.
Barghouti sogna la libertà, il progresso e l’uguaglianza. Sogna un popolo libero. Sogna stagioni di gioia e raccolti di olive, e una festa che sboccia con mille colori dove i bambini fanno volare i loro aquiloni senza alcun timore di altri velivoli, quelli di metallo carichi di morte e annientamento. Sì, anche Abu al-Qassam [altro nome di Barghouti, NdR] sogna che le condizioni disumane del suo isolamento diventino condizioni di vita, di comunicazione e di impegno contro il fascismo sionista e il razzismo.
La vita di un combattente per la libertà non si misura in base agli anni che egli offre volontariamente in sacrificio mentre lotta per la liberazione del suo popolo. Si misura piuttosto in base ai suoi sogni e alle sue aspirazioni. La vita di Marwan è un sogno eterno senza limiti. Il suo sogno è la Palestina, e la Palestina è l’unico sogno che ha mai visto. Così la cella carceraria non è più il maggior simbolo della brutale repressione sionista contro i prigionieri e diventa l’orizzonte più ampio e più bello che si possa vedere. Le pratiche dirette e tangibili messe in atto contro Marwan e i suoi compagni nelle celle di isolamento e in tutte le prigioni non hanno più, né avranno mai, l’efficacia di smantellare l’umanità o di interiorizzare l’isolamento e la frattura nel mondo interiore del prigioniero Barghouti, un mondo libero e pieno di speranza e determinazione.
Quando ero con lui negli angoli più bui della cella, potevo vedere quel bagliore luminoso che emanava e volava dai suoi occhi come fossero scintille, bruciando via la miseria della cella per donarci calore e luce, quella luce che ci guida, sia là che qui, verso la patria.
La patria racchiude molteplici significati e valori nei sogni di Marwan. E quando parlo dei sogni nazionali di Marwan, intendo, tra le altre cose, la sua visione ampia di questa terra orgogliosa e generosa, una visione abbastanza spaziosa per tutti noi, libera dal settarismo, dall’egoismo e da quegli interessi che vedono la patria come nient’altro che proprietà ereditate nel perseguimento di obiettivi nascosti, avvolti in programmi politici che non riescono a soddisfare nemmeno il minimo dei sacrifici richiesti dal popolo palestinese. La sua è una visione che indica un progetto nazionale a cui tutti partecipiamo, un progetto capace di definire i parametri di un punto di riferimento morale in tutte le sue espressioni politiche, culturali, sociali ed economiche, un progetto che a sua volta garantisce la chiarezza e la fermezza di una bussola che ci indica un’unica destinazione, dove ognuno realizza il sogno più grande: la sua patria, la sua terra, i suoi alberi, le sue pietre e la sua gente.
I sogni intensificano la brutalità inflittagli e le condizioni volte a spogliarlo della sua umanità e a smantellarla. Eppure Marwan, attraverso i suoi sogni, è in grado di sconfiggerli e di sventare il vile scopo di chi li mette in atto, uno scopo che rivela la portata della loro paura nei suoi confronti e nei confronti delle sue legittime intenzioni umane, dimostrando al contempo la loro incapacità di inventare un sistema per cercare i sogni della gente e confiscarli. Un sistema del genere non può esistere nei percorsi e nelle orbite di coloro che perseguono le proprie aspirazioni e i propri sogni di libertà e si aggrappano alla propria umanità. Ciò è confermato dalla storia della lotta per la sopravvivenza umana; è confermato nei campi di sterminio nazisti e nella catastrofe dello sterminio coloniale totale commesso dal regime sionista di apartheid coloniale contro il popolo palestinese.
Marwan Barghouti ha dei sogni, e tutti i sogni sono Marwan Barghouti. Quando il prigioniero si libera dal fardello del proprio corpo e dal suo dolore, e respinge i terribili impulsi e le politiche di morte, trova rifugio in un regno invisibile che il carceriere non può percepire a causa della profondità della sua disumana cecità morale, e che non percepirà mai se non nei suoi peggiori incubi. Perché la bestia non sogna; la bestia vede solo incubi. L’essere umano, al contrario, vede solo sogni. E nella lotta tra i due, è solo il sogno a prevalere. Quel sogno è Marwan Barghouti, la cui realizzazione è vicina. Anzi, ha già cominciato a realizzarsi, insieme a tutti i sogni dei prigionieri liberati dagli incubi del fascismo sionista.
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Traduzione a cura di AssopacePalestina
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