Ammissione israeliana: le milizie armate di Gaza hanno fallito e potrebbero rivoltarsi contro Israele

Assopace Palestina - Tuesday, June 23, 2026

dalla Redazione Palestine Chronicle

Palestine Chronicle, 22 giugno 2026.  

Analisti israeliani ed ex funzionari dei servizi segreti riconoscono sempre più apertamente che le milizie sostenute da Israele non sono riuscite a contrastare Hamas a Gaza.

Membri di un gruppo armato sostenuto da Israele a Gaza posano in un’immagine diffusa da quella fazione. (Foto: Social Media)

Per oltre due anni, Israele ha perseguito in silenzio ciò che molti funzionari speravano diventasse uno dei pilastri centrali della sua strategia di genocidio a Gaza: la creazione di gruppi armati palestinesi locali in grado di sfidare Hamas, amministrare il territorio e, alla fine, fungere da forza di governo alternativa all’interno della Striscia.

Oggi, secondo un’inchiesta pubblicata dalla testata israeliana Zman Israel, persino alcuni analisti israeliani, ex funzionari dei servizi segreti ed esperti di sicurezza stanno apertamente mettendo in discussione se l’intero progetto sia fallito.

Lungi dal diventare una valida alternativa ad Hamas, le milizie rimangono frammentate, geograficamente isolate, dipendenti dalla protezione israeliana e in gran parte prive di legittimità pubblica.

Ciò che è ancora più allarmante per Israele è che gli esperti avvertono ora che le armi, l’addestramento e le capacità fornite a questi gruppi potrebbero alla fine essere rivolte contro la stessa occupazione.

Il rapporto rivela una crescente frustrazione all’interno dei circoli politici israeliani, poiché gli sforzi per creare una nuova realtà politica a Gaza continuano a non dare i risultati sperati.

Un progetto costruito in segreto

Secondo Zman Israel, Israele ha trascorso l’ultimo anno fornendo ai gruppi armati anti-Hamas un ampio sostegno, tra cui armi, intelligence, rifornimenti alimentari, assistenza logistica, supporto aereo e cure mediche all’interno di Israele per i combattenti feriti.

L’indagine mette in luce prove che suggeriscono che alcuni gruppi potrebbero ora ricevere equipaggiamento militare sempre più sofisticato.

A maggio, una milizia ha pubblicato un filmato in cui si vedeva uno dei suoi membri all’opera con quello che sembrava essere un grande drone di tipo militare, suscitando nuove preoccupazioni tra gli osservatori israeliani riguardo alla natura del sostegno fornito.

Eppure, nonostante le risorse investite, gran parte del progetto rimane avvolta nel segreto.

Le autorità israeliane si sono ripetutamente rifiutate di rispondere alle domande riguardanti la struttura delle milizie, i loro finanziamenti, gli obiettivi operativi o il loro ruolo a lungo termine a Gaza.

L’esercito israeliano ha rifiutato di commentare se le attrezzature avanzate visibili nei video delle milizie provenissero da Israele, mentre anche l’Ufficio del Primo Ministro e il Ministero della Difesa hanno evitato di fornire risposte concrete.

La mancanza di trasparenza è diventata una delle critiche principali sollevate dagli stessi esperti israeliani.

«Capitale delle fantasie israeliane»

Tra i critici più acuti c’è Michael Milshtein, ex responsabile degli affari palestinesi nell’intelligence militare israeliana e uno degli analisti più rispettati di Israele sulla società palestinese.

«Gaza è diventata la capitale delle fantasie israeliane, e questo include il controllo di queste milizie», ha dichiarato Milshtein a Zman Israel.

La sua critica va ben oltre le questioni di attuazione. Milshtein sostiene che il presupposto di fondo – secondo cui Israele avrebbe potuto creare un’alternativa palestinese locale a Hamas attraverso proxy armati – fosse viziato fin dall’inizio.

Secondo il rapporto, all’inizio del 2024 Israele ha inizialmente tentato di coltivare strutture di potere alternative attraverso clan, famiglie influenti e figure locali. Tali sforzi sono in gran parte falliti dopo che molte famiglie hanno rifiutato di collaborare, temendo sia lo scontro con Hamas sia le accuse di collaborazione con l’occupazione.

Netanyahu ha successivamente ammesso che Israele aveva tentato di rafforzare i clan e gli attori locali per sostituire il dominio di Hamas, ma la strategia ha prodotto pochi risultati tangibili.

Centinaia di combattenti, poca influenza

Il rapporto dipinge un quadro desolante dell’effettiva presenza delle milizie all’interno di Gaza.

Video, post sui social media e dichiarazioni pubbliche rilasciate dai gruppi suggeriscono che la loro forza complessiva ammonti a sole poche centinaia di combattenti. Le loro attività consistono principalmente in scontri sporadici con Hamas, campagne di distribuzione di aiuti, pattugliamenti nelle aree controllate da Israele e un’intensa attività sui social media volta a proiettare influenza.

Sebbene alcuni leader delle milizie sostengano di amministrare piccole enclavi libere dal controllo di Hamas, il rapporto rileva che quasi tutta la popolazione di Gaza rimane concentrata in aree dove Hamas continua a esercitare la propria autorità.

I ricercatori intervistati da Zman Israel hanno concluso che le milizie non sono riuscite a modificare in modo significativo l’equilibrio di potere all’interno della Striscia.

Milshtein è stato particolarmente schietto. Secondo il rapporto, egli ha sostenuto che i gruppi abbiano avuto «un’influenza davvero minima» su Gaza, al di là di un potenziale danno agli interessi israeliani.

I palestinesi sono profondamente scettici

Forse la conclusione più dannosa riguarda la legittimità agli occhi dell’opinione pubblica. L’indagine cita testimonianze di residenti di Gaza, ricercatori e persino di alcuni degli stessi leader delle milizie, secondo cui i gruppi hanno faticato a ottenere accettazione tra i palestinesi.

I residenti intervistati da Zman Israel avrebbero descritto un clima di ostilità nei confronti delle milizie, mentre altri le hanno respinte in quanto entità che non rappresentano gli interessi nazionali palestinesi.

Persino i ricercatori israeliani che sostengono gli sforzi volti a indebolire Hamas hanno riconosciuto che le milizie rimangono attori marginali con un’influenza limitata sulla vita civile.

Una critica ricorrente in tutto il rapporto è che nessuno degli attuali leader delle milizie godeva di una posizione significativa all’interno della società palestinese prima della guerra. Alcuni sarebbero stati associati ad attività criminali, operazioni di contrabbando o altri retroscena controversi.

Milshtein ha offerto forse la valutazione più devastante. «Chiaramente, abbiamo preso lo strato più basso della società palestinese», ha detto.

«Persone che sono criminali, figure discutibili, coinvolte nel terrorismo contro Israele — nella convinzione che potessero diventare un’alternativa a Hamas».

Timori di un contraccolpo

Il rapporto rivela anche una crescente preoccupazione che il progetto possa alla fine ritorcersi contro.

Milshtein ha avvertito che trasferire capacità avanzate come i droni ai gruppi di miliziani comporta gravi rischi.

«Alla fine si dedicheranno essi stessi al terrorismo, oppure Hamas si impadronirà dei droni e li userà contro di noi», ha avvertito.

Altre preoccupazioni riguardano la possibilità che le armi distribuite alle milizie possano alla fine finire nelle mani dei gruppi di resistenza palestinesi, creando una nuova sfida alla sicurezza per Israele.

L’indagine rileva inoltre che alcune milizie avrebbero partecipato allo sfollamento di civili da aree destinate a un maggiore controllo israeliano, sollevando ulteriori interrogativi sul loro ruolo sul campo.

Nessuna strategia, nessuna responsabilità

Al di là delle questioni di efficacia, il rapporto mette in luce quella che i critici descrivono come una profonda mancanza di chiarezza strategica.

Dopo anni di guerra, Israele sembra ancora incapace di rispondere a una domanda fondamentale: quale ruolo dovrebbero effettivamente svolgere questi gruppi?

Le milizie non hanno sostituito Hamas. Non hanno stabilito un’ampia autorità amministrativa. Non si sono assicurate un sostegno pubblico significativo.

E secondo il rapporto, c’è stata ben poca valutazione seria sull’opportunità stessa di proseguire il progetto.

La valutazione finale di Milshtein coglie la crescente frustrazione che sta emergendo in alcuni settori dell’establishment di sicurezza israeliano. «Nessuno si ferma a chiedersi dove stia portando tutta questa assurdità», ha affermato.

«È d’aiuto? È dannosa? Dovrebbe essere modificata o annullata? Da due anni non c’è stata alcuna analisi di tutta questa vicenda – né nello Shin Bet né nell’esercito. Non c’è alcuna analisi, e quando non c’è analisi, gli errori semplicemente si ripetono all’infinito.”

https://www.palestinechronicle.com/israeli-admission-armed-gaza-militias-failed-and-could-turn-against-israel

Traduzione a cura di AssopacePalestina

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