MEDIO ORIENTE: UN AGGIORNAMENTO TRA PALESTINA E IRAN CON LA GIORNALISTA ELIANA RIVA

Radio Onda d`Urto - Friday, June 12, 2026

Medio Oriente. Secondo le agenzie Reuters e Bloomberg un memorandum d’intesa tra Usa e Iran per porre fine alla guerra nel Golfo potrebbe essere firmato già domenica a Ginevra. Secondo le loro fonti, non specificate, il testo dell’intesa sarebbe ancora in fase di definizione. La road map prevederebbe che la formulazione venga definita entro sabato, in modo che l’accordo possa essere firmato dal vicepresidente Usa JD Vance e dal presidente del Parlamento iraniano Mohammed Ghalibaf il giorno successivo. Non sarebbe ancora stata stabilita una sede, ma Ginevra parrebbe la più probabile.

L’accordo imminente era stato annunciato, per la 39esima volta dall’inizio dei negoziati, ieri sera dal presidente statunitense Trump, passato in poche ore da voler scagliare nuovi, pesanti, bombardamenti contro l’Iran ad annunciare l’intesa e una presunta vittoria della guerra. Da Teheran, all’inizio, è giunta una reazione fredda, sostituita con il passare delle ore da toni rivendicativi: ‘Il testo approvato è quello proposto dall’Iran’, afferma la tv di Stato.

Secondo l’agenzia semi-ufficiale iraniana Mehr, Usa e Iran “si apprestano ad avviare i negoziati finali incentrati su questioni nucleari ed economiche, escludendo però il programma missilistico”, di cui si parlerà in seguito. La bozza attuale prevede, pare, la fine del blocco Usa di Hormuz, la riapertura dello Stretto, la revoca delle sanzioni petrolifere, lo sblocco dei fondi iraniani congelati e l’impegno degli Usa a ritirare le forze dalle aree circostanti l’Iran.

Colto di sorpresa, in parte, Netanyahu che sperava di essere riuscito a sabotre i negoziati. Il premier israeliano – che si è limitato a parlare di un “pieno accordo” con Washington sulla questione del nucleare – ha comunque già fatto sapere che Tel Aviv non è coinvolta nell’accordo e non ha alcuna intenzione di porre fine alle aggressioni militari in tutta l’area. Resta nel mirino il martoriato Libano.

Proseguono gli attacchi a sud del Paese dei cedri, in particolare contro la città millenaria di Tiro. Almeno 7 le persone uccise nelle ultime ore, con l’esercito occupante israeliano che avrebbe occupato l’area a nord del torrente Wadi Saluki, a 10 km dalla linea blu di demarcazione. Un altro raid ha colpito un centro sanitario della Al-Risala Emergency Medical Association. In risposta Hezbollah – i cui portavoce si dicono fiduciosi sul fatto che l’accordo Usa-Iran comprenderà anche il Libano – ha effettuato 24 attacchi contro le forze israeliane. Il movimento sciita libanese rivendica l’uccisione di un soldato israeliano vicino Tiro.

Anche in Palestina l’esercito di occupazione israeliano continua gli attacchi mortali, la pulizia etnica e il genocidio. Almeno 3 persone hanno perso la vita tra droni e artiglieria nella Striscia di Gaza, tra l’estremo sud e l’area centrale, quella del campo profughi di Nuseirat. In Cisgiordania invece raid e attacchi continui dei coloni, in tandem con l’esercito occupante: secondo Oxfam in soli 5 mesi, i primi del 2026, accertati 550 assalti mentre dall’ottobre 2303 a oggi il numero di civili palestinesi uccisi in Cisgiordania ha superato quello dei 17 anni precedenti”, 1.200, di cui circa 300 bambini.

Ci aggiorna sulla situazione in questi Paesi Eliana Riva, caporedattrice di Pagine Esteri e collaboratrice de Il Manifesto. Ascolta o scarica