
GUERRA: “SULL’ACCORDO USA IRAN CI SONO DIVERSE VARIABILI, UNA DI QUESTE E’ ISRAELE, CHE LO RENDONO FRAGILE”
Radio Onda d`Urto - Friday, June 12, 2026
“La base negoziale è verosimilmente quella iraniana, tuttavia ci sono diverse variabili, una di queste naturalmente è Israele.” Comincia con queste parole il commento del giornalista esperto di medio oriente Marco Magnano sulla possibile svolta nel negoziatoUsa-Iran. Poco prima delle 20 di ieri sera Trump, dopo avere trascorso la giornata ad annunciare raid massicci sull’Iran, per “fare come in Venezuela”, ha poi smentito se stesso: “abbiamo l’accordo, niente raid. Abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo. Firmeremo molto presto, forse nel fine settimana in Europa.“subito dopo la firma riaprirà anche lo Stretto di Hormuz’, dove però nel frattempo ‘resta pienamente in vigore’ il blocco navale e dove nelle ultime ore sono stati abbattuti dagli Usa 2 droni iraniani. Da Teheran, la freddezza iniziale di fronte alla giravolta di Trump è stata sostituita, con il passare delle ore, da una postura quasi rivendicativa: ‘Il testo approvato è quello proposto dall’Iran’, ha fatto sapere la tv di Stato. Dietro le quinte in realtà si lima e si tratta ancora, ma qualcosa di vero nelle parole di Trump c’è, stando ad alcune agenzie di stampa semiufficiali iraniane: per la Mehr, Usa e Iran “si apprestano ad avviare i negoziati finali incentrati su questioni nucleari ed economiche, escludendo però il programma missilistico”, di cui si parlerà in seguito. La bozza di memorandum prevede la fine del blocco Usa di Hormuz, la riapertura dello Stretto, la revoca delle sanzioni petrolifere, lo sblocco dei fondi iraniani congelati e l’impegno degli Usa a ritirare le forze dalle aree circostanti
“Netanyahu subito dopo le parole di Trump sull’accordo raggiunto – prosegue il commento Magnano – ha rilasciato un comunicato stampa in cui è scritto che Israele non è parte del possibile accordo, ma apprezzava alcuni passaggi delle dichiarazioni di Trump quelle in cui il presidente Usa aggiungeva che tra le parti dell’accordo c’è la cessione di tutto l’uranio arricchito iraniano che sarà ceduto a qualche stato terzo approvato dai negoziatori; quindi questo, il limite sulla produzione missilistica e la cessazione del supporto per i cosiddetti proxy nella regione, ovvero in particolare a Hezbollah. E’ interessante perché nel comunicato iraniano tutto questo è completamente riformulato, quindi abbiamo ancora un gap molto ampio da colmare però detto questo è vero che siamo effettivamente davanti ad una possibile, possibile, svolta.” L’analista di questioni internazionali evidenzia però un altro grande punto debole: “l’aspetto strategico, ovvero a che cosa può servire questo cessate il fuoco, questo accordo, perché Trump continua a parlare di pace quando non ci sono nella regione le condizioni per la pace e lo vediamo da tantissimi aspetti, uno naturalmente sono questi attacchi che comunque hanno continuato a susseguirsi, un secondo è il fronte collegato a quello tra Iran e Stati Uniti che è quello che si combatte in Libano e su cui Israele ha tutto l’interesse a tenere l’accordo separato e non rispettarlo anche se dovesse essere firmato e quindi questo è un punto estremamente debole.“
Esiste poi secondo Magnano anche un altro aspetto che rende fragile l’eventuale intesa: “l’altro punto critico sono tutti gli altri vari attori del Golfo che in questo momento stanno cercando delle vie più o meno diplomatiche o economiche per mantenere comunque una posizione di forza rispetto all’Iran, penso ad esempio all’Arabia Saudita, quindi non ci sono effettivamente le condizioni per accertarsi e per poter avere la logica speranza che questo cessate il fuoco sia destinato a trasformarsi in qualcos’altro cioè una stabilizzazione della regione, anche perché questa stabilizzazione non fa comodo a nessuna delle potenze militarmente rilevanti di questo territorio compresa la Turchia. Tutto questo rende questo accordo di breve respiro.” Nella seconda parte dell’intervista rilasciata a Radio Onda d’Urto Marco Magnano parla della situazione in Libano dove si sta recando e dell’obiettivo di Israele di rafforzare la propria posizione militare sul campo occupando maggior territorio possibile verso nord per avere poi maggior forza al momento del negoziato sul Libano.
L’intervista a Marco Magnano, giornalista e analista di questioni internazionali e mediorientali Ascolta o scarica