
L’ascesa del Sud del mondo
Assopace Palestina - Thursday, June 11, 2026di Chris Hedges,
The Chris Hedges Report, 28 maggio 2026.
La guerra contro l’Iran non solo si sta concludendo con un’umiliante sconfitta per gli Stati Uniti, ma ha anche determinato un drastico cambiamento negli equilibri di potere in Medio Oriente e nel Sud del mondo.
Hubris di Gargantua – di Mr. FishL’umiliante sconfitta di Israele e degli Stati Uniti nella loro guerra contro l’Iran, insieme alla barbarie del genocidio in corso a Gaza, stanno inaugurando un nuovo ordine mondiale. In questo ordine, le voci della ragione e della stabilità non provengono dall’Occidente — che ha speso decine di miliardi di dollari per sostenere il genocidio di Israele — ma dal Sud del mondo, compresa la Cina. È un ordine in cui le alleanze si stanno rapidamente riconfigurando per proteggere i paesi da uno stato americano canaglia che si scaglia come una bestia ferita, mentre precipita verso il declino terminale.
La fine dell’Impero USA, guidato da un incontrollabile e incompetente Donald Trump, è irreversibile. Gli Stati Uniti hanno perso la loro sesta guerra in Medio Oriente in 25 anni. Il potere dell’Iran è stato rafforzato non solo perché — insieme all’Oman — controlla lo Stretto di Hormuz — dove passa circa il 25 per cento del petrolio trasportato via mare nel mondo e il 20 per cento del gas naturale liquefatto — ma anche perché ha lanciato un messaggio inequivocabile, con i suoi droni e missili, agli alleati e alle basi statunitensi nella regione, mandando nel contempo in tilt l’economia globale.
Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu — che secondo quanto riferito avrebbero attirato Trump in guerra con visioni da “Alice nel Paese delle Meraviglie” di un facile cambio di regime in Iran a seguito degli attacchi di decapitazione contro il paese il 28 febbraio 2026, che includevano l’assassinio della Guida Suprema iraniana Ayatollah Ali Khamenei e di altre figure politiche e militari, insieme a 168 scolari e ai loro insegnanti — potrebbero colpire nuovamente l’Iran. Sono disperati. Ma un nuovo bombardamento dell’Iran non funzionerà. La strategia di difesa a mosaico dell’Iran garantisce che tutti i comandanti politici e militari siano facilmente sostituibili.
L’Iran può strangolare l’economia mondiale chiudendo lo Stretto di Hormuz. Può accelerare il dolore facendo in modo che i suoi alleati yemeniti — Ansar Allah — chiudano lo Stretto di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso, proprio come hanno fatto con le navi dirette in Israele quando difendevano i palestinesi dopo il 7 ottobre. Ciò potrebbe portare a un blocco totale. L’Arabia Saudita, con lo Stretto di Bab el-Mandeb aperto, è in grado di aggirare lo Stretto di Hormuz ed esportare cinque milioni di barili al giorno attraverso il suo oleodotto verso le petroliere nel porto di Yanbu sul Mar Rosso.
Se non si raggiungerà presto un cessate il fuoco tra gli Stati Uniti e l’Iran, l’economia globale crollerà, forse nel giro di poche settimane. Gli Stati Uniti e i loro alleati, come il Giappone, hanno immesso sul mercato parte delle loro vaste riserve strategiche di petrolio, ma non saranno in grado di sostenere i mercati all’infinito. Le scorte della Riserva strategica di petrolio americana sono vicine ai livelli più bassi degli ultimi 40 anni e più. Una volta esaurite queste riserve, il prezzo del carburante salirà alle stelle. Se il prezzo del barile di petrolio dovesse salire a 200 dollari, il prezzo alla pompa potrebbe salire fino a 10 dollari al gallone. Questo, unito alla carenza di altri prodotti derivati dal petrolio, insieme ai fertilizzanti azotati, all’alluminio e all’elio — un elemento indispensabile nella produzione di macchine per la risonanza magnetica e semiconduttori — sta già bloccando industrie vitali e facendo salire i prezzi dei beni di prima necessità.
La Banca Mondiale prevede un aumento del 31% del costo dei soli fertilizzanti azotati — prodotti nel Golfo Persico e trasportati attraverso lo Stretto di Hormuz — se la guerra dovesse continuare. Ciò comporterà un forte aumento del prezzo dei generi alimentari.
Trump è come un cane spinto controvoglia in una gabbia. Quando sembra che un accordo con l’Iran sia vicino, ringhia e abbaia, sabotando la proposta di un accordo di cessate il fuoco di 30 o 60 giorni. Gli attacchi apoplettici di Netanyahu contro qualsiasi accordo che fermerebbe gli attacchi israeliani contro il Libano, insieme al potenziale sblocco di parte dei circa 100 miliardi di dollari di beni congelati dell’Iran, alimentano la momentanea ribellione di Trump.
Ma il tempo stringe. Ne rimane poco. E più Trump aspetta, peggio andrà. Né Trump, né Netanyahu, sono i padroni di questo gioco. L’Iran ha in mano le carte.
Il sogno di Israele di formalizzare la propria egemonia sul Medio Oriente, codificato negli Accordi di Abramo durante il primo mandato di Trump — che hanno normalizzato le relazioni tra Israele e gli stati della regione — è morto. Questa guerra e il genocidio a Gaza l’hanno ucciso.
Trump sta tentando di farli rivivere inserendoli in un accordo per porre fine alla guerra contro l’Iran. Ha chiesto che stati precedentemente non coinvolti negli Accordi di Abramo, come il Pakistan e, alla fine, l’Iran, aderiscano per normalizzare le relazioni con Israele. Il Pakistan — l’unico stato a rispondere pubblicamente — ha respinto l’invito a causa di quello che ha definito un conflitto con le “ideologie fondamentali” del paese. Tutti gli altri stati a cui Trump si è rivolto hanno reagito con un silenzio perplesso.
L’Iran chiede la revoca delle sanzioni e la fine del blocco navale — che la Central Intelligence Agency ha concluso che l’Iran potrà sopportare per mesi prima di andare incontro a gravi difficoltà economiche — in cambio della riapertura dello Stretto di Hormuz. L’accordo proposto non fa alcun riferimento all’arsenale di missili balistici dell’Iran, che secondo i funzionari militari e dell’intelligence statunitensi rimane al 70% dei livelli prebellici, secondo quanto riportato dal New York Times.
Iran, Pakistan, Turchia e Qatar – uno dei principali negoziatori con Hamas – sono i nuovi potenti della regione.
Il Pakistan non solo ha firmato un patto di difesa reciproca con l’Arabia Saudita nel 2025, ma ad aprile ha schierato truppe, aerei da combattimento e sistemi di difesa aerea nella dittatura del Golfo. Ha inoltre ospitato i colloqui di cessate il fuoco tra il duo di negoziatori principali di Trump, “Dumb and Dumber” [‘Scemo e più scemo’, dal titolo di un film comico, NdT]: il suo incapace genero Jared Kushner e il collega imprenditore immobiliare e compagno di golf, Steve Witkoff.
La guerra ha accresciuto il prestigio e il potere della Cina, che rispetto a Washington è vista a livello globale come l’incarnazione di una leadership razionale, prudente e stabile. L’Iran, anticipando il nuovo ordine globale, permette alle petroliere cinesi e pakistane, insieme ad altre navi non alleate con Israele e gli Stati Uniti, di attraversare lo Stretto.
Israele, incapace di convincere gli Stati Uniti a fare il lavoro sporco di bombardare l’Iran fino a ridurlo a uno stato fallito, sferrerà, presumo, un attacco con rinnovata furia contro Gaza, occupando forse il restante 30 per cento di ciò che resta del territorio assediato. Continuerà la sua politica, simile a quella di Gaza, di ridurre in macerie ogni struttura a sud del fiume Litani in Libano, che bombarda quotidianamente nonostante l’Iran abbia dichiarato che gli attacchi al Libano violano l’attuale accordo di cessate il fuoco.
La ferocia e le minacce di Trump – ha minacciato di “far saltare in aria” l’Oman se non si “comporterà bene” dopo le notizie secondo cui l’Oman riscuoteva pedaggi congiuntamente con l’Iran per le navi che attraversavano lo Stretto di Hormuz – non possono mascherare l’impotenza degli Stati Uniti. Il rifiuto da parte degli alleati americani di dare ascolto alla richiesta di Trump di aiutarlo a riaprire lo Stretto, insieme alla miseria economica che si abbatte sulle nazioni alle prese con la carenza di beni e l’aumento dei costi dell’energia e dei fertilizzanti, sono una prova lampante dello status di paria di Washington.
Gli imperi, accecati dal mito della propria onnipotenza e superiorità militare, commettono errori madornali nelle fasi finali dei conflitti, senza capire bene dove stanno andando. Si allontanano dai propri alleati. Passano da un fiasco militare all’altro, come hanno fatto gli Stati Uniti per oltre due decenni in Medio Oriente.
L’Impero britannico nel 1956, già in rapido declino, fu umiliato quando cospirò con la Francia e Israele per impadronirsi del Canale di Suez, che Gamal Abdel Nasser aveva nazionalizzato. Gli Stati Uniti costrinsero tutti e tre i paesi a fermare l’invasione. La sterlina britannica cedette il passo al petrodollaro. Ciò segnò l’ultimo capitolo dell’Impero britannico.
La guerra contro l’Iran è la crisi di Suez di Washington.
Questa potrebbe non essere la fine dell’Impero americano, ma è l’inizio della fine.
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Traduzione a cura di AssopacePalestina
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